Stemmi papali

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Re: Stemmi papali

Messaggioda GdOC » domenica 17 gennaio 2010, 1:40

Stemma di Pio VII - Partito: nel primo della religione benedettina (d'argento al Calvario di verde con croce di due braccia attraversata dalla parola PAX in caratteri stampatelli romani, il tutto di nero); nel secondo trinciato d'oro e d'azzurro pieni, alla banda d'argento caricata di tre teste di moro bendate d'argento, poste nel senso della banda e questa attraversante sul trinciato. Al capo, d'azzurro caricato di tre stelle, di sei punte d'oro male ordinate (Chiaramonti).
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Re: Stemmi papali

Messaggioda GdOC » domenica 17 gennaio 2010, 1:53

J. Leflon, un monsignore gesuita appassionato di Pio VII che fu ricevuto a casa Chiaramonti a Cesena prima di pubblicare il suo libro* , riporta che il ramo che si stabilì a Cesena proveniva dalla Sicilia giacché Isabella, figlia di Tristano di Chiaramonte, aveva sposato Ferdinando I d'Aragona e aveva portato con sé il fratello Simone (il cuginetto, secondo l'albero genealogico in Archivio di Stato Cesena). Questi, poi, dalla corte di Napoli sarebbe passato a quella di Milano e, in seguito, a quella dei Malatesta, per stabilirsi infine a Cesena, come si è visto, nel 1450.

*J. LEFLON, Pie VII Des Abbayes bénedictines à la Papauté, Paris, Plon 1958, p.4.
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Re: Stemmi papali

Messaggioda Guido5 » domenica 17 gennaio 2010, 2:42

Caro amico,
Barnaba Gregorio Chiaramonti è una figura verso la quale ho una notevole simpatia e ammirazione non solo perché il suo processo di beatificazione ha avuto il "via" ma anche perché, come Vescovo di Imola (dal 1785 all’elezione al Soglio petrino e poi ad interim fino al 1816), ha consacrato la chiesa del paesello dove è nato mio babbo. Ancora la famiglia di mia moglie ha una parentela con i Carabetti-Beccari uno dei quali ne ha sposato una nipote...
Nessuno mette in dubbio l’origine francese della famiglia, in particolare il nostro Davide Shamà che ha in rete a http://www.iagi.info/genealogienobili/ una genealogia nella quale viene indicato come capostipite Simon DE CLERMONT (figlio di Simon), Cavaliere provenzale di origine catalana, probabilmente proveniente dalla Valsassina da cui era stato posto in esilio, che si stabilì a Cesena a metà del XV secolo e venne ascritto alla Cittadinanza di quella città nel 1450.
Sullo stemma antico niente da ridire: il “Blasone Cesenate” a http://www.malatestiana.it/cgi-bin/wxis.exe/?IsisScript=blace/search2.xis&tag6000=blace&tag6001=00007 lo indica con i tre mori mentre dà una versione del tutto diversa per il ramo francese. A questo proposito torno al Rietstap e ai Clermont-Tonnerre che citi: un monte sormontato dal sole è la prima voce: più "clair (pron. clèr) mont" di così...

Clermont-Tonnerre Armes anc.: Un mont surmonté d'un soleil. (Un sceau de 1356 porte: une seule clé en pal, un autre de 1383: deux clés surmontées d'une étoile (6)).
Clermont-Tonnerre De gueules, à deux clés d'argent, passées en sautoir.
Clermont-Tonnerre Les armes précédentes.
Clermont-Tonnerre-Luxembourg Armes avant 1631: Écartelé: aux 1 et 4, de gueules, à deux clés d'argent, passées en sautoir (Clermont, en Dauphiné); au 2, d'argent, à la croix de Jérusalem d'or (Jérusalem); au 3, d'azur, semé de fleurs-de-lis d'or, à la bordure de gueules (Anjou), (les quartiers 2 et 3 pour le comté de Tonnerre qui avait appartenu à Charles de France, roi de Naples, de Sicile et de Jérusalem, comte d'Anjou.). Ou quelquefois: de Clermont plein. Armes depuis 1631: Les armes écartelées comme ci-dessus, et sur le tout un écusson d'argent au lion de gueules, armé et couronné d'or, lampassé d'azur (Luxembourg.) Et quelquefois écartelé: aux 1 et 4, de Luxembourg; aux 2 et 3, de Clermont. Ou: de Luxembourg plein. Casque timbré d'une couronne fleurdelisée.

