Ruffo di Calabria - Conti di Sinopoli

Storia e genealogia delle maggiori casate italiane

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Messaggiodi Alessio Bruno Bedini » mercoledì 11 gennaio 2006, 22:42

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Il vecchio frate cerca di non andare fuori tema, ma si permette di ricordare che (nel Nord Italia) "motta" è un toponimo usato in riferimento a rilievi che, pur rivestendo in assoluto una moderata entità, rispetto alla "bassa" della piana circostante sono particolarmente evidenti.

É ovvio che, qui, non stiamo parlando nè di Nord Italia nè di "basse" (benchè la Calabria non sia priva di pianure): ma potrebbe ben darsi che, a seguito di un qualche movimento migratorio antico (e sappiamo tutti quanti ce ne sono stati, nei secoli passati!), siano giunte fin quaggiù usanze toponomastiche di :wink: importazione...

Bene :D vale


In questo caso, caro Fra Eusanio, no .. nessuna migrazione di lessemi .. "motta" o "mocta" vuol dire sicuramente "terra" nel senso di "paese", "insediamento", "villaggio" .. faccio un altro esempio ... negli atti notarili i notai scrivono sempre dopo la formula iniziale e la data, il luogo scrivendo "mocta sideroni" [Siderno] "mocta bubalini" [Bovalino] "mocta Condoianni" [condoianni] ecc ecc.. e questo fino a tutto il 1700 ..

..ho centinaia di atti notarili cosi ..
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Messaggiodi Davide Shamà » mercoledì 11 gennaio 2006, 22:42

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Si .. confermo l'investitura a contea 1348 [1358 era un mio errore di lettura] .. e probabilmente la signoria di Enrico Ruffo fu "de facto" senza investitura ufficiale prima del 1348 ..

.. ho consultato le ottime genealogie http://www.sardimpex.com/Caracciolo/Caracciolo2.htm e mi ha molto incuriosito
C3. Giovanni (+ post 1422), Patrizio Napoletano; 3° Conte di Gerace (concessa dopo il pagamento alla corte di 13.000 fiorini), Barone di Anogia e La Motta di Condoianni dal 1398


.. perchè dal 1398 risulta a lui condoianni?


tenendo presente che la dicitura del feudo è questa in tutte le fonti che sto adesso riportandoti, trascrivo di seguito i dati del Fabris:

"seguì costantemente le parti di Re Ladislao e perciò nel 1397 questi gli condonò un debito per servigi feudali, Giovanni ebbe facoltà di pigliarsi certi beni di ribelli, nel 1404 ricomprò la baronia di Anogia, già confiscata a suo padre, e la terra di Motta Condoianni".

L'Ammirato invece è più particolareggiato (pagina 112 della detta opera):

"Seguì Giovanni sempre le parti di Ladislao, onde per iscrittura del 1397 il Re gli dona il residuo che gli dovea pagare de servigi feudali, e l'anno seguente gli fa un privilegio, dal qual si dispone, che egli si possa liberamente pigliare certi beni dei ribelli, e la medesima concessione gli viene ancora fatta l'anno 1404 nel quale egli compra dal Re la baronia d'Angoia per avventura alienata prima di lui dal padre, e la Motta di Condoianni".

Nessuno specifica quando M.C. entrò in possesso dei Caracciolo prima di questa data(!)
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Messaggiodi Alessio Bruno Bedini » mercoledì 11 gennaio 2006, 23:02

Davide Shamà ha scritto:tenendo presente che la dicitura del feudo è questa in tutte le fonti che sto adesso riportandoti, trascrivo di seguito i dati del Fabris:

"seguì costantemente le parti di Re Ladislao e perciò nel 1397 questi gli condonò un debito per servigi feudali, Giovanni ebbe facoltà di pigliarsi certi beni di ribelli, nel 1404 ricomprò la baronia di Anogia, già confiscata a suo padre, e la terra di Motta Condoianni".

L'Ammirato invece è più particolareggiato (pagina 112 della detta opera):

"Seguì Giovanni sempre le parti di Ladislao, onde per iscrittura del 1397 il Re gli dona il residuo che gli dovea pagare de servigi feudali, e l'anno seguente gli fa un privilegio, dal qual si dispone, che egli si possa liberamente pigliare certi beni dei ribelli, e la medesima concessione gli viene ancora fatta l'anno 1404 nel quale egli compra dal Re la baronia d'Angoia per avventura alienata prima di lui dal padre, e la Motta di Condoianni".

Nessuno specifica quando M.C. entrò in possesso dei Caracciolo prima di questa data(!)


