Diramazioni dei Riccio seu Rizzo del napolitano.

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Diramazioni dei Riccio seu Rizzo del napolitano.

Messaggioda L.de Bellis » sabato 11 marzo 2006, 13:19

Vi sarei grato se poteste darmi informazioni su eventuali diramazioni abruzzesi-molisane della famiglia Riccio del napoletano (che fu ascritta al seggio di Nido di cui alcune linee diramatesi successivamente nel Cilento).
Conosco di una famiglia Riccio che fu feudataria di Colli al Volturno di cui il Masciotta afferma: “(…) nel 1530, in feudo, al napoletano Giovanni Luigi Riccio, che vi ebbe a successore il figlio Ottavio: il quale con atto 22 maggio 1570 ne fece cessione a Carlo Greco d’Isernia”.
Devo anche segnalare l’analogia dello stemma dei Conti Ricci di Vasto che è: Stemma. d’azzurro a due fasce ondate d’oro, al capo d’oro dell’aquila nascente dal volo spiegato di nero; al capo abbassato d’oro al riccio di nero, con quello della famiglia Rizzo, discendente dai Riccio di Napoli (che furono ascritti al seggio di Nido) presenti nel Libro d’Oro del Collegio Araldico che è: d’oro a due fasce ondate d’azzurro, al capo d’oro dell’aquila nascente dal volo spiegato di nero; al capo abbassato d’oro al riccio di nero. Potrebbe trattarsi di una diramazione di questa famiglia?


Una famiglia Rizzo fu Patrizia di Giovinazzo, già de Chiacchierinis.
d'azzurro alla fascia d'oro accompagnata da tre stelle dello stesso due in capo ed una in punta.
Sempre in Giovinazzo era presente una Famiglia della Rizza, nobile di Bari, ma che si disse anche dello Rizzo, diversa dalla precedente: d'azzurro alla fascia scaccata d'argento e di nero accompagnata nel capo da due rose di rosso.
Cordialità
Lorenzo Longo de Bellis
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Messaggioda Davide Shamà » domenica 12 marzo 2006, 2:51

La genealogia che abbiamo in sito proviene direttamente dai discendenti della famiglia. Con tanto di documenti di riconoscimento della Consulta risalenti agli inizi degli anni trenta. La famiglia Riccio patrizia napoletana si estinse nel XVI secolo. Una diramazione però andò effettivamente in Abruzzo dove perse gli onori della nobiltà di seggio. Presero il cognome Rizzo poi mutato in de Ritiis e infine riconosciuto nella versione moderna solo nel 1940 (!) - Dato che il cognome Riccio è comune e non ci sono studi particolari su cui iniziare, ho preferito attenermi a quanto era stato accertato dalla Consulta (cioè alla successione patrilineare accertata e a qualche dato riferito alla linea napoletana). So che la famiglia ha una specie di archivio ma le carte non sono state catalogate, in effetti ogni tanto mi mandano aggiornamenti, modifiche o altri dati da aggiungere man mano che il lavoro procede. Ignoro se in detto archivio esistono dati sulla linea abruzzese.
Davide Shamà
 

