Il corteo trionfale di Carlo V

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Il corteo trionfale di Carlo V

Messaggioda paolo61 » mercoledì 11 gennaio 2012, 22:05

Salve,

Il 24 febbraio 1530, in San Petronio avvenne l'incoronazione imperiale di Carlo V d'Asburgo
da parte di Papa Clemente VII. Dopo la cerimonia di investitura si svolse un trionfante corteo
il cui obiettivo era quello di mostrare pubblicamente papa e imperatore mentre cavalcavano in
accordo e armonia sotto un baldacchino.
A futura memoria di quell'evento, l'imperatore commissiono a Nicolaus Hogenberg una
grandiosa opera diretta esclusivamente ai membri più eminenti del suo seguito. Si tratta di 40
acquaforti separate ed incollate le une alle altre a formare un continuum di 36 cm per 1180 che
evoca in modo splendido la magnificenza e l'incedere del corteo. Oggi si conoscono non più di 10
esemplari di questo lavoro. Uno di di essi si trova in Urbania (PU) presso la Biblioteca Comunale,
presumibilmente acquistata dal Duca Francesco Maria I della Rovere, uno dei più alti personaggi
presenti nel corteo del 1530, il quale è, perciò, raffigurato nell'acquaforte de Il trionfo.

Tale opera, oltre alla sua bellezza intrinseca è interessante dal punto di vista araldico in
quanto nella maggior parte delle tavole, riporta in alto, agli estremi di un fregio con delle annotazioni inerenti,
degli stemmi che probabilmente si riferiscono a famiglie o personaggi legati all'imperatore.
La mia domanda è sè esiste uno studio italiano o tradotto in italiano che si occupa di tale aspetto e
se effettivamente gli stemmi siano legati a personaggi o familiari dell'imperatore.

Vi riporto alcune tavole ( se d'interesse nè riporterò altre). Il tutto è tratto dal volume : "Il corteo trionfale di Carlo V"
a cura di John T. Spike, editrice Quattroventi, 1999.


C5
"Soldati in antiche corazze ed elmetti di metallo lucente inalzano i 16 vessilli delle corporazioni di Bologna.
Sono seguiti dai primi quattro dei 12 dottori di diritto canonico all'università di Bologna, nei loro costumi tipici."

Nella parte superiore, tra due stemmi, incorniciata con fregi, la scrittura :
" Leopolde Le Lyon Archiduc Duc & Conte Comme / Dit est eust en mariage Viridis aysnee fille de Bar / Nabois
dernier Visconte De Mylan dont proceda / Erneste Archiduc."

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C15
"La corte dell'Imperatore è ulteriormente rappresentata da quattro araldi che indossano cappe di velluto giallo
adornate avanti e dietro da l'aquila imperiale. Tengono lo scettro che denota il loro ruolo.

" Charles De Valoys Duc De Bourgoingne Brabant. Conte De Flanders Hollandes et espousa Isabel fille De Charles
Duc De Bourbon De la quelle il laissa Marie espouse De Maximilian Archiduc Daustrice et Empereur".

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C20

"Continua la teoria dei nobili di vari paesi e potenze".

" Pierre De Barsellone Roy Darragon et De Secille / eust en Mariage Costante fille et hritiere de / Manfrede
de Suede Roy De Secille de la quelle / il procrea Elionore compaigne de Jehan Le Pre / Mier Roy Despaigne".

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Paolo61
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Re: Il corteo trionfale di Carlo V

Messaggioda paolo61 » venerdì 13 gennaio 2012, 14:11

Salve,


Per chi fosse interessato ad una visione completa dell'opera rimando a questo link:

http://www.urbania-casteldurante.it/s1_carloV.html

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Re: Il corteo trionfale di Carlo V

Messaggioda Tilius » martedì 17 gennaio 2012, 12:01

Esistono anche riedizioni successive in cui l'apparato araldico é stato bellamente ignorato...

