Stemma famiglia Uzeda

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Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda conrad64pd » lunedì 24 novembre 2008, 20:19

Carissimi amici,
in questi giorni sulle rete Uno della Rai viene trasmesso il film " I vicerè", tratto dal romanzo omonimo di Federico De Roberto. In una delle scene compare lo stemma della Famiglia Uzeda. Cercando su internet non sono riuscito a trovare una qualsiasi immagine che riproducesse lo stemma, o meglio non ho trovato nessuno stemma degli Uzeda. Posso concludere che il blasone che appare nel film( scudo diviso in quattro parti blu e rosse alternate, con una stella cometa in una della 4 sezioni - è una descrizione sommaria non sono riuscito ad asservarlo bene perchè le immagini sono sempre in movimento) sia opera di fantasia? Che ne dite amici?

Saluti

Corrado Portelli
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 24 novembre 2008, 20:23

conrad64pd ha scritto:scudo diviso in quattro parti blu e rosse alternate, con una stella cometa in una della 4 sezioni

Un :wink: "blasone" :wink: come questo può far immediatamente pensare alle principali componenti dello stemma (vero) della famiglia Torlonia...

Bene :D vale
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda MMT » lunedì 24 novembre 2008, 21:19

In realtà non è esistita storicamente una famiglia Uzeda di Francalanza, De Roberto si inspirò ai Paternò Castello, e precisamente alla figura del politico e diplomatico Antonio Paternò Castello marchese di San Giuliano, per il personaggio di Consalvo Uzeda di Francalanza.
In realtà la fiction non ha ripreso bene il lato araldico semplificando lo stemma, notevolemente inquartato, degli Uzeda, descritto da donna Ferdinanda al nipote, nel capitolo V della prima parte del libro: "inquartato, al primo e al quarto partito, d'oro all'aquila di nero, linguata e armata di rosso, e fusato d'azzurro e d'argento; al secondo e terzo diviso, d'azzurro alla cometa d'argento e di nero al capriolo d'oro; sopra il tutto d'oro con quattro pali di rosso che è d'Aragona; lo scudo contornato da sei bandiere d'alleanza".

Si potrebbe vedere anche un richiamo araldico all'arme dei Paternò identico (tranne che nella banda d'azzurro attraversante) a quello d'Aragona.
Immagine
Per curiosità: nel XVII secolo è esistito un Principe d'Uzeda, credo si chiamasse Gian Francesco Paceco, che ricoprì la carica di vicerè.

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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda MMT » lunedì 24 novembre 2008, 21:32

Per curiosità riporto la storia dei Paternò tratta dal Mango nel suo Nobiliario di Sicilia:

Paternò.

