L'aquila nera in campo oro e Ottone IV di Brunswick

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L'aquila nera in campo oro e Ottone IV di Brunswick

Messaggioda antonio_conti » martedì 28 dicembre 2004, 13:27

Buongiorno a tutti,
desidero sottoporre alla vostra attenzione un mio dubbio, un mio bisogno di chiarimento in ordine ad una questione araldica.
Spero che non appaia una domanda sciocca…
Da quanto ho compreso l’introduzione dell’aquila nera in campo oro come insegna dell’Impero deriverebbe da un’innovazione Sveva risalente probabilmente a Enrico VI.
La nuova insegna prima si affianca poi tende a soppiantare la più antica croce bianca in capo rosso.

Il mio quesito riguarda Ottone IV. L’imperatore che si inserì nella vicenda della “dinastia” sveva succedendo a Enrico VI e precedendo Federico II.
Qualche tempo fa ho acquistato è letto con interesse il libro di Mario Cignoni La spada e il leone, libro che ho trovato interessante e molto suggestivo, anche se poi ho avuto modo di leggere le osservazioni di Alessandro Savorelli che hanno un po’ ridimensionato il mio giudizio.
Ebbene Cignoni, nel suo articolato discorso, contrappone Ottone IV agli Svevi, non solo dal punto di vista politico, ma anche da punto di vista araldico.
Cito da p. 88:
“(…) l’ascesa al trono imperiale di un esponente della casa Guelfa rafforzerà la portata politica del rosso e dei leoni all’interno dello stesso Impero (Germania e Italia), bloccando, contenendo e contrastando, anche se per poco, l’avanzata delle aquile e della nuova bicromia oro-nero degli Svevi (…)”.
Cito da p. 86:
“(…) partizioni geometriche argento-azzurro di antiche casate feudali e precedenti insegne oro-nero di famiglie ghibelline vengono inserite allora in campo rosso (in alcuni casi proprio in concomitanza col passaggio di Ottone di Brunswick).”
Cito da p. 108:
“La modifica potrebbe risalire ad un avvenimento del 1209 quando – secondo le Croniche – un ramo dei Buonsignori, in concomitanza del passaggio dell’imperatore guelfo Ottone IV di Brunwick a Siena, cambiò partito (…). I Buonsignori potrebbero essersi divisi allora in due rami: quello rimasto ghibellino mantenne lo stemma originario oro-nero, quello passato a parte guelfa cambiò colore del campo in rosso: chiunque poteva riconoscere in questo nuovo stemma quello di una famiglia ghibellina passata in campo guelfo.”

Da quanto si può leggere parrebbe che Ottone IV non usò l’insegna imperiale introdotta dagli Svevi.
A voi che cosa risulta?
Nella lotta tra il partito guelfo di Ottone IV e quello ghibellino sostenitore degli Svevi (Filippo e poi Federico), l’aquila nera in campo oro fu insegna di questi ultimi, o si era (velocemente) imposta come insegna dell’Impero tout court?
Purtroppo io non sono riuscito a trovare riscontri in questo senso. Ho letto di una moneta coniata a Parma da Ottone IV che reca un’aquila, ma non l’ho potuta vedere (era poi l’aquila imperiale? era un emblema extra araldico? se era araldica, di quali smalti era composta?...)
Ho anche visto una miniatura da: “Grandes Chroniques de France” risalente al XIV secolo, dove è raffigurata la battaglia di Bouvines. L’imperatore Ottone IV ha uno scudo d’azzurro all’aquila d’oro, un po’ improbabile, soprattutto stando alle argomentazioni di Cignoni riferite p. es. al cambiamento dello stemma dei sovrani inglesi.

Attendo le vostre considerazioni sull’argomento, certamente interessanti ed utili.

Cordialmente

Antonio Conti
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 28 dicembre 2004, 15:49

Gentile signor Conti,

c'é una monografia piuttosto nota di un celebre mediovalista francese dedicata alla battaglia di Bouvines; in questo momento non ricordo i dati esatti di autore e titolo, ma mi pare di ricordare che l'imperatore guelfo scese in battaglia con un proprio carroccio sulla cue asta vi era un simbolo totemico che, nuovamente non ricordo…

Siccome il libro in questione è nella mia biblioteca mi dia qualche tempo per vedere se vi sia qualche dato a lei utile.

Il libro del Cignoni da lei citato mi dava l'impressione che molte affermazioni sulle bicromie araldiche arcaiche erano perlomeno discutibili e, soprattutto, prive di note che ne spiegassero le fonti.

