Stemma di prelato

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » venerdì 31 ottobre 2008, 6:36

Gent.mi tutti :P ,

mi permetto di aggiungere alle vostre edotte disquisizioni, un mio pensiero in merito al manufatto in questione

L.M.E Bagnoli ha scritto:Immagine



innanzitutto, disponendo di un'immagine in bianco e nero, risulta difficile comprenderne i colori; di sicuro, però, possiamo notare le "differenze grafiche" tra lo stemma ivi riprodotto e quello che si suppone possa essere :? : oltre alle tre stelle male ordinate invece che in fascia come ha già puntualmente fatto notare Guido :D , il campo che le contiene è "bianco" e direi che è piuttosto improbabile che possa trattarsi del blu che invece troviamo nell'arma ipotizzata... infine, direi che qui ci troviamo più facilmente di fronte ad un d'argento a tre bande di rosso che non ad un rosso a tre bande d'argento :| ...a meno che il figulo non abbia totalmente ribaltato i colori dell'arma, ma, sinceramente, trovo questa ipotesi decisamente improbabile!
In seconda analisi, posso dire che tale decorazione chiamata a peducci, era spesso realizzata in monocolore con il blu di cobalto e molto raramente in pluricromia... :roll: ...
E la terza cosa che andrebbe appurata è la datazione: parlando del XVIII secolo, potrebbe trattarsi per assurdo anche del 1701: per essere un pò più precisi, occorrerebbe conoscere se esiste una sigla nel retro dell'alzata e le date in cui hanno operato i tre prelati menzionati da Luca Bagnoli :P !

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 31 ottobre 2008, 11:11

Un occhio esperto e allenato come il tuo in materia di simili manufatti non poteva che cogliere subito certi utili elementi, carissima. :P
Il miglior complemento a quanto si è finora detto (anche come ragionamento più ampio per affrontare questioni del genere in futuro) ai fini di una possibile identificazione del titolare dello stemma riprodotto, o quanto meno per il raggiungimento di una utile pista di indagine.
Sicuramente io ho imparato una cosa che non sapevo riguardo la particolare tecnica con cui è stata realizzata la decorazione di questa alzata. :wink:
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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » venerdì 31 ottobre 2008, 11:18

Carissimo :P ,

ti ringrazio per i complimenti, ma... :shock: ...non serviva un occhio molto allenato per notare le differenze di cromie tra lo stemma del piatto e quello ipotizzato :lol: !
Bastava un banale raffronto :wink: ...

mcs :D
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Re: Stemma di prelato

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 31 ottobre 2008, 14:13

mcs ha scritto:di sicuro, però, possiamo notare le "differenze grafiche" tra lo stemma ivi riprodotto e quello che si suppone possa essere :? : oltre alle tre stelle male ordinate invece che in fascia

Modifica che l'artigiano esecutore potrebbe aver apportato estemporaneamente e solo per assecondare la posizione delle figure alla forma dello scudo, in specifico alla tondeggiante porzione superiore del suo bordo.

a meno che il figulo non abbia totalmente ribaltato i colori dell'arma, ma, sinceramente, trovo questa ipotesi decisamente improbabile!
In seconda analisi, posso dire che tale decorazione chiamata a peducci, era spesso realizzata in monocolore con il blu di cobalto e molto raramente in pluricromia... :roll: ...

Nessun artigiano che pitturi in monocromia ha la materiale possibilità di realizzare come si deve uno stemma dotato di almeno tre smalti.

Per forza di cose!

Nel caso della ceramica, poi, è esperienza comune che gli smalti araldici venissero sovente disattesi, dato che (con una certa qual ragione da parte loro, vista anche la scarsa o nulla possibilità di "ripensamenti esecutivi in corso d'opera") gli artigiani ritenevano più facile ed importante attenersi alle globali forme estetiche dello stemma da realizzare, piuttosto che al dettato tecnico-blasonico dello stesso.

