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Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 5 febbraio 2008, 20:04

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Beh, prima o poi però qualcuno il testimone dovrà pur prenderlo...

:oops: Caro Frate, mio Maestro,
per il momento (e ancora per molto, molto tempo) mi accontento di esser tuo bone discipule, sperando di esserne sempre degno. :wink:

Ma vorrei ora postare per Nicola, che aprendo il topic ne ha fatto richiesta, l'ultimo stemma di un Vescovo ausiliare che è presente nel mio piccolo archivio.
Si tratta dello stemma di Mons. Francesco Beschi, Vescovo ausiliare di Brescia:
Immagine
Il blasone (mi guardo dal dir che sia facile... come mi son ripromesso):
D'argento, mantellato d'azzurro, alla croce patriarcale d'oro sormontata da una stella a cinque punte dello stesso.
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 5 febbraio 2008, 20:16

Per usare la terminologia della matematica, invertendo l'ordine dei termini...

...il blasone cambia poco, ma è più 8) calzante con la struttura dell'arma:

D'argento, alla croce patriarcale d'oro, sormontata da una stella a cinque punte dello stesso, mantellato d'azzurro.

Bene :D vale
Ultima modifica di fra' Eusanio da Ocre il mercoledì 6 febbraio 2008, 20:27, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda nicolad72 » martedì 5 febbraio 2008, 20:17

antonio p. v. g. ha scritto:
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Beh, prima o poi però qualcuno il testimone dovrà pur prenderlo...

:oops: Caro Frate, mio Maestro,
per il momento (e ancora per molto, molto tempo) mi accontento di esser tuo bone discipule, sperando di esserne sempre degno. :wink:

Ma vorrei ora postare per Nicola, che aprendo il topic ne ha fatto richiesta, l'ultimo stemma di un Vescovo ausiliare che è presente nel mio piccolo archivio.
Si tratta dello stemma di Mons. Francesco Beschi, Vescovo ausiliare di Brescia:
Immagine
Il blasone (mi guardo dal dir che sia facile... come mi son ripromesso):
D'argento, mantellato d'azzurro, alla croce patriarcale d'oro sormontata da una stella a cinque punte dello stesso.


E io, caro Antonio, ti ringrazio...

L'arma mi piace... mi par di ricordare che in qualche altra discussione fosse già stata proposta...

Non trovo esteticamente bello, invece, il punto di congiunzione tra i laccetti ed i fiocchi nel galero prelatizio... è troppo spigoloso... :wink:
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vescovi ausil

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » mercoledì 6 febbraio 2008, 8:58

