da carlo tibaldeschi » mercoledì 22 aprile 2009, 14:14
Cari Amici,
non so se lodare di più l’acribia o la prudenza degli ultimi interventi dei carissimi Don Antonio e Guido 5 nella lettura e nell’interpretazione della lapide in oggetto, dato che l’appassionante certame circa i segni che compongono il nome del padre di Mariettina si fa critico nell’attribuzione dello stemma. In verità ciò che io avevo interpretato come un “nesso” (la fusione di due lettere contigue), ad ingrandimento maggiore si rivela essere una H: concordo quindi con le conclusioni dei due amici ed escludo pertanto la V. Non solo: qualche dubbio nasce pure circa il segno di abbreviazione che sormonta la O e che mi aveva indotto a leggere ONI.
Che ci fa una H in un nome genovese? Certamente la grafia della lingua italiana ha subito varianti nel tempo, stabilizzandosi solo molto tardivamente specie per quanto attiene alla resa grafica di taluni suoni della lingua parlata; e poi c’è la tradizione latina e ancora le incertezze e gli errori del lapicida.
Però però, perché non un nome straniero, gravato quindi da tutte le evenienze appena enumerate? Genova aveva contatti ovunque.
Emerge un altro elemento. I residui degli smalti sulla lapide mostrano un campo d’oro nel primo punto del troncato, il verde inequivocabile dell’albero, quale che sia la sua natura, e, minima traccia che forse solo una gran fede riesce a vedere, un rosso del secondo punto del troncato.
Il Rietstap riporta un Boisvair: Coupé d’or sur gueules, à un arbre de sinople, brochant sur le tout.
Si potrebbe forse avere a che fare con una grafia antiquata ed incerta o con una pronuncia bislacca o con uno scambio di vair (vario, ma anche vaio = pelliccia)con vert (= verde; non dimentichiamo che le scarpette di Cenerentola di vair = pelliccia della versione di Perrault, furono rese con verre = vetro).
Mi rendo conto di avere imboccato una strada probabilmente più ricca di fantasia che di ragione, ma anche ciò rappresenta uno stimolo.
In ultimo non esistono, come giustamente suggerito da Fra Eusanio, genealogie dei Gentile cui riferirsi ?
E vuoi vedere che a questo punto il mio preteso Bonivardi (o come diavolo si chiama), sta in un angolo in compagnia di Don Antonio e di Guido 5 – ah, birbanti! –, e tutti e tre se la ridono del mio imbarazzo e della mia ignoranza?
Cari saluti a tutti. Carlo Tibaldeschi