Bossi, presente praticamente in tutt'Italia, anche se le aree di elezione sono il Piemonte e la Lombardia, l'origine potrebbe essere dal nome germanico Boso, anche se si potrebbe anche ipotizzare una connessione con le caratteristiche della vegetazione della località d'origine. Le tracce del cognome sono antichissime, un'iscrizione su di un sigillo di ferro avente l'insegna di un bue riporta incise: BEN.US BOSS. EPISC. MED, che starebbe per Benignus Bossius Episcopus Mediolanensis e determina così lo stemma di San Benigno Bossi, che fu arcivescovo di Milano dal 465 al 472.
Ebbero come stemma un bue.
Mi é doloroso constatare che, di una delle più nobili famiglie lombarde, come a diritto può definirsi quella dei BOSSI, non si sia potuto conservare degli antichi documenti e quel poco che si può mettere insieme lo si debba, penosamente, trarre da cronache racimolate un po' ovunque e non da carte di famiglia, di cui non esistono più documentazioni.
Una cosa però é certa: l'origine dei BOSSI é così antica che si potrebbe scrivere un trattato sulla stessa, ed é quello che molto umilmente ho cercato di redigere.
Il Crescenzi, nel suo "Anfiteatro romano", ritiene che la città di Milano possa considerare un grande onore quello di aver fatto da degna sede di una famiglia di tanto merito. Le origini dei BOSSI, sempre a detta dello stesso scrittore, si possono addirittura fare risalire all'epoca romana.
"Quale poté desumersi dagli storici milanesi, dalle sparse reliquie dell'archivio BOSSI e per altri documenti, presento questa nobile famiglia. Determinarne per filo e per segno i moltiplici rami, collegarneli tutti, era impossibile, come impossibile fu per tante ed istoriche famiglie nostre. Onde a me non rimase che di attenermi a quelle diramazioni delle quali, oltre all'essere le più importanti, ho potuto accertare le discendenze, spogliando i fatti che le riguardavano dei molti errori che passarono purtroppo inavvertiti dall'uno all'altro scrittore".
Così scrisse Federico Odorici nel 1880.
Donato BOSSI, cronista per eccellenza dei BOSSI, "concetizzando su l'arma di sua casa, ch'è un Bue, accennò ch'ella discendesse da Iside figlia d'Inaco Ré di Tessaglia, e moglie di Osiride Ré dell'Egitto violata da Giove Ré di Creta; la quale, o come fingono i poeti, ricevé Giove tramutato in un toro, o sopra un Bucintoro, ch'era una nave c'havea per insegna un bue (onde la favola hebbe principio) dal suo Regno fè vela. Et perciò dicono che il primo, da cui fosse un bue bianco sacrificato a Giove, si dimandò Cecrope Ré di Athene. Da costui presa per insegna l'immagine del Bue, passò poi ne i Ré della Bosnia, e la usarono i Berengari, et i Bosoni, che furono Ré dell'Italia".
Dunque un alone di mitologia fasciava l'origine della famiglia e sull'immagine del bue, che nello stesso stemma può essere passante o rampante, secondo i rami, gli scrittori favoleggiavano che esso fosse dedicato alla Musa di Pitagora, mentre Giove talora si camuffava sotto le sembianze dello stesso animale; altri invece ritenevano che Teseo avesse coniato, con la figura del bue, le monete cosiddette perché ammonivano con l'immagine della bestia, la quale presso gli antichi era simbolo di provvidenza e consiglio, qualità che facevano da degno corollario alla famiglia presa in considerazione.
"Rapporto ai BOSSI di Milano, il Crescenzi, il Morigia, il Bocalini ed altri ci trasportarono di netto fino quelli d'Inaco, di Cecrope, e se Dio mi salvi, d'Iside e di Osiride!".
Dunque anche il Pompeo Litta esordisce, con riferimento alla mitologia, nel suo "Araldica e famiglie celebri italiane", parlando della famiglia BOSSI.
Una nota ritrovata in archivio, il Litta stesso pretende di far discendere la famiglia dei BOSSI dai Bessi, popolo della Bulgaria in epoca romana.
Da dove abbiano avuto origine non è facile stabilire. E' stato appunto detto, e loro stessi hanno fatto propria la diceria, che venissero dalla Bulgaria, dalla zona montagnosa del Rodope, il monte delle rose.
Una rosa compare talvolta in qualche emblema. Ma dev'essere opinione di scarsa attendibilità. Piuttosto è più verosimile che fossero rurali, proprietari facoltosi di fondi agricoli, allevatori di bestiame bovino. Nello stemma, come notazione esplicita, c'era un piccolo bue, detto bos in latino, e siano poi inurbati ed inseriti tra i grandi in città.