Gentilissimi e cari Amici, l’araldica è cosa morta, dicono gli stolidi frequentatori di una società senza nerbo e senza ideali. Quanto ciò sia vero si vede chiaramente nelle quattro pagine vivificate dai quesiti e dalle erompenti discussioni che si sono accumulate in due giorni sotto il vento pressante della vitalità di Padre Eusanio, (ed ho capito solo ora quale metafora a me ignota si celasse negli accenni al bastone di corniolo: anche dalle mie parti si dice che le bacchette di corniolo servono a far trottare i ciuchi).
Grazie al Maestro per il suo delicato intervento nella discussione fra “dottori” (caro Don Antonio, “e la Gregoriana” che doveva seguire a “Lateranense” è partito regolarmente dal cervello ma si è arenato nel destrocherio), che tuttavia non ha definito il bellissimo blasone di S.E. Mons. Maniago il quale, solo Lui, potrà dare risposta a tutti i nostri quesiti.
Ma c’è di più. Il Sig. Guido 5, che mi sembra dare prova costante di una sempre arricchente positività, ha proposto l’anatomia dell’ala.
Semplicemente splendido! La vera “mano” dell’ala, sono le ossa estreme, quelle che manovrano le remiganti, mentre l’ala si solidarizza al corpo attraverso l’omero. Nel nostro stemma dobbiamo allora obbligatoriamente vedere ciò che bellissimamente Don Antonio definisce “trasformazione simbolico-artistica di una figura in una nuova, piuttosto che la creazione di una figura da altre due”: certo, Carissimi Amici, qui TUTTO il corpo viene riassunto nella sola mano in forza di una straordinaria sineddoche simbologica che unisce la volontà di dedicare tutti i pensieri (l’ala che trasporta nelle altitudini dello spirito) e tutto il corpo (la mano, sempre quella!) all’attività pastorale.
Qui, Reverendo Padre Eusanio, con imbarazzo Le chiedo di permettermi di dissentire sulla “mano d’aquila”, brutta formulazione che si ritiene di accettare perché in uso da tempo. Lei si è espressa in termini precisi circa la fantasia che in araldica vola in spazi suoi, ma non è detto che se in araldica qualsiasi cosa può esser buona, qualsiasi cosa sia buona in araldica. Creda al mio imbarazzo sincero nell’orientarmi verso una scelta non conforme al Suo magistero, ma l’espressione è linguisticamente brutta e concettualmente sgangherata: potremmo forse definire la nostra figura (ormai è diventata “nostra”) anziché limpidamente Mano Alata, “artiglio di uomo”? Mi sento confortato dal fatto che il Crollalanza, (vecchio e invecchiato quanto si vuole e a me poco congeniale anche se mi ha insegnato un’enormità di cose) il quale non fa il benché minimo accenno ad un lemma Mano d’Aquila. Neppure registra Artiglio d’Aquila, che viene solo citato nel blasonare l’arma Beccadelli. Non parliamo poi del Guelfi Camajani, per altri versi rispettabile studioso, il quale definisce la Mano d’Aquila “gamba”, cosa che gli avrebbe procurato un buon posto ne La Foire aux Cancres.
Mi è consentito un velocissimo passaggio sul blasone di S.E. Mons. Cuttitta? Pignoleria fine a se stessa? No: il blasone deve consentire all’artista di rendere una figurazione, una sola e non altre. La torre a scarpa al naturale, che io avrei preferito descrivere di pietra (Hänsel e Gretel forse avrebbero gradito “di marzapane”?), presenta dei vistosi beccatelli che si dovrebbero blasonare, ed è fondata su un gradone dello stesso.
Si annuncia una giornata di luce: scenda la Luce su ciascuno di noi.
Benedicamus Domino.
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Re: vescovi ausil

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 6 febbraio 2008, 14:17

Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Gentilissimi e cari Amici, l’araldica è cosa morta, dicono gli stolidi frequentatori di una società senza nerbo e senza ideali. Quanto ciò sia vero si vede chiaramente nelle quattro pagine vivificate dai quesiti e dalle erompenti discussioni che si sono accumulate in due giorni sotto il vento pressante della vitalità di Padre Eusanio, (ed ho capito solo ora quale metafora a me ignota si celasse negli accenni al bastone di corniolo: anche dalle mie parti si dice che le bacchette di corniolo servono a far trottare i ciuchi).

Come gli amatissimi, intelligentissimi "ciuchini" del forum ben sanno da tempo. :P

Grazie al Maestro per il suo delicato intervento nella discussione fra “dottori” (caro Don Antonio, “e la Gregoriana” che doveva seguire a “Lateranense” è partito regolarmente dal cervello ma si è arenato nel destrocherio), che tuttavia non ha definito il bellissimo blasone di S.E. Mons. Maniago il quale, solo Lui, potrà dare risposta a tutti i nostri quesiti.
Ma c’è di più. Il Sig. Guido 5, che mi sembra dare prova costante di una sempre arricchente positività, ha proposto l’anatomia dell’ala.
Semplicemente splendido! La vera “mano” dell’ala, sono le ossa estreme, quelle che manovrano le remiganti, mentre l’ala si solidarizza al corpo attraverso l’omero. Nel nostro stemma dobbiamo allora obbligatoriamente vedere ciò che bellissimamente Don Antonio definisce “trasformazione simbolico-artistica di una figura in una nuova, piuttosto che la creazione di una figura da altre due”: certo, Carissimi Amici, qui TUTTO il corpo viene riassunto nella sola mano in forza di una straordinaria sineddoche simbologica che unisce la volontà di dedicare tutti i pensieri (l’ala che trasporta nelle altitudini dello spirito) e tutto il corpo (la mano, sempre quella!) all’attività pastorale.
Qui, Reverendo Padre Eusanio, con imbarazzo Le chiedo di permettermi di dissentire sulla “mano d’aquila”, brutta formulazione che si ritiene di accettare perché in uso da tempo.
Lei si è espressa in termini precisi circa la fantasia che in araldica vola in spazi suoi, ma non è detto che se in araldica qualsiasi cosa può esser buona, qualsiasi cosa sia buona in araldica. Creda al mio imbarazzo sincero nell’orientarmi verso una scelta non conforme al Suo magistero, ma l’espressione è linguisticamente brutta e concettualmente sgangherata: potremmo forse definire la nostra figura (ormai è diventata “nostra”) anziché limpidamente Mano Alata, “artiglio di uomo”? Mi sento confortato dal fatto che il Crollalanza, (vecchio e invecchiato quanto si vuole e a me poco congeniale anche se mi ha insegnato un’enormità di cose) il quale non fa il benché minimo accenno ad un lemma Mano d’Aquila. Neppure registra Artiglio d’Aquila, che viene solo citato nel blasonare l’arma Beccadelli. Non parliamo poi del Guelfi Camajani, per altri versi rispettabile studioso, il quale definisce la Mano d’Aquila “gamba”, cosa che gli avrebbe procurato un buon posto ne La Foire aux Cancres.

