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Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: sabato 18 dicembre 2010, 15:15
da contegufo
Salve

Vorrei saper dai gentili colleghi se esista una ragione per cui la quasi totalità di stemmi scolpiti sulle lapidi non presenta informazioni sui metalli e gli smalti quando essendo i defunti sicuramente facoltosi, le avrebbero potute trasmettere con uno scudetto (formato ridotto lo stesso stemma) attraverso l'intarsio di marmi colorati.

Saluti

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: domenica 19 dicembre 2010, 1:04
da Franco Benucci
In alcuni casi la lastra tombale era in effetti intarsiata, ma spesso le tessere sono poi andate perse nel tempo con l'usura da calpestio, gli usi impropri di chiese, conventi e monasteri in epoca napoleonica e postnapoleonica, ecc., e poco si è salvato. Poi molte lastre erano anche policromate a pigmento (diciamo dipinte per capirci meglio), ma anche in questo caso l'usura ha fatto perdere tutto, salvo in alcuni reconditi anfratti o zone protette dove restano tracce del colore originale o dello strato preparatorio.

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: lunedì 20 dicembre 2010, 10:40
da contegufo
Salve

La tecnica "al tratto" (linee e punti) sulle epigrafi lapidee non veniva usata oppure poco usata per via della difficoltà oggettiva a rendere leggibile il messaggio araldico e quindi delegata al solo supporto cartaceo?

Cordialmente

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: lunedì 20 dicembre 2010, 11:44
da adj
Probabilmente il risultato estetico non sarebbe stato dei migliori.
Pensiamo a uno stemma scolpito dove le figure abbiano un certo rilievo e siano nel contempo attraversate da linee e tratteggi.
La tecnica della tratteggiatura era un "ripiego" in mancanza della raffigurazione a colori, laddove c'era l'esigenza (p.e. in uno stemmario) di fornire indicazioni quanto più precise possibili su uno stemma. Per uno scudo scolpito sopra un portone questa informazione poteva anche essere superflua: i proprietari dell'arma conoscevano benissimo gli smalti, così come probabilmente anche i loro concittadini.

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: lunedì 20 dicembre 2010, 16:03
da Franco Benucci
contegufo ha scritto:La tecnica "al tratto" (linee e punti) sulle epigrafi lapidee non veniva usata oppure poco usata per via della difficoltà oggettiva a rendere leggibile il messaggio araldico e quindi delegata al solo supporto cartaceo?
adj ha scritto:Probabilmente il risultato estetico non sarebbe stato dei migliori.
Pensiamo a uno stemma scolpito dove le figure abbiano un certo rilievo e siano nel contempo attraversate da linee e tratteggi.
La tecnica della tratteggiatura era un "ripiego" in mancanza della raffigurazione a colori, laddove c'era l'esigenza (p.e. in uno stemmario) di fornire indicazioni quanto più precise possibili su uno stemma. Per uno scudo scolpito sopra un portone questa informazione poteva anche essere superflua: i proprietari dell'arma conoscevano benissimo gli smalti, così come probabilmente anche i loro concittadini.

Sì, e inoltre la convenzione di tratti e punti è ottocentesca (e infatti a quest'epoca la si trova applicata anche su pietra, ma con lavorazione meccanica, non più a mano), mentre prima i tratti servivano solo a dare un'idea del più chiaro e più scuro, senza nessun rapporto con valori convenzionali. Semmai l'indicazione del colore era affidata, su carta, all'iniziale o all'intera parola corrispondente (bianco, zalo, (l)azuro, viride, rubeo, negro)
Un esempio di lastra tombale con superstite stemma intarsiato in pietra policroma. Venezia, S. Francesco della Vigna, tomba Gradenigo:
Immagine

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: lunedì 20 dicembre 2010, 23:10
da fra' Eusanio da Ocre
Franco Benucci ha scritto:Sì, e inoltre la convenzione di tratti e punti è ottocentesca (...) mentre prima i tratti servivano solo a dare un'idea del più chiaro e più scuro, senza nessun rapporto con valori convenzionali.

Il vecchio frate chiede :oops: scusa, ma...

...padre Silvestro da Pietrasanta, Marc Vulson de la Colombière, Philippe de L'Espinoy, Christophe Butkens, autori cui è attribuita la codificazione del tratteggio araldico così come si usa tuttora, operarono nel XVII secolo...

...così dicono le grammatiche...

...e così ribadisce la pratica, giacchè a quel secolo rimontano le prime manifestazioni concrete di tale uso codificato...

Bene :D valete

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: lunedì 20 dicembre 2010, 23:38
da contegufo
Salve

Lo stemma riprodotto è molto interessante tuttavia a seconda di come si guardi la figura passante in diagonale può dar luogo ad un equivoco. Si tratta di una scala oppure è dentellinato?

