Il Salento in uno stemma: il “Sallentum” di Giuseppe Ferraro
Cari AMICI vorrei segnalarvi questo mio breve scritto, la versione integrale è al seguente link
http://culturasalentina.wordpress.com/2 ... e-ferraro/

Giuseppe Ferraro è un provetto pittore e decoratore di Acquarica del Capo il cui pennello è la trasmutazione della sua stessa bocca intenta a parlarci del Salento. Un Salento raccontato per immagini senza la presunzione di possedere un personale stile artistico perché lui non vuole impressionare o erigersi ad artista ma solamente dipingere il Salento con semplicità e vivacità di colore.
Vuole così esprimere il calore generoso degli uomini di questa terra e del suo sole che costantemente ravviva e scandisce i ritmi di una favolosa natura. In tutte le sue produzioni troviamo spessissimo pajare, pennule di pomodori, fichi e limoni, tamburelli con la taranta, e persino imbrici e chianche di pietra leccese. Non rari i manufatti in argilla e piani di legno che diventano il posto ideale sul quale dipingere al posto dell’usuale tela.
Ogni cosa, insomma, può diventare uno spazio per fissare le immagini del suo Salento. Al fianco di questo suo modo “anarchico” di vivere l’arte, egli nutre una grande passione per la storia degli ordini cavallereschi. Il mondo del cavaliere è fissato sul valore e il coraggio, sull’onore e la fedeltà come in quel mondo del Carabiniere al quale egli stesso appartiene. Saranno questi, probabilmente, gli ascendenti della sua inclinazione per l’arte araldica ed è ben noto che quando il sentimento e la passione diventano per l’anima devastanti allora l’artista si rivela dannatamente capace.
Giuseppe Ferraro, in una delle sue tante “sperimentazioni”, ha pensato di esprimere l’amore per il suo Salento e l’Araldica in un’immagine capace di impattare sull’osservatore sia in termini di bellezza che di comunicazione culturale. Rappresentare il Salento in un’immagine che in un sol colpo riassuma l’articolato sfondo culturale di questa terra è però arduo. Sarebbe molto più semplice pensare al mare, alle assolate campagne o a tutte quelle immagini che nascono pensando, ad esempio, a quel famoso slogan “Salentu: Sule, mare e jentu”. L’artista acquarichese è invece riuscito a metterci storia, religione, folklore, ambiente ecc. utilizzando l’immagine araldica che da secoli è il simbolo dell’onore e della nobiltà: lo scudo. Si tratta di un cartoncino ricco di “simbolismo” che spesso supera le regole tradizionali della composizione araldica. Ciò è voluto perché anche nel suo “Sallentum”, così si chiama l’opera, l’artista ripropone la sua visione artistica che rifiuta regole strette, schemi fissi e stili per trasmettere fedelmente e senza interferenze il suo sentimento travolgente e franco. Oserei dire che la sua arte è bella come la forza distruttrice di un uragano e di un tramonto sul mare ma mi piace anche dire che la sua è arte e pura salentinità, quella stessa salentinità che il dott. Paolo Pagliaro presidente del gruppo Mixer Media definisce, «un sentimento, una condizione psicologica, un privilegiato rapporto d’amore nei confronti del Salento da parte di chi, in questo territorio, riconosce la propria piccola grande patria».
http://culturasalentina.wordpress.com/2 ... e-ferraro/

Giuseppe Ferraro è un provetto pittore e decoratore di Acquarica del Capo il cui pennello è la trasmutazione della sua stessa bocca intenta a parlarci del Salento. Un Salento raccontato per immagini senza la presunzione di possedere un personale stile artistico perché lui non vuole impressionare o erigersi ad artista ma solamente dipingere il Salento con semplicità e vivacità di colore.
Vuole così esprimere il calore generoso degli uomini di questa terra e del suo sole che costantemente ravviva e scandisce i ritmi di una favolosa natura. In tutte le sue produzioni troviamo spessissimo pajare, pennule di pomodori, fichi e limoni, tamburelli con la taranta, e persino imbrici e chianche di pietra leccese. Non rari i manufatti in argilla e piani di legno che diventano il posto ideale sul quale dipingere al posto dell’usuale tela.
Ogni cosa, insomma, può diventare uno spazio per fissare le immagini del suo Salento. Al fianco di questo suo modo “anarchico” di vivere l’arte, egli nutre una grande passione per la storia degli ordini cavallereschi. Il mondo del cavaliere è fissato sul valore e il coraggio, sull’onore e la fedeltà come in quel mondo del Carabiniere al quale egli stesso appartiene. Saranno questi, probabilmente, gli ascendenti della sua inclinazione per l’arte araldica ed è ben noto che quando il sentimento e la passione diventano per l’anima devastanti allora l’artista si rivela dannatamente capace.
Giuseppe Ferraro, in una delle sue tante “sperimentazioni”, ha pensato di esprimere l’amore per il suo Salento e l’Araldica in un’immagine capace di impattare sull’osservatore sia in termini di bellezza che di comunicazione culturale. Rappresentare il Salento in un’immagine che in un sol colpo riassuma l’articolato sfondo culturale di questa terra è però arduo. Sarebbe molto più semplice pensare al mare, alle assolate campagne o a tutte quelle immagini che nascono pensando, ad esempio, a quel famoso slogan “Salentu: Sule, mare e jentu”. L’artista acquarichese è invece riuscito a metterci storia, religione, folklore, ambiente ecc. utilizzando l’immagine araldica che da secoli è il simbolo dell’onore e della nobiltà: lo scudo. Si tratta di un cartoncino ricco di “simbolismo” che spesso supera le regole tradizionali della composizione araldica. Ciò è voluto perché anche nel suo “Sallentum”, così si chiama l’opera, l’artista ripropone la sua visione artistica che rifiuta regole strette, schemi fissi e stili per trasmettere fedelmente e senza interferenze il suo sentimento travolgente e franco. Oserei dire che la sua arte è bella come la forza distruttrice di un uragano e di un tramonto sul mare ma mi piace anche dire che la sua è arte e pura salentinità, quella stessa salentinità che il dott. Paolo Pagliaro presidente del gruppo Mixer Media definisce, «un sentimento, una condizione psicologica, un privilegiato rapporto d’amore nei confronti del Salento da parte di chi, in questo territorio, riconosce la propria piccola grande patria».