E' evidente che si tratta però di notizie inventate probabilmente dai BOSSI per darsi illustri natali.
Varese fu data in feudo agli Arcivescovi di Milano nel corso del X secolo. Al suo interno trovò sempre più spazio la famiglia dei BOSSI, vassalla degli Arcivescovi milanesi.
L'originario luogo della famiglia sembrerebbe comunque essere Azzate, posta a relativa distanza dal tratto sud orientale del Lago di Varese, dove il Brambilla afferma che i BOSSI risiedevano fin dall'anno 1000: la storia dei BOSSI si snoda parallelamente a quella del paese.
Una pergamena, conservata presso l'Archivio Capitolare di S. Vittore a Varese, datata giugno 1173, rappresenta uno dei più antichi documenti che attestano la presenza dei BOSSI ad Azzate. Si tratta di un atto di vendita (carta venditionis) di una vigna. I precedenti proprietari della vigna risultano essere stati Stefano, Corbella e Lanfranco "Bossii de Aciate".
Numerosi furono i membri della famiglia BOSSI di Azzate che comparirono in atti civili o ecclesiastici del secolo XIII. Cito: Bordino, testimone in un ordine di consegna di alcune terre a Cesano Maderno nel 1223, Matteo, attore in una lite giudiziaria nel 1227, Ardizone, patrizio e prevosto di Varese nel 1260.
Nel 1277 ebbe inizio la signoria dei Visconti e l'ascesa dei suoi fedeli alleati: tra questi i BOSSI di Azzate.
La famiglia BOSSI, dette in ogni tempo personaggi chiari per valor militare, onori e dignità conseguite, tanto da venire compresa fra le duecento che sole potevano aspirare al Cardinalato Ambrosiano, ed essere ammessa all'insigne capitolo della Metropolitana come risulta dalla matricola rogata il 2 aprile del 1257, dal notaio e cancelliere della Curia Vescovile di Milano, De Ciocchi. I BOSSI a Milano furono famiglia di gran prestigio: molti furono giureconsulti, magistrati, notai, uomini di cultura e di chiesa.
L'antichità delle origini dei BOSSI sembrerebbe pure dimostrata, secondo i loro apologisti, da un'iscrizione ritrovata su una lastra di bronzo, nel 1599, nella zona di Ancona; ad essa fa degna compagnia un'altra iscrizione trovata a Napoli.
L'Archivio storico lombardo del 1903 c'informa che in un sottoscala di Palazzo Litta, a Porta Magenta a Milano, era stata rinvenuta un'iscrizione sulle origini della famiglia BOSSI. Si trattava di un'epigrafe che elencava una lunga glorificazione inneggiante alla genealogia dei BOSSI; è assai probabile che questa iscrizione provenisse da qualche chiesa distrutta nel Settecento.
Sempre il Donato BOSSI, citando il Bocalini, pretese di ritrovare in Milano un ceppo del suo casato ai tempi di Antonino Pio.
Sgombrato il terreno da possibili deviazioni fantastiche, il Morigia, nel suo "Historia dell'antichità di Milano", ribadisce la tesi già avanzata da Pietro Bocalini nella sua "Storia d'Italia", secondo la quale i BOSSI incominciarono ad abitare a Milano 134 anni prima della venuta di Cristo.
Fu poi molto accanita la contesa che nel secolo XVII ci fu intorno alla famiglia di S. Benigno, Vescovo di Milano del secolo V, se fosse cioè dei BOSSI o meglio dei Bensi di Como, lite che ai nostri giorni sarebbe andata in prescrizione, ma che in quel tempo fu seriamente giudicata dalla Corte di Roma in favore dei primi, per un suggello che i BOSSI avevano presentato, già rinvenuto nel 1582 entro l'urna del presule, seppellito nella chiesa di S. Simpliciano, quando S. Carlo Borromeo ne riconobbe le ceneri.
Come nota il Sassi, che al cadere dell'impero, l'antico uso dei cognomi gentilizi rimase per più di cinque secoli dimenticato, per cui non parve risollevarsi che intorno al XI secolo.
Al qual proposito aggiunge il Fumagalli, che l'argomento del suggello (un sigillo di ferro antichissimo recante per insegna il bue con inciso BEN.US BOSS. EPISC. MED - Benignus Bossius Episcopus Mediolanensis-) che renderebbe più sospetta la cosa, determinò nel 1617 la scelta dei giudici romani a darla vinta ai BOSSI.