Diramazione in Molise dei RIZZO seu RICCIO

Messaggioda antonio de conciliis » domenica 12 marzo 2006, 8:59

Signori, buongiorno!
Penso di potervi essere utile con qualche notizia sui Nobili RIZZO.
Tempo fa realizzai la tesi sui CARACCIOLO di SANTOBUONO e sulle famiglie collegate.
Nell’anno 1457 Giovanni Sebastiano Riccio, Barone di Postiglione, Barone di Contursi, e Patrizio Napoletano, sposò Margherita Caracciolo, figliola di Marino Caracciolo di Santobuono e di Maria de’ Sangro di Monteferrante.
Giovanni Sebastiano fu anche Signore (in Principato Citra) di Loratino e della Rocchetta in Terra di Lavoro, e di S. Stefano in Molise.
Figlio di Giovanni Sebastiano fu Giovanni Luigi (“Giovanni Loise”), Barone di Colli (odierna Colli al Volturno) e naturalmente Patrizio Napoletano. Egli si maritò con la nobile Beatrice Seripando.
I due ebbero come primo figlio Ottavio, che succedette al padre nella Baronia di Colli, e come secondo figlio Giovanni Sebastiano, Barone di Pietraferrazzana e Patrizio Napoletano, che sposò Porzia Seripando.
Ottavio Rizzo sposò la nobile Battista Carmignano, da cui nacquero Giulio Cesare, Giovanni Luigi, che morì senza prole, Angelina che fu monaca, Felice che morì celibe ed Adriana maritata a Camillo Billotta, Nobile di Benevento.
Tali notizie sono tratte da uno scritto del De Lellis, ovvero dalla prefazione che egli fece nel 1645 ad un’opera in latino del Conte Michele Riccio seu Rizzo di Cariati di inizio Cinquecento dal titolo “DE REGIBUS HISPANIAE, HIERUSALEM, GALLIAE, UTRIUSQUE SICILIAE ET UNGARIAE HISTORIA”consultabile presso l’Archivio di Stato di Napoli.
A mio avviso è da Ottavio Rizzo che si diramò il ramo molisano e (forse?) quello abruzzese dei Ricci di Vasto. Nelle genealogie dei Rizzo di Napoli Ottavio spesso non è difatti citato (come se si fosse proprio trasferito in Molise senza rapporti con il resto della famiglia).
Lo stemma è il medesimo.
I Rizzo erano un casato molto numeroso, diffuso in Campania, Abruzzo, Molise ed i rami furono tanti. L’unico sopravvissuto è proprio quello che discende dal conte Michele ed è quello del Cilento (furono baroni di Finocchito tra l’altro intorno al 1630).
Negli anni Trenta del secolo XX modificarono il cognome in Rizzo dei Ritii.
A Torchiara (Salerno) esiste tuttora un Palazzo Riccio, ed un Palazzo Rizzo a Galdo Cilento (frazione di Pollica), da me visitato per lo studio intrapreso. Lo stemma è sempre lo stesso, ed è ubicato vicino al palazzo baronale dei Galdi (famiglia con cui erano imparentati). Una targa ricorda due discendenti dell’Ottocento (ma io non rammento i nomi).
La famiglia è tuttora fiorente e credo risieda tra la Lombardia e la Francia.
Riporto la descrizione dello stemma dal Libro d’Oro (1937). Interzato in fascia: il I d’oro all’aquila di nero con il volo abbassato coronata d’oro (concessione dell’imperatore Federico III nel 1454); il II d’oro al riccio di nero; il III d’oro a due fasce ondate d’azzurro. Il Mazzella nel 1601 lo descrive così: “Fa per arme un campo partito in tre parte uguali: nel primo è una meza aquila nera in campo d’oro, nel quarto di mezo è una larga fascia d’oro con un riccio nero nel mezo, l’ultima parte di sotto sono due onde azurre co altretante d’oro”.
Spero di esservi stato utile.
Saluti, Antonio.
antonio de conciliis
 
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Messaggioda RobertoC » domenica 19 marzo 2006, 0:09

Gentile Sig. de Conciliis,
uno con il mio cognome non può che manifestare un profondo interesse per il Cilento.
Questo cognome è registrato nel salernitano (in un'area che va da Roccapiemonte sino a Solofra), oltre che in Lucania e nelle Puglie, nella forma matura -che è quella attuale- già nel primo XIII sec., quando evidentemente ha (già) cessato d'essere un locativo od un soprannome per divenire vero e proprio patronimico.
Leggere di questo suo rapporto documentato con il Cilento è quindi musica per le mie orecchie.
Il mio problema storico può essere formalizzato nel modo che segue: vorrei capire quando, e da quale parte, nel nucleo cilentano più antico, si registra un'emigrazione di famiglie verso la più stabile e ricca Valle dell'Irno, delle quali s'abbia contezza dell'uso di dirsi per l'appunto cilintine (secondo la forma registrata dall'Ebner) o cilentane.
Mi rendo conto che si tratta di una valutazione non semplice, ma d'altro canto osservo le seguenti cose:
1)sebbene il primo documento in cui si accenni al Cilento sia, se non ricordo male del 994 d.C., un'identità cilintina/cilentana si forma dopo l'XI sec., quando oramai si sono consolidati da tempo i borghi collinari formatisi sotto l'influenza longobarda, e le tristissime incursioni saracene contribuiscono a cementare i tessuti urbani;
2)il Cilento che possiamo definire se non originario almeno storico (X-XII sec.) è un tratto di terra compreso tra il Sele (a nord) ed l'Alento (a sud) che fa perno su pochi centri urbanizzati, e che si raccoglie intorno al monte Stella.
Le sarei grato di qualunque indicazione archivistica o bibliografica in merito, e la saluto, scusandomi per l'intromissione in questa discussione.