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » venerdì 31 ottobre 2008, 17:15

Gent.mo :P ,

non so a quali ceramiche ti riferisci :? e occorrerebbe parlare di esempi precisi, ma anche dipingendo in monocromia e avendo tre smalti da diversificare, il tono più scuro viene ragionevolmente utilizzato per rappresentare il colore più "forte", una velatura più chiara il colore intermedio e il campo lasciato del colore dello smalto del manufatto (soventemente maiolica bianca) è quello più "chiaro".
Diventa quindi estremamente improbabile che il campo bianco su cui si trovano stelle, dovesse rappresentare intenzionalmente il "blu".

Non va dimenticato, inoltre, che trattandosi di una maiolica faentina, il livello di conoscenze araldiche e la consuetudine di realizzare dei manufatti con stemmi da parte dei figuli locali, era davvero elevata; e non voglio assolutamente essere campanilista in queste affermazioni, ma chiuque conosce la storia della ceramica, sa che nel periodo a cui ci stiamo riferendo, Faenza primeggiava in quest'arte proprio con le tipologie del compendiario e di tutte quelle decorazioni (peduccio compreso) che servivano "da cornice" per i manufatti araldici :D .

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Nel caso della ceramica, poi, è esperienza comune che gli smalti araldici venissero sovente disattesi, dato che (con una certa qual ragione da parte loro, vista anche la scarsa o nulla possibilità di "ripensamenti esecutivi in corso d'opera") gli artigiani ritenevano più facile ed importante attenersi alle globali forme estetiche dello stemma da realizzare, piuttosto che al dettato tecnico-blasonico dello stesso.


Mi permetto di dire che non è che gli smati araldici venissero disattesi, si tratta semplicemente di conoscere i materiali utilizzati nei diversi periodi storici contestualizzati all'area geografica di riferimento...capisco che questo sia un concetto piuttosto difficile da comprendere senza fare degli esempi pratici, ma se posso essere certa di una cosa, è che trattandosi di ceramica, siamo nel campo della chimica e come tale, una scienza esatta ...ma che dà infinite varianti al variare di uno solo dei suoi elementi o della sua percentuale contenuta in essa :wink: !

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 31 ottobre 2008, 17:44

mcs ha scritto:Gent.mo :P , non so a quali ceramiche ti riferisci :? e occorrerebbe parlare di esempi precisi, ma anche dipingendo in monocromia e avendo tre smalti da diversificare, il tono più scuro viene ragionevolmente utilizzato per rappresentare il colore più "forte", una velatura più chiara il colore intermedio e il campo lasciato del colore dello smalto del manufatto (soventemente maiolica bianca) è quello più "chiaro".

Parlare di "esempi precisi", come giustamente auspicato, diviene difficile quando l'indeterminatezza è insita nell'oggetto del discorso.
In parole povere: la "forza" di un colore sugli altri non è concetto universalmente condiviso, nel tempo e nello spazio.
E, come sopra, il "colore intermedio" non è sempre il medesimo.
E il colore più "chiaro" qui è l'argento, lì è l'oro, altrove è un altro...


Diventa quindi estremamente improbabile che il campo bianco su cui si trovano stelle, dovesse rappresentare intenzionalmente il "blu".

Si potrebbe obiettare che l'artigiano avrebbe ben potuto riempire interamente il campo in questione col blu di cobalto, lasciando bianche le stelle...
...ma il vecchio frate ritiene logico e comprensibile che difficilmente un qualsiasi artigiano avrebbe "perso il suo tempo" a far tutto ciò.


Non va dimenticato, inoltre, che trattandosi di una maiolica faentina, il livello di conoscenze araldiche e la consuetudine di realizzare dei manufatti con stemmi da parte dei figuli locali, era davvero elevata; e non voglio assolutamente essere campanilista in queste affermazioni, ma chiuque conosce la storia della ceramica, sa che nel periodo a cui ci stiamo riferendo, Faenza primeggiava in quest'arte proprio con le tipologie del compendiario e di tutte quelle decorazioni (peduccio compreso) che servivano "da cornice" per i manufatti araldici :D .

Sul periodo in questione hai probabilmente ragione (fermi restando tutti i "distinguo" di cui sopra), ma ciò non toglie che i faentini Manfredi videro il loro peraltro semplice stemma ampiamente "svisato" su ceramiche tre-quattrocentesche che (se memoria non inganna il vecchio frate, e correggilo se sbaglia) erano prodotte nella madrepatria della famiglia...

