La cosa certissima è che trattasi di "classica pergamena", più o meno verosimile
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, cioè quel "prodotto" dall'aura mediovaleggiante e, quindi, apparentemente "storica"

che ditte araldiche commerciali realizzavano (e realizzano) su compenso. Di norma lo stemma di fattura mediocre - se non pessima -, è tratto da repertori araldici generici ed è corredato da "note storiche" di personaggi aventi lo stesso cognome, note vergate con ambizioni calligrafiche. È sempre arduo stabilire quanto il tutto sia realmente correlato a chi acquista/va il manufatto - non infrequente il caso di semplice omonimie - relazione che solo una visione delle fonti storico-araldiche utilizzate, incrociate con una genealogia certa del Committente potrebbe chiarire.
Quanto ai mitici "significati", non ci si stancherà mai di ripetere che molto spesso NON esistono, ovvero l'araldica non componeva negli stemmi dei complessi messaggi simbolici attraverso un alfabeto formato da simboli, da leggersi o interpretarsi con precisione e certezza. E se tali significati possono in qualche più raro caso anche essere esistiti, questi erano noti a chi compose l'arme a suo tempo e non sempre se ne è tramandata memoria.
Quindi delle rose, volendo, si potrà dire qualsiasi cosa, tipo quel che scrivevano gli ormai datatissimi "dizionaretti araldici", campionario di innocue facezie araldiche che ancora riescono a scaldare il cuore di qualche araldista d'antan. E allora (chissà perchè) le rose «sono simbolo della soavità dei costumi, della nobiltà e del merito riconosciuto»

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F.