Mcs ha scritto:
ti risulta che vi siano stemmi che si riferiscono chiaramente ad uno (o ad ognuno) di questi personaggi negli archivi cartacei, nei dipinti, nei paramenti, nelle lapidi ecc.?
Nella sacrestia della Collegiata di S. Michele a Bagnacavallo esiste una tavola con la cronotassi degli arcipreti e dei canonici raffigurati con i propri stemmi; la stessa notizia è riportata nel topic dedicato alla famiglia Minguzzi, come riportato di seguito:
Giorgio Minguzzi ha scritto:
Detto ciò, per pura combinazione, trovo nella sacrestia della parrocchia di Bagnacavallo lo stesso stemma (vedi foto) appartenuto ad un canonico coadiutore di nome Giovanni Minguzzi (anno 1832).
All'interno di questa tavola sono raffigurati gli stemmi del canonico Lodovico e del canonico Domenico Bagnoli menzionati; l'arma è quella della famiglia Bagnoli già descritta, con l'aggiunta di una fascia celeste tra i 2 campi, che, se ricordo bene, è presente anche in diversi altri stemmi della stessa fonte (un qualche tipo di distinzione?), l'utilizzo del bianco, al posto dell'argento per le bande, le stelle di Lodovico nere a differenza di quelle di Domenico di colore oro.
La cosa interessante è che tutti gli stemmi presentano in punta 2 rametti (penso di ulivo) incrociati, e sono sormontati da una coroncina, eccetto le armi degli arcipreti che portano un galero con 6 nappe per lato, di colore nero.
Di seguito riporto per darvi l'idea lo stemma postato da Giorgio Minguzzi nel topic ricordato.

Ora, il canonico Domenico porta una coroncina a 5 punte, come quella sopra, il canonico Lodovico invece ne porta una a 7 punte: devo verificare, esaminando in loco, e ovviamente riproducendo gli stemmi di tale tabella (in modo da poterli postare), se la differenza nel numero di punte è connessa con il tipo di canonicato assunto (normale o curato).
Se così fosse confermato, vi chiedo se siete a conoscenza, e potete quindi fornirmi informazioni, circa l'uso di coroncine per rappresentare cariche ecclesiastiche.
Penso comunque che quanto sopra riportato possa essere poco utile alla nostra discussione, dal momento che la fonte, siamo a metà del XIX° secolo, è posteriore al periodo della ceramica in questione, e presenta una certa uniformità nel rappresentare gli stemmi.
Per quel che riguarda l'attribuzione dello stemma del nostro manufatto, segnalo invece l'arma della famiglia forlivese degli Orsi, che era d'azzurro a 3 pali d'oro sormontati da tre stelle d'oro in capo; quando un ramo della famiglia si unì ad un altra importante casata forlivese, dando origine agli Orsi Mangelli, questi inserirono gli stemmi delle due famiglie in uno scudo partito: il partito Orsi era d'azzurro a tre bande d'oro, col capo d'azzurro a 3 stelle d'oro male ordinate.
Anche in questo caso, però, le regole araldiche sarebbero state disattese dal maestro ceramista relativamente ai colori, avendo questi invertito l'oro delle bande con l'azzurro; per quel che riguarda la disposizione delle stelle, ritengo che il "male ordinate" degli Orsi Mangelli fosse dovuto, un pò come nella nostra ceramica, ad esigenze grafiche, legate al restringimento del campo, in seguito all'unione dell'arma Mangelli, in modo da non doverle rappresentare troppo piccole "in fascia": a riprova l'arma degli Orsi le disponeva "in fascia".
Per quel che riguarda la partizione dello scudo nella nostra ceramica, sembrerebbe, ma vado ad occhio, che il campo contenente le stelle sia più corto di quello contenente le bande, avvalorando così la presenza di un "capo": ma anche in questo caso il ceramista avrebbe disatteso le regole araldiche non mantenendo le esatte proporzioni di 1/3 dello scudo, come, sempre ad occhio, mi sembra evidente; inoltre se anche ci trovassimo di fronte ad un tentativo di "capo", rimando alla discussione del topic "Capo araldico ghibellino?"
Da principiante in materia araldica e da assoluto profano in materia di storia e tecnologia della ceramica, mi trovo concorde con quanto asserito da
Frà Eusanio da Ocre ha scritto:
Nel caso della ceramica, poi, è esperienza comune che gli smalti araldici venissero sovente disattesi, dato che (con una certa qual ragione da parte loro, vista anche la scarsa o nulla possibilità di "ripensamenti esecutivi in corso d'opera") gli artigiani ritenevano più facile ed importante attenersi alle globali forme estetiche dello stemma da realizzare, piuttosto che al dettato tecnico-blasonico dello stesso.
A questo punto, dato che, fino a prova contraria, ovviamente, ritengo che non vi siano altre famiglie in area romagnola e limitrofa, ad alzare una arma simile, eccetto i Bagnoli e gli Orsi appunto, la partita per l'esatta e certa attribuzione del proprietario del manufatto, si gioca sul galero: gli ecclesiastici Bagnoli del periodo in oggetto sono già stati evidenziati, proviamo a cercare tra quelli della famiglia Orsi (penso che abbia dato anche dei vescovi- ?-)
Un saluto a tutti,
Luca Bagnoli.
perdentis non possum, placidus didignor, bagnoli ego sum.