Mi associo a quanto scritto dal signor d'Antino,
nel celebre libro di Mon. Heim, leggo a proposito dello stemma di Giovani Paolo II: "...
coloro che pensano che il papa fosse male informato quando scelse il suo scudo (scudo che aveva usato da quando era arcivescovo di Cracovia) non possiedono sufficiente conoscenza dell'araldica polacca."
L'autore aggingeva più avanti, dopo aver fato numerosi esempi: "...
non vorremmo che si pensasse che raccomandiamo l'impiego di lettere nella confezione di nuovi stemmi (...) Noi preferiamo i simboli alle lettere perché i simboli sono più evocatori, sono in migliore armonia con lo spirito dell'araldica e da ultimo, ma non per importanza, sono artisticamente più attraenti".
Che dire, monsignor Heim era davvero impareggiabile
Una famiglia che fece uso di lettere all'interno delle proprie armi fu quella dei Malatesti, signori di Rimini, Fano, Cesena ed altri luoghi nelle marche ed in Romagna, ma non solo.
Caricavano una delle bande d'argento (che si alternavano a quelle scaccate d'oro e di rosso) con le iniziali del nome tra Tre e Quattrocento: K o Ka (Carlo), RO, Roberto, G (Galeotto).
Al palazzo c.d. del Bargello di Firenze due stemmi di Francesco Gabrielli (Gubbio) del 1393-1394 vedono caricata la prima fascia con un monogramma gotico.
L'uso non è quindi recentissimo.
Peraltro tra i 175 stemmi murati nel cortile del palazzo del Bargello vi è solo un altro setmma con lettere: Ugolino Fondi di Cittàducale ma siamo già nel 1506.
Nella casa dei Malatesti l'uso era sicuramente a fine di brisura (peraltro piuttosto frequente, sembra. Per i Gabrielli lo stesso, ma non saprei dire se Francesco copiò e se fu imitato da altri suoi consanguinei.
I disegni proposti da MCS sembrano piuttosto recenti, non saprei dire se la M è una brisura come nei casi segnalati o un elemento costitutivo originario come la M nello stemma del papa.
Così, a pelle, direi che come brisura è un po' ingombrante, ma questo può non voler dire nulla.
Immagino che tra breve ne sapremo di più
Cordialmente
Antonio Conti