Sì, in effetti i Malatesti (o Malatesta che dir si voglia) nonostante un'origine ghibellina passarono ben presto dalla parte guelfa, più per convenienza oserei dire che per altro. Questo potrebbe essere valido per il ramo principale della famiglia, mentre alcuni rami collaterali mantennero una più lunga (e travagliata) tradizione ghibellina. Certo, considerando l'epoca del capitello ci si riferisce al periodo di Malatesta da Verucchio e ancor più a quello dei figli che lo aiutarono nella lenta e graduale presa di potere a Rimini (Giovanni Ischancatus, Malatestino dall'Occhio e soprattutto Pandolfo e i figli di lui, mentre Paolo, avendo acquisito la contea di Ghiaggiolo, mantenne sempre un profilo pù basso e defilato rispetto alle vicende riminesi).
Per quanto riguarda la croce come simbolo di Rimini, e più nel dettaglio
una croce d'argento caricata di una croce rossa diminuita, essa risale ad un periodo più tardo, precisamente all'epoca della Bolla Sipontina (1509) con cui venivano ristabiliti a Rimini gli antichi privilegi. Venne concessa alla città dal Pontefice Giulio II.
L'emblema araldico di Rimini libero Comune fu l'Arco d'Augusto associato al Ponte di Tiberio, come attestato da alcuni sigilli medioevali; l'esempio seguente è tratto dalle
Memorie istoriche di Rimino e de' suoi signori artatamente scritte ad illustrare la zecca, e la moneta riminese di Francesco Gaetano Battaglini:
Nello stemma comunale attuale (la cui approvazione risale al 1930) trovano posto entrambi gli emblemi in due distinte partizioni.
Infine, tra i molteplici santi venuti in contatto con Rimini, al momento non ricordo se vi fosse un cavaliere. San Gaudenzo, patrono della città, era vescovo, i santi Marino e Leone erano scalpellini. Proverò a fare qualche ricerca.
un saluto

Luca