Si vuole che la famiglia Paternò discenda dagli antichi signori di Embrun e che sia stata portata in Sicilia da un Roberto ai tempi del conte Ruggero. Non è possibile, per l’economia del nosro lavoro, dire di questa famiglia in quella larga misura che sarebbe richiesta dalle sue illustrazioni; dobbiamo quindi contentarci di dire brevemente dei suoi possedimenti feudali e di accennare ai principali personaggi di essa. Possedette i principati di Biscari, di Sperlinga; le ducee di Carcaci, Furnari, Palazzo, Paternò, Rocca Romana; i marchesati di Capizzi, S. Giuliano, Manchi, Sessa Toscano e le baronie di S. Alessi, Aragona, Cuba e Sparacogna, Alzacuda, Baglia e dogana di Milazzo, Baldi, Belmonte, Bicocca, Bidani, Biscari, Burgio, Capizzi, Castania, Cuchara, Cugno, Donna fugata, Gallitano, Gatta, Graneri, Imbaccari e Mirabella, Manchi di Belici, Manganelli di Catania, Marianopoli, Mirabella, Motta Camastra, Murgo, Officio di Mastro Notaro della Corte Capitaniale di Catania, Oxino, Placabaiana, Poiura, Porta di Randazzo, Pollicarini, Raddusa e Destri, Ramione, Salsetta, San Giuliano, Scala, Sciortavilla, Solazzi, Spedalotto, Terza parte della dogana di Catania, Toscano e Mandrile ecc. ecc. Tra i moltissimi individui, che illustrarono i diversi rami di questa famiglia (principi di Biscari, principi di Sperlinga Manganelli, duchi di Carcaci, marchesi di S. Giuliano, marchesi di Sessa, ecc. dei quali rami ci riesce impossibile dire distintamente, notiamo un Roberto signore di Buccheri; un Costantino (figlio del precedente) conte di Buccheri e di Partanna nel 1168; un Arrigo pretore di Palermo nel 1377-78; un Giovanni vicario generale in Siracusa nel 1393, gran camerario e reggente del Real Patrimonio e maestro razionale del Regno nel 1397; un Nicolò secreto e maestro procuratore di Catania nel 1398 e nel 1409; un Gualtiero, dottore in leggi, giudice della Gran Corte, consigliere regio nel 1409, ambasciatore al pontefice Martino V; un Benedetto senatore di Catania negli anni 1413-14, 1414-15, 1416-17, 1419-20-21, 1426-27; un Andrea Paternò e Castello senatore di Catania nel 1417-18, capitano di giustizia nell’anno 1425-26; un Antonio capitano di giustizia di detta città nel 1475-76; un Giovanni, paggio del Re, castellano del castello vecchio di Noto nel 1445; un Pietro, barone d’Aragona, patrizio di Catania negli anni 1454 e seguenti e strategoto di Messina negli anni 1449-50, 1467 a 1469; un Gurretta capitano di giustizia di Caltagirone nell’anno 1448-49; un Marco senatore di Palermo nel 1472-73; un Giovanni capitano di giustizia di Catania nell’anno 1495-96; un altro Giovanni capitano di giustizia di detta città nel 1550-51 e patrizio negli anni 1551-52, 1562-63, 1569-70; un Francesco capitano di giustizia nel 1498-99, 1506-7, patrizio nel 1500-501 ; un Alvaro patrizio negli anni 1499-500, 1505-6, 1512-13; un Sigismondo patrizio di Catania negli anni 1508-9, 1514-15, 1518-19; un Giovanni vescovo di Malta ed arcivescovo di Palermo nell’anno 1489 e presidente del regno negli anni 1494, 1506, 1509; un Luigi patrizio di Catania negli anni 1504-5, 1513-14, 1520-21: un Giovan Tommaso, giudice della Gran Corte nel 1510; un Giovan Francesco, barone di Raddusa, capitano di giustizia di Catania nel 1516-17; un Artale capitano di giustizia di Caltagirone nel 1537-38; un Baldassare capitano di giustizia di Catania nel 1547-48; un Giovanni, del fu Girolamo, patrizio di Catania nel 1554-55; un Girolamo Paternò, barone di Ramione, giurato di 1718-19, 1723-24, capitano di giustizia nell’anno 1721-22 e senatore nel 1725-26; un Giuseppe Maria Paternò Asmundo, aggregato alla mastra nobile di Catania a 8 luglio 1716 (con semplice annotazione per avere adottato il cognome di Asmundo e assunto le armi della famiglia di Consalvo Asmundo marchese di S. Giuliano), che fu giudice della Gran Corte Criminale nel 1730, 1736, della Corte Civile nel 1732, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1743, della Gran Corte nel 1748, presidente del Concistoro nel 1751, del Patrimonio nel 1761 e della Gran Corte nel 1770, ecc. e, con privilegio dato nel mese di luglio del 1756 esecutoriato a 28 dello stesso mese ed anno, ottenne il titolo di marchese, che, con privilegio del 28 novembre 1756, potè incardinare al predicato di Sessa; un Vincenzo Paternò e Castello, duca di Carcaci, ambasciatore del Senato di Catania a Vittorio Amedeo di Savoia, vicario generale del regno nel 1743; un Francesco Paternò e Colonna patrizio di Catania nel 1724-25; un Vincenzo Paternò e Trigona, barone di Raddusa, capitano di giustizia di detta città nel 1725-26; un Giuseppe Paternò e Riccioli, che tenne la stessa carica nell’anno 1726-27; un Benedetto Paternò Asmundo patrizio di Catania nel 1729-30; un Francesco Paternò e Amico, capitano di giustizia nel 1730-31 e patrizio nel 1736-37; un Orazio Paternò e Castello, marchese di S. Giuliano, capitano di giustizia di Catania nel 1732-33 e patrizio nel 1738-39; un Vincenzo Paternò Asmundo capitano di giustizia di Catania nel 1734-35; un Francesco Maria giudice della Gran Corte Civile negli anni 1735-36, 