Egregi colleghi,

siamo perfettamente d'accordo tutti quanti

nel ritenere che le cosiddette regole o leggi araldiche (quelle menzionate al punto 1 del mio precedente intervento, cioé quella serie di
chiacchiere che dovrebbero
teoricamente vincolare tutti gli stemmi, ad esempio: non mettere metallo su metallo, né colore su colore; non raffigurare animali ignobili; ogni figura sia effigiata nella posa più onorevole, e così via),
queste e non altre sono le cose che rovinano il modo di studiare e di affrontare l'araldica. Non si tratta, purtroppo, di regole
minori né maggiori né parziali né niente, ma di teorie

ideate dagli araldi d'epoca barocca e già anacronistiche

ai loro tempi: oggi sono da relegare fra le curiosità dell'araldica, ma purtroppo tanta gente estranea alla nostra scienza le prende per oro colato. É giusto definire queste (e
solo queste) regole
nefaste 
: perché portano solamente danni.
Dimentichiamo quindi, cari colleghi, la locuzione
regole araldiche, o meglio ricordiamoci bene che si tratta di tutt'altro che cose utili per l'araldica: per definire i
fondamentali della nostra scienza usiamo invece qualunque altro termine, memori sempre che l'araldica ha
due vincoli (la presenza dello scudo, e l'intenzione di riempirlo con figure e colori araldici) e due peculiarità (la terminologia blasonica, e il fondamentale basarsi sugli assi interni dello scudo). L'ho già scritto, scusate la monotonia:

lo ripeto solo per continuare a capirci. E in tutto ciò rientrano ovviamente
"le norme riguardanti i colori, le pellicce, le figure, le pezze, le partizioni, gli attributi, la corretta blasonatura, le concessioni, gli elementi esterni dello stemma,i tipi d'arme, le brisure e sovrabrisure, i segni di bastardigia e quelli disonorevoli", come bene ha scritto l'amico Sig. Sebastiano.
Circa la possibilità, o per meglio dire la necessità, di adeguare l'araldica alla società di oggi, si tratta di una cosa che la nostra scienza fa da sempre. Ognuno dei periodi storici e delle culture attraverso cui essa è passata nel corso dei secoli le ha lasciato qualcosa di proprio, che essa ha assorbito e fatta sua, sempre trovando il modo di adeguare la terminologia blasonica alle novità che lo scorrere del tempo le proponeva.
Grazie a questa sua duttilità

l'araldica è ancora, per fortuna, una scienza viva.
Prendo infine a prestito la parte finale dell'intervento del Sig. Tomaso:
..."vorrei mantenere le leggi, gli usi, le tradizioni araldiche che ci sono arrivate finora, compresa la sovrapposizione degli smalti e il numero limitato di colori. Penso che al massimo, l'unico aggiornamento debba riguardare gli elementi che si possono inserire all'interno dello scudo, cambiando i tempi, potrebbe essere necessario inserire anche un "computer" o un "missile" o un "carro armato" o un' "auto"..., ma appunto nulla di più" .
Bene

valete