Mi permetto di dire che non è che gli smati araldici venissero disattesi, si tratta semplicemente di conoscere i materiali utilizzati nei diversi periodi storici contestualizzati all'area geografica di riferimento...capisco che questo sia un concetto piuttosto difficile da comprendere senza fare degli esempi pratici, ma se posso essere certa di una cosa, è che trattandosi di ceramica, siamo nel campo della chimica e come tale, una scienza esatta ...ma che dà infinite varianti al variare di uno solo dei suoi elementi o della sua percentuale contenuta in essa :wink: !
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La chimica è scienza esatta.

L'araldica, in particolare sulla tavolozza cromatica utilizzata, anche.

La ceramica (prima del diffuso utilizzo dei pigmenti sintetici, che oggi permettono a chi dipinge su ceramica di riprodurre al meglio ogni tinta) usava la prima per rendere l'idea della seconda.

E questo è un oggettivo handicap allo studio dell'araldica sulla ceramica antica, che (è appena il caso di ricordare) doveva riprodurre stemmi in gran maggioranza composti da alternanza geometrica di tinte quasi tutte estranee all'uso ceramico del tempo.

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » venerdì 31 ottobre 2008, 18:20

Gent.mo :P ,

quando ti riferisci alle stemmi trecenteschi dei Manfredi dici bene, ma si trattava appunto del trecento, quando per decorare venivano utilizzati solo l'ossido di rame e quello di manganese;infatti, in questo periodo (e non solo a Faenza) le ceramiche le trovi dipinte in verde brillante tendente al turchese (colore dato dal rame) o in bruno scuro tendente al violaceo (colore dato dal manganese); lo stemma dei Manfredi risultava quindi essere inquartato di nero e del "bianco" dello smalto ceramico (argento). Il capo d'Angiò veniva realizzato con i gigli neri sul campo biano dello smalto.
Ma già all'inizio del quattrocento, la tavolozza cromatica si arricchì di altri colori. E le maioliche stemmate non erano già più solo oggetti d'uso quotidiano, ma un vero e proprio status...e i figuli non pensavano certo di "perdere tempo": erano maestri maiolicari edotti e tenuti in grandissima considerazione da tutti, al punto che godevano di molti privilegi (e doveri) sanciti dagli statuti manfrediani.

Lo studio dell'araldica sulla ceramica antica è certamente complesso, soprattutto perchè chi si occupa di araldica non ha conoscenze approfondite di ceramica e viceversa; non va dimenticato che la ceramica viene "cotta" con un procedimento che può causare ulteriori variabili nelle colorazioni pur utilizzando i medesimi ossidi: non si tratta nemmeno oggi di pigmenti sintetici...solo elementi naturali che fondendo alla temperatura di 920° C. circa, si combinano tra di loro e si fissano per sempre nello strato vetroso che ricopre la terracotta :D .

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 31 ottobre 2008, 18:40

mcs ha scritto:Gent.mo :P , quando ti riferisci alle stemmi trecenteschi dei Manfredi dici bene, ma si trattava appunto del trecento, quando per decorare venivano utilizzati solo l'ossido di rame e quello di manganese;infatti, in questo periodo (e non solo a Faenza) le ceramiche le trovi dipinte in verde brillante tendente al turchese (colore dato dal rame) o in bruno scuro tendente al violaceo (colore dato dal manganese); lo stemma dei Manfredi risultava quindi essere inquartato di nero e del "bianco" dello smalto ceramico (argento). Il capo d'Angiò veniva realizzato con i gigli neri sul campo biano dello smalto.

E con due gigli, anzichè tre.

Ma già all'inizio del quattrocento, la tavolozza cromatica si arricchì di altri colori.

Tranne il rosso, se non sbaglio.
Colore araldico di frequente uso.


