da Giorgio Aldrighetti » lunedì 26 febbraio 2007, 20:55
Per lo stemma della congregazione di san Francesco di Sales (Salesiani) mi permetto ricordare che venne fondata il 18 dicembre 1859, con decreto di lode il 23 luglio 1864 e approvazione apostolica nel 1874, con lo scopo dell’istruzione ed educazione della gioventù nelle scuole letterarie, professionali e agricole e nelle varie istituzioni giovanili; missioni tra gli infedeli .
La blasonatura dello stemma dei salesiani è: d’azzurro all’ancora di due uncini d’argento, cordata d’oro, posta in palo, accompagnata a destra dal busto del vescovo san Francesco di Sales nimbato d’oro, con il volto e le mani di carnagione e l’abito prelatizio di rosso, volto a sinistra, nell’atto di scrivere su di un libro d’argento posto sopra uno scrittoio al naturale, il tutto nascente dalle nuvole d’argento; accompagnata a sinistra da un cuore di rosso fiammeggiante d’oro sormontato da una cometa a sei punte con la coda posta in banda, il tutto d’argento; accompagnata in punta da un bosco desinente in colline e montagne innevate, il tutto al naturale. Lo scudo di forma ovale, accartocciata, è cimato da una croce latina trifogliata d’oro raggiante; dalla punta della croce si diparte un fascio di raggi d’oro in sbarra che raggiunge la nimbatura del santo vescovo. Accollati allo scudo due rami di palma e di alloro al naturale, fogliati di verde, decussati alle estremità e nell’orlatura del capo due ghirlande di rose fiorite e fogliate al naturale. Sotto lo scudo, nella lista bifida e svolazzante d’oro, il motto in lettere maiuscole di nero: DA MIHI ANIMAS CAETERA TOLLE .
“Come ogni istituzione religiosa, quella di don Bosco ha un proprio stemma spirituale o ‘carisma’, caratteristico dell’identità, della missione, dei mezzi e dei metodi prescelti dal fondatore e sanciti dalla Chiesa. Solo come ‘segno’ utile a ricordare e tradurre in azione la propria caratteristica si giustifica anche lo stemma araldico, che dunque non vuol essere blasone e scelta di classe, ma piuttosto insegna d’una ‘nobiltà di servizio’ a cui viene dedicata tutta la vita personale e comune di quanti vi si riconoscono.
Collaudato da più di un secolo, lo stemma salesiano svolge precisamente tale funzione, anche se gli intenditori di araldica avrebbero forse più d’una obiezione da muovere contro il suo disegno. Ovviamente don Bosco non teneva all’araldica; teneva al messaggio da offrire ai figli e agli amici, precisamente come monito per una identità. Per conseguenza v’è in questo stemma il tratteggio di don Bosco stesso, che lo suggerì, lo definì, lo sottolineò con un motto perché dall’insieme trasparisse un programma.
Ma non ebbe fretta di proporlo. A venticinque anni dalla fondazione la Società salesiana (nata il 18 dicembre 1859) non si era ancora data lo ‘stemma’ proprio di tutte le famiglie religiose. Come sigillo si soleva imprimere la figura di san Francesco di Sales circondata da una scritta latina che designava la ‘Società Salesiana’. Solo il 12 dicembre 1884 l’economo generale don A. Sala ne presentò al Consiglio generale un abbozzo disegnato dal torinese prof. Giuseppe Boidi per la chiesa del S. Cuore in Roma. Con qualche modifica, l’abbozzo venne approvato.
Fin dall’originale lo scudo appariva solcato al centro, in verticale, da una grande ancora, con il busto di san Francesco di Sales a destra e un cuore infiammato a sinistra. In alto campeggiava una stella raggiante a sei punte. In basso figurava un boschetto (‘Boschetto’ era il soprannome dei Bosco ai Becchi), sullo sfondo dei rilievi alpini come si vedono dai colli monferrini. Lo incorniciavano due rami, uno di palma e l’altro d’alloro, intrecciati ai gambi. Una ghirlanda di rose coronava la cima dello scudo, sormontata da una croce latina trifogliata e raggiante.