Cordialità.
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda RobertoC » domenica 19 marzo 2006, 0:28

Per farmi perdonare l'intromissione riporto una notizia sui Lebano cilentani che il Volpe vuole anche Libano o de Libano.

Notarius Angelus Gitius, filius Pompei et Liviae de Libano, mortuus est die undecimo Julii 1656 in loco campestri extra terram predettam ... cum morbo pestilenzialis ibidemque sepultus. Dum fugit a Civitate Neapoli ubi vigebat pestis, nec fuit ab hac sua patria receptus, sed expulsus ut per quadraginta dies maneret in loco sibi destinato, eo post tres dies decessit

Mentre il Notaio Gizzo muore a Perdifumo, nel disperato tentativo di sottrarsi al morbo fatale; nella vicina Vatolla Nicola Maria Lebano fu posto in quarantena ma anch'egli inutilmente, sicché la peste lo vinse.

F. Volpe, Il Cilento nel secolo XVII, Napoli, 1991, pg. 185;
APP, Liber mortuorum 1646-1761

Cordialità.
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda RobertoC » domenica 19 marzo 2006, 11:21

Sui Lebano seu Libano seu de Libano temo che sia tutto, purtroppo.
Ho visto anche le altre mie fonti sul Cilento, e mi pare di non avere colto riferimenti.
Le notizie che ho riportato sono relative a Perdifumo (sicché la sigla APP sta per Archivio Parrocchiale di Perdifumo) e a Vatolla.

Il tuo tesoro archivistico non finisce di sorprendermi (attendo ancora di saperne qualcosa nel dettaglio, non dimenticare): hai una lista di patronimici da pubblicare qui o comunque da farmi vedere?
Numerose famiglie imparentate alla mia hanno radici lucane, campane e, qualche volta calabresi (penso ai Bellezza, dai quali uscì il medico che curò Garibaldi sull'Aspromonte per la famosa ferita, e che in parte rimasero per l'appunto in calabria).
Se hai elementi utili alla mia indagine e non me li dai, beh...ti ricordi la muta di cani di cui ho parlato nell'altro "topic"?
Ho preso accordi con un allevatore! :lol:

Cari saluti.
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda Lasa pur dir » lunedì 24 aprile 2006, 18:45