E le maioliche stemmate non erano già più solo oggetti d'uso quotidiano, ma un vero e proprio status...e i figuli non pensavano certo di "perdere tempo": erano maestri maiolicari edotti e tenuti in grandissima considerazione da tutti, al punto che godevano di molti privilegi (e doveri) sanciti dagli statuti manfrediani.
Lo studio dell'araldica sulla ceramica antica è certamente complesso, soprattutto perchè chi si occupa di araldica non ha conoscenze approfondite di ceramica e viceversa; non va dimenticato che la ceramica viene "cotta" con un procedimento che può causare ulteriori variabili nelle colorazioni pur utilizzando i medesimi ossidi: non si tratta nemmeno oggi di pigmenti sintetici...solo elementi naturali che fondendo alla temperatura di 920° C. circa, si combinano tra di loro e si fissano per sempre nello strato vetroso che ricopre la terracotta :D .
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Bastassero le certezze della chimica per dipanare le oggettive difficoltà di lettura araldica già accennate in precedenza... :roll:

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda FML » sabato 1 novembre 2008, 0:06

L.M.E Bagnoli ha scritto:ho bisogno del vostro parere in merito ad uno stemma, che compare al centro di una alzata, in ceramica faentina, del XVIII° secolo, conservata presso il Museo Medievale di Bologna, pubblicata in “Ceramiche occidentali del Museo Medievale di Bologna”, di Carmen Ravanelli Guidotti, Bologna 1985.
L'autrice non ha attribuito l'arma, presente sul manufatto, ad alcuna famiglia, mentre parlando del cappello ecclesiastico, lo ha definito cardinalizio.

Gentilissimo Luca Bagnoli,
al fine di verificare gli smalti che contraddistinguono il manufatto araldico in questione ed effettuarne, così, un'analisi migliore, perchè non si concede una visita al museo bolognese presso il quale la ceramica è custodita (se questo non le fosse possibile, in alternativa potrebbe contattare il centro documentazione e tentare di ottenere un'immagine a colori)?

Cordiali saluti.

Ferrante
Ultima modifica di FML il sabato 1 novembre 2008, 0:36, modificato 1 volta in totale.
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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » sabato 1 novembre 2008, 0:31

Gent.mo :P ,

infatti anticamente il rosso vero e proprio si ebbe solo con il grandissimo mastro Giorgio da Gubbio e la tecnica del lustro, quindi in un periodo diverso e in una località distante da quella presa in esame...ma anche in questo caso si tratta di un colore ottenuto con l'ossido di rame, ma in ambiente riducente, ossia una cottura che nella fase di discesa della temperatura (o durante una terza cottura detta anche terzo fuoco) viene resa "povera di ossigeno" tramite l'inserimento nella camera di cottura di materiali organici (ad es. ossa o unghie di cavallo nel passato :( ), così da trasformare il tono da verde-turchese in rosso...ma qui andiamo a finire in una lezione di tecnologia ceramica e non mi pare il caso di continuare a tediare nessuno :? !
Tornando alle maioliche "normali", per il rosso potevano essere usati colori a base di ossido di ferro o di manganese: nel primo caso si ha una colorazione arancio-mattone e nel secondo una più bordeaux-violacea (dei bellissimi esempi li abbiamo riscontrati negli stemmi delle maioliche robbiane durante la Visita Guidata al Bargello o nei gigli fiorentini che a Firenze si trovano un pò ovunque). Lo scegliere di usare l'uno piuttosto che l'altro era spesso fatta proprio in base al numero di smalti di uno stemma, oppure dai colori caratteristici di una derminata decorazione :D .

Per cercare di concludere l'arcano, non bastano "le certezze della chimica per dipanare le oggettive difficoltà di lettura araldica già accennate in precedenza"...ma unite alle conoscenze ceramologiche ed a quelle araldiche, si può tentare di avvicinarsi molto alla soluzione :wink: !

