da Antonio Pompili » domenica 6 dicembre 2009, 19:47
Caro Andrea, esistono così tanti stemmi con gigli, spesso proprio in numero di tre, d'oro e su campo azzurro (oltre al caso del capo d'Angiò da te giustamente richiamato) che non è sempre facile sapere quando si tratti di un uso per concessione o per imitazione - nei casi in cui un collegamento ci sia davvero - di quello della casa reale francese.
Casi più o meno documentati di un uso per concessione non mancano, anche per diversi stemmi italiani.
Ma vorrei citare qui un caso molto interessante di imitazione di cui parla il caro amico Maurizio Gorra in un articolo comparso su Cronaca Numismatica n. 78 (1996): è il caso del luigino, la nota moneta di piccolo modulo, d'argento. La moneta riproduceva nel diritto il ritratto del re e nel rovescio lo stemma con i tre gigli. La piccola moneta trovò grande favore in Oriente, dove in particolare le donne la apprezzavano a tal punto da realizzarvi dei monili. Per questo tanti piccoli principati francesi cominiciarono a coniare monete molto simili, recanti un ritratto di fantasia e lo stemma con piccole modifiche (dove un lambello, come nel caso degli Orlenas, dove altre piccole figure). L'imitazione prese piede altrove in Europa, soprattutto laddove erano più abbondanti i commerci con l'Oriente, come a Genova. Tra le famiglie che nel periodo di diffusione del fenomeno (siamo nel 1660-1670) cominciarono a coniare simili monete possiamo ricordare: i Centurioni, i Malaspina, gli Spinola, i Seborga (anche gli abati di Lerins) e i Doria. Questi ultimi in particolare produssero delle monete dove in luogo dei tre gigli francesi comparivano tre piccole aquile, disposte in tal modo che le ali aperte e il collo con la testa richiamassero molto da vicino i petali stilizzati del fiore araldico, mentre la coda dei volatili era molto vicina alla forma del petalo inferiore. Si trattava di una imitazione che, complici le piccole dimensioni delle figure dello stemma nel rovescio, riproduceva le aquile proprie dello stemma di famiglia, richiamando al contempo - tanto da potersi confondere con esso - lo stemma con i tre gigli di Francia.
Descrizioni di queste monete e anche immagini fotografiche di esse possono trovarsi sulla stessa rivista specialistica di numismatica nei numeri 61 e 63 del 1995.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)