Tu m'insegni che la locuzione conosce anche altre alternative: ad esempio, artiglio alato.
Rimedio, presumo, peggiore del male: giacchè dall'arte del blasone si passa al referto autoptico.
É innegabile che mano d'aquila sia traslato che traspone in poesia eufonica i sensi di placida, maestosa, rapida e rapinosa imponenza dell'imperatore fra i volatili.


Mi è consentito un velocissimo passaggio sul blasone di S.E. Mons. Cuttitta? Pignoleria fine a se stessa? No: il blasone deve consentire all’artista di rendere una figurazione, una sola e non altre. La torre a scarpa al naturale, che io avrei preferito descrivere di pietra

Pietra? O marmo? O pietra intonacata? :wink:

(Hänsel e Gretel forse avrebbero gradito “di marzapane”?), presenta dei vistosi beccatelli che si dovrebbero blasonare, ed è fondata su un gradone dello stesso.
Si annuncia una giornata di luce: scenda la Luce su ciascuno di noi.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare

Il discorso sulla torre spinge a parlare della differenza (non araldica, ma metodologica) fra il blasonare quel che il titolare vuole, o quel che l'artefice realizza.

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La mano alata

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 6 febbraio 2008, 20:07

Gentili signori, la figura oggetto della descrizione in corso è inedita: non ricordo di aver mai visto in un vero stemma (non ho alcuna esperienza di imprese ecclesiastiche recenti e quindi vi prego di non citarle) in cui figuri una mano umana con annessa ala, credo perciò che nel descriverla si debba usare, non il linguaggio araldico, ma quello di chi l'oggetto ha progettato, come del resto suggeriva in nostro Frate.
Nel linguaggio araldico, ahime, esiste la mano d'aquila, ma anche Guelfi Camaiani ci informa che può dirsi anche artiglio d'aquila, per fortuna...e non mi pare abbia perciò nulla a che fare con questa figura.
Due sintetiche domande: è ancora necessario rispolverare le "ombre di sole"? Possiamo evitarlo, dato che se il sole non fosse così, sarebbe figurato?
Non conosco proprio il termine araldico (?) "a piombo", che cosa significa? E "attraversanti sulla partizione" è tanto oscuro da richiedere ulteriori specificazioni? Un cordiale saluto. Silvia
PS: per chiarezza, il "nostro Frate" è Eusanio, ma dovrò modificare il mio linguaggio....
Silvia
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Re: La mano alata

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 6 febbraio 2008, 20:26

Sigillum1 ha scritto:Gentili signori, la figura oggetto della descrizione in corso è inedita: non ricordo di aver mai visto in un vero stemma (non ho alcuna esperienza di imprese ecclesiastiche recenti e quindi vi prego di non citarle) in cui figuri una mano umana con annessa ala, credo perciò che nel descriverla si debba usare, non il linguaggio araldico, ma quello di chi l'oggetto ha progettato, come del resto suggeriva in nostro Frate.