A don Bosco però non piacque la stella che sormontava lo scudo. Gli sapeva di emblema massonico. Perciò la fece togliere lasciando campeggiare la croce. In seguito la stella venne inserita nello scudo, sopra il cuore, in forma di cometa, a completare il trittico simbolico delle virtù teologali. Lo stemma definitivo apparve per la prima volta in forma ufficiale in capo a una circolare datata l’8 dicembre 1885. Esso non mutò più da allora.
I simboli palesemente abbondano. Per la fede, la stella. Per la speranza, l’ancora. Per la carità, il cuore. La figura di san Francesco di Sales esprime il patrono della Società: essa si ispira a un dipinto storico, ma l’aggiunta di un foglio e di una penna sta a indicare, verosimilmente, l’attività giornalistica del santo e l’attualità (oggi diremmo ‘mass-mediale’) che vi riconosceva don Bosco, autore di libri e fondatore di tipografie, editrici, riviste, librerie, eccetera.
Come accennato, il boschetto richiama il cognome del fondatore. Le alte montagne significano le vette di perfezione a cui devono tendere i soci. L’alloro e la palma sono emblemi del premio riservato a una vita virtuosa e sacrificata: l’alloro è simbolo di sapienza, la palma di martirio. Le rose sovrastanti sembrano alludere a un celebre sogno di don Bosco dove egli vide sé e i suoi camminare festanti in mezzo a un pergolato fiorito mentre le spine pungenti ne facevano sanguinare le carni.
Il motto in uso sul sigillo prima del 1884 era ‘Discite a me quia mitis sum’. Il Consiglio propose ‘Sinite parvulos venire ad me’, ma fu obiettato che già contrassegnava altre istituzioni. Don G. Barberis propose ‘Temperanza e lavoro’ mentre don C. Durando avrebbe preferito l’invocazione ‘Maria Auxilium Christianorum ora pro nobis’. Don Bosco risolse il problema col riproporre il ‘Da mihi animas caetera tolle’ da lui adoperato fin dai primi tempi dell’oratorio itinerante...
Storia e simboli a parte, lo stemma salesiano è un ‘condensato’ di stimoli essenziali per qualificare ogni vero figlio di don Bosco. Potrebbe sembrare assente l’imprescindibile presenza di Maria Ausiliatrice da cui - diceva don Bosco - tutto ciò che è salesiano deriva. Ma lo stesso fondatore, e tutti i ‘primi’, identificarono sempre negli emblemi dell’ancora, della stella, del cuore, anche il riferimento a Gesù e a sua Madre; e questo è un altro aspetto della densità significativa che lo stemma racchiude” .
Per lo stemma della Società salesiana di san Giovanni Bosco, oggi maggiormente conosciuta con la dizione Famiglia Salesiana, siamo in presenza di uno stemma parlante che non rispecchia appieno le complesse regole araldiche, in ispecie negli ornamenti esterni dello scudo, ma che risulta pregno di numerose figure dalla ricchissima simbologia; araldicamente, poi, ci risulta a pieno titolo un emblema mariano, risultando caricato in tutto il campo dello scudo lo smalto d’azzurro, colore per eccellenza che richiama a Maria, all’Ausiliatrice, all’Aiuto dei cristiani.
Infatti “non è Don Bosco che ha scelto Maria; è Maria che, mandata dal suo Figlio, ha preso l’iniziativa di scegliere Don Bosco e di fondare per mezzo suo l’opera salesiana, che è opera sua, ‘affare suo’, per sempre” .
“Don Bosco non si è accontentato di amare l’Ausiliatrice, ha fatto tanto per farla amare! Esiste una specie di patto tra Maria Ausiliatrice e la Famiglia Salesiana. Maria aiuta questa sua famiglia e ne sviluppa le opere. A loro volta tutti i membri e i rami della Famiglia, ognuno a modo suo, diffondono il culto dell’Ausiliatrice presso gli adulti e presso i giovani. È un aspetto del servizio salesiano alla Chiesa. È il significato dell’iscrizione luminosa che Don Bosco aveva letta sulla grande chiesa dei suoi sogni, e che in effetti fece scolpire sul frontone della basilica di Torino: ‘Haec est domus mea, inde gloria mea’: Questa è la mia casa, da qui si diffonderà la mia gloria” .
Giorgio