Un saluto,

FJVT
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Messaggioda Ardashir » martedì 28 dicembre 2004, 20:35

Gentili signori,

la tendenza ad attribuire la "divisione" dei carichi in leoni ed aquile a seconda dell'appartenenza di una famiglia al fronte guelfo o ghibellino si è affermata come un dogma sulla genesi araldica di svariati stemmi... Purtroppo una simile distinzione risulta in alcuni casi artefatta, così come, probabilmente, lo è il voler disquisire sul legame diretto dell'Aquila col concetto di Impero piuttosto che con la dinastia regnante in un'epoca come quella presa in esame.

Siamo in un periodo in cui il Regno di Germania, e di conseguenza l'intero Impero che con S.M.C. Federico I° diverrà "Sacro e Romano",è in gran parte dominato dal principio della successione dinastica, con elezioni che solo in rari casi fanno emergere personaggi esterni alla Casa regnante. Dunque, mentre dalla Bolla d'Oro in poi sarà fondamentale operare una distinzione fra araldica Imperiale e araldica dell'Imperatore (banalmente, fra il sostegno e lo scudo), c'è da domandarsi quanto il problema fosse considerato importante nell'epoca in esame.
Sarebbe poi utile riflettere di quanto l'aquila fosse simbolo dell'Impero o piuttosto del semplice Regno di Germania: sotto S.M.C. Sigismondo questo problema si risolverà ponendo l'aquila uncipite come sostegno araldico dello stemma del Rex Romanorum (cioè l'erede al trono eletto con ancora l'Imperatore in vita) et Germaniae, e l'aquila bicipite come sostegno del solo Romanorum Imperator , ma nell'epoca di cui trattiamo la distinzione era ancora fumosa.

Certo è che in numerose zecche germaniche, in particolar modo quelle sottoposte all'autorità di Vescovi o Abati, l'Aquila emerge come simbolo prediletto fin dall'epoca di Federico I°, che delr esto conosciamo come vero e proprio "ideologo" dell'Impero a livello simbolico e politico (si legga in proposito l'interssante biografia di Franco Cardini) anche se non sempre posta come carico di uno scudo, condizione questa da considerarsi fondamento stesso dell'araldicità o meno di una figura.

E' più che probabile che S.M.C. Ottone IV° abbia utilizzato sia l'aquila imperiale unicipite (la bicipite sarà presente solo in un momento ben successivo) sia il proprio stemma avito, cosa peraltro che fecero molti Imperatori in ambito numismatico ma anche prettamente araldico, ponendo spesso il proprio stemma non sul sostegno dell'aquila ma affiancato ad essa.

Certamente egli usò l'aquila unicipite, pur se forse con smalti differenti dalla tradizione pre-esistente:quando Ottone IV° di Brunswick morì nel castello di Harzburg nel 1214, fra i simboli imperiali che fece inviare allo Staufen pare vi fosse anche un'insegna provvista di aquila reale o imperiale che dir si voglia, cosa questa che potrebbe aiutarci a capire quali insegne egli avesse alzato alla battaglia di Bouvines, avvenuta solo 2 anni prima.


Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » mercoledì 29 dicembre 2004, 9:51

Gentili signori Conti e Ardashir,

eccomi dunque come promesso con qualche noterella che spero possa essere utile. Dunque la memoria acciaccata mi impediva di ricordare l’ottima monografia di Georges Duby, “La domenica di Bouvines. 27 luglio 1214”, Einaudi 1977, che tratta ampiamente quella giornata in cui il Brunswick venne sconfitto.

Sull’araldica il volume ci da una testimonianza ghiotta, piuttosto certa e non priva di alcuni sviluppi che andremo inaspettatamente a constatare. Il Duby cita in modo completo la lunga descrizione che il cronista Guglielmo il bretone dedica alla battaglia; questi nel descrivere la disposizione dei reparti che a breve si sarebbero affrontati sul campo, a proposito dell’imperatore dice: "Dall’altra parte c’era Ottone in mezzo alla sua gente; egli aveva fatto innalzare come insegna un’aquila dorata su di un drago attaccato a un’alta pertica"
(Op. cit. p. 48).

