Il quesito che ho posto si riferisce ad un’epoca di stabilizzazione del sistema araldico, ben lontano dai tempi nei quali con un provvedimento ufficiale Sigismondo stabilì la differente valenza dell’aquila nonocipite e dell’aquila bicipite.
Proprio questa incertezza (questa fumosità) è il motivo della mia richiesta di notizie in tal senso.
L’aquila sulle monete citata dal Signor Forlanini, probabilmente araldizzata con Enrico VI e stabilizzata con Federico II (senza aprire il discorso dell’aquila bicipite, altrettanto “insidioso”), risulta, secondo le vostre conoscenze, araldicamente adottata anche da Ottone IV negli smalti usati dagli svevi?
Certamente l’indicazione fornita dal Signor von Trotta è molto interessante anche se non strettamente araldica (come ha osservato). Oltre ai possibili collegamenti simbolici, iconografici, con uno degli emblemi del guelfismo italiano sottolineati da von Trotta, io ho colto una similitudine dello smalto dell’aquila, descritta come d’oro nella cronaca citata da Duby e miniata d’oro in campo azzurro nella
Grandes Chroniques de France. Naturalmente non si deve escludere che il miniatore della trecentesca
Grandes Chroniques de France, abbia rappresentato lo stemma di Ottone IV basandosi sulla cronaca citata da Duby…
Approfitto dell’occasione per segnalare l’indirizzo al quale potrete trovare la miniatura di cui parlo ed altre splendide ed utili immagini

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http://www.bnf.fr/enluminures/texte/manuscrit/aman5.htm
A proposito dei Savoia ho avuto il piacere e l'onore di leggere un lavoro di Luisa Clotilde Gentile dove spiega questi passaggi araldici per i Savoia realizzatisi intorno alla metà del XIII secolo che sembrano riconnettersi, tra l'altro, alla crisi dell'istituzione imperiale che si aprì alla morte di Federico II. Feudatari dell'Impero, ma...
Per restare al dato di Ottone IV, alcune famiglie (si vedano i Montefeltro) pur rimanendo fedeli all'istituzione imperiale, alla morte di Filippo di Svevia si accostarono ad Ottone IV, e solo alla morte di questi (nonostante l’abbandono di Ottone IV) si riavvicinarono agli Hohenstaufen, ad un Federico II invero un po' diffidente. Fedeli alla causa dell'Impero, dunque, ma non ad una Casa in particolare.
Ho ritrovato l'appunto del
Manuel du blason (edizione 1977), i disegni sono a pagina 185, figura 515. Nell'edizione 1942, pagina e figura non corrispondono, comincio ad avere il fondato timore che l'edizione del '77 non sia stata una semplice ristampa (seppur di formato maggiore)

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Naturalmente alla fornitissima Classense non poteva mancare il libro puntualmente indicato da von Trotta (grazie ancora della segnalazione, ho cominciato a leggerlo ieri sera!).
Cordialmente
Antonio Conti