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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 23 ottobre 2007, 19:39

Lucio81 ha scritto:Scusate ma ognitanto mi piace condividere qualche opinione! :wink:

Anche a noi, carissimo... :wink:

...siamo qui apposta! :lol:

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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 23 ottobre 2007, 19:47

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
antonio p. v. g. ha scritto:Ho provato a parlar di una scritta di nero IN PRIN-CIPIO in due righe, ma per la preziosa "regola" della brevità, forse quelle due righe si possono omettere.

Certo!

Scritto così, il trattino di separazione è pleonasmo del "due righe"... :wink:

Allora, senza troppi goniometri o altri strumenti di precisione, potrebbe andar bene la lettura che avevo dato precedentemente a questa. :P
Vale a dire:
D'argento, al libro aperto e caricato sulle pagine delle scritte di nero IN PRIN-CIPIO a destra e AMEN a sinistra in basso, foderato di rosso... (?)
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 23 ottobre 2007, 19:59

antonio p. v. g. ha scritto:Allora, senza troppi goniometri o altri strumenti di precisione, potrebbe andar bene la lettura che avevo dato precedentemente a questa. :P Vale a dire:
D'argento, al libro aperto e caricato sulle pagine delle scritte di nero IN PRIN-CIPIO a destra e AMEN a sinistra in basso, foderato di rosso... (?)

Buono, direbbe il vecchio frate. :wink:

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Messaggioda FML » giovedì 25 ottobre 2007, 0:02

Cara Maria Cristina,

cosa ha portato il nuovo vescovo di Brescia, S.E. Mons. Luciano Monari, a preferire la figura del "pane spezzato" (chiaro riferimento eucaristico) in luogo di quello integro del vecchio stemma (tra l'altro :roll: posto in modo araldicamente eterodosso in prospettiva - al pari del libro 8) - e non in prospetto)?

Cordialmente,
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Messaggioda San Marco » giovedì 25 ottobre 2007, 0:15

Grazie per la precisazione, a me totalmente sconosciuta, che il trattino di separazione è pleonasmo del "due righe"... (naturalmente in questo contesto).
Ma se lo dice il Fra' è cosa buona e giusta.
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Messaggioda mcs » giovedì 25 ottobre 2007, 8:38

Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:Cara Maria Cristina,

cosa ha portato il nuovo vescovo di Brescia, S.E. Mons. Luciano Monari, a preferire la figura del "pane spezzato" (chiaro riferimento eucaristico) in luogo di quello integro del vecchio stemma (tra l'altro :roll: posto in modo araldicamente eterodosso in prospettiva - al pari del libro 8) - e non in prospetto)?

Cordialmente,
Ferrante


La scelta del pane spezzato è stata fatta per sottolineare l'intento della condivisione, concetto che Sua Eccellenza ha ribadito come primario anche all'inizio dell'omelia durante la funzione del suo insediamento.
Il modo di rappresentare il pane e il libro così come li vedete, è stata una proposta della sottoscritta, immediatamente accolta; ciò che è stato più ostico definire, sono le scritte nelle pagine così come le vedete...

mcs

P.S. per caso... :roll: ...anche tu caro Ferrante sai qualcosa sulle difficoltà che si incontrano nel concepimento di uno stemma vescovile :| ...soprattutto per quanto riguarda "le scritte"?!?
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Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 25 ottobre 2007, 14:55

mcs ha scritto:La scelta del pane spezzato è stata fatta per sottolineare l'intento della condivisione, concetto che Sua Eccellenza ha ribadito come primario anche all'inizio dell'omelia durante la funzione del suo insediamento.
Il modo di rappresentare il pane e il libro così come li vedete, è stata una proposta della sottoscritta, immediatamente accolta; ciò che è stato più ostico definire, sono le scritte nelle pagine così come le vedete...

Una bellissima sintesi tra il riferimento eucaristico di cui parlava il caro Ferrante e l'idea della condivisione che tu, cara Maria Cristina ci confermi esser stata chiaramente desiderata da Sua Eccellenza per il suo stemma, è presente in un noto testo degli Atti degli Apostoli. Nel Libro è descritta come in un sommario la vita della comunità cristiana primitiva: "Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2,42). Il senso di quella "unione fraterna" (gr. koinonia), messa in stretto collegamento con il gesto sacramentale della fractio panis, è poi esplicitato poco dopo nei termini espliciti (fino forse a idealizzare) di una comunione dei beni tra i credenti (2,44; cf 4,32).

