Cognomi araldici
In un interessante studio :
"Le origini preistoriche dell'onomastica italiana" di Guglielmo Peirce
scaricabile gratuitamente da
http://www.inedito.it/description_nonf. ... 20&idd=327
del quale riporto alcune righe ,
l’autore espone ipotesi sull’antica origine dei cognomi , partendo dalle figure dello stemma araldico.Fino ad ora avevo considerato l’operazione inversa ovvero la creazione di stemmi “parlanti” ovvero quelle che contengono delle figure che, per il loro nome o per la loro immagine, richiamano più o meno direttamente il nome (talora la funzione) del possessore di tali armi.
(...) ogni cavaliere prese ad adottare un segno distintivo ben visibile che lo distinguesse da tutti gli altri, segno o disegno che il cavaliere portava dipinto in più posti e cioè sulle guance dell'elmo, sullo scudo, sulle alette degli spallacci e portava inoltre ricamato sulla casacca che ricopriva la sua armatura e su ambedue i lati della gualdrappa del cavallo. Tale disegno o simbolo colorato divenne, a ragione dei diritti feudali, stemma familiare trasmissibile ai propri figli. Si trattava o di motivi prettamente geometrici oppure d'immagini figurative ricordanti per lo più la principale impresa di guerra compiuta dal cavaliere che per per primo aveva in famiglia adottato quell'insegna (da qui dunque
anche il nome di imprese dato agli stemmi araldici) od infine di disegni geometrici e figurativi insieme, i quali ultimi divennero presto i più comuni.
Poiché era quello il tempo in cui, per le esigenze feudali che abbiamo già detto, rinascevano in Europa i cognomi familiari, accadde che molte volte lo stemma portato dal cavaliere o ne determinò il cognome, in quanto egli magari non ne aveva ancora uno, oppure lo soverchiò a causa del grande valore distintivo che aveva assunto e gliene procurò così un altro che fece presto dimenticare il primo, generalmente patronimico, a tutta la sua famiglia; e così Cangrande della Scala prese non solo il cognome, ma anche il nome dalla abitudine di portare come impresa o stemma la figura di una scala, ricordante evidentemente un'assalto a mura nemiche, e come cimiero, ossia come ulteriore elemento distintivo sulla sommità del suo elmo, una grossa testa di cane. Il cimiero era una decorazione distintiva anch'essa molto usata a quei tempi ed era costituita da una figura tridimensionale di materiale leggiero, forse cartapesta, spesso rappresentante un animale vero o fantastico, simbolo che talvolta richiamava quello dello stemma stesso che il cavaliere portava.
La nobilissima famiglia spagnola Cabeza de Vaca, già menzionata nelle cronache iberiche del Trecento, si chiamava quindi così perché il suo stemma originario rappresentava una tal testa di bovino e così anche le famiglie italiane della Gatta, La Gatta, Lagatta, Lagattola, Lo Gatto, dell'Orso, Lo Tauro; Lotoro; La Rana; del Granchio; Loragno; Laratta; Lamartora; della Vipera, della Torre, Villadicani, Pappacoda, Scannasorice, Scannapieco, La Scala, La Serpe, La Gamba, Lagamba, La Morte, della Morte, Colleoni (Co' leoni) ecc. usavano portare come imprese le immagini dei predetti animali, cose o scene (…)
Mi piacerebbe avere la vostra opinione
Cordialmente
"Le origini preistoriche dell'onomastica italiana" di Guglielmo Peirce
scaricabile gratuitamente da
http://www.inedito.it/description_nonf. ... 20&idd=327
del quale riporto alcune righe ,
l’autore espone ipotesi sull’antica origine dei cognomi , partendo dalle figure dello stemma araldico.Fino ad ora avevo considerato l’operazione inversa ovvero la creazione di stemmi “parlanti” ovvero quelle che contengono delle figure che, per il loro nome o per la loro immagine, richiamano più o meno direttamente il nome (talora la funzione) del possessore di tali armi.
(...) ogni cavaliere prese ad adottare un segno distintivo ben visibile che lo distinguesse da tutti gli altri, segno o disegno che il cavaliere portava dipinto in più posti e cioè sulle guance dell'elmo, sullo scudo, sulle alette degli spallacci e portava inoltre ricamato sulla casacca che ricopriva la sua armatura e su ambedue i lati della gualdrappa del cavallo. Tale disegno o simbolo colorato divenne, a ragione dei diritti feudali, stemma familiare trasmissibile ai propri figli. Si trattava o di motivi prettamente geometrici oppure d'immagini figurative ricordanti per lo più la principale impresa di guerra compiuta dal cavaliere che per per primo aveva in famiglia adottato quell'insegna (da qui dunque
anche il nome di imprese dato agli stemmi araldici) od infine di disegni geometrici e figurativi insieme, i quali ultimi divennero presto i più comuni.
Poiché era quello il tempo in cui, per le esigenze feudali che abbiamo già detto, rinascevano in Europa i cognomi familiari, accadde che molte volte lo stemma portato dal cavaliere o ne determinò il cognome, in quanto egli magari non ne aveva ancora uno, oppure lo soverchiò a causa del grande valore distintivo che aveva assunto e gliene procurò così un altro che fece presto dimenticare il primo, generalmente patronimico, a tutta la sua famiglia; e così Cangrande della Scala prese non solo il cognome, ma anche il nome dalla abitudine di portare come impresa o stemma la figura di una scala, ricordante evidentemente un'assalto a mura nemiche, e come cimiero, ossia come ulteriore elemento distintivo sulla sommità del suo elmo, una grossa testa di cane. Il cimiero era una decorazione distintiva anch'essa molto usata a quei tempi ed era costituita da una figura tridimensionale di materiale leggiero, forse cartapesta, spesso rappresentante un animale vero o fantastico, simbolo che talvolta richiamava quello dello stemma stesso che il cavaliere portava.
La nobilissima famiglia spagnola Cabeza de Vaca, già menzionata nelle cronache iberiche del Trecento, si chiamava quindi così perché il suo stemma originario rappresentava una tal testa di bovino e così anche le famiglie italiane della Gatta, La Gatta, Lagatta, Lagattola, Lo Gatto, dell'Orso, Lo Tauro; Lotoro; La Rana; del Granchio; Loragno; Laratta; Lamartora; della Vipera, della Torre, Villadicani, Pappacoda, Scannasorice, Scannapieco, La Scala, La Serpe, La Gamba, Lagamba, La Morte, della Morte, Colleoni (Co' leoni) ecc. usavano portare come imprese le immagini dei predetti animali, cose o scene (…)
Mi piacerebbe avere la vostra opinione
Cordialmente