Se per "Frate" intendi quello vecchio, egli suggeriva innanzitutto di conoscere i desiderata del titolare dell'arma, per poi cercare col linguaggio araldico il modo meno peggiore di descrivere l'inedita figura.

Nel linguaggio araldico, ahime,

Il vecchio frate ha ancora molto da imparare, ma fra quel poco che ritiene di sapere è il modo in cui inter-ligere i termini araldici.
Usando non solo la razionalità del pensiero logico.
Ma anche la calorosità del valenza simbolica.


esiste la mano d'aquila, ma anche Guelfi Camaiani ci informa che può dirsi anche artiglio d'aquila, per fortuna...e non mi pare abbia perciò nulla a che fare con questa figura. Due sintetiche domande: è ancora necessario rispolverare le "ombre di sole"? Possiamo evitarlo, dato che se il sole non fosse così, sarebbe figurato?

Il sole è di solito figurato, al contrario (ad esempio) del crescente che solo a volte lo è.
Le più rade eccezioni trovano questa locuzione a descriverle.
Razionalmente è illogico che il sole abbia un'ombra.
Simbolicamente è locuzione affascinante, col suo dire che un sole araldico privo di tratti somatici ne è l'"ombra".


Non conosco proprio il termine araldico (?) "a piombo", che cosa significa?

Si usa (ad esempio) quando più figure, allineate fra loro secondo direzioni inclinate, sono singolarmente poste in parallelo all'asse verticale del campo.
"A piombo", insomma, e non "storte".


E "attraversanti sulla partizione" è tanto oscuro da richiedere ulteriori specificazioni?

Secondo il vecchio frate, non è oscuro affatto...

...ma forse qui non :oops: ho capito la domanda...

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Re: La mano alata

Messaggioda Guido5 » mercoledì 6 febbraio 2008, 20:42

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:"A piombo", insomma, e non "storte"

... vale a dire "in palo"?

Ciao a tutti!
Guido5
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Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 6 febbraio 2008, 22:08

Caro Fra' Eusanio, il nostro frate sei tu...col tempo adeguerò il mio linguaggio alla presenza di altri frati e pure di "don"...e la tua prima osservazione era, a mio avviso, giusta: queste immagini sono, forse, non ne so nulla, raffinate imprese, descrivibili correttamente attraverso il linguaggio di altri frati e dei don, i quali, sempre a mio modestissimo avviso, potrebbero, insieme a te, scrivere per i cultori un manuale sul tema, che sarebbe estremamente interessante per una miglior conoscenza della iconografia vescovile e delle consuetudini emblematiche del clero.
E dunque, caro frate, se uno scudo è, poniamo tagliato, tre stelle che descriviamo attraversanti sulla linea di partizione e dell'uno nell'altro (pardon, in questo caso, mi sembra, tu ci insegni, dall'uno all'altro), sono correttamente descritte senza piombi? (Purtroppo confesso di non aver capito la tua spiegazione, ma neanche Guido, mi pare).
Quanto all'ombra di sole, temo di dover confessare una scarsa propensione per le attitudini poetiche del linguaggio araldico, è probabilmente un mio limite, e confermo la mia proposta. Un cordiale saluti a voi tutti. Silvia
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vescovi ausil

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » giovedì 7 febbraio 2008, 7:41

Caro Padre Eusanio, non ho alcun problema ad essere annoverato fra i ciuchi, anche se, secondo quanto io uso nei confronti del prossimo, mi sento più disposto ad offrire la barbozza ad una carezza che la groppa al bastone: ma la fronte ancora segnata dalla cenere di ieri mi fa accogliere qualsiasi valutazione possa paternamente venire da Lei. In araldica so di non contare nulla, ma ho letto tantissimo, ho guardato moltissimo ed ho cercato di documentarmi e affinarmi: poiché l’araldica non è conoscenza ispirata, non saprei come avrei potuto fare diversamente.