Ora non so voi ma io ci vedo in modo piuttosto evidente l’archetipo del noto sigillo/stemma di parte guelfa “ideato” nel 1265 da Clemente IV per i guelfi italiani fedeli alla Chiesa, e che, ad esempio, troviamo diffusamente utilizzato nelle magistrature del Comune di Firenze. Ora che questa insegna, forse in forma totemica (il cronista è piuttosto generico non ci dice se quell’insegna era un vessillo) fosse sul campo di Bouvines già nel 1214 apre scenari interessanti che io stesso non avevo mai ipotizzato. D’impulso e senza cautela si potrebbe ipotizzare che Ottone alzasse una pseudo insegna imperiale guelfa, alternativa e/o parallela, alla sola aquila anche se come ampiamente tratta Ardashir questa a quell’epoca non si era ancora formata e codificata in forma stabile se non come generico richiamo simbolico al mondo classico imperiale.

Ma si può anche ipotizzare che l'insegna ottoniana non dovette essere così episodica e vaga se mezzo secolo dopo la stessa insegna diviene vero e proprio stemma per i guelfi nella parte italica dell'impero.

Come vedete avremo di che pensare, ma la novità mi pare molto interessante.

Un saluto FJVT
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Messaggioda antonio_conti » mercoledì 29 dicembre 2004, 16:32

Gentilissimo von Trotta, come ringrazirla?
Sono collegato dalla biblioteca perché Alice mi ha lasciato a piedi :cry: .
Vedrò immeditamente se posso trovare anche qui il libro da lei citato.

Aggiungo un'altra informazione.

Nel Manuel du blason Galbreath riporta l'arma di Ottone disegnata da Matteo Paris, nell'edizione del 1942 non l'ho trovata (probabilmente non ho guardato con attenzione per la delicatezza del volume), ma nell'edizione del 1977 c'è di sicuro.

Cordialmente

Antonio Conti
Ultima modifica di antonio_conti il giovedì 30 dicembre 2004, 15:42, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 29 dicembre 2004, 22:58

Cari amici,
non dimentichiamo che i conti di Savoia prima usarono l'aquila nera in campo oro, e poi presero la croce argento in campo rosso (mantenuta fino ad oggi), sempre rimanendo feudatari dell'impero...

Bene :D valete
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 30 dicembre 2004, 14:00

No, infatti caro fra eEusanio, credo che il senso del topic non contesti di certo l'assoluta preminenza dell'aquila come segno e stemma dell'impero, (ci macherebbe!) ma solo l'eccezionalità della figura "dell'imperatore guelfo" Ottone IV che, inaspettatamente (almeno per me è una novità) in una battaglia epocale, un ordalia, come quella di Bouvines alzi un simbolo che dopo mezzo secolo diviene un segno non secondario tra i guelfi più acerrimi nelle terre italiche dell'Impero.
Un sospetto di una relazione tra le due cose penso possa avere un senso. Che ne dici?
A presto
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Messaggioda antonio_conti » giovedì 30 dicembre 2004, 15:41

Il quesito che ho posto si riferisce ad un’epoca di stabilizzazione del sistema araldico, ben lontano dai tempi nei quali con un provvedimento ufficiale Sigismondo stabilì la differente valenza dell’aquila nonocipite e dell’aquila bicipite.

Proprio questa incertezza (questa fumosità) è il motivo della mia richiesta di notizie in tal senso.
L’aquila sulle monete citata dal Signor Forlanini, probabilmente araldizzata con Enrico VI e stabilizzata con Federico II (senza aprire il discorso dell’aquila bicipite, altrettanto “insidioso”), risulta, secondo le vostre conoscenze, araldicamente adottata anche da Ottone IV negli smalti usati dagli svevi?

Certamente l’indicazione fornita dal Signor von Trotta è molto interessante anche se non strettamente araldica (come ha osservato). Oltre ai possibili collegamenti simbolici, iconografici, con uno degli emblemi del guelfismo italiano sottolineati da von Trotta, io ho colto una similitudine dello smalto dell’aquila, descritta come d’oro nella cronaca citata da Duby e miniata d’oro in campo azzurro nella Grandes Chroniques de France. Naturalmente non si deve escludere che il miniatore della trecentesca Grandes Chroniques de France, abbia rappresentato lo stemma di Ottone IV basandosi sulla cronaca citata da Duby… :?
Approfitto dell’occasione per segnalare l’indirizzo al quale potrete trovare la miniatura di cui parlo ed altre splendide ed utili immagini :D :
http://www.bnf.fr/enluminures/texte/manuscrit/aman5.htm

A proposito dei Savoia ho avuto il piacere e l'onore di leggere un lavoro di Luisa Clotilde Gentile dove spiega questi passaggi araldici per i Savoia realizzatisi intorno alla metà del XIII secolo che sembrano riconnettersi, tra l'altro, alla crisi dell'istituzione imperiale che si aprì alla morte di Federico II. Feudatari dell'Impero, ma...