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...forse perché, a differenza della dimostrazione di sfarzo imperiale costituita dal corteo in sé, il corredo di stemmi perse ben presto di interesse e "attualità".
Non mi stupirebbe se l'aspetto araldico non fosse mai stato oggetto di uno studio specificamente araldico, vuoi per la costante posizione di rincalzo della disciplina rispetto all'imperante "Storia dell'Arte", vuoi per il fatto che, stante la presenza delle tabelle esplicative in mezzo a ogni coppia di stemmi, non dovrebbe essere particolarmente difficile ricostruire l'appartenenza di ogni stemma e la logica con cui vennero scelti.
A me almeno non sono noti studi in tal senso [sorry.gif] , anche se l'incisione dell'Hogenberg fa capolino ogniqualvolta sitratti l'argomento "trionfi rinascimentali".

In particolare, si può segnalare la cavalcata trionfale di Carlo V - soggetto inusitato in ambito veneto: revanscismo antiveneziano e filoimperiale? - affrescata (1564 circa) da Domenico Brusasorci nel salone di Palazzo Ridolfi a Verona, ispirata molto liberamente (ma al contempo in modo inequivocabile) all'incisione dell'Hogenberg. Può risultare interessante un breve estratto da quanto pubblicato a Trento nel 1901 da Giuseppe Gerola.