Lei dice:T"u m'insegni che la locuzione conosce anche altre alternative: ad esempio, artiglio alato. Rimedio, presumo, peggiore del male: giacchè dall'arte del blasone si passa al referto autoptico. É innegabile che mano d'aquila sia traslato che traspone in poesia eufonica i sensi di placida, maestosa, rapida e rapinosa imponenza dell'imperatore fra i volatili".
Mi consenta di non amare la “mano d’aquila” e, al di là dell’ispirata serie di aggettivi in lode di quel traslato e il salto di carriera del volatile e senza permettermi di oppormi alle Sua preferenze, di esprimere il mio gradimento per l’ “artiglio alato” (quello che appunto il Crollalanza usa nell’arma Beccadelli che citavo). Del quale non riesco a vedere l’aspetto autoptico: nel suo nome? Non vedo molta differenza nominale, nella fattispecie, tra mano e artiglio e per quale motivo l’una sia poesia e l’altro anatomia. C’è forse tanfo di dissezione cadaverica anche per la “mano alata” di Mons. Maniago o per il cherubino o il serafino i quali sono anch’essi degli assemblaggi anatomici? Si sentirebbe puzzo di officina per l’elmo o per lo sperone alato, di cantiere edile per la torre alata, di cappellificio per il petaso di Mercurio?
Tutti i linguaggi professionali soffrono di una specificità talvolta ermetica, talvolta ridicola e anche l’araldica, ma Lei lo sa assai meglio di me, è percorsa da locuzioni e termini ora significativamente espressivi, ora imaginifici, ora ripresi malamente da altre lingue, o inventati di sana pianta o volutamente rivestiti di mistero attraverso l’uso di pseudosimbolismi da mal di fegato o attraverso la distorsione dei significati, cose che si ritrovano anche nella poesia ma che nell’araldica moderna (sempre che si voglia modernizzarla, e ce n’è tanto bisogno, trascinandola fuori dai fumi che l’hanno avvolta per secoli) non si possono più accettare.

Pietra? O marmo? O pietra intonacata?
Noto la Sua contrarietà nell’ammettere la preferenza che esprimevo a proposito della torre nello stemma di Mons. Cuttitta, proponendo “di pietra” anziché “al naturale”. Mi ero permesso tanto, non pensando di suscitare la Sua riprovazione, per due motivi. 1°) “al naturale” risulta al mio sentire relativamente impreciso: una torre di tipo medievale può essere di mattone oppure di pietra, ben difficilmente
di altri materiali; 2°) lo smalto della torre nello stemma in questione arieggia assai più alla pietra che ad altro materiale.
Accolgo come esemplare del sarcasmo che Lei ama mettere nelle Sue discussioni la questione del possibile materiale di rivestimento che, se identificabile nel disegno dello stemma, è obbligatorio blasonare, diversamente la confina nelle discutibili eleganze dei sofismi.
È, in ultimo, la Sua sottile e ripetuta attenzione alla precisione assoluta nel blasonare, ogni volta da Lei giustamente riproposta nel guidare i partecipanti al Forum e da me fortemente sentita, che mi ha fatto segnalare la presenza dei beccatelli e del gradone, che a mio sommesso parere, andavano blasonati.
Sempre grato, Reverendo Padre, per l’impegno che Lei profonde nel trasmettere la Sua esperienza ai moltissimi fra i quali ambisco annoverarmi anch’io, accolga il mio filiale saluto in Cristo.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare

Ps. Vedo, nell’accedere al Forum, una richiesta inviata ieri sera dalla Gentile Silvia. Non mi permetto di intromettermi essendo il quesito indirizzato direttamente al Maestro. Le risposte sono quanto mai semplici, anche per le stelle. Per le stelle! gentile studiosa, il Suo interesse è davvero confortante. E che il Cielo, stelle o non stelle, La protegga sempre.
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A piombo...