1747-48; un Mario Concetto Paternò Castello, duca di Carcaci, capitano di giustizia di Catania nel 1737-38 e patrizio nel 1741-42; un Luigi giudice della Gran Corte Criminale nell’anno 1739-40 e della Gran Corte Civile nel 1753-54; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, capitano di giustizia di Catania nel 1740-41; un Antonio Alvaro Paternò, barone di Manganelli, patrizio di Catania nel 1742-43; un Diego Paternò e Castelli, barone di S. Alessi, acatapano nobile di Catania nel 1743-44; un Giacomo Paternò e Scammacca, capitano di giustizia nel 1749-50 e patrizio nel 1752-53; un Ignazio Paternò e Castello, principe di Biscari, archeologo e letterato, che fondò in Catania l’accademia dei pastori Etnei e fu investito di Alminusa nel 1750; un Michele Paternò e Castello, barone di Bicocca, capitano di giustizia di Catania nel 1755-56 e patrizio nel 1758-59; un Francesco Maria Paternò, barone di Raddusa, giudice della Gran Corte Criminale negli anni 1758-59-60; un Giovan Battista, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte nel 1760, avvocato fiscale di detto tribunale nel 1766, del Real Patrimonio nel 1772, maestro razionale nel 1775, presidente del Concistoro nel 1779, della Gran Corte nel 1787, deputato del Regno nel 1786-1790; un Antonio giudice della Gran Corte nel 1764; un Antonino, marchese di San Giuliano, capitano di giustizia in Catania nel 1763 e patrizio nel 1768; un Vincenzo Paternò Castello e Rizzari sindaco di Catania nel 1765 e capitano di giustizia in detta città nel 1770; un Giuseppe Maria Paternò e Tedeschi, duca di Furnari, capitano di giustizia di Catania nel 1766, 1784; un Consalvo, secondo Marchese di Sessa, governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1771, 1775-76, 1780-81, 1783, senatore di Palermo nel 1783, cavaliere di Malta nell’anno 1771; un Gioacchino, barone di Sigona, senatore di Catania nel 1775-76, che a 25 febbraro 1775 fu riconosciuto regio cavaliere, come discendente da Orazio Paternò Castello, barone di Biscari; un Santo, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte Civile nell’anno 1788 e rettore dell’opera di Navarro in Palermo nel 1784; un Giovan Battista Paternò e Asmundo reggente in Napoli, presidente del Concistoro nel 1780; un Vincenzo Paternò Tedeschi, duca di Furnari, patrizio di Catania nel 1787-88 e 1791, senatore negli anni 1790, 1795, 1797; un Antonio, principe di Manganelli, duca del Palazzo, senatore di Palermo nel 1788-89; un Francesco Paternò Castello e Tedeschi proconservatore di Catania negli anni 1788-89, 1793, 1798, 1089; un barone Michele senatore di Catania nel 1798-99; un Vincenzo Paternò Castello e Morso, principe di Biscari, gentiluomo di camera nell’anno 1797; un Giovanni Francesco Paternò e Morso (fratello del precedente), regio custode delle antichità di Sicilia del Val di Noto e cavaliere Costantiniano; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, senatore di Catania nel 1812 e 1813 ecc. ecc. Oggi la famiglia è degnamente rappresentata, tra gli altri, da Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano e di Capizzi, ecc., già deputato al parlamento nazionale, ambasciatore di S.M. il Re d’Italia presso la Corte d’Inghilterra, ecc. ecc., senatore del Regno e ministro segretario di Stato per gli Affari Esteri, e da una delle più fulgide stelle del campo scientifico internazionale, decoro ed illustrazione del nome italico, dal primo chimico d’Italia, Emanuele Paternò (Asmundo Paternò) dei marchesi di Sessa, già sindaco di Palermo, ecc., professore di chimica nella R. Università di Roma, presidente del Consiglio Provinciale di Palermo, senatore del Regno e vice presidente del Senato, cavaliere dell’ordine Civile di Savoia, ecc. ecc. che, con Real Decreto di motu proprio del 2 marzo 1911, susseguito da RR. LL. PP. del 27 aprile dello stesso anno, ottenne la concessione del titolo di marchese, trasmissibile ai suoi discendenti maschi da maschi, in linea e per ordine di progenitura.Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro attraversante (marchesi del Toscano, principi di Sperlinga Manganelli, baroni di Donnafugata). Di rosso, a quattro pali d’oro, colla banda d’azzurro attraversante (Paternò del Cugno).Semipartito e troncato; al 1° d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’argento attraversante (Paternò); al 2° d’azzurro, al castello di tre torri d’oro (Castello); al 3° d’azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2 fra le sbarre ed una nell’angolo sinistro della punta, il tutto d’oro (Guttadauro) (duchi di Paternò).Partito di Paternò, ch’è d’oro a quattro pali di rosso, alla banda d’azzurro attraversante, e di Castello, ch’è d’azzurro al castello di tre torri, d’argento (principi di Biscari).Partito di Paternò, che è d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro, attraversante; e di Castello, che è d’azzurro al castello d’oro torricellato di tre pezzi, fondato sulla pianura erbosa al naturale (marchesi di S. Giuliano, duchi di Carcaci).
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda alfabravo » lunedì 24 novembre 2008, 23:03

