Tommaso Mercandetti, autore del manoscritto
de quo, era incisore capo della Zecca pontificia nel (se ben ricordo) finire del XVIII secolo.
Compilò il detto lavoro spinto da un'evidente passione per l'araldica, ma certo l'affascinante genere di mansione da lui svolta (e le connesse esigenze operative) fu tra i moventi che l'invogliarono nell'impresa, anche se il manoscritto va considerato ben più di un semplice
taccuino di appunti ad uso lavorativo.
Non risulta, peraltro, né che appartenesse a famiglia nobile, nè che i suoi notevoli meriti artistici sia stati coronati dalla nobilitazione.
Bene

vale