L'Ughelli porrebbe S. Benigno (dichiarato dall'Agnazione de' BOSSI), successore nella sede Arcivescovile di Milano di S. Geronzio, discendente dai nobili Bensi. Educato in Roma, aggiunge l'Ughelli, S. Benigno tenne la sedia milanese dal 470 al 477, e durante il suo episcopato restaurò molte chiese distrutte dal gotico Odoacre.
Una raffigurazione di S. Benigno la si può ancora notare nella cappella di destra della chiesa parrocchiale di Azzate.
Le notizie più antiche su S. Benigno BOSSI ci sono date da una composizione in versi di Ennodio, vescovo e scrittore di Pavia all'inizio del VI secolo. Essa suona così: "S. Benigno mise a disposizione il suo cuore nel vegliare il Signore sul far del giorno e ringraziò l'Altissimo di averlo creato. Così il Signore grande volle riempirlo di intelligenza. Mise da parte il linguaggio della sua sapienza ed essa non si cancellerà nei secoli. Non svanirà la sua memoria e il suo nome verrà ricordato di generazione in generazione".
Ennodio riesce poi a dedurre ingegnosamente dal nome stesso di Benigno una serie di elogi, ma non ci fornisce alcun dato sulla sua vita, tranne il fatto della sua partecipazione ad un Concilio non ben identificato. In ogni caso é noto, da altre fonti, che il Vescovo di Milano ricoprì il suo mandato con avvedutezza e lungimiranza.
Pare certo, come risulta dal documento che mi appresto a trascrivere, che i BOSSI si impegnarono a pagare le spese della festa (cadente il 20 novembre) in onore di Benigno. Il documento che attesta ciò è datato 20 novembre 1734.
"Sono lire cento ottanta, dico L. 180, moneta di Milano, che io infrascritto confesso aver ricevuto dall'ill.mo sig. conte don Giulio Cesare Bosso, quali sono per solenizzare la festa di S. Benigno che corre in conto oggi giorno 20 novembre 1734, et in fede don Luigi Confalonieri, vicario della Sagrestia di S. Simpliciano di Milano".
Riferendomi al Morigia, si vuole che fosse pure un rappresentante dei BOSSI un certo Ansperto, arcivescovo di Milano, morto nell'882, al quale si deve la costruzione della chiesa di S. Satiro.
Anche Ansperto BOSSI é affrescato nella chiesa parrocchiale di Azzate, giusto di fronte a S. Benigno.
Venendo a tempi meno remoti, conviene ricordare che la famiglia fu una delle più importanti dell'alto contado milanese: di rango capitaneale, i BOSSI fecero sentire la loro influenza nella stessa città di Milano, tanto che Galvano Fiamma ricorda, nel suo scritto "Chronicon extravagans", i BOSSI tra i maggiori rappresentanti della pars nobilium .
Un primo BOSSI, citato dal Manaresi, è un Petrus qui dicitur Boxius de Azate, canonico di S. Vittore, chiamato in causa in una permuta del 1187 e possessore di un feudo a Masnago. I BOSSI, avevano del resto possedimenti in varie località del varesotto, come risulta dalle consignationes conservate nell'Archivio del Capitolo di Varese.
Il Giulini, riferendosi alle cronache di Donato BOSSI, cita un Matteo BOSSI, già Vicario Generale della Lombardia al quale sembrerebbe fosse data qualche giurisdizione nel lodigiano, nel 1128.
Sono noti pure un Ardricus Boxus, feudatario del XII secolo; un cardinale Guidone Bossio, che si volle antipapa con il nome di Pasquale III.
Quasi nella stessa epoca emergeva moltissimo nel mestiere delle armi un altro Matteo. Egli, nelle lotte politiche del tempo, si era schierato, come del resto la maggior parte dei milanesi, dalla parte dei Ghibellini. Il nostro personaggio favorì molto l'allora regnante Lotario III, imperatore di Germania, e ne ottenne ambiti onori, quali nel 1148 il titolo di governatore di Lodi, e poco dopo, quello di vicario, o di rappresentante imperiale nella Lombardia.
Nel 1170 vi fu un tale Tosabos (o Consabechus) Bossius che fu console di giustizia.
Nel 1172 un Bernardo BOSSI era console di Pavia, come un Alberto da Milano fu, nel 1175, podestà di Padova, e della medesima città fu sempre podestà, nel 1196, un certo Ottolino de' BOSSI, da Mantova. Trovo poi, del 14 dicembre 1183, un tale Arnaldo BOSSI da Pavia, il quale fece testimonio ad un contratto.
E' cosa nota che i BOSSI parteggiassero, nel 1198, con i nobili di Milano.