Non solo .. nessuno specifica per quanto tempo Condojanni restò in possesso dei Caracciolo .. dico questo perchè E. Pontieri in "La Calabria a metà del sec. XV e le rivolte di Antonio Centelles" afferma che Tommaso Caracciolo nel 1453 fece rinchiudere tal Giorgio Mustica nella torre del Conte Janni..

.. dunque resta da capire se nel 1453 Condojanni apparteneva ancora ai Caracciolo o era stata ripresa dai Ruffo..
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Messaggiodi Davide Shamà » mercoledì 11 gennaio 2006, 23:12

nell'asse feudale di questo ramo dei Caracciolo il feudo di Motta Condoianni, o Condoianni che sia, appare solo in relazione ai personaggi citati. Nessuna fonte che ho consultato dice che sia passato da Giovanni al fratello Battista e infine a Tommaso. L'elenco dei beni riportati per Battista e Tommaso non la indicano. Tommaso Caracciolo subì la confisca nel 1457, dunque se Condojanni era veramente suo possesso il dominio dei Caracciolo si concluse in quell'anno. Poi non so se il feudo comprendesse una terra e un castello in mano ad una sola famiglia oppure a due casate distinte.
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Messaggiodi Davide Shamà » mercoledì 11 gennaio 2006, 23:20

rileggendo il Fabris/Litta ho trovato una nota interessante, riferita a Battista Caracciolo e all'elenco riportato nel mio sito. Nel registro per le tasse per l'incoronazione del Re Alfonso d'Aragona, risulta che questo non possedeva Condojanni ! :D
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Messaggiodi Alessio Bruno Bedini » mercoledì 11 gennaio 2006, 23:38

Sto cercando di ricapitolare .. Gerace e Condojanni sono molto vicine (circa 6 o 7 km) .. i Ruffo e i Caracciolo erano imparentati ..

Battista Caracciolo prima aveva sposato Giovanna figlia di Fulcone Ruffo e poi un'altra Ruffo imprecisata [forse proprio parente prossima di Enrico di Condojanni] ..

.. può darsi dunque che pur non appartenendo ai Caracciolo, Enrico avesse "messo a disposizione" di Tommaso Caracciolo nel 1453 il castello di Condojanni come prigione per il tal Mustaca...
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Messaggiodi Davide Shamà » mercoledì 11 gennaio 2006, 23:45

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Sto cercando di ricapitolare .. Gerace e Condojanni sono molto vicine (circa 6 o 7 km) .. i Ruffo e i Caracciolo erano imparentati ..

Battista Caracciolo prima aveva sposato Giovanna figlia di Fulcone Ruffo e poi un'altra Ruffo imprecisata [forse proprio parente prossima di Enrico di Condojanni] ..

.. può darsi dunque che pur non appartenendo ai Caracciolo, Enrico avesse "messo a disposizione" di Tommaso Caracciolo nel 1453 il castello di Condojanni come prigione per il tal Mustaca...


sì, è una ipotesi che mi pare fondata. I legami di parentela furono molto stretti ed entrambe le casate subirono confische per ribellioni varie. Forse morto Giovanni senza eredi, il feudo di Condoianni fu ripreso dalla corona e ridato ai Ruffo....
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Messaggiodi da Fiore » mercoledì 17 maggio 2006, 11:29