Quanto alla disposizione delle scritte sulle pagine, certo colpisce la posizione dell'AMEN a sinistra in basso. Credo sia ragionevole pensare che si volesse così sottolineare in qualche modo il ruolo di chiusura che questa parola svolge alla fine del canone biblico, come già abbiamo ricordato.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 25 ottobre 2007, 17:05

mcs ha scritto:Il modo di rappresentare il pane e il libro così come li vedete, è stata una proposta della sottoscritta, immediatamente accolta;

...del resto, tu ci insegni, se il pane spezzato fosse stato disegnato "di taglio" e non "dall'alto", sarebbe divenuto identificabile solo con gran fatica...

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Messaggioda mcs » venerdì 26 ottobre 2007, 0:17

Il pane. tra l'altro, quando lo si spezza è "naturale" che venga spezzato in senso verticale :) : provate a figurarvi il gesto :P !

Per quanto sta scritto sulle pagine aperte del Vangelo, vi riporto il passaggio tratto direttamente "dall'esegesi dello stemma":
“In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum” ovvero: “In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio”. Così inizia la il Vangelo dell’evangelista Giovanni Il Verbo, ovvero Dio, il principio di tutte le cose.
Amen è la parola usata da Gesù nel Nuovo Testamento quando, per introdurre principi fondamentali, li faceva precedere dalla parola Amen, a significare: “In verità vi dico; Ciò che dico è vero e certo”. Usata anche alla fine delle preghiere liturgiche, Amen assume nel nostro caso la valenza della fine delle cose: “In Principio, Amen – Inizio e Fine”.


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Messaggioda FML » venerdì 26 ottobre 2007, 23:56

mcs ha scritto:per caso....:roll: sai qualcosa sulle difficoltà che si incontrano nel concepimento di uno stemma vescovile :| ...soprattutto per quanto riguarda "le scritte"?!?

Carissima Maria Cristina,

personalmente ritengo che in araldica un "libro aperto" non debba essere necessariamente scritto, soprattutto quando si tratta di Bibbia (o Vangelo).
In questo specifico caso, infatti, penso che sia veramente troppo riduttivo limitarsi ad una sola frase...anche in considerazione del fatto che, viste le limitate dimensioni, quanto scritto risulti praticamente illeggibile.
Per il "Libro dei libri" meglio il consueto (e leggibilissimo) uso delle cristologiche lettere dell'Apocalisse.
E poi, per la citazione di una singola frase, eventualmente, esiste il cartiglio con il motto.

Mi piacciono molto anche i "libri chiusi" e "affibiati"....ma non nel caso dei Testi Sacri (:D sempre aperti!).

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Messaggioda Antonio Pompili » sabato 27 ottobre 2007, 0:15

Aspetta, caro Ferrante...

Anche io preferisco il libro aperto come rappresentazione araldica dei Testi Sacri. Un libro aperto ha un impatto comunicativo molto maggiore di un libro chiuso. Anche al di fuori dell'araldica un libro chiuso serve a poco. Come sopramobile al massimo. :wink:

Ma c'è un caso in araldica (e nell'iconografia in generale) di libro chiuso - e stiamo parlando di un libro che indica inequivocabilmente i Testi Sacri - da sette sigilli sul quale è adagiato l'agnello pasquale che non è niente male... (lo ammetto... 8) è un discorso di parte!). Se il libro aperto sottolinea che quel messaggio è per tutti, il libro dei sette sigilli sottolinea che Uno solo è l'interprete vero di quel messaggio. Due simbolismi egualmente profondi e apprezzabili.