Salve a tutti,
mi sono iscritto recentemente al forum e spero di fare cosa utile, oltre che gradita, segnalando alcune notizie intono alla famiglia Riccio che fiorì in Lanciano negli Abruzzi tra i secoli XV e XVI.
Secondo quanto riportato dal Renzetti, uno storico del XIX secolo, Pippo Riccio fu favorito della regina Giovanna II tanto da riuscire ad ottenere alla città l'edificazione del porto di San Vito.
Domenico, nell'anno 1465, ottenne da re Ferdinando molti beni per i suoi meriti e venne dichiarato cavaliere. Tuccio nel 1466 ebbe il Castello di Sant'Apollinare e i beni burghenseatici e feudali di Giacomo Cristofaro e Simone de Cilinis e pare, anche il feudo di Fossaceca.
Tra i membri più illustri del casato viene ricordato Denno Riccio che morendo lasciò eredi delle sue sostanze i frati dell'Isola di Tremiti perchè costruissero il convento di Santa Maria La Nova (oggi Santa Giovina) in Lanciano.
E' riportata dalle cronache l'esistenza di un Francesco Riccio detto Ruiz di Tappia.
Riccio di Riccio morì nel 1562 lasciando eredi le due figlie Violante e Beatrice.
Violante era andata in sposa a Francesco Tappia e da quest'unione erano nate Isabella e Beatrice. Isabella sposò Egidio Tappia (Presidente di Camera, proprietario del palazzo a Napoli nella località detta Ponte di Tappia) e da questo matrimonio nacque, nel 1565, Carlo Tappia, futuro Reggente del Consiglio Collaterale. Beatrice sposò invece il marchese Pignatelli, signore del castello di Paglieta.
Il casato si sarebbe estinto con le due figlie di Riccio di Riccio, benchè il Pacichelli, ancora alle soglie del XVIII, elenchi i Ricci tra le famiglie "nobili" della città di Lanciano.
Lo stemma dei Riccio si ritrova, ancora ai nostri giorni, sulla facciata delle chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, sul portale della chiesa di Santa Giovina e all'interno di essa sul monumento sepolcrale di Denno Ricci.
Moltissime sono le vicende storiche legate a questa famigliae se qualcuno è interessato sarò lieto di fargli avere degli approfondimenti.

Cordialmente. :wink:

Domenico Maria d. B.
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Messaggioda mct » mercoledì 26 aprile 2006, 11:39

Lasa pur dir ha scritto:Salve a tutti,
mi sono iscritto recentemente al forum e spero di fare cosa utile, oltre che gradita, segnalando alcune notizie intono alla famiglia Riccio che fiorì in Lanciano negli Abruzzi tra i secoli XV e XVI.
Secondo quanto riportato dal Renzetti, uno storico del XIX secolo, Pippo Riccio fu favorito della regina Giovanna II tanto da riuscire ad ottenere alla città l'edificazione del porto di San Vito.
Domenico, nell'anno 1465, ottenne da re Ferdinando molti beni per i suoi meriti e venne dichiarato cavaliere. Tuccio nel 1466 ebbe il Castello di Sant'Apollinare e i beni burghenseatici e feudali di Giacomo Cristofaro e Simone de Cilinis e pare, anche il feudo di Fossaceca.
Tra i membri più illustri del casato viene ricordato Denno Riccio che morendo lasciò eredi delle sue sostanze i frati dell'Isola di Tremiti perchè costruissero il convento di Santa Maria La Nova (oggi Santa Giovina) in Lanciano.
E' riportata dalle cronache l'esistenza di un Francesco Riccio detto Ruiz di Tappia.
Riccio di Riccio morì nel 1562 lasciando eredi le due figlie Violante e Beatrice.
Violante era andata in sposa a Francesco Tappia e da quest'unione erano nate Isabella e Beatrice. Isabella sposò Egidio Tappia (Presidente di Camera, proprietario del palazzo a Napoli nella località detta Ponte di Tappia) e da questo matrimonio nacque, nel 1565, Carlo Tappia, futuro Reggente del Consiglio Collaterale. Beatrice sposò invece il marchese Pignatelli, signore del castello di Paglieta.
Il casato si sarebbe estinto con le due figlie di Riccio di Riccio, benchè il Pacichelli, ancora alle soglie del XVIII, elenchi i Ricci tra le famiglie "nobili" della città di Lanciano.
Lo stemma dei Riccio si ritrova, ancora ai nostri giorni, sulla facciata delle chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, sul portale della chiesa di Santa Giovina e all'interno di essa sul monumento sepolcrale di Denno Ricci.
Moltissime sono le vicende storiche legate a questa famigliae se qualcuno è interessato sarò lieto di fargli avere degli approfondimenti.

Cordialmente. :wink:

Domenico Maria d. B.


Nel Dare il benvenuto al mio caro amico Domenico, inserisco una fotografia dello splendido sepolcro di Denno (o Dinno) Riccio...



