Fabio Picolli ha scritto:invece quest'arma da dove trae origine?
fabio

Sull'origine delle
armille in generale, la tradizione più accreditata vede in essere le lontane discendenti dei braccialetti femminili dell'antica Roma: la loro forma molto aperta, e l'essere ripetute in numero entro lo stemma, sarebbero la conferma di tale ipotesi.
In particolare, la ripetizione
l'una dentro l'altra (caratteristica delle
armille) riporterebbe sulla bidimensionalità dello scudo la "sequenza" dei braccialetti che l'uno sull'altro ornavano la beltà delle più ricche donne romane.
Circa le
armille albizziane, invece, il vecchio frate ammette di

non avere informazioni specifiche per poterti rispondere.
Ma ha

un'idea per

tentare di spiegare il "terzo coso tondo col forellino" di quest'esemplare.
I toscani, in passato (e grazie al fatto che la terminologia blasonica non era ancora sufficientemente stabilita e consolidata), avevano una bella fantasia nel definire non solo le figure di uno stemma, ma addirittura l'intera arma.
Il
troncato composto solo da due smalti era definito
balzana: lo stemma di Siena ne è l'esempio più noto.
Lo stemma degli Albizzi era definito
bersaglio.
Osserva ora la bella foto fatta da mcs.
E dimmi, caro Fabio, se la scenetta che il vecchio frate si

permette

di "romanzare" è davvero così peregrina.
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Luca Albizzi: "Mastro petraro, mi raccomando lo stemma, che sia ben grande e ben fatto!".
L'artigiano scalpellino: "Messere, statene certo. Ma verbigrazia mi ripetete com'ha da esse?".
L.A.: "Come, mastro meo!? Ignori tu dunque il bersaglio della famiglia mia?".
L'a.s.: "No,
no... non fia mai, signor mio...".
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...e

l'imbarazzata risposta del mastro scalpellino nascondeva il punto interrogativo di un dubbio grosso come una casa, che il buon uomo pensò bene di trasformare in quel che vediamo.
Scusa la scenetta da
copione di avanspettacolo delle righe qui sopra... ma forse la realtà non è andata poi molto diversamente!
Bene

vale