Sono d'accordo con te caro Tomaso.
Aggiungerei soltanto che, se proprio dobbiam fare riferimento alla tradizione, nella tradizione più tradizionale - mi si passi l'espressione - il galero degli ecclesiastici, tanto nella realtà, quanto (di riflesso) nelle sue rappresentazioni araldiche, non era così precisamente definito, né tantomeno univocamente determinato dal punto di vista legislativo.
Tanto per fare un esempio, possiamo pensare allo stemma del Cardinale Pietro Stefaneschi (+1417), il monumento sepolcrale del quale si trova a Roma, a Santa Maria in Trastevere

Fiocchi se ne vedono solo nell'ultima fila. Per il resto, solo delle serie di... nodi! Non francescani, ma semplici nodi.
Infine annoto che da un punto di vista strettamente legislativo, mai sono stati definiti dalla Chiesa numero e tantomeno forma dei fiocchi per gli stemmi di vescovi e arcivescovi. Per il numero parliamo solo di consolidate consuetudine (e consolidate soltanto a partire dalla fine del XVII secolo, non agli albori dell'araldica ecclesiastica dunque). Per la forma, parliamo solo di derivazione da quella più anticamente osservabile nel galero cardinalizio.
Dunque anche io torno a dire che la scelta di quei nodi alla francescana in luogo dei 'classici' (con tutto il valore relativo che qui può avere l'espressione) fiocchi, non è forse la migliore, per tanti motivi. Ma non è strettamente parlando in contrasto con nessuna precisa legge araldico-ecclesiastica. E, pur nella sua originalità, non è neanche così in contrasto con la tradizione, cioè con il valore puramente ornamentale e semplicemente identificativo che devono avere i fiocchi sul cappello di un prelato.
Poi, certamente ognuno è libero di esprimere le sue preferenze. Io pure preferisco i fiocchi 'classici'. E sempre così li ho rappresentati finora: l'esempio postato da Tomaso è un esempio concreto di quanto vado affermando. Ma non si può considerare fuori-legge ciò che non lo è.