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 3 novembre 2008, 16:08

mcs ha scritto:Gent.mo :P , infatti anticamente il rosso vero e proprio si ebbe solo con il grandissimo mastro Giorgio da Gubbio e la tecnica del lustro, quindi in un periodo diverso e in una località distante da quella presa in esame...ma anche in questo caso si tratta di un colore ottenuto con l'ossido di rame, ma in ambiente riducente, ossia una cottura che nella fase di discesa della temperatura (o durante una terza cottura detta anche terzo fuoco) viene resa "povera di ossigeno" tramite l'inserimento nella camera di cottura di materiali organici (ad es. ossa o unghie di cavallo nel passato :( ), così da trasformare il tono da verde-turchese in rosso...ma qui andiamo a finire in una lezione di tecnologia ceramica e non mi pare il caso di continuare a tediare nessuno :? !
Tornando alle maioliche "normali", per il rosso potevano essere usati colori a base di ossido di ferro o di manganese: nel primo caso si ha una colorazione arancio-mattone e nel secondo una più bordeaux-violacea (dei bellissimi esempi li abbiamo riscontrati negli stemmi delle maioliche robbiane durante la Visita Guidata al Bargello o nei gigli fiorentini che a Firenze si trovano un pò ovunque). Lo scegliere di usare l'uno piuttosto che l'altro era spesso fatta proprio in base al numero di smalti di uno stemma, oppure dai colori caratteristici di una derminata decorazione :D .
Per cercare di concludere l'arcano, non bastano "le certezze della chimica per dipanare le oggettive difficoltà di lettura araldica già accennate in precedenza"...ma unite alle conoscenze ceramologiche ed a quelle araldiche, si può tentare di avvicinarsi molto alla soluzione :wink: !
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Tutto ciò conferma e ribadisce che (malgrado ogni nostro pur volenteroso sforzo) la ceramica, nell'ambito delle varie fonti medievali dell'araldica, non può purtroppo venir annoverata fra le più puntuali.

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda L.M.E Bagnoli » lunedì 3 novembre 2008, 20:03

al fine di verificare gli smalti che contraddistinguono il manufatto araldico in questione ed effettuarne, così, un'analisi migliore, perchè non si concede una visita al museo bolognese presso il quale la ceramica è custodita (se questo non le fosse possibile, in alternativa potrebbe contattare il centro documentazione e tentare di ottenere un'immagine a colori)?

Gentilissimi,
ho reperito, e tale quale la riporto, la descrizione del manufatto in questione, dal testo ricordato:

"CERAMICHE OCCIDENTALI DEL MUSEO CIVICO MEDIEVALE DI BOLOGNA – Il Settecento Faenza

230. Coppa liscia su alto piede (“alzata”).
Diam. cm. 35,6; h. cm. 6.
Maiolica.
Faenza, inizio secolo XVIII.
Recto: al centro è dipinto uno scudo con stemma composto da 3 bande sormontate da 3 stelle; sopra lo scudo, cappello cardinalizio legato da nastri con fiocchi pendenti ai lati; all’orlo, giro “a peducci”.
Dip.: in turchino e bruno (cappello e fiocchi).
Verso: superficie smaltata.
Cons.: scheggiature dello smalto sull’orlo.
Inv.: n. 1037."

E la terza cosa che andrebbe appurata è la datazione: parlando del XVIII secolo, potrebbe trattarsi per assurdo anche del 1701: per essere un pò più precisi, occorrerebbe conoscere se esiste una sigla nel retro dell'alzata e le date in cui hanno operato i tre prelati menzionati da Luca Bagnoli !


Riporto di seguito le date relative ai 3 ecclesiastici ricordati:
Giovanni Battista 1695-prima 1766: 1724 cappellano arcipretale;
Lodovico 1704-1789: 1733 cappellano curato dell'arciprete; 1735 rettore beneficio Bagnoli; 1741 canonico coadiutore del canonico curato del corno sinistro; 1752 canonico curato del corno sinistro;
Domenico 1717-1772: 1743 canonico.