Dai “Vicerè”

Gli stemmi erano l’opera del Mugnos, illustrata con le armi delle famiglie di cui il testo ragionava; e donna Ferdinanda passava intere giornate leggendola e commentandola al nipotino.
Gli aveva già fatto un piccolo corso di grammatica araldica, spiegandogli cosa volesse dire scudo partito e diviso, inquartato e soprattutto; mettendo il dito adunco sul rame che rappresentava quello di casa Uzeda gliene faceva ogni volta la descrizione perché la mandasse a memoria:
“Inquartato, al primo e al quarto partito, d’oro all’aquila nera, linguata e armata di rosso, e fusato d’azzurro e d’argento; al secondo e al terzo diviso, d’azzurro alla cometa d’argento e di nero al capriolo d’oro; sopra il tutto d’oro d’oro con quattro pali rossi che è d’Aragona; lo scudo contornato da sei bandiere d’alleanza”.
Poi gliene spiegava la formazione: la cometa voleva dire chiarezza di fama e di gloria; il capriolo rappresentava gli sproni del cavaliere. Lo stemma piccolo in mezzo al grande era quello dei Re aragonesi; gli Uzeda lo avevano ottenuto a poco a poco, non tutto in una volta: il primo palo al tempo di don Blasco II.
“Seruendo egli” la zitellona leggeva nel suo testo, “all’inuitto Re don Giaime nella gverra ch’hebbe col conte Vguetto di Narbona e coi Mori nell’acquifto di Maiorica, non n’hebbe remuneratione urvna, perilche ritiratofi dal Real ferviggio fenne andò coi fvoi al fuo Stato, et iui uedendo che il Re mandaua vna groffa fomma di denari alla Reina, con dvcento caualieri fuoi uaffalli in un celato paffo fi pvofe, et agvantando i real carriaggi gli tolse i denari e quanto di fopra portavano, mandando a dire al Re ch’era ivi obbligato di pagar prima i feviggi perfonali, e doppo fodiffar gli appetiti della Reina. ma fdegnatofi di qvefte attieni il Re moffe contra di Blafco graue guerra, che per l’interpofitione di molti baroni piaceuolmente fi distaccò, ed ottenne la baronia di Almeira nonché potestà di poter imporre alle fue Arme vn palo roffo d’Aragona”. La zitellona gongolava, leggendo quella storia, e dopo averla letta la ripeteva al nipotino con linguaggio meno fiorito perché egli ne intendesse meglio il senso: “Bel Re, quello, eh ? che si faceva servire dai suoi baroni e poi non voleva dar loro niente ! Ma la pensata di don Blasco Uzeda non fu più bella ? “ Ah, non date niente a me che ho combattuto per voi, e pensate invece a mandar regali alla Regina ? aspettate che vi accomodo io…”
La sua voce tremava di commozione nel ripetere la storia della rapina, e i suoi occhi furaci come quelli dell’antenato s’infiammavano della secolare cupidigia della vecchia razza spagnola dei Vicerè che avevano spogliato la Sicilia..
“E gli altri pali ?” domandava il principino, che pendeva dalle labbra della zia meglio che se gli raccontasse le fiabe di Betta Pelosa e della Mamma Draga.
La zitellona sfogliava rapidamente il libro e piombava sul passaggio cercato.
“A cagion di ciò auuenne ch’il predetto Gonzalo de Vzeda, effendo eccellente cacciatore, fv inuitato dal Re Carlo di andare a caccia nei bofchi fuoi, il quale inuito fv dal Gonzalo accettato, e mentre ognuno fi procacciaua e’l Re medefmo di fegvire i daini, cinghiali, e lepri, andò folo il Re appreffo vn groffo cinghiale, il quale astvtamente fi trattenne nel corfo, ma perché il cavallo del Re fvriofamente di fopra gli correua, nel paffar impedito da quello, cafcò con tvtto il Re in un in vn fafcio per terra, il qvale reftò con vna gamba di fotto di cavallo, uedendo ciò il cinghiale, f’auuentò fopra il Re per vcciderlo, il qvale per non hauerfi potvto disbrigare fi difendeva solamente con vn pugnale, e ne reftava fenz’altro morto fi non che auuendvtofi da lvnge Ponzalo del pericolo del fuo Re corfe per soccorrerlo, et al primo incontro vccise il cinghiale, e scendendo poi da cavallo, l’aivtò poi a forgere e’l fè montar fopra il fuo cavallo, e tvtta via il Re ringratiandolo e lodandolo il chiamò: “Bon figlio !” periche fvrono poi fempre i fignori di Vzeda chiamati dai Regi Siciliani col titolo di confangvinei, e portarono fovra l’arme l’Arme Regia di Aragona con tutti i suoi poteri, come in effetto al prefente fpiegano, dicendo anche il cronista madrileno: “Los seruicios de los Vzedas fveron tantos, y tan Buenos que por merced de los Reyes de Aragona hazian la mefmas armas que ellos:::”