Per restare al dato di Ottone IV, alcune famiglie (si vedano i Montefeltro) pur rimanendo fedeli all'istituzione imperiale, alla morte di Filippo di Svevia si accostarono ad Ottone IV, e solo alla morte di questi (nonostante l’abbandono di Ottone IV) si riavvicinarono agli Hohenstaufen, ad un Federico II invero un po' diffidente. Fedeli alla causa dell'Impero, dunque, ma non ad una Casa in particolare.

Ho ritrovato l'appunto del Manuel du blason (edizione 1977), i disegni sono a pagina 185, figura 515. Nell'edizione 1942, pagina e figura non corrispondono, comincio ad avere il fondato timore che l'edizione del '77 non sia stata una semplice ristampa (seppur di formato maggiore) :evil: .

Naturalmente alla fornitissima Classense non poteva mancare il libro puntualmente indicato da von Trotta (grazie ancora della segnalazione, ho cominciato a leggerlo ieri sera!).


Cordialmente

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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 30 dicembre 2004, 18:48

gentile signor conti,

la serie di quesiti che lei ha posto a proposito dell"araldica di Ottone IV" contiene una serie di variabili ed incognite che, a mio avviso, rende tutta la questione molto incerta.

1) il simbolo portato a Bouvines: l'aquila è dorata volutamente o perché realizzata in un metallo tipo rame etc. poi dorata per sottolinearne la preziosità, etc.? Essendo forse insegna metallica al vertice di un asta, risulta possibile che la doratura non fosse correlata all'effettivo colore dell'aquila (eventualemnte) araldica. Un po come i puntali di aste e bandiere che sono genericamente dorati pur se rappresentano simboli che, araldicamente, hanno smalti differenti… Se il cronista ci avesse detto che quello era un vessillo la parola "dorata" avrebbe avuto un senso anche araldico ma così come si fa a sostenerlo?

2) le Croniques etc. Quella miniatura è davvero molto singolare e pare davvero irrealistico ritenere che il miniatore non conoscesse i corretti smalti imperiali, il direttore dello scriptorium lo avrebbe buttato fuori (giustamente) a pedate!
Non saprei che senso attribuire a quella "brisura" (mi si passi il termine) e tutte le eventuali considerazioni non sarebbero che ipotetiche. La più plausibile a mio avviso e che il miniaturista abbia voluto esprimere "l'anomalia politica" rappresentata da Ottone, un eccezione, attraverso quello stemma che lì in quel momento, a stemma imperiale codificato, era davvero comprensibile ma era uno stemma reale o "inventato" ad hoc? E poi il miniaturista conosceva davvero la cronaca di Guglielmo il bretone?

Sinceramente non so se Ottone abbia potuto portare uno stemma imperiale brisato negli smalti non l'ho mai neppure pensatocome "problema araldico"… I guelfi italiani colorarono poi quell' aquila sul drago in rosso e anche qui si aprono possibili considerazioni che al momento sarebbero solo ipotetiche: souvenir ottoniano o libera colorazione?

Il dilemma resta tutto.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 30 dicembre 2004, 20:18

Franz Joseph von Trotta ha scritto:No, infatti caro fra eEusanio, credo che il senso del topic non contesti di certo l'assoluta preminenza dell'aquila come segno e stemma dell'impero, (ci macherebbe!) ma solo l'eccezionalità della figura "dell'imperatore guelfo" Ottone IV che, inaspettatamente (almeno per me è una novità) in una battaglia epocale, un ordalia, come quella di Bouvines alzi un simbolo che dopo mezzo secolo diviene un segno non secondario tra i guelfi più acerrimi nelle terre italiche dell'Impero.

Tu sai bene, caro Franz, che ogni figura simbolica ha settanta volte sette vite... e quindi anche da un uso apparentemente episodico e casuale della medesima può derivarle una fama ed una diffusione imprevedibili... sebbene, nella fattispecie, la compresenza di aquila e drago potrebbe non essere casuale...

Un sospetto di una relazione tra le due cose penso possa avere un senso. Che ne dici?
A presto
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Il vecchio frate più conosce il mondo dei simboli, e più s'accorge di essere inadatto a parlarne. In quel mondo nulla avviene a caso... siamo noi, con la limitatezza dei nostri sensi e dei nostri mezzi, a non sapercene render conto appieno.

Bene :D vale
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