Un saluto a tutti,
Luca Bagnoli
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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » lunedì 3 novembre 2008, 22:10

Gent.mo fra’ Eusanio :P ,

è un’affermazione un po’ strana per un maestro come te che fa dell’insegnamento la sua arte e che con pazienza e a piccole dosi, un passo dopo l’altro riesci ad erudire i tuoi discipule :D
Come l’araldica, anche la ceramica ha “i suoi codici”: la conoscenza anche in questo campo è fatta di tempo :| , passione :2: ed esercizio :? !
Sostenere che “tutto ciò conferma e ribadisce che (malgrado ogni nostro pur volenteroso sforzo) la ceramica, nell'ambito delle varie fonti medievali dell'araldica, non può purtroppo venir annoverata fra le più puntuali”, non è da te :shock: !
Se mi dici che vi sono pochi studi specifici o che è raro trovare appassionati di entrambe queste materie (l’araldica e la ceramica), mi trovi pienamente d’accordo, ma questo non vuol dire che come fonte i manufatti ceramici siano meno attendibili di altri, solo più sconosciuti (che è ben diverso :wink: !): su legno i colori metallici si ossidano, sulla pietra (soprattutto se tenera) le partizioni e le figure si sgretolano perdendone la definizione, gli affreschi si scrostano e l’umidità li stinge, i tessuti si consumano, ecc. eppure sono tutte forme d’arte dalle quali si può apprendere che cos’era l’araldica in epoca medievale…la ceramica ha il grosso difetto di rompersi, ma contemporaneamente ha il pregio di non subire variazioni sostanziali nel tempo, nemmeno se è stata sepolta sotto terra o immersa nell’acqua per secoli.
E in tutte le tipologie di materiali, si possono trovare manufatti più o meno attendibili…ma questo non dipende dalla tipologia in sé, ma da molti altri fattori. Ad es., una famiglia con disponibilità economiche elevate, poteva molto comprensibilmente permettersi opere realizzate dal miglior maestro del luogo, quella con scarse disponibilità, manufatti più modesti (quindi meno pregiati o fatti da artigiani alle “prime armi”); se un signore molto ricco abitava vicino a Firenze, aveva più possibilità di trovare artigiani esperti di araldica (ed altro ancora) di uno che abitava in un remoto cucuzzolo anche se risiedeva sempre in Toscana :D !

Se serve, posso fornirti una bibliografia con testi molto utili per l’approfondimento di quest’arte in epoca medievale, con differenziazioni riguardanti i maggiori centri ceramici e suddivisioni geografiche; oppure potrei prestartene qualcuno dei miei o…pensi che l’abate del tuo convento potrebbe darti il permesso per seguire un corso full immersion di ceramica medievale che si terrà in un laboratorio di mia conoscenza la prossima settimana :P ?!?

mcs
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Re: Stemma di prelato

Messaggioda mcs » lunedì 3 novembre 2008, 22:24

Gent.mo Luca :P ,

L.M.E Bagnoli ha scritto:- Giovanni Battista, cappellano arcipretale della Pieve di S. Pietro in Silvis di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Lodovico, fratello del precedente, canonico del corno sinistro di S. Michele di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Domenico, canonico di S. Michele di Bagnacavallo.


ti risulta che vi siano stemmi che si riferiscono chiaramente ad uno (o ad ognuno) di questi personaggi negli archivi cartacei, nei dipinti, nei paramenti, nelle lapidi ecc.?

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Re: Stemma di prelato

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 4 novembre 2008, 14:29

mcs ha scritto:Gent.mo fra’ Eusanio :P , è un’affermazione un po’ strana per un maestro come te che fa dell’insegnamento la sua arte e che con pazienza e a piccole dosi, un passo dopo l’altro riesci ad erudire i tuoi discipule :D

...su, ora :roll: esageri...
...sai meglio di chiunque altro che nessun discipule può venir erudito, se non lo :twisted: vuole lui medesimo...


Come l’araldica, anche la ceramica ha “i suoi codici”: la conoscenza anche in questo campo è fatta di tempo :| , passione :2: ed esercizio :? !

...e di gente mossa dal desiderio di 8) davvero condividere le proprie conoscenze...
...soprattutto attraverso il confronto pacato e sereno :mrgreen: con quelle altrui...