Fin qui il testo del romanzo, ma appare chiaro che De Roberto conosceva bene Mugnos.
Nel III volume del “Teatro Genologico” si narra che Guglielmo e Giovannuzzo Partenò, nemici di Enrico VI di Hohenstaufen fuggirono in Aragona, si misero al servizio di re Alfonso II e per il loro valore militare, tra gli altri onori, ottennero per loro insegna propria l’arma d’Aragona (quattro pali rossi in campo d’oro) e in seguito Simone Paternò, al tempo di Giacomo I il Conquistatore vi aggiunse la banda azzurra.
L’episodio del cinghiale si trova quasi con le stesse parole nel I volume del “Teatro Genologico” ove si narra che Orazio Turingo (o Turingi) salvò la vita a Re Carlo in una battuta di caccia sul Vesuvio, il Re lo chiamò Bonfiglio, intendendo che si era comportato come un figlio verso il padre e così Orazio ebbe il permesso di mutare il suo cognome da Turingo (perché si riteneva essere la sua famiglia originaria della Turingia) in Bonfiglio. I suoi discendenti, baroni di Carmito, credo esistano ancora
Circa il fusato d’azzurro e d’argento, forse De Roberto si sarà ispirato alla famiglia Moncada e particolarmente al personaggio di Teodone detto Dapifero distintosi in Spagna nella guerra contro gli arabi. Blasco II Uzeda è famoso per aver combattuto in un passo di montagna e Teodone lo è per aver fatto tendere una catena per sbarrare agli arabi un passo montano e da qui il cognome Montecateno, poi Moncada, almeno come asseriscono Mugnos e Villabianca