Quanto alle lettere A e Ω dell'Apocalisse anch'io le prediligo. Ma non mi dispiace una scelta così personale come quella del Vescovo di Brescia. In fondo stiamo sempre parlando di un inizio e una fine, considerate le precise parole scelte da Sua Eccellenza. Mi sembra a riguardo che la cara Maria Cristina abbia omesso di riportare poco sopra l'ultima frase dell'esegesi del nostro simbolo (che si può ritrovare sul sito della Diocesi lombarda già segnalato). Mi permetto di farlo ora io: “In principio” sono le prime parole della Bibbia; “Amen” è l’ultima. Credo che queste parole, "In principio" e "Amen", non meno della prima e dell'ultima lettera dell'alfabero greco possano far capire cosa può rappresentare quel libro.

Del resto, amico mio, come faremmo, guardando un libro aperto su uno stemma, a dire di aver davanti una Bibbia se non per il fatto che vi leggiamo sopra qualche cosa che corrisponde al messaggio della Sacra Scrittura? :wink:

Senza togliere che tranne per pochi casi inequivocabili come questo, in cui si può prendere in considerazione la possibilità di parlare esplicitamente di Bibbia, in sede di blasonatura è forse sempre meglio parlare di libro. :)
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Messaggioda FML » sabato 27 ottobre 2007, 15:08

Caro Antonio, come hai giustamente osservato, un discorso a parte merita la raffigurazione rivelata negli scritti dell'Apocalisse, del libro chiuso da sette sigilli sul quale è adagiato l'agnello pasquale.

Più genericamente, ribadisco il parere assolutamente personale espresso nell'intervento precedente in merito alle rappresentazioni araldiche della Bibbia e dei libri in genere.
A tal proposito evidenzio un passaggio :wink: fondamentale di quanto già scritto:

Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:Per il "Libro dei libri" meglio il consueto (e leggibilissimo) uso delle cristologiche lettere dell'Apocalisse.

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Messaggioda mcs » sabato 27 ottobre 2007, 16:37

Gent.mi :P ,

considerando questo bellissimo scambio di opinioni, vorrei sottoporvi un'altro passaggio svoltosi durante il concepimento dello stemma in questione: fino all'ultimo si è dibattuto sulla scritta in questione, poichè la si è preferita a quella inizialmente pensata "BERESHIT AMEN"...come commentate?

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Messaggioda Antonio Pompili » sabato 27 ottobre 2007, 16:50

Cosa dirti, carissima?
Io amo l'ebraico (biblico) avendolo studiato per i titoli accademici in Scienze Bibliche (anche se forse, quando avevo a che fare con questa lingua tra i banchi universitari non la amavo così tanto... :? come tutte le cose che uno studia non solo per passione ma soprattutto in vista di esami).
Ma certo la scritta "BERESHIT AMEN" non sarebbe stata comprensibile per tutti. Per questo forse non si tratta della scelta che andava preferita. Tuttavia a parte questa difficoltà - comunque superabile con le appropriate spiegazioni di corredo allo stemma - l'uso dell'ebraico avrebbe portato un altro limite.
Avrebbe limitato il senso che ha voluto dare Sua Eccellenza a quel libro e alla frase su esso scritta. Così tradotta in italiano quell'espressione, "in principio" (così è pure in latino) può far riferimento tanto all'inizio del Prologo (Gv 1,1-18 ) con cui si apre il Vangelo di Giovanni (con tutta la ricchezza teologica che la parola greca archè, "principio", ha per il Quarto Vangelo e, sia pure con sfumature diverse, per il Vangelo di Marco e per gli Atti degli Apostoli), quanto all'inzio del libro della Genesi e quindi all'apertura di tutto il canone biblico.
L'uso del termine ebraico invece non avrebbe lasciato spazio ad altre interpretazioni: avrebbe indicato solo l'inizio della Genesi (e quindi di tutta la Bibbia). Giovanni, con la sua teologia del Logos (la Parola) preesistente e divino, sarebbe rimasto fuori gioco... :wink:
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 28 ottobre 2007, 17:29

antonio p. v. g. ha scritto:Senza togliere che tranne per pochi casi inequivocabili come questo, in cui si può prendere in considerazione la possibilità di parlare esplicitamente di Bibbia, in sede di blasonatura è forse sempre meglio parlare di libro. :)

Il vecchio frate condivide in pieno quest'affermazione.

A specificare blasonicamente il genere del libro, in ogni caso (non solo per gli stemmi ecclesiastici) possono concorrere gli eventuali contenuti in esso leggibili.

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