Buongiorno a tutti, sono Marilisa e sono una neofita del forum, che osservo da circa un mese. Leggendo vecchie discussioni ho trovato alcuni interventi che riguardano la definizione di centri della Locride legati alle signorie dei Ruffo e dei Caracciolo, citati negli atti notarili come "Motte". Mi permetto di intervenire, con qualche cognizione di causa, in questo topic, che, anche se non in modo strettamente pertinente come ricordava frà Eusanio, tuttavia ha discusso anche tale argomento. Segnalo che la definizione di "Motta" nel territorio della Calabria Ultra, non attiene allo stato giuridico di un centro, quale è, invece, la definizione di "terra", ovvero centro autonomo, diverso dal casale che è dipendente da una "terra" o da una "città". Ben a ragione frà Eusanio, sempre attento e preparatissimo anche su temi archeologici, ha ricordato quei centri di altura che spiccano nel paesaggio pianeggiante della "bassa". Anche per i centri calabresi ricordati dal Bedini l'origine di tali definizioni è attinente proprio alla situazione fisica dell'abitato, benchè l'origine sia alquanto diversa da quelli settentrionali: "motte" è un termine francese importato proprio durante una dei più significativi "movimenti migratori antichi" che hanno interessato la Calabria, cioè l'età normanna. Si tratta del noto apprestamento difensivo caratterizzato da una collinetta cinta da un fossato e da un muro e coronata da un torrione-castello. Nella Calabria normanna esistono molti insediamenti di questo genere, attestati sia archeologicamente sia per via documentaria (basti leggere le cronache della conquista). Il termine "Motta" anteposto al nome di un centro abitato, tuttavia, è un fenomeno che nasce durante il secondo periodo francese, ovvero quello angioino (1265-1435), allorchè si cominciarono a chiamare così tutti quei centri posti su un'altura e muniti da una cinta muraria costruita in tale periodo. Non a caso gli abitati più antichi che avevano già una cinta, non mutarono il loro nome (Gerace, Stilo, Roccella, Grotteria), mentre abitati nuovi, già denominati, aggiunsero poi l'epiteto di Motta con la costruzione delle mura dopo il XIII sec.( Jojusa fino al 1437, ovvero Gioiosa, diventata Motta Gioiosa alla metà del XV sec., Bubalino, attestata fin dall'alto medioevo come tale, diventata Mocta Bubalina in seguito, e potrei continuare a lungo...); oppure abitati di pianura, ma "terre" autonome e anche illustri, l'epiteto non lo ebbero mai (Polistena, Cinquefrondi etc. ). Se nei protocolli notarili della sezione di Locri dell'Archivio di Stato ci notano molte "Motte", è perchè sono molti in questo territorio i centri d'altura murati nel periodo post-angioino, naturale conseguenza della situazione orografica di questa zona, che consentì l'arroccamento dei centri anche vicino al mare; vicinanza che ne impose anche la fortificazione a causa delle note scorrerie che hanno tormentato queste coste per secoli. L'esempio della sua amata (mi pare di capire) Siderno, carissimo sign. Bedini, è lampante: Sideroni diventò Motta Sideroni dopo la sua murazione avvenuta nel 1533 ad opera di Giovanbattista Carafa, I marchese di Castelvetere e II conte di Grotteria, di cui Siderno era fino quel momento casale.
Sperando di non aver esagerato come primo intervento (sapete, quando si assiste senza intervenire per un mese, poi le cose da dire si accumulano..), saluti a tutti,

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la motta

Messaggiodi L.de Bellis » mercoledì 17 maggio 2006, 14:32

da Fiore ha scritto:Buongiorno a tutti, sono Marilisa e sono una neofita del forum, che osservo da circa un mese. Leggendo vecchie discussioni ho trovato alcuni interventi che riguardano la definizione di centri della Locride legati alle signorie dei Ruffo e dei Caracciolo, citati negli atti notarili come "Motte". Mi permetto di intervenire, con qualche cognizione di causa, in questo topic, che, anche se non in modo strettamente pertinente come ricordava frà Eusanio, tuttavia ha discusso anche tale argomento. Segnalo che la definizione di "Motta" nel territorio della Calabria Ultra, non attiene allo stato giuridico di un centro, quale è, invece, la definizione di "terra", ovvero centro autonomo, diverso dal casale che è dipendente da una "terra" o da una "città". Ben a ragione frà Eusanio, sempre attento e preparatissimo anche su temi archeologici, ha ricordato quei centri di altura che spiccano nel paesaggio pianeggiante della "bassa". Anche per i centri calabresi ricordati dal Bedini l'origine di tali definizioni è attinente proprio alla situazione fisica dell'abitato, benchè l'origine sia alquanto diversa da quelli settentrionali: "motte" è un termine francese importato proprio durante una dei più significativi "movimenti migratori antichi" che hanno interessato la Calabria, cioè l'età normanna. Si tratta del noto apprestamento difensivo caratterizzato da una collinetta cinta da un fossato e da un muro e coronata da un torrione-castello. Nella Calabria normanna esistono molti insediamenti di questo genere, attestati sia archeologicamente sia per via documentaria (basti leggere le cronache della conquista). Il termine "Motta" anteposto al nome di un centro abitato, tuttavia, è un fenomeno che nasce durante il secondo periodo francese, ovvero quello angioino (1265-1435), allorchè si cominciarono a chiamare così tutti quei centri posti su un'altura e muniti da una cinta muraria costruita in tale periodo. Non a caso gli abitati più antichi che avevano già una cinta, non mutarono il loro nome (Gerace, Stilo, Roccella, Grotteria), mentre abitati nuovi, già denominati, aggiunsero poi l'epiteto di Motta con la costruzione delle mura dopo il XIII sec.( Jojusa fino al 1437, ovvero Gioiosa, diventata Motta Gioiosa alla metà del XV sec., Bubalino, attestata fin dall'alto medioevo come tale, diventata Mocta Bubalina in seguito, e potrei continuare a lungo...); oppure abitati di pianura, ma "terre" autonome e anche illustri, l'epiteto non lo ebbero mai (Polistena, Cinquefrondi etc. ). Se nei protocolli notarili della sezione di Locri dell'Archivio di Stato ci notano molte "Motte", è perchè sono molti in questo territorio i centri d'altura murati nel periodo post-angioino, naturale conseguenza della situazione orografica di questa zona, che consentì l'arroccamento dei centri anche vicino al mare; vicinanza che ne impose anche la fortificazione a causa delle note scorrerie che hanno tormentato queste coste per secoli. L'esempio della sua amata (mi pare di capire) Siderno, carissimo sign. Bedini, è lampante: Sideroni diventò Motta Sideroni dopo la sua murazione avvenuta nel 1533 ad opera di Giovanbattista Carafa, I marchese di Castelvetere e II conte di Grotteria, di cui Siderno era fino quel momento casale.
Sperando di non aver esagerato come primo intervento (sapete, quando si assiste senza intervenire per un mese, poi le cose da dire si accumulano..), saluti a tutti,

