Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
Serafini ha scritto:Colgo l'occasione per proporvi questo quesito. La città di Ortona (CH) risulta infeudata dal 1525 circa al 1734. Quindi non vi fu nobiltà civica, tra l'altro il titolo di nobile o patrizio di Ortona, non è mai esistito o riconosciuto. Nel 1764 il Sovrano riforma il decurionato dividendolo in tre ceti, ma mentre il 2° viene definito "dei Civili" ed il 3° "del Popolo", il 1° dov'erano confluite sia le poche famiglie nobili che le casate di "distinta civiltà", non viene definito "dei Nobili", non viene specificato nulla. Non credo si sia trattato di una svista, ma questo mi fa pensare che il mancato riconoscimento della nobiltà cittadina in Ortona, risalga proprio a questo provvedimento ed alla infeudazione della città, visto che la documentazione decurionale antecedente il 1584 è andata perduta. Voi che ne dite? Serafini

aristarco ha scritto:Il signor Crociani evidenzia un criterio sostanzialmente attendibile per l'individuazione del ceto nobile frusinate, in assenza di ascrizioni. Condivido pienamente la limitazione dell'ambito cronologico al sec. XV (e direi, sostanzialmente, anche parte del XVI), poichè - segnatamente dal XVIII sec. - la concessione del giuspatronato è stata aperta anche a strati della popolazione non propriamente nobili: allundo a maggiorenti, in grado di devolvere somme considerevoli per l'acquisizione o - più spesso - la restaurazione ed il miglioramento di benefici pregressi, in capo ad altre famiglie o istituzioni. E' costante della seconda metà del XVIII sec. e del XIX sec. l'acquisto da parte di famiglie di elevata condizione borghese di cappellanie appartenute a famiglie nobili, spesso cadute in bassa fortuna ovvero poco interessate alla conservazione e mantenimento delle stesse.
aristarco ha scritto:Non necessariamente: l'abuso dei prefissi d'onore è endemico a partire dal XVII secolo e si "aggrava" nel corso del XVIII sec.
aristarco ha scritto:Questo particolare è del tutto inedito e meriterebbe di essere dimostrato con evidenze, plurime e certe. Sono assai riluttante ad accettare la tesi di una dicotomia tra "stemma" ed "emblema", quest'ultimo spesso desunto dal signum tabellionis di un notaio. Lessi qualcosa di simile in una dispensa del compianto prof. Alfred Engelmann, studioso di famiglie lariane, il quale - convinto decostruttore della tesi concernente l'esistenza di ceti nobili nell'area di suo interesse (oltre naturalmente alla nobiltà cittadina comasca) - giustificò l'esistenza di stemmi per famiglie non censite come "decurionali" proprio ricorrendo alla teoria dell'emblema, del segno identificativo, citando come esempio l'insegna dell'oste o la targa dello speziale.
aristarco ha scritto:Chi spesso redigeva gli atti del governo cittadino? Un notaio...
Comunque, sulla scorta dei massimari melitensi, resto dell'avviso che la semplice attribuzione di una qualifica nobiliare in un atto ufficiale (aggiungo dopo il XVI sec.) non dimostra di per sè che la persona in questione è nobile nè consente di stabilire l'origine o - quantomeno - la fattispecie di tale nobiltà.
aristarco ha scritto:...(omissis)...Sono assai riluttante ad accettare la tesi di una dicotomia tra "stemma" ed "emblema", quest'ultimo spesso desunto dal signum tabellionis di un notaio...(omissis)...
si arriva in cielo

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Complimenti per l'alto livello della discussione!![]()
Sono felice di potermi confrontare con persone così preparate.
Vorrei sottolineare alcuni punti già da voi espressi:
1. Occorre necessariamente distinguere tra due tipi di "nobiltà civica":
a) debitamente concessa attraverso organi atti a tale funzione nelle città che erano ufficialemente investite. La "nobiltà civica" propriamente detta;
b) ufficiosa nelle città che non erano "seggio di nobiltà";
Va da se che nel secondo caso, per quanto l'uso ufficioso possa essere diventato consuetudine nel corso dei secoli, ci troviamo di fronte, sempre e in ogni caso, ad un qualcosa di non ufficiale.
2. E' impossibile generalizzare la "nobiltà civica" propriamente detta che è contestualizzabile solo nel:
a) territorio di appartenenza;
b) determinato secolo o periodo breve;

Francesco Pompili ha scritto:Non sei da meno nè a me, bieco ma giovanissimo studioso, nè al Sig. Aristarco![]()
Ottime osservazioni; per quanto riguarda il punto 1b la questione è più complicata. Ho avuto modo di studiare una famiglia aquilana (i Marinucci) che, insignita almeno dal XIV-XV secolo (sospetto da ancor prima, almeno dal XII sec., ma l'unico documento è reperibile nel Catalogum Baronum) di un titolo signorile, divenne già dal Cinquecento una famiglia di Nobiltà Civica acquisendo un elevato modus vivendi con vari diritti di Jus Patronatus e vantando sia in città che nel contado tante proprietà tra ville, palazzi e, in un certo senso, chiese. Ovviamente utilizzava da tempo immemorabile uno stemma semplicissimo, come tutte le antiche famiglie, e i suoi membri erano appellati con i trattamenti nobiliari in ogni occasione, ufficiale o meno. E' chiaro che, benché non fossero ascritti al "patriziato di Aquila", la famiglia avesse ormai un'ufficiale ed evidente nobiltà ab immemorabile.


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