Un saluto a tutti,
volevo sottoporVi un quesito araldico cui non riesco a trovare risposta, riguardante il "capo" distintivo delle fazioni in cui erano divise le famiglie.
A partire dal XIII° secolo, i casati "ghibellini", fedeli all'imperatore, si distinguevano dal capo d'impero, i casati "guelfi", obbedienti al papa, innalzavano sopra le loro armi originarie il capo di Francia, di Francia Antica, d'Angiò, di Napoli, ovviamente dietro concessione o riconoscimento dello stesso.
Il significato politico e le motivazioni ideologiche di questo scontro vennero progressivamente meno, a causa delle mutate condizioni italiane ed europee nei secoli successivi.
Alla fine del XV° secolo, riesplose il fenomeno, e gli schieramenti familiari contrapposti rispolverarono le antiche denominazioni di "guelfi" e "ghibellini", anche se con significati politici completamente diversi, che il più delle volte variavano da città a città; in questo contesto la Romagna fu una delle regioni nelle quali lo scontro fu più feroce e prolungato (ancora ai primi del '600 molte famiglie mantenevano tra loro uno stato di tregua armata), ed epicentro del fenomeno fu la città di Ravenna, assieme ad alcuni centri vicini, tra cui Bagnacavallo, anche se posti sotto dominazioni diverse.
Il governatore della Romagna Giovanni Pietro Ghislieri, nipote di papa Pio V° intorno al 1580, compilò una relazione sullo stato della sua provincia, nella quale delineò le fazioni in campo, indicando alcune delle famiglie collegate: lo schieramento ghibellino, alla cui guida si pose la famiglia Rasponi di Ravenna, comprendeva le famiglie Monaldini, Pignatti, Succi, Zambelletti, Morigi (tutte di Ravenna), Ricciardelli (di Rimini), Venturelli (di Cesena), Numai (di Forlì), Calderoni (di Faenza),Vajni (di Imola),Cavini (di Brisighella),Biancoli, Gajani, Lazzari, Brandolini,Tallandini, Guicciardi (di Bagnacavallo),Saveroli (di Faenza),Carroli (di Brisighella), i Feudatari Guidi di Bagno, marchesi di Montebello,e i Pio di Carpi, le famiglie contadine Marchetti, Ricci, Costa e Cavini (alcune delle quali raggiungevano anche le 800 unità); guelfe invece erano le famiglie Lunardi, che capitanava lo schieramento, Dal Sale, Grossi, Ruggini, Spreti, Rubboli, Abbocconi, Aldobrandini, Gordi, Butrighelli, Sassi, Buonamici, Guiccimanni, Piccinini, Dalla Pozza (di Ravenna), Spada (di Brisighella), Naldi, Zauli (di Faenza), Padovani, Serughi (di Forlì), Papini, Sorboli, Cortesi, Contessi, Zorli (di Bagnacavallo),Tingoli, Malatesta (di Rimini),Tiberti, Bettini (di Cesena), Sassatelli (di Imola), i feudatari Zampeschi, le famiglie contadine Cironi (divisi però per inimicizie), Montanari (500 circa) e Serra (300).
Il canonico teologo Luigi Balduzzi nella monografia dedicata alla famiglia Gajani di Bagnacavallo, scrisse che "......dalle stelle dell'arme loro e dalle famiglie colle quali vedremo avere essi stretta alleanza,ci par manifesto che essi fossero ghibellini....." ed indicava che lo stemma antico della casata era privo delle stelle.
A questo punto, consultando gli stemmi delle famiglie bagnacavallesi, ho notato che tutte le ghibelline portavano un capo d'azzurro a tre stelle d'oro (o d'argento) ordinate in fascia; in alcune blasonature successive il capo si è trasformato in troncato come nel caso dei Bagnoli che portano il "troncato nel primo d'azzurro a tre stelle di 6 raggi d'oro (o d'argento) ordinate in fascia, nel secondo di rosso a 3 bande d'argento".
Successivamente, mi sono accorto che molti stemmi, anche di altre zone, contengono questo capo o questa partizione e mi viene da pensare che sia una concessione che indicava appunto l'appartenenza allo schieramento ghibellino, in contrapposizione ai gigli degli stemmi guelfi, che nel caso di Bagnacavallo erano concessi dagli Este, allora sovrani della città.
Non ho trovato però traccia di questo capo da nessuna parte e Vi chiedo pertanto, se ne avete notizia, a cosa fa riferimento (un ordine, un cavalierato, un'impresa), da chi era concesso, o da cosa derivasse; in caso contrario segnalatemi se ho preso una cantonata.
Un grazie anticipato a tutti.
Luca Bagnoli