Marilisa Morrone


Gent.ma Marilisa e Preg.mo Fra Eusanio,
vi invio questa nota storica d'aiuto a capire meglio la Motta.

Modugno(Ba): il centro storico.
Secondo la storiografia locale e la tradizione orale, in epoca altomedievale, Modugno era ancora poco più di un villaggio contadino, il “pagus medùgenus”, coagulatosi attorno ad una chiesetta parrocchiale, forse fondata nell’VIII - IX sec., denominata S. Maria di Modugno o dell’Assunta, situata sempre lungo l’antico asse viario traianeo. Oggi quasi completamente diroccata con i suoi resti di affreschi a cielo aperto, all’interno di un complesso residenziale in Via Paradiso, in direzione Carbonara, a un km. a est del centro storico.

Oggetto di scavi negli anni Ottanta ha restituito un sepolcreto, che proverebbe un utilizzo del territorio dal periodo tardo-antico al tardo medioevo. Nel X sec. una scorreria saracena che distrugge il villaggio e la chiesa, poi ricostruita e rimaneggiata almeno fino al 1700, costringe gli abitanti a rifugiarsi all’ombra protettiva di una torre longobarda o bizantina, sorta di presidio militare, ubicata nella zona più elevata del centro storico, chiamata comunemente Motta, esistente almeno dal VII sec. Probabilmente scompare anch’essa in seguito alle incursioni magrebine del X sec.. I documenti tacciono fino all’XI sec. quando sulla Motta è attestato il vero e proprio nucleo abitativo del paese, infatti si parla di Medunium come di un castrum (castello) bizantino e poi normanno, che raccoglie attorno a sè le piccole comunità sparse nei borghi rurali.
L’etimologia di “Medunium” più avvalorata degli studiosi, che la farebbero derivare da “in medio”, sito a metà strada tra Bari e Bitonto, con evidente riferimento alla centuriazione romana, potrebbe essere affiancata dall’altrettanto credibile tesi di “mottùgenus”, cioè luogo sorto sulla motta (altura). Modugno va soggetta nel corso dei secoli alle varie dominazioni che si sono avvicendate in Italia meridionale, ma già sotto gli Svevi e per un certo periodo sotto gli Angioini (XIII-XIV sec.), essendo feudo degli arcivescovi di Bari, gode di una condizione privilegiata, in quanto è esentata dal pagamento di contribuzioni regie. Nel 1349 l’arcivescovo Bartolomeo Carafa, per difendere il paese dagli assalti delle due frazioni che si contendono la successione al trono angioino, provvede alla costruzione di vere e proprie mura munite di torri e porte, successivamente ampliate nel XVI-XVII sec..
La chiesetta di S. Giovanni Battista, posta nei pressi della Motta, che prima dell’allargamento della cinta trecentesca si trovava immediatamente fuori la porta di Bitonto e fungeva quindi da chiesa ospitaliera, sebbene mostri qualche elemento più tardo goticheggiante, in realtà, conservando il sostanziale impianto greco, proverebbe la fase bizantina del paese.
Il borgo antico di forma quasi trapezoidale, delimitato dalle odierne C.so V. Emanuele, C.so Umberto, C.so Cavour e P.za Sedile, sviluppandosi attorno al castello tra XI e XVII sec., per successivi accrescimenti urbanistici, derivati dall’incremento demografico, si pensi ai profughi del casale di Balsignano, segue il perimetro della muraglia, che dal XVI ingloba un quartiere meridionale il suburbio.
Nel XVI sec. Modugno, sotto il ducato degli Sforza di Milano (1501-1557), retto dalla duchessa Isabella d’Aragona e poi dalla figlia Regina di Polonia, Bona Sforza, vive un cinquantennio felice di rigoglio economico e fervore architettonico, grazie alla presenza sul territorio di famiglie nobili e mercanti dell’Italia centro - settentrionale, venuti al seguito delle due donne. Questi, da una parte favoriscono l’arricchimento dei Modugnesi proprietari o conduttori di oliveti, dall’altra reimpiegano i capitali, gareggiando tra loro per rendere il paese più bello con l’edificazione di chiese e palazzi signorili.
