fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Innanzitutto, definirei la figura del suo stemma un filetto in sbarra diminuito e centrato (attenendomi al disegno che vedo nell'avatar).
Carissimo Frà Eusanio,
la ringrazio moltissimo per la risposta, che ho gradito molto!
Ho chiesto al gentile Sig. Cravarezza di inserire le immagini degli altri 5 stemmi, tre dei quali risalgono al 1760 circa (come quello riportato nell'avatar) e due al 1800 circa.
Confrontando le varie immagini si potrà capire meglio.
Al di là del dato terminologico, il fenomeno da lei evidenziato negli stemmi gentilizi siciliani è effettivamente una costante per l'intera Regione, e per i periodi a cavallo dell'epoca barocca in particolare. Non parlerei però di brisura, tecnica araldica con cui si differenzia uno stesso stemma fra i suoi diversi utilizzatori.
Parlerei piuttosto (vista la costante diffusione della cosa) di una moda, valida per quella zona e quel periodo, che portava da una parte a sottilizzare le pezze (fasce, bande, pali, sbarre, ecc.) già presenti negli stemmi, e dall'altra a separare partizioni già presenti attraverso l'uso di filetti che ne seguissero l'andamento.
Non sono troppo convinto che la brisura in Sicilia si usasse soltanto per moda, senza una reale volontà a differenziare i vari rami della famiglia.
Piuttosto secondo me si faceva un uso della brisura senza attenersi a delle regole precise e dunque in maniera piuttosto "fantasiosa".
Inoltre c'erano famiglie che erano meno propense a modificare il proprio stemma ed altre per le quali si riscontrano diverse varianti (brisure) oppure stemmi completamente diversi.
Per esempio i Rajneri portavano "
d'oro, al leone di nero, ed il capo d'azzurro, a tre stelle d'oro ", mentre il ramo di S. Lucia del Mela adottò "
d'azzurro con un sole d'oro, figurato di rosso, tramontante nel mare al naturale movente dalla punta ", pur appartenendo alla medesima famiglia.
Altri due esempi si possono trarre dagli stemmi che inserirà il Sig. Cravarezza:
1) In uno di essi lo stemma Basile ("brisato") si trova partito con quello della famiglia Compagna, che è uno "
spaccato d'oro e di nero, al leone dell'uno nell'altro ", lo stesso che portavano tutti i Compagna a Messina da tempo antichissimo (sec. XIII), e lo stesso che continuò ad usare il ramo passato in Calabria nel sec. XVII e che portano gli attuali rappresentanti.
2) Nello stemma inquartato Basile, De Gregorio, Crisafi, Cocuzza si nota che lo stemma dei Crisafi (ramo cadetto dei Crisafi nobili messinesi, conti di Terranova, ecc. ecc., ed esattamente il ramo dei Baroni di Lando) del blasone originale conserva soltanto il leone. Viceversa lo stemma De Gregorio è sempre il solito "
partito, innestato, merlato d'argento e di nero di sei pezzi ", pur trattandosi, anche in questo caso, di un ramo cadetto dimorante in S. Lucia. Lo stemma Cocuzza appare invece brisato "
d'azzurro, a tre monti uniti, sormontati ciascuno da una zucca (cocuzza), il tutto al naturale". Da notare che nella raffigurazione esisteva una divisa centrata d'oro posta nel capo (che i restauratori della tela hanno eliminato!) e che adesso si intravede appena guardando attentamente il quadro; in una Chiesa di Milazzo esiste un monumento coevo al quadro che reca lo stesso stemma Cocuzza, con la divisa centrata d'oro nel capo. Il blasone originale dei Cocuzza, secondo i vari nobiliari, è "
d'azzurro, alla pianta di zucca sradicata fruttifera di tre pezzi d'oro ".
Da questi esempi abbiamo visto come in S. Lucia del Mela alcune famiglie nobili conservarono il proprio stemma (per esempio De Gregorio, Compagna), altre lo brisarono (Cocuzza, Crisafi), altre ne adottarono uno completamente nuovo (Rajneri).
Spero di non avere annoiato troppo con i miei ragionamenti.
Cordialmente,
Rosario