Immagine


inserisco anche il dettaglio del cimiero "tagliato" :D

Immagine

A presto
Massimiliano :wink:
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Messaggioda eugubino » mercoledì 26 aprile 2006, 16:59

Benvenuto :)
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 26 aprile 2006, 17:05

Benvenuto, caro Domenico Maria, e grazie della bell'immagine che per :wink: tuo merito l'amico Massimiliano ha condiviso con noi: uno stemma molto di maniera, ma interessantissimo.

Bene :D vale
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Messaggioda Lasa pur dir » mercoledì 26 aprile 2006, 17:15

Ringrazio di cuore :D l'amico Massimiliano (alla cui bravura devo l'inserimento del mio avatar) per il caloroso benvenuto, ringraziamento che estendo anche ad Eugubino che ancora non conosco.

Inserisco di seguito, almeno spero di riuscire a farlo :roll:, lo stemma dei Riccio posto sulla chiesa di San Nicola in Lanciano.
Immagine (alt+p)

Sempre cordialmente.

Domenico Maria d. B.

P.S. E anche questa volta se non fosse stato per Massimiliano non avreste mai visto lo stemma dei Riccio! :wink:
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Messaggioda mct » mercoledì 26 aprile 2006, 17:34

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Benvenuto, caro Domenico Maria, e grazie della bell'immagine che per :wink: tuo merito l'amico Massimiliano ha condiviso con noi: uno stemma molto di maniera, ma interessantissimo.

Bene :D vale


Carissimo Magister, cosa intendi quando dici "STEMMA DI MANIERA"?
:wink:
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 28 aprile 2006, 16:21

Siamo in pieno Cinquecento, epoca in cui la fioritura artistica del nostro Paese aveva già raggiunto il massimo splendore, e gli artisti stavano entrando in una fase di stanca creativa, nella quale i loro prodotti venivano sempre più realizzati alla maniera di quelli migliori e più belli.

E questo stemma è certamente un manufatto di quest'ultimo genere: siamo lontani, lontanissimi dalla purezza estetica e formale dei migliori scudi con elmo e cimiero della tradizione tardoquattrocentesca.

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Messaggioda Lasa pur dir » venerdì 28 aprile 2006, 18:29

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Siamo in pieno Cinquecento, epoca in cui la fioritura artistica del nostro Paese aveva già raggiunto il massimo splendore, e gli artisti stavano entrando in una fase di stanca creativa, nella quale i loro prodotti venivano sempre più realizzati alla maniera di quelli migliori e più belli.

E questo stemma è certamente un manufatto di quest'ultimo genere: siamo lontani, lontanissimi dalla purezza estetica e formale dei migliori scudi con elmo e cimiero della tradizione tardoquattrocentesca.

Bene :D vale


:shock:

Assai interessante!

Su sepolcro di Denno Ricci infatti esiste una diatriba.

Denno, seconto quanto riportato dallo storico Antinori, fece edificare sepoltura "sui et sibi" nella chiesa di Sant'Agostino nel 1497 e vi fece porre un'iscrizione con la quale si qualificò fedele aragonese e milite generoso.

Denno morì il 14 gennaio 1504 lasciando tutte le sue sostanze per l'edificazione in Lanciano di un monastero dei Canonici Regolari Lateranensi.
La chiesa del convento, dedicata alla Madonna dei Miracoli e detta Santa Maria La Nova (che nel 1850 mutò il titolo in Santa Giovina), venne completata nel 1513 e la consacrazione avvenne nel 1518.
Del monumento sepolcrale fotografato, posto in detta chiesa, si ha notizia dal 1556, e pertanto, da quello che lei mi dice, si tratterebbe di un'opera realizzata ex novo e non del monumento sepolcrale che già si trovava in Sant'Agostino.

Potrebbe essere che la lapide sia anteriore al resto ? (la prossima volta dovrò sforzarmi di realizzare una fotografia migliore!! :oops:)

Sempre cordialmente.

Domenico Maria d.B.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 28 aprile 2006, 18:32

Certo: potrebbe. :wink:

Bene :D vale
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