Il Morigia cita un Giovanni Bosso, rinomato giureconsulto del 1199.
Tra i prigionieri fatti da Federico II alla battaglia di Cortenova, avvenuta nel 1237, e mandati nel Regno di Napoli si trovano tre membri della famiglia BOSSI.
Negli Atti del comune di Milano fino ad allora i BOSSI apparirono di rado; il 4 aprile 1258 un tale Boccasio BOSSI firmò, insieme ad altri nobili milanesi, la pace fra il popolo ed il patriziato, pace che fu chiamata di S. Ambrogio.
Intorno al 1259, Corrado BOSSI, abate del monastero di Arona, pubblicò le costituzioni del suo convento.
Ad una riforma d'altro genere, venne delegato, nel 1277, Giananselmo BOSSI.
Nel 1286, quando venne conclusa la pace fra Milano e Como, o per meglio dire fra i Visconti ed i Torriani, da parte milanese venne delegato alla trattativa anche il giureconsulto Alberto BOSSI. Lo stesso giureconsulto moderò, nel 1287, come abate, il collegio di sei presidenti del comune di Milano.
Nel 1292 trovo un Giacomo BOSSI di Milano capo popolo ad Asti; quattro anni dopo, il 12 maggio 1296 trovo il medesimo Giacomo BOSSI in qualità di delegato, con i quattordici più celebri giureconsulti di Milano, per far riconoscere i diritti del Comune sulle acque della città.
Intorno a quegli anni un Silvestro BOSSI fu sindaco e procuratore del comune di Varese.
Nella desolata povertà dei documenti, ed non essendo possibile ricongiungere con storico e genealogico legame i nomi e le memorie sparse qua e là dei BOSSI di Milano ricordati fin qui, la discendenza più certa di questa nobile famiglia é senz'altro quella dei Conti BOSSI.
Il più antico documento da me conosciuto é il Catalogo degli ordinari del Duomo di Milano del 1377, o piuttosto "Matricula Nobilium familiarum Mediolani", scritta dall'Arcivescovo Ottone.
Qui sono registrati i Bossis de Acciate e la domus Bossiis D.ni Jacopi. Questa precisazione vuol dire che a tale prerogativa non avevano diritto i BOSSI non appartenenti alla linea di Giacomo.
I BOSSI nella prima metà del XV secolo si divisero in tre rami: dei conti BOSSI di Azzate, dei BOSSI marchesi di Musso, sul lago di Como, e dei conti BOSSI Fedrigotti di Rovereto.
L'albero genealogico dei primi fu compilato, per quanto in forma frammentaria, dal conte Luigi BOSSI.
Questo documento era già assai malridotto tanto che lo stesso Litta, il quale si era messo a scrivere a sua volta la storia dei BOSSI, non riuscì ad interpretarne che poche schede. Per mia fortuna il marchese Benigno BOSSI, aveva raccolto, in Ginevra, le memorie della sua famiglia, mettendo insieme un vero e proprio archivio con alberi genealogici e riassunti documentati.
Dal Dizionario feudale delle province componenti l'antico Stato di Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale (1796), dovuto a Enrico Casanova, ricavo quanto segue:
- il feudo di Meleto Lodigiano appartenne a vari rami della famiglia BOSSI, per concessioni sforzesche.
- 1538: Giovanni Agostino d'Adda cedette al senatore Egidio BOSSI e successori et quibus dederit per L. 2.000, il feudo di Val Bodia, chiamata in seguito Val Bossia (l'odierna Val Bossa). La Val Bossia comprendeva le terre di Daverio, Galliate, Brunello, Crosio della Valle, Gazzada, Buguggiate e Bodio (villaggi in provincia di Varese), con una parte delle citate giurisdizioni e dei redditi del sale. (Per una maggiore divulgazione della Val Bossa, rimando alla lettura del capitolo ad essa dedicato).
- 1617: regio assenso per la vendita del feudo di Musso (provincia di Como) dai Malacrida a Fabrizio BOSSI. La vendita venne effettuata lo stesso anno.
- 1620: diploma di re Filippo III, documento redatto il 1 settembre, per il titolo di marchese a Fabrizio BOSSI.
- 1633: il marchese Fabrizio BOSSI entra in possesso del feudo, cui era unito il castello con boschi e pascoli, il diritto di pesca sul lago, i dazi del pane, vino e carni ed altre regalie.
- 1741: il feudo di Gattera con Maiocca (Lodi) é concesso a Francesco BOSSI
Dal sito:
http://www.claudiobossi.it/ilmioportale/bossi/1cenni.htm
Il Senatùr