Anche sotto gli Spagnoli e i Borboni (XVI -XVIII) Modugno si avvale di certe prerogative in virtù del suo status di città regia, che la libera dalla soggezione feudale e le consente di godere di esenzioni fiscali e di una certa autonomia economica. Appartengono proprio a questo periodo la gran parte dei monumenti, ammirabili percorrendo le vie del centro storico, per lo più di tenore tardo - rinascimentale, con qualche esempio di sobrio barocco locale.
Piazza del Popolo, infatti, originario contenitore della vita sociale ed economica medievale dell’intera cittadinanza, vede ampliata ed abbellita la medievale Chiesa Matrice in uno stile tardo - rinascimentale, si arricchisce di un’altra chiesa, S. Maria della Croce, con annesso convento di benedettine olivetane (ora sede del Comune) e di case- palaziate aristocratiche, di cui il maestoso Pascale - Scarli, costituisce l’esemplare più antico e prestigioso, ma notevoli sono pure i palazzi Cornale, Piepoli e Maranta, questi ultimi settecenteschi.
Piazza Sedile, invece, d’originaria sistemazione seicentesca, è lo spazio rappresentativo della nobiltà modugnese che, forte della sua posizione economica privilegiata, mira a guidare la vita politica del paese attraverso la sua Assemblea dei Nobili, che si riunisce nel Palazzo del Sedile, al rintocco della campana più piccola del suo svettante campanile e prega nella Chiesa di S. Maria del Suffragio, fatta erigere e tappezzare con quadri del pittore Carlo Rosa e della sua bottega, dalla nobile Confraternita del Purgatorio, ancor oggi operante.
Per completare questo rapido cenno delle testimonianze architettoniche più significative del centro storico ricordiamo che il castello della Motta, in questo periodo è trasformato anch’esso in palazzo signorile dalla ligure famiglia Cesena, assumendo il tipico aspetto rinascimentale con loggia bifora, terrazza balaustrata, fregi e mascheroni.

Al Preg.mo Sig.Alessio ,
dedito alle ricerche su Ruffo ricordo che furono Conti di Ruvo e Terlizzi e portarono la seguente arma:Spaccato-Inchiavato d'argento e di nero con tre conchiglie di rosso messe in fascia nel capo.
Cimiero: una testa e collo di cavallo di nero-Divisa :Omnia bene.

Un saluto a tutti
Lorenzo Longo de Bellis
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Messaggiodi Alessio Bruno Bedini » mercoledì 17 maggio 2006, 19:20

da Fiore ha scritto:Buongiorno a tutti, sono Marilisa e sono una neofita del forum, che osservo da circa un mese. Leggendo vecchie discussioni ho trovato alcuni interventi che riguardano la definizione di centri della Locride legati alle signorie dei Ruffo e dei Caracciolo, citati negli atti notarili come "Motte". Mi permetto di intervenire, con qualche cognizione di causa, in questo topic, che, anche se non in modo strettamente pertinente come ricordava frà Eusanio, tuttavia ha discusso anche tale argomento. Segnalo che la definizione di "Motta" nel territorio della Calabria Ultra, non attiene allo stato giuridico di un centro, quale è, invece, la definizione di "terra", ovvero centro autonomo, diverso dal casale che è dipendente da una "terra" o da una "città". Ben a ragione frà Eusanio, sempre attento e preparatissimo anche su temi archeologici, ha ricordato quei centri di altura che spiccano nel paesaggio pianeggiante della "bassa". Anche per i centri calabresi ricordati dal Bedini l'origine di tali definizioni è attinente proprio alla situazione fisica dell'abitato, benchè l'origine sia alquanto diversa da quelli settentrionali: "motte" è un termine francese importato proprio durante una dei più significativi "movimenti migratori antichi" che hanno interessato la Calabria, cioè l'età normanna. Si tratta del noto apprestamento difensivo caratterizzato da una collinