da Alberto Lubelli Prasca » mercoledì 5 dicembre 2012, 23:32
Gentili signori,
non voglio ironizzare ne' polemizzare con alcuno. I miei sono solo pensieri, perplessità e domande.
Sappiamo quanto lo studio dell'araldica in quanto patrimonio storico sociale e antropologico sia ignorato o bistrattato in Italia, proprio in un Paese in cui - probabilmente - è fiorita più che in altri luoghi, per il succedersi di piccoli regni e principati, liberi comuni, dominazioni straniere, presenza della Chiesa. Un proliferare di stemmi di famiglie spesso militari e spesso di [i] "distinta civiltà"[/i]. La situazione medievale è complessa e confusa, come mi è capitato di dire altre volte su questo forum, anche perché molte famiglie emergevano con le proprie forze nei liberi comuni, con grande orgoglio si procuravano uno stemma e con grande orgoglio si ponevano contro i grandi feudatari con mezzi sia militari che finanziari che politici.
La complessità della situazione renderebbe altrettanto complessa la realizzazione di un registro araldico. Ho un po' ironizzato nel mio precedente post riferendomi semplicemente ad una pericolosa ed incolta banalizzazione che potrebbe derivare da un'iniziativa pubblica priva di qualunque profondità e finalità culturale.
Quali principi usare per registrare un'arma?
Probabilmente il breve articolo di legge citato in precedenza riassume il metodo più semplice: portami delle prove, dei documenti, dei monumenti... Anzi, poiché questa è un'operazione culturale, portami una lunga e dettagliata relazione su quest'arma, che verrà - insieme alle altre - a costituire una grande biblioteca di studi storici ed araldici, consultabile dagli storici.
Una delle mie perplessità è proprio la registrazione e quali sarebbero i termini della tutela.
Vi sono armi che appartengono ad una determinata famiglia da una concessione ottenuta da un capostipite, magari nel settecento, che si tramanda ai discendenti di costui, e solo a loro. Gli altri con cognome uguale non c'entrano nulla. Se usano quell'arma sono degli impostori, una registrazione potrebbe tutelare e identificare dei legittimi proprietari.
Vi sono delle armi che appartengono ad un vasto gruppo famigliare. Porto ad esempio i Brizio, da Bra, o i Manassero da Bene Vagienna. I Brizio hanno avuto dei conti, ed i Manassero, una delle quattro famiglie militari di Bene, hanno avuto i Signori o Conti di Costigliole. Ma nella realtà storica avrebbero diritto all'arma tutti i Manassero, anche l'idraulico, il muratore, l'avvocato... Tant'è che verso la fine dell'ottocento alcuni Manassero ottennero il riconoscimento della nobiltà ereditaria e naturalmente dell'arma, perché generalmente considerati appartenenti ad una delle famiglie militari.
In questo caso cosa dovrebbe fare un registro araldico? Il primo che registra esclude tutti gli altri? Oppure registra ciascuno che sia in grado di portare delle prove? Oppure accetta il principio che quell'arma è generalmente considerata patrimonio famigliare di tutti quanti, provenienti da quel luogo e che portano il medesimo cognome?
Per quanto riguarda la tutela: se il signor Mario Rossi a Incisa decidesse di vendere il vino utilizzando l'arma dei marchesi d'Incisa, chi tutela questi ultimi? Probabilmente in Tribunale riuscirebbero ad avere ragione, ma ciò è tutt'altro che certo.
Del resto nella regione del Piemonte detta Roero, lo stemma con le tre ruote è dappertutto: ristoranti, cantine sociali, bar... Anche se i conti Roero di Monticello vivono nella fortezza di quel paese. Del resto quando un cognome e un'arma diventano di grande importanza storica diventano anche di pubblico dominio, come il biscione visconteo.
Vi sono parecchi Prasca in Sud America, però se scoprissi che un Prasca y Gonzales ha dipinto l'arma della mia famiglia sulla facciata della sua casa in Argentina, mi informerei se ciò ha una radice storica (in sei/settecento anni qualche ramo si è perduto), ma comunque lo lascerei fare.
Il dott. Degli Uberti consigliò, giustamente, già da tempo la tutela dello stemma come marchio alla Camera di Commercio, questo potrebbe tutelare l'arma anche come potenziale patrimonio economico oltre che culturale.
Per quanto riguarda il Sudafrica credo che la cosa mi sfugga. Lo dico senza alcuna ironia o supponenza, sia chiaro. Ma che ci azzecco io col Sudafrica? Un mio caro amico italiano è nato in Congo, il padre si è trasferito ed è cittadino sudafricano, lui passa un certo periodo all'anno laggiù ed è molto legato a quel paese. Capirei se facesse registrare un'arma in Sudafrica.
Se, per ipotesi un Paese europeo come il Principato del Liechtenstein si assumesse la missione di conservare il patrimonio araldico dell'Europa, istituendo un registro araldico, con magari le deputazioni presso ogni ambasciata, certamente farei richiesta di registrazione.
Per quanto riguarda gli stemmari, si tratta di documenti importanti, interessanti, a volte delle opere d'arte, ma spesso piene di errori. Ci aiutano a capire, ad esempio, gli spostamenti delle famiglie: I Maineri di Milano li troviamo nel Trivulziano, poi a Genova, a Ovada, a Como... poco importa se alcuni disegnano la "fede" con le maniche rosse altri blu, altri senza maniche, sappiamo che si tratta sempre della stessa famiglia, al massimo in uno studio riporteremo tutte le varianti.
Il Franchi-Verney è pieno di errori, per fortuna pochi studiosi lo citano, è utile come traccia, o informazione da verificare, ma quel sant'uomo ciò che non sapeva lo inventava!
Invece ritengo ammirevole il lavoro del dott. Federico Bona, che da oltre vent'anni compila, riportando le fonti e confrontandole, il suo Blasonario Subalpino con grande cura ed attenzione.
Sulla definizione di [i]distinta civiltà[/i] che condivido, riporto quanto scritto nel 1991 da un araldista e genealogista che seguo e stimo da anni:
[i]La distinta civiltà, detta pure seminobiltà, è il vivere nobilmente nei secoli passati senza avere la diretta soggezione a un feudatario, ovvero lo svolgere professioni nobili quali quelle di magistrati, militari, diplomatici, ambasciatori di comunità, avvocati, ecc., senza esercitare la mercatura o mestieri ritenuti anticamente infamanti, vili o meccanici. Le famiglie appartenenti a questa classe portavano armi gentilizie dette appunto di cittadinanza, cimate da un elmo di acciaio, chiuso, liscio, abbrunato, posto in pieno profilo verso destra. Esiste la teoria, da alcuni contestata, che tre generazioni vissute nobilmente e con certi requisiti producano la nobiltà.[/i]
Cordialmente.
Alberto L. Prasca