Quando, per il Trattato delle Dame (Cambray, 1529), Francesco I di Francia, con la solita cavalleresca leggerezza, ebbe improvvisamente sacrificato al proprio interesse i suoi fedeli alleati italiani, abbandonandoli all'arbitrio di Carlo V, l'imperatore, come è noto, venne in Italia, sgombra ormai da' suoi nemici, a farsi incoronare dal papa.
Passando da Spagna a Germania, sbarcò a Genova, e si diresse alla volta di Bologna con un imponente corteggio quale si conveniva a siffatta occasione, composto di mille cavalli, novemila fanti spagnoli e ottomila tedeschi.
A Bologna lo aspettava e sfarzosamente lo accolse Clemente VII, che pur poc'anzi aveva veduto dall'alto del Castel Sant'Angelo, annuente Cesare, Roma in preda all'orribile strazio delle milizie imperiali. E li, sotto gli auspici dei due sovrani, presenti la maggior parte dei principi italiani, amici sollecitatori di favori o nemici sottomessi ed ossequenti, ma pronti tutti a prostrarsi, si tenne il famoso Congresso di Bologna (1529-30), destinato a dare un nuovo assetto all' Italia. Meglio anzi sarebbe detto, a sanzionare la sua secolare servitù dacché quasi tutti, in atto di sudditanza, si obbligarono a ingenti contribuzioni: l'imperatore, oltre Napoli, ebbe assegnato il ducato di Milano alla morte di Francesco II Sforza; furono istituiti e ricostituiti in forma assoluta vari feudi e stati; e la giovane repubblica di Firenze, la quale a nessuno si era piegata, fu lasciata in balia alle forze riunite del papa e dell'imperatore, che ben presto, dopo il memorando assedio, le dovevano imporre la tirannide di Alessandro de' Medici. Il Congresso però servi solo d'introduzione alla cerimonia della doppia incoronazione, che Carlo V avrebbe voluto fare a Milano per la corona ferrea e a Roma per la imperiale, secondo il costume antico; ma, pressato dagli avvenimenti della Germania, e forse vergognoso di mostrarsi in festa in due città, fresca l'una di gravi maltrattamenti e l'altra del più infame saccheggio, deliberò di ricevere in Bologna stessa i due diademi della Lombardia e dell'Impero. Ebbe il primo dalle mani del papa il 22 febbraio 1530 nella cappella del Palazzo pubblico; il secondo due giorni dopo nella cattedrale di San Petronio, il dì di San Mattia, trigesimo anniversario della sua nascita e quinto della battaglia di Pavia: e fu solennità da ottant'anni indietro non più veduta in Italia, straordinaria per lo sfarzo e la grandiosità del concorso, e per esser stata l'ultima. Carlo V, contrariamente all'uso degli antecessori, non invitò gli elettori della Germania; e in luogo dei soliti cavalieri tedeschi, fece schierare in piazza le numerose genti di varia nazione comandate dal capitano imperiale Anton de Leyva, il quale, non potendo per la podagra montare a cavallo, stava assiso su una magnifica sedia. Aprivano il corteggio paggi e araldi spagnuoli, seguiti dal Marchese di Monferrato e dai duchi di Baviera, d'Urbino e di Savoia, con lo scettro, la palla d'oro, la spada e la corona. Veniva poi l'imperatore in mezzo a' due cardinali diaconi, Salviati e Ridolfi, e dietro ad essi, sfolgoranti per vesti pompose, i grandi di Spagna e d'Italia, Andrea Doria, Alessandro de' Medici, Gian Luigi Caraffa, Alessandro, Ferrante, Gian Francesco e Luigi Gonzaga, Gianfrancesco e Giovanni Trivulzio, Alberto Pio, Giovanni del Carretto, Gianfrancesco Pico, Giacomo e Giovanni dal Verme e molti altri. Chiudevano i membri del Consiglio intimo e uno stuolo di cavalieri guarniti d'oro e d'argento. In San Petronio Carlo V dapprima indossò gli abiti da canonico di quel Capitolo; poi, nella cappella dedicata a San Gregorio magno, li sostituì con altri arredi, tra i quali un piviale preziosissimo che raffigurava l'aquila nera bicipite tra le due colonne d'Ercole recanti il suo motto «PLUS ULTRA». Quindi, unto con l'olio santo, ricevette la corona e le insegne di universale dominio sui popoli cristiani, e fece il giuramento solito di difendere i possessi e diritti della Chiesa romana e del papa. Dopo la cerimonia, tra gli altri numerosi festeggiamenti in onore dei Sovrani, si fece la famosa cavalcata, al cui confronto l'imponente corteggio che aveva accompagnato l'imperatore in chiesa doveva apparire niente più del seguito di un piccolo principe: Una cavalcata splendidissima al punto da empir di maraviglia i cortigiani del tempo, benché avvezzi alle sfarzose e frequenti feste delle Corti italiane, prima di tutte la papale.
Si vide infatti con la massima pompa, sotto il baldacchino sorretto da Senatori di Bologna, il papa cavalcare alla destra dell'imperatore; e intorno ad essi in lunghissima sfilata, oltre tutti i componenti del precedente corteggio, disposti in ordine esatto di precedénza, un gran numero di prelati e dignitari ecclesiastici, di inviati di Stati vassalli, di rappresentanti del Comune, accompagnati da tutte le milizie a cavallo in piena parata, con abiti, ornamenti e arredi suntuosissimi. La meraviglia e anche l'adulazione dei contemporanei si specchiarono in un numero grandissimo di descrizioni e di rappresentazioni figurate della festa, per opera di cronisti e di artisti, d'ogni paese; onde a ragione Pietro Varchi nelle sue Storie Fiorentine dice: «Della quale coronazione essendo stato, e latinamente e toscanamente scritto da tanti e tanto particolarmente, non ne dirò se non che ella mi pare, quanto alla pompa e magnificenza, maggiore ora quando io la leggo che non mi parve allora quando io la viddi».
Non deve, del resto, recar maraviglia se cosi abbondante è la riproduzione artistica e della coronazione e della cavalcata, quando si ricordi come in quell'epoca del Rinascimento, che tanto ancor risentiva l'influenza dell' antichità, era quest'ultimo un genere artistico assai in voga. Il trionfo era stato un motivo assai frequente nell'arte antica, né si può dire scomparso del tutto nel medioevo, dove figura trasformato a scopo mistico nelle danze macabre e citiamo solo le italiane del Camposanto di Pisa, di Clusone e di Pinzolo. Ma al Mantegna, ispirato alle fonti classiche, spetta il merito di averlo rinnovato e rimesso in onore con il suo famoso trionfo di Cesare (dipinto nel 1492 e conservato oggi nella galleria di Hamptoncourt); dal quale ben presto derivò una fitta fìgliazione di trionfi non solo, ma altresì di processioni, di cavalcate, ecc. che tutte dal più al meno risentono l'influenza del restauratore.
Se ne risente, per esempio, il celebre trionfo dell'imperatore Massimiliano dipinto dal Durer nel 1522 a Norimberga e riprodotto da lui stesso in una grande incisione; né tanto meno andarono immuni da simile influsso l'incisione dell'Hogenberg e l'affresco del Brusasorci, tra i numerosi che rappresentano la cavalcata di Bologna.
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Re: Il corteo trionfale di Carlo V

