non so se il “serenato” di “Arme de' Carraresi signori di Padova“ sia un “qui pro quo” o un’ardita metafora. La lettura del manoscritto non dà adito a dubbi sulla trascrizione:

Certo è che un termine corrispondente è “seminato”, come attesta “Chronicon Patavinum” di Galeazzo e Andrea Gataro. Che sia corretto dal punto di vista araldico è un altro discorso: è vero: manca la simmetria nelle pagliuzze ma una semina - se non è fatta a macchina - è tutt’altro che regolare…
Ho molti dubbi su un etimo dal verbo latino “sĕro, sēvi, sătum, ĕre”: non c’è giustificazione per l’inserimento di “eren” nel participio passato “sătum”. Quanto alla metafora, l’italiano “serenare” ha due accezioni (cfr. Treccani), oltre a “far ritornare sereno” (“rasserenare”), anche “passare la notte all’aperto”: ovviamente sotto un cielo sereno, cioè “[dis]seminato” di stelle.
Ciao a tutti!
Guido5
