Stemma sconosciuto da palazzo sconosciuto...
...di una città sconosciuta, naturalmente!
Con questo post faccio il mio esordio forumistico in un luogo di discussioni che ho frequentato con curiosità già da qualche anno. A questa unendo, non è il caso di nasconderlo, una certa reverenza da profano della materia che si trova ad allibire dinanzi a piccoli grandi rebus araldici sondati, allargati e spesso sciolti financo all'identificazione del membro del ramo familiare nel giro di pochi giorni.
Da studioso di storia dell'arte ho logicamente già 'sbattuto contro uno scudo' più o meno criptico un buon numero di volte, e non è questa la prima volta che valuto l'opportunità di entrare nella comunità per chiedere lumi ai suoi componenti, in ragione di uno spirito solidale e collaborativo che ho visto dimorante in tutti voi.
Solidarietà e anche gusto della sfida, magari. Quest'ultima, che pongo alla vostra attenzione, mi pare sufficientemente tosta e mi ha convinto ad iscrivermi, una buona volta, ed a scrivere questo post.
I fatti, in breve:
Si tratta di uno stemma nobiliare posto sulla facciata di un palazzo, fotografato alla fine dell'Ottocento. Il palazzo mi pare interpretazione eclettica di una architettura neo-rinascimentale di poco anteriore alla foto stessa (XIX secolo).
Forse coevo è anche lo stemma, che riproduco qui sotto:

Lo scudo accartocciato, se non erro, dovrebbe essere abbastanza riconducibile ad un XVIII-XIX secolo, e l'unica informazione che sono in grado di fornire per il momento, sulla famiglia in questione, è la stessa corona che potete vedere tutti, che mi sembra a 5 perle visibili, e non a 7, come avevo sperato in un primo momento, quindi una semplica attestazione di nobiltà.
Nel caso invece fossero baroni, come fare per restringere la ricerca?
E la presenza del capo d'Angiò ha diffusione più o meno costante nelle varie regioni dello stivale?
Ora, se pure dalla qualità non buona della riproduzione mi sembra che sia abbastanza pacifica la lettura della parte sinistra, con un'aquila ad ali aperte ma non spiegate, non riesco a capire bene la parte destra, dove sembra ci sia una banda con un margine superiore strano, che non sembra nebuloso, e neppure cannellato.
Se qualcuno dalla foto riesce ad avere qualche ispirazione gli sarei molto grato, le mie ricerche sui volumi dello Spreti e del Di Crollalanza, certo per mia incapacità di orientarmi, sono al momento più tempo sprecato che altro. Anche solo la corretta blasonatura potrebbe aiutarmi nella ricerca.
Qui sotto la foto del palazzo, magari qualcuno di voi lo ha in memoria o si trova per ventura ad abitarci di fianco (sempre che le guerre non l'abbiano toccato):

E per finire un ingrandimento di uno dei due ingressi, dove, forse anche per vicende non eccelse dello stato economico dei nostri nobili, si evince la presenza di una ditta di ebanisteria e falegnameria che sembra intitolata 'Simoni e figli':

Per completezza potrei dirvi che vi è una certa qual probabilità che questo palazzo si trovi in Emilia Romagna, per essere stata raccolta, questa foto, nel fondo di un funzionario di Soprintendenza Bolognese (ma con delega anche alle Marche, al tempo), ma la cosa è tutt'altro che sicura.
Con questo post faccio il mio esordio forumistico in un luogo di discussioni che ho frequentato con curiosità già da qualche anno. A questa unendo, non è il caso di nasconderlo, una certa reverenza da profano della materia che si trova ad allibire dinanzi a piccoli grandi rebus araldici sondati, allargati e spesso sciolti financo all'identificazione del membro del ramo familiare nel giro di pochi giorni.
Da studioso di storia dell'arte ho logicamente già 'sbattuto contro uno scudo' più o meno criptico un buon numero di volte, e non è questa la prima volta che valuto l'opportunità di entrare nella comunità per chiedere lumi ai suoi componenti, in ragione di uno spirito solidale e collaborativo che ho visto dimorante in tutti voi.
Solidarietà e anche gusto della sfida, magari. Quest'ultima, che pongo alla vostra attenzione, mi pare sufficientemente tosta e mi ha convinto ad iscrivermi, una buona volta, ed a scrivere questo post.
I fatti, in breve:
Si tratta di uno stemma nobiliare posto sulla facciata di un palazzo, fotografato alla fine dell'Ottocento. Il palazzo mi pare interpretazione eclettica di una architettura neo-rinascimentale di poco anteriore alla foto stessa (XIX secolo).
Forse coevo è anche lo stemma, che riproduco qui sotto:

Lo scudo accartocciato, se non erro, dovrebbe essere abbastanza riconducibile ad un XVIII-XIX secolo, e l'unica informazione che sono in grado di fornire per il momento, sulla famiglia in questione, è la stessa corona che potete vedere tutti, che mi sembra a 5 perle visibili, e non a 7, come avevo sperato in un primo momento, quindi una semplica attestazione di nobiltà.
Nel caso invece fossero baroni, come fare per restringere la ricerca?
E la presenza del capo d'Angiò ha diffusione più o meno costante nelle varie regioni dello stivale?
Ora, se pure dalla qualità non buona della riproduzione mi sembra che sia abbastanza pacifica la lettura della parte sinistra, con un'aquila ad ali aperte ma non spiegate, non riesco a capire bene la parte destra, dove sembra ci sia una banda con un margine superiore strano, che non sembra nebuloso, e neppure cannellato.
Se qualcuno dalla foto riesce ad avere qualche ispirazione gli sarei molto grato, le mie ricerche sui volumi dello Spreti e del Di Crollalanza, certo per mia incapacità di orientarmi, sono al momento più tempo sprecato che altro. Anche solo la corretta blasonatura potrebbe aiutarmi nella ricerca.
Qui sotto la foto del palazzo, magari qualcuno di voi lo ha in memoria o si trova per ventura ad abitarci di fianco (sempre che le guerre non l'abbiano toccato):

E per finire un ingrandimento di uno dei due ingressi, dove, forse anche per vicende non eccelse dello stato economico dei nostri nobili, si evince la presenza di una ditta di ebanisteria e falegnameria che sembra intitolata 'Simoni e figli':

Per completezza potrei dirvi che vi è una certa qual probabilità che questo palazzo si trovi in Emilia Romagna, per essere stata raccolta, questa foto, nel fondo di un funzionario di Soprintendenza Bolognese (ma con delega anche alle Marche, al tempo), ma la cosa è tutt'altro che sicura.