Concludo: come Papa (non so se anche come Vescovo), Barnaba Gregorio Chiaramonti ha partito indubbiamente lo stemma di famiglia con quello dei Benedettini, l’Ordine monastico al quale apparteneva. Con l’aggiunta della partizione però lo stemma di Pio VII è diventato impropriamente - e qui ti do ragione - ma altrettanto innegabilmente "parlante".

Ciao a tutti!
Guido5
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Re: Stemmi papali

Messaggioda GdOC » domenica 17 gennaio 2010, 15:54

E in effetti:
Il 20 Luglio 1772 Marianna Chiaramonti, nata Aldini, mette al mondo due gemelle: ELENA, prima nata e AURELIA. Elena, non sopravvisse a lungo e morì infatti nel 1774. Aurelia si sposò invece, a quasi 22 anni, con il nobile Camillo Carabetti Beccari. Le nozze, avvenute il 24 Novembre 1794, furono celebrate dal Cardinal Gregorio Chiaramonti, allora Vescovo d'Imola e, infine, dopo i tanto sospirati maschi (Scipione, Nicolò, Barnaba, Ludovico), arrivò TERESA, nata il 15 Aprile 1779, che si maritò a settembre del 1802 in casa Gaddi Il marito, il conte Antonio, oltre al palazzo di Forlì dove farà decorare il suo appartamento da Felice Giani, aveva una bella villa a Forlimpopoli, dono di nozze di Ercole Gaddi, soddisfattissimo padre per il bel matrimonio del figlio, dove si conserva ancora qualche cimelio di Pio VII.
Palazzo Gaddi, situato nella centralissima Via Garibaldi, è oggi sede del Museo del Risorgimento. In cima allo scalone c’è un grande stemma partito Gaddi-Chiaramonti che ricorda il matrimonio di Antonio e Teresa e la loro ristrutturazione dell’antica dimora cinquecentesca.

1l 13 aprile 1814, ricevette a Forlì il Papa che tornava dalla Francia: una stampa la ritrae mentre, un ginocchio a terra di fronte al Pontefice, gli presenta col marito il figlio Ercole.

Pietro Maroncelli è ancora oggi ricordato dal ristorante aperto nella fortezza dello Spielberg che offre lo stinco alla Maroncelli ai commensali ignari della terribile amputazione della gamba che patì nel carcere moravo descritta ne "Le mie Prigioni" da Silvio Pellico. Prima di finire nelle mani degli austriaci, Pietro era stato arrestato a Forlì per documenti compromettenti che la gendarmeria pontificia gli aveva trovato in casa. Tradotto a Roma, in attesa di giudizio, nel luglio 1818 fu proprio Teresa che, su richiesta del marito, si appellò allo zio Papa perché ridesse la libertà a quella che sarebbe divenuta una delle più note figure del Risorgimento.

Teresa morì un anno prima dello zio, all’età di appena 42 anni, il 16 gennaio 1822, poco dopo aver messo alla luce il quinto figlio, e per lei venne eretta in San Domenico una macchina funeraria di ampia mole: 12,1 metri d’altezza con un basamento di 8,7 metri per ogni lato, che celebrava non solo la Contessa Gaddi, Dama dell’Imperial Ordine della Croce Stellata - ordine femminile austriaco che comportava il riconoscimento dei sedici sedicesimi di nobiltà - ma soprattutto una signora rimpianta per la sua “affabilità, cortesia e beneficienza, che la rendevano a tutti stimabile e ben vista” . Fu sepolta in San Domenico a Forlì, rompendo una tradizione, perché i Gaddi avevano sempre sepolto i propri morti nella chiesa di San Girolamo in San Biagio. Dei figli, Ercole si sposò nel 1831 con Costanza dei conti Pasolini e, nel 1838, in seconde nozze, dopo la prematura scomparsa di Costanza avvenuta nel 1834, con la contessa austriaca Eugenia di Auersperg da cui ebbe il sospirato maschio Antonio; Anna si sposò nel 1821 col cesenate marchese Lorenzo Romagnoli. Quanto al marito di Teresa, Antonio Gaddi si spense, in una delle stanze così ben decorate da Giani, nel 1836.

Confermo l'utilizzo dello stemma partito (monte benedettino + Chiaramonti) da parte del futuro Pio VII quando era ancora Vescovo di Tivoli, prima quindi di vestire la porpora e di accedere all'episcopato di Imola.
Secondo il Masdeu, i mori sullo stemma ricordano la presa del castello di Claramunt in Catalogna (che esiste ancora) tolto ai mori da parte un antenato.
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