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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Carfi » martedì 25 novembre 2008, 20:51

Confermo quanto scritto da MMT:
Per curiosità: nel XVII secolo è esistito un Principe d'Uzeda, credo si chiamasse Gian Francesco Paceco, che ricoprì la carica di vicerè.

Giovanni Francesco Paceco d'Uzeda fu il 124° Vicerè di Sicilia, con nomina del 12 giugno 1687.
Il suo incarico durò 9 anni.
Il primo vicerè ebbe l'incarico nel 1412 e l'ultimo (il 153°) nel 1863.
Con il trasferimento di Ferdinando III, l'età viceregia in Sicilia, si considera chiusa. In seguito furono nominati dei Luogotenenti o dei Dittatori,; l'ultimo di essi fu Antonio Mordini, Pro-Dittatore il 17 settembre 1860.

Da: Carfì, Vittoria Nobile, pag.32, cap.III, Vicerè, Presidenti, e Luogotenenti del Regno di Sicilia, ediz. Appennino Notizie, 2002.

A Catania, uscendo da Piazza Duomo, si passa sotto Porta Uzeda.

In quanto allo stemma dei Paternò (dall’arabo Batarnù) Castello, non dimentichiamoci, che ebbero diversi stemmi, il più famoso è quello con un Castello (Paternò Castello). Quello meglio utilizzato, (cito a memoria) è uno con un castello, con inquartato quello a bande, della foto sopra esposta. (Frà Eusanio, perdona e correggimi, nell’indicare la descrizione.
Lo stemma è visibile nel Castello di Acate (ex Biscari, RG) e nel Palazzo Biscari, in via Etnea a Catania.
Il bel salone cinematografico, molto più bello di quello di Palazzo Colonna a Roma, è quello del predetto Palazzo Biscari.

Cercherò di procurarmi lo stemma cinematografico degli Uzeda, visibile sulla carrozza.


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Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda andvent » mercoledì 26 novembre 2008, 17:19

Questo è il sito dei Grandi di Spagna con lo stemma della Famiglia UCEDA (che si pronuncia Uzeda)

http://www.grandesp.org.uk/historia/gzas/uceda.htm

si tratta del Duca di Lerma e Francisco de Sandoval Rojas y Borja, 5. marqués de Denia, 1. duque de Lerma, 1. marqués de Cea fu vicerè e sposò Catalina de la Cerda y Manuel de Portugal figlia di Don Juan de la Cerda Vicerè di Sicilia.

E qui invece ce ne è un'altro.....
http://heraldicahispana.com/ApA/aaappp. ... php&npds=0
Comunque nessuno dei due somiglia a quello descritto da De Roberto.
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda conrad64pd » mercoledì 26 novembre 2008, 20:20

Cari amici,
non so come ringraziarvi tutti! Le vostre risposte sono esaustive e complete. Sono molto soddisfatto. Non so come sdebitarmi.
Sono compiaciuto anche dal fatto che l'argomento abbia suscitato così tanto interesse.

Saluti

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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Lallo » mercoledì 26 novembre 2008, 22:25

Sempre parlando di fiction...vi ricordate Elisa di Rivombrosa? sappiamo che Rivombrosa non esiste...ma sono esistiti i conti Ristori?
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda alfabravo » giovedì 27 novembre 2008, 14:19

Spreti cita:
Ristori, nobili di Firenze
Ristori, patrizi di Cortona
Ristori, patrizi genovesi, marchesi di Casaleggio

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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Elassar » giovedì 27 novembre 2008, 16:18

Carfi ha scritto:Confermo quanto scritto da MMT:

In quanto allo stemma dei Paternò (dall’arabo Batarnù) Castello, non dimentichiamoci, che ebbero diversi stemmi, il più famoso è quello con un Castello (Paternò Castello).