Messaggioda Tilius » martedì 17 gennaio 2012, 12:15

Una sommaria descrizione/bibliografia tratta da una vendita Christie's (riedizione in ottimo stato ma almeno 100 anni successiva gli eventi, ha battuto $7.500 nel 2009... apperò!)

BOLOGNA 1530 -- HOGENBERG, Nicolaus (c. 1500-39). Gratae et laboribus aequae posteritati. Caesareas sanctique patris longo ordine turmas aspice.
Median broadsheets (415 x 330 mm). Engraved title (bound at the end), engraved dedicatory verse [by Johannes Secundus (1511-36)], and 38 etched and engraved plates forming a continuous frieze of the cavalcade. (Dedication-leaf backed with paper.) Contemporary English vellum over pasteboard (defects to spine). Provenance: Elizabeth Kingsman (calligraphic signature c. 1700); Ramsay family of Barnton, co. Edinburgh (armorial bookplate).
RARE FINAL STATE (of seven) of this celebrated series of etchings by Hogenberg, depicting the procession through Bologna on 24th February 1530 following EMPEROR CHARLES V'S CORONATION BY POPE CLEMENT VII. It was originally issued by Engelbert Bruining shortly after the event, probably from Antwerp. During the next hundred years the copperplates were repeatedly reworked in the hands of various publishers including Henricus Hondius of The Hague; this final state has Hondius's name removed, clouds added to the scenes and the last plate materially altered. The plates at this late stage probably remained in Holland, but could also have migrated to England. They are printed on a uniform paper stock (watermark of a small double-headed eagle). In the literature there is considerable confusion about editions and states of this work, but all impressions appear to have been made from the original copperplates, however re-engraved or whatever the date of printing. Brunet III, 250; Funck p. 335; Hollstein Dutch IX, 64 (31-70); Lipperheide Si 4; Ruggieri 891 and 891bis; Vinet 553; cf. Watanabe 696.
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Re: Il corteo trionfale di Carlo V

Messaggioda paolo61 » martedì 17 gennaio 2012, 20:22

Salve,

grazie a Tulius per il suo dettagliato contributo, che mi fà conoscere un aspetto a me
sconosciuto del " trionfo ".
Quindi abbiamo a che fare con opera il cui contenuto araldico non è stato studiato,
mi sembra alquanto strano, si tratta di emblemi appartenenti alle piu' nobili dinastie che
sicuramente nel corso del tempo avranno avuto le loro mutazioni.
Chissà sè questo "vena araldica inedita" sarà oggetto d'interesse da parte di qualche
studioso o appassionato.

Intanto segnalo un video dove si può vedere la cavalcata in una versione a colori,
priva della parte superiore con gli stemmi (se ne intravedono un paio), appropriato il commento
musicale.

Saluti
Paolo61

http://www.youtube.com/watch?v=whwDJnzY ... 9B7D81AE78
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