Sostenere che “tutto ciò conferma e ribadisce che (malgrado ogni nostro pur volenteroso sforzo) la ceramica, nell'ambito delle varie fonti medievali dell'araldica, non può purtroppo venir annoverata fra le più puntuali”, non è da te :shock: !
Se mi dici che vi sono pochi studi specifici o che è raro trovare appassionati di entrambe queste materie (l’araldica e la ceramica), mi trovi pienamente d’accordo, ma questo non vuol dire che come fonte i manufatti ceramici siano meno attendibili di altri, solo più sconosciuti (che è ben diverso :wink: !): su legno i colori metallici si ossidano, sulla pietra (soprattutto se tenera) le partizioni e le figure si sgretolano perdendone la definizione, gli affreschi si scrostano e l’umidità li stinge, i tessuti si consumano, ecc. eppure sono tutte forme d’arte dalle quali si può apprendere che cos’era l’araldica in epoca medievale…la ceramica ha il grosso difetto di rompersi, ma contemporaneamente ha il pregio di non subire variazioni sostanziali nel tempo, nemmeno se è stata sepolta sotto terra o immersa nell’acqua per secoli.
E in tutte le tipologie di materiali, si possono trovare manufatti più o meno attendibili…ma questo non dipende dalla tipologia in sé, ma da molti altri fattori. Ad es., una famiglia con disponibilità economiche elevate, poteva molto comprensibilmente permettersi opere realizzate dal miglior maestro del luogo, quella con scarse disponibilità, manufatti più modesti (quindi meno pregiati o fatti da artigiani alle “prime armi”); se un signore molto ricco abitava vicino a Firenze, aveva più possibilità di trovare artigiani esperti di araldica (ed altro ancora) di uno che abitava in un remoto cucuzzolo anche se risiedeva sempre in Toscana :D !
Se serve, posso fornirti una bibliografia con testi molto utili per l’approfondimento di quest’arte in epoca medievale, con differenziazioni riguardanti i maggiori centri ceramici e suddivisioni geografiche; oppure potrei prestartene qualcuno dei miei o…pensi che l’abate del tuo convento potrebbe darti il permesso per seguire un corso full immersion di ceramica medievale che si terrà in un laboratorio di mia conoscenza la prossima settimana :P ?!?
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Il vecchio frate è commosso dalla premura!

Non credeva, alla sua :oops: veneranda età, d'ancora trovare :roll: Maestri disposti ad ammannirgli con disinteresse le perle del proprio :P ampio Sapere, onde trovare scampo dall'abisso :evil: di nequizie araldiche in cui questo vecchio :4: ognor più sprofonda.

Però il vecchio frate, pur accettando con :P gioia il tuo invito, si vede costretto a :( declinarlo.

Egli ha :1: tanti difetti, come da te appena (e :D giustamente) sottolineato, ma non ritiene di essere :| un egoista.

Quindi non vuole tenere per sè tutti i :P grani di saggezza ceramico-chimico-manual-stilistica che gli offri con :P tanta :P amabile :P piacevolezza.

E per questo ricorda innanzitutto :wink: a sè stesso che in questo forum esiste un apposito spazio chiamato Bibliografia, ove si può (si :?: deve?) indicare a beneficio di tutti :| i frequentatori gli estremi di testi utili per le nostre materie di studio.

Ed, a tale scopo, il vecchio frate ha giust'ora aperto un nuovo topic
viewtopic.php?f=7&t=7851
dove indica alcuni testi a lui noti, e dove spera che i giovani Maestri che :) affollano questo forum indichino libri veramente e chiaramente esaustivi nel dipanare gli ahinoi :oops: molti e variegati problemi che le ceramiche antiche pongon all'esatta interpretazione araldica, e che aiutino a trovare risposte ai quesiti qui sopra posti dal vecchio frate (ed a cui finora :roll: nessuno ha avuto tempo e/o modo di replicare puntualmente).

Bene :D vale

PS: il vecchio frate ha :evil: molti difetti, ma non è un 8) ingrato, e desidera :P ricambiare.
Egli ha in animo di organizzare nello scriptorium un corso di araldica dedicato ai ceramisti.
Chissà se gli darai l'onore di frequentarlo!
Dopo, forse riuscirai finalmente a completare (ad esempio) questo topic da anni :oops: rimasto senza repliche:
viewtopic.php?f=7&t=1271
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fra' Eusanio da Ocre
 
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