In questi giorni fervono le discussioni di argomento bolognese nel forum di araldica... Non posso che rallegrarmene!
Concordo con il caro fra' Eusanio che il titolo (e anche lo stile dell'articolo) sono lievemente effervescenti, ma direi che si possono considerare perfettamente in linea con lo straordinario contenuto del quaderno di disegni.
L'articolo contribuisce a aprire un ulteriore spiraglio sui tornei bolognesi (ma siamo certi che il quaderno sia di ambiente bolognese?), tema di nicchia, e tuttavia già abbastanza vagliato, come vedo dalla bibliografia soprattutto recente, di cui conoscevo solo i saggi di Marina Calore. Come spiega l'autrice, fu una moda, quella dei tornei, nata poco dopo la metà del '500 con l'Accademia della Viola di Ettore Ghisilieri, ed espressione esclusiva della più alta aristocrazia, in un secolo, il XVI, che vide continui tentativi da parte dell'autorità pontificia di riformare il sistema politico bolognese, basato su un Senato composto da 40 membri appartenenti a una ristrettissima cerchia di famiglie. La base politica estremamente esigua (ben più che 40 erano le famiglie nobili bolognesi) contribuiva ad accrescere un sistema di clientela, corruzioni, prepotenze quasi feudali, che diedero vita a decenni di lotte, culminate con la celebre decapitazione dell'anziano conte Giovanni Pepoli, avvenuta nel corso del pontificato dell'energico Sisto V. Si può pensare che la sontuosa e arrogante manifestazione esteriore di virtù medievali, forse mai veramente possedute (il torneo come riproposizione di un'età cavalleresca che poche tra le famiglie bolognese, in gran parte di estrazione mercantile, potevano pensare di aver vissuto) serviva a cementare la coesione e l'orgoglio di una classe politica ben decisa a mantenere il potere, facendo fronte ai tentativi assolutistici del potere romano e alle istanze di maggiore "democrazia" presentate dalla nobiltà minore e dai ceti dottorali e borghesi.
Molto belli i disegni; forse, analizzandoli approfonditamente sarebbe possibile risalire ai cavalieri che indossarono questi cimieri eccessivi e splendidi. Per esempio, guardando i primi due disegni presentati, non possono non venire in mente i simboli e i colori araldici dei Tanari (il drago e i crescenti, l'azzurro, il rosso e l'argento), anche se probabilmente siamo in un periodo antecedente (anche se di poco) alla grande affermazione di questa famiglia (il primo senatore è del 1632). E d'altronde, nessun Tanari risulta nell'elenco dei partecipanti al torneo
Amore prigioniero in Delo (
http://www.bl.uk/catalogues/ItalianAcad ... -000000845), citato dall'autrice come possibile occasione per l'esecuzione dei disegni. Oppure, ma anche in questo caso la lista dei cavalieri non ci aiuta, il cimiero di piume azzurre e oro con il sole e la stella potrebbe rimandare ai Dolfi. Naturalmente queste sono tutte ipotesi puramente accademiche: bisognerebbe avere sotto mano tutti i disegni per potere cercare soluzioni più convincenti.
Grazie ancora della segnalazione, un caro saluto,
Daniele