recentemente, in una delle mie ricerche in internet, mi sono imbattuto in questo stemma arcivescovile timbrato, oltre che dal cappello prelatizio, dalla tiara:
Si tratta dello stemma di S. Ecc. Rev.ma Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo Metropolita di Benevento.
A dire il vero non sono sicuro di un uso ufficiale di questo stemma, dal momento che l'ho trovato in un sito legato solo indirettamente alla diocesi campana. Potrebbe esser quindi semplicemente il frutto del lavoro di un disegnatore "nostalgico" di antiche consuetudini. D'altra parte il gentilissimo Tomaso Giuseppe - che ringrazio per la impareggiabile disponibilità e l'utilissimo contributo - facendo una ricerca, ha trovato in una rivista diocesana questa immagine corredata di spiegazione simbolico-teologica
"Lo stemma episcopale di S. E. Mons. Andrea Mugione reca in alto una croce e, nello scudo sottostante, due mani emergenti dalle nubi, una ostia, contornata da raggi luminosi, una colomba con le ali spiegate su Maria SS.ma orante e sugli Apostoli, a Lei vicini. Ricco di significati teologici, esso raffigura il mistero trinitario, esprime i rapporti tra la SS. Trinità e la Madonna e il ruolo dello Spirito Santo e della Sua Sposa nel popolo di Dio. Le mani di Dio Padre sono protese in un gesto d’amore, quello della donazione del Figlio, presentato nell’espressivo simbolo eucaristico. Nella parte sottostante, si nota lo Spirito Santo, raffigurato nella colomba: dono del Padre e del Figlio. Alla base, si leggono le parole “Communio et missio” , che enunciano i contenuti essenziali della teologia trinitaria, ecclesiologica ed indicano la lettera e lo spirito di una pastorale valida per tutti i tempi."
Ma neanche possiamo escludere un qualche uso dello stemma nella prima forma per un semplice motivo: faceva uso di un'arma timbrata dal cappello e dalla tiara anche il diretto predecessore dell'attuale Arcivescovo di Benevento, Mons. Serafino Sprovieri, del quale ho trovato questo decreto, dove (ingrandendo l'immagine) è ben visibile lo stemma con entrambi i copricapi sia nell'intestazione che nel sigillo:
Ora, sapevo da tempo - per averlo appreso dal prezioso libro del compianto Mons. Heim sull'Araldica Ecclesiastica - di un simile uso, o meglio "abuso", anche nello stemma del Patriarca di Lisbona. Lo stesso Heim, cercando di dare una spiegazione circa il persistere di tale consuetudine afferma: "Ma anzitutto: Roma era al corrente degli abusi? Nessun dubbio per il caso di Lisbona e della tiara; senz'altro Roma era a conoscenza e non biasimò il patriarca, anche se l'arcivescovo di Benevento venne costretto a recedere da una pratica analoga". Il Nunzio Araldista non precisa quando avvenne questo divieto, ma stiamo parlando probabilmente di tempi piuttosto remoti.
Quindi qui saremmo dinanzi alla restaurazione di un uso esplicitamente vietato nel passato.
Sarebbe poi interessante scoprire quando un tale ripristino si è verificato...
Ad ogni modo, la cosa sembrerebbe - e parlo solo dal punto di vista araldico 8) - ancor meno "tollerabile" oggi, dal momento che il Santo Padre per primo non usa più la antica tiara nel suo stemma.
Cosa ne dite?
Certo, è bello parlare di un'araldica viva, che si adatta ai tempi, che cerca di scoprire in se stessa nuove forme e simbolismi per esser sempre (e sempre più) comunicativa... Sommo esempio ne è lo stemma dello stesso Romano Pontefice felicemente regnante (anche se io per primo non nascondo di sentir un po' di nostalgia di quella vecchia "timbratura"). Ma qui noi staremmo parlando di un'araldica rediviva... E forse non è la stessa cosa...
Antonio







si arriva in cielo