Cordialmente

PS. Tesserae gentilitiae - Silvestro da Pietrasanta - Rilegato 740 pp. Ed. OrsiniDeMarzo - 2010
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Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 0:02
da Franco Benucci
contegufo ha scritto:Lo stemma riprodotto è molto interessante tuttavia a seconda di come si guardi la figura passante in diagonale può dar luogo ad un equivoco. Si tratta di una scala oppure è dentellinato?

E' una scala: Gradenigo, latinamente Gradonico,quindi arma parlante a gradini/gradoni

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 0:05
da Franco Benucci
fra' Eusanio da Ocre ha scritto: la codificazione del tratteggio araldico così come si usa tuttora ... nel XVII secolo ...a quel secolo rimontano le prime manifestazioni concrete di tale uso codificato...

Forse in Francia o in Inghilterra, da queste parti di sicuro no. Un esempio per tutti, il primo che mi viene in mente: gli stemmi vescovili in Ferdinando Ughelli, Italia Sacra sive de episcopis Italiae et insularum adjacentium […], I-X, Venezia, S. Coleti, 2^ ed., 1717-1722, sono tutti fatti con le iniziali dei colori e tratteggi di chiaro-scuro non codificati.

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 0:16
da fra' Eusanio da Ocre
Franco Benucci ha scritto:Forse in Francia o in Inghilterra, da queste parti di sicuro no. Un esempio per tutti, il primo che mi viene in mente: gli stemmi vescovili in Ferdinando Ughelli, Italia Sacra sive de episcopis Italiae et insularum adjacentium […], I-X, Venezia, S. Coleti, 2^ ed., 1717-1722, sono tutti fatti con le iniziali dei colori e tratteggi di chiaro-scuro non codificati.

L'originale della ristampa poc'anzi menzionata dal bravo contegufo è:

S. Pietrasanta (di), Tesserae gentilitiae ex legibus fecialium descriptae, Romae, typis F. Corbelletti 1637 (dove l'autore applica il metodo dei tratteggi).

Citato anche in:
http://www.iagi.info/araldica/elementi/elementi_04.html

Bene :D vale

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 0:36
da Franco Benucci
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:S. Pietrasanta (di), Tesserae gentilitiae ex legibus fecialium descriptae, Romae, typis F. Corbelletti 1637 (dove l'autore applica il metodo dei tratteggi).

Ah già, dimenticavo l'araldica dei feziali, gli stemmi di Gesù Cristo e dei 12 apostoli e quelli dorati sulle porte di Patholomia, città del re Dardano, prima che Antenore fondasse Padova...

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 14:35
da Tilius
Franco Benucci ha scritto:Ah già, dimenticavo l'araldica dei feziali, gli stemmi di Gesù Cristo e dei 12 apostoli e quelli dorati sulle porte di Patholomia, città del re Dardano, prima che Antenore fondasse Padova...


...epperò il fatto che la codifica dei tratteggi sia stata applicata (tra le altre cose) anche a stemmi di fantasia non inficia d'una virgola il fatto che i detti tratteggi & puntinature sono attestati in uso sistematico già (almeno) dalla prima metà del XVII secolo
(ripetiamolo insieme: d-i-c-i-a-s-s-e-t-t-e-s-i-m-o... che é ben distante dall' ottocentesco = diciannovesimo ventilato sopra... :roll: )

Immagine

;)

Re: Stemmi parlanti a metà

MessaggioInviato: martedì 21 dicembre 2010, 15:38
da Franco Benucci
Ammetto volentieri di aver detto/scritto una inesattezza: quello che intendevo è che l'Araldica 'vera', "viva e vitale" per citare altrui di questi giorni, non ha fatto uso dei tratteggi codificati per molto tempo, anche se essi già esistevano da lunga pezza, per usi appunto leggendari o di fantasia.
Però anche questo era inesatto (in realtà avevo in mente e negli occhi raccolte araldiche medievali): in effetti già dal primo Settecento (diciottesimo seculo ineunte), accanto a quelle che mantengono l'uso delle iniziali dei colori, si trovano raccolte araldiche 'vere' che fanno uso sistematico (benché a volte errato) dei tratteggi codificati (ad es. il Blasone Veneto di p. Coronelli (1706) e la Nobiltà Veneta di C. Freschot (1707), per rimanere "da queste parti").
Resta però che, a mia scienza (ma eventualmente smentitemi pure), il grande boom del sistema a tratti e punti, sia su carta che su pietra, si ha nell'Ottocento, nel quadro del generale revival araldico-medievale del Romanticismo.