Un ramo della Famiglia Paternò aggiunse nel 1578 al proprio cognome quello dei Castello in base a successione testamentaria tramite la quale ottenne la baronia di Biscari (secoli dopo elevata a principato), aggiungendo l'arma dei Castello alla propria.



Lo stemma è visibile ... nel Palazzo Biscari, in via Etnea a Catania.

Il palazzo Biscari non si trova in via Etnea, ma in via Museo Biscari. In via Etnea hanno sede altri palazzi appartenuti a Paternò Castello (es. Palazzo San Giuliano, Palazzo Massa) e Paternò (es. Palazzo del Toscano). In zona ci sono altri palazzi (es. Palazzo Manganelli, Palazzo Bicocca) dei Paternò e dei Paternò Castello.


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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Lallo » giovedì 27 novembre 2008, 16:29

Ritter ha scritto:Spreti cita:
Ristori, nobili di Firenze
Ristori, patrizi di Cortona
Ristori, patrizi genovesi, marchesi di Casaleggio

Ritter



La ringrazio!, ma quindi di conti non sono esistiti.
viva V.E.R.D.I.
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Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Ankon » giovedì 27 novembre 2008, 17:54

Un caloroso saluto a tutti gli illustri forumisti.
Di recente ho avuto modo di seguireil bellissimo film "I Vicerè" impermeato sulle vicende della principesca famiglia degli Uzeda di Francalanza a cavallo dell'unità d'Italia. La mia curiosità mi ha spinto a cercare riscontri anche perchè mi è parso di aver capito che detta famiglia sia realmente esistita e che la trama è basata su fatti veri. Vorrei sapere come poter fare per recepire informazioni su questa dinastia qualora esistesse realmente. Ho tentato su internet, ma mi sono continuamente ibattuto su recensioni di libri e film.

grazie in anticipo per la cortesia.
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda Carfi » giovedì 27 novembre 2008, 22:04

Carfi:
Lo stemma è visibile ... nel Palazzo Biscari, in via Etnea a Catania.

Elassar:
Il palazzo Biscari non si trova in via Etnea, ma in via Museo Biscari. In via Etnea hanno sede altri palazzi appartenuti a Paternò Castello (es. Palazzo San Giuliano, Palazzo Massa) e Paternò (es. Palazzo del Toscano). In zona ci sono altri palazzi (es. Palazzo Manganelli, Palazzo Bicocca) dei Paternò e dei Paternò Castello.

Carfì:
ho sbagliato, citando a memoria e dietro una errata informazione telefonica, di ieri l'altro, di un nobile amico siracusano.
Ovviamente un catanese doc come Elassar, ha perfettamente ragione, e ha fatto bene a correggermi.


Giuseppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
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Re: Stemma famiglia Uzeda

Messaggioda MMT » venerdì 28 novembre 2008, 2:43

Ankon ha scritto:Un caloroso saluto a tutti gli illustri forumisti.
Di recente ho avuto modo di seguireil bellissimo film "I Vicerè" impermeato sulle vicende della principesca famiglia degli Uzeda di Francalanza a cavallo dell'unità d'Italia. La mia curiosità mi ha spinto a cercare riscontri anche perchè mi è parso di aver capito che detta famiglia sia realmente esistita e che la trama è basata su fatti veri. Vorrei sapere come poter fare per recepire informazioni su questa dinastia qualora esistesse realmente. Ho tentato su internet, ma mi sono continuamente ibattuto su recensioni di libri e film.

grazie in anticipo per la cortesia.

Come scritto più sopra e come troverà dopo un'attenta ricerca anche sui dei quotidiani e altro pubblicati online, gli Uzeda di Francalanza sono un'invenzione letteraria di De Roberto inspirato ai Paternò Castello di San Giuliano.
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