Messaggioda Sigillum1 » giovedì 7 febbraio 2008, 12:41

Caro fra' Eusanio, sono un vero ciuco...distratta delle mani alate non ho osservato bene i gigli...chiedo venia, i gigli sono in posizione verticale e dunque qualcosa di ciò deve essere detto; intanto mi scuso, sfodera pure il corniolo...
A fra' Cesare invece...Non ho alcun interesse particolare per le stelle, e la mia osservazione iniziale era ovviamente rivolta anche a lei, ed era al suo forbito linguaggio che mi riferivo, osservando che le descrizioni che proponete per l'emblematica vescovile sono incompatibili, a mio modesto avviso, con il linguaggio araldico, anche se questi oggetti si ispirano largamente all'Araldica e richiedono perciò, per descriverli, anche l'intervento di un araldista.
Il caso della mano alata è davvero illuminante: la sua proposta di usare questo termine è ragionevole e correttamente descrittiva dell'oggetto, ma lei deve specificare che non sta utilizzando la terminologia araldica, altrimenti chi la legge penserà ad un artiglio alato...
Su questo mi piacerebbe acquisire l'opinione di tutti i frati e anche dei don, nonchè di chiunque abbia voglia di partecipare.
Un cordiale saluto. Silva
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Messaggioda Giorgio Aldrighetti » giovedì 7 febbraio 2008, 16:18

Mi permetto proporre lo stemma episcopale di mons. Beniamino Pizziol, vescovo titolare di Cittanova e vescovo eletto ausiliare del Patriarcato di Venezia, che verrà consacrato domenica 24 febbraio nella basilica cattedrale di san Marco in Venezia.
La blasonatura porta: D’argento alla stella di otto punte, di rosso, accompagnata in punta da tre ancore, poste 2, 1, la prima d’azzurro, la seconda di verde, la terza di rosso; al capo di san Marco: di rosso al leone passante, alato e nimbato, movente dalla partizione, tenente con la zampa anteriore destra il libro aperto recante le parole nella prima facciata, in quattro righe, PAX TIBI MARCE, nella seconda facciata, similmente in quattro righe, EVANGELISTA MEUS, il tutto d’oro, con la scritta in lettere maiuscole romane di nero.
Lo scudo, accollato ad una croce astile d’oro, è timbrato da un cappello di verde, con cordoni e nappe dello stesso, in numero di dodici, disposte sei per parte, in tre ordini di 1, 2, 3.
Sotto lo scudo, nella lista bifida e svolazzante d’argento, il motto in lettere maiuscole di nero: “DEUS CARITAS EST”.
Giorgio
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Re: Il nostro frate

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 7 febbraio 2008, 22:11

Sigillum1 ha scritto:Caro Fra' Eusanio, il nostro frate sei tu...col tempo adeguerò il mio linguaggio alla presenza di altri frati e pure di "don"...e la tua prima osservazione era, a mio avviso, giusta: queste immagini sono, forse, non ne so nulla, raffinate imprese, descrivibili correttamente attraverso il linguaggio di altri frati e dei don, i quali, sempre a mio modestissimo avviso, potrebbero, insieme a te, scrivere per i cultori un manuale sul tema, che sarebbe estremamente interessante per una miglior conoscenza della iconografia vescovile e delle consuetudini emblematiche del clero.
E dunque, caro frate, se uno scudo è, poniamo tagliato, tre stelle che descriviamo attraversanti sulla linea di partizione e dell'uno nell'altro (pardon, in questo caso, mi sembra, tu ci insegni, dall'uno all'altro), sono correttamente descritte senza piombi?

...i Piombi veri erano le carceri veneziane... :wink:

(Purtroppo confesso di non aver capito la tua spiegazione, ma neanche Guido, mi pare).

No, Guido ha afferrato il concetto, visto che posti in palo è locuzione da alcuni utilizzata in alternativa a posti a piombo.
E spero che ora il precedente tentativo di spiegazione sia chiarito.


Quanto all'ombra di sole, temo di dover confessare una scarsa propensione per le attitudini poetiche del linguaggio araldico,

Peccato.
Pazienza.


è probabilmente un mio limite, e confermo la mia proposta. Un cordiale saluti a voi tutti. Silvia

La "solare" locuzione araldica ha un parallelo in lingua quando, vedendo una persona fisicamente assai malconcia rispetto al passato, gli si dice che è l'ombra di sè stesso... :wink:

...altro traslato, altra (a suo modo) poesia...

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Ohibò

Messaggioda Fritz » giovedì 7 febbraio 2008, 22:20

Ohibò :)
Fritz
 

Mano d'aquila

Messaggioda Fritz » giovedì 7 febbraio 2008, 22:26

Ho appena trovato una mano d'aquila piemontese e ora me la bocciate? :(
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