Potrebbe la forma richiamare il più famoso
Pan di Zucchero, ossia il
Pão de Açúcar portoghese ed il precedente
Pau-nh-acuqua tupi-guarani, ossia col significato originario di "
alta collina", di Rio de Janeiro?
Nell'epoca d'oro (XVI e XVII secolo) della coltivazione della canna da zucchero in Brasile, la canna da zucchero popo essere stata spremuta ed il brodo ottenuto bollito e raffinato, veniva colato in contenitori di argilla di forma conica per far cristallizzare lo zucchero, che prendeca quindi una forma conica, forme che erano poi esportate in Europa con il nome di
pão de açúcar, per la somiglianza al monolite granitico di Rio de Janeiro.
Il "
pan di zucchero", quindi, era la forma tradizionale in cui lo zucchero raffinato era prodotto e venduto fino al tardo XIX secolo, quando furono introdotti lo zucchero semolato e in zollette.; ma la presenza del "
pan di zucchero" (ovviamente da barbabietola e non già di canna...) è attestata già in Giordania dal XII secolo; in Italia e in Europa dal XV secolo. Tuttora lo si può trovare ancora nel Marocco meridionale.
La dimensione dei pani era assai variabile, da 13 a 90 cm di altezza, da 13 a 36 cm il diametro della base; il peso fino a 16 kg.
Il nome "
pan di zucchero" però è di provenienza brasiliana-portoghese e dal XVI secolo in poi.
Nel Palazzo Zuccari, in Via Giuseppe Giusti n° 43 a Firenze, c'è un'altro "
pan di zucchero" araldico sulla grata di una finestra:

oppure sulla Casa di Andrea del Sarto, angolo tra via Gino Capponi n° 22 e via Giuseppe Giusti n° 49 sempre a Firenze, sulla colonna d'angolo:

vedibile disegnato anche qui:
https://books.google.it/books?id=jjBeHJ0F5ZUC&pg=PA41o variamente sparso nella dimora romana dei Zuccari, nell'eclettico e grottesco palazzetto Zuccari, all'incrocio tra via Sistina e via Gregoriana, su piazza Trinità dei Monti a Roma:

una ipotesi sui "giglietti" o meglio sui "germogli" la da Cristina Acidini Luchinat; "Taddeo e Federico Zuccari: Fratelli Pittori del Cinquecento"; Volume 2; Archivi Arte Antica; Jandi Sapi Editori; Roma; 1998; ISBN 8871420594; ISBN-13 9788871420592 (
https://books.google.it/books?isbn=8871420594); a pag. 2:
"nel pan di zucchero gigliato infatti l'insegna parlante (zuccaro, zucchero) evoca il cognome, i germogli che lo infiorano, i gigli dell'araldica farnesiana"oltre a darci altri interessanti spunti sull'uso della "cometa".
Molto interessante questo libro che in altre pagine ci fa una cronistoria della simbologia iconografica e dei significati del "
pan di zucchero": da leggere!!!
Federico Zuccaro; a cura di Cristina Acidini Luchinat ed Elena Capretti; "Innocente e calunniato: Federico Zuccari (1539/40-1609) e le vendette d'artista"; Cataloghi arte; Giunti Editore; Milano; 2009; ISBN 8809745523; ISBN-13 9788809745520 (
https://books.google.it/books?id=D8NIAQAAIAAJ); a pag. 156:
"Nell'arme, l'insegna parlante del pan di zucchero si riferisce esplicitamente al cognome del pittore, ma le sette infiorescenze restano più misteriose: interpretate come gigli, evocherebbero l'emblema araldico dei Farnese ribadendo il legame che unisce artista e committente, intese, invece, come fiori di zucca per il loro colore verdolino (evidente per esempio nelle decorazioni della Case Zuccari a Firenze e a Roma), attraverso il nesso zucca-zucchero rinvierebbero anch'esse al casato dell'artista."