Cara M. Cristina, alla luce di quanto sopra hai ragione, per carità, non mi interessa averla per forza, si stanno solo scambiando opinioni..
Ma io insisterei nel dire che, in qualsiasi contesto (come si può contestualizzare questo manufatto rispetto ad un altro: località? Funzione? Epigrafi presenti? Ma questo ovviamente va da sé...

)o rappresentazione artistica, e specialmente in presenza di un artista come tu lo definisci "raffinato e attento nei dettagli" e molto sensibile, il marmo uguale indica identico colore e le sfumature diverse della pietra sono utilizzate come dettagli tecnici per indicare una particolare incidenza della luce nell’oggetto, o la rappresentazione della profondità, non un altro colore.
E qui si utilizza (come detto sopra anche da fra' Eusanio) lo stesso marmo rosso, a prescindere dalle sfumature, per lo stemma e per il galero.
Questi sono dati oggettivi e non mie convinzioni.
Che poi il galero abbia il numero dei fiocchi di un Prelato di fiocchetto, anziché di un cardinale, e l'epigrafe conferma che il titolare dello stemma avesse questa dignità, allora dobbiamo rivedere il giudizio su questo artista: o è poco accorto nel rappresentare ciò che gli richiede la committenza (nella fattispecie realizza un galero rosso cardinalizio per un Prelato di fiocchetto), oppure, ed è ancora più grave per un marmorario del XX sec., disconosce l'esistenza di marmi diversi da questa breccia rossa che utilizza!!
Scusatemi per l'insistenza, e per le probabili
eresie che ho potuto scrivere nel "contesto" ecclesiastico o araldico, ma quando si parla di marmi e di marmorari, anche se del XX secolo, non

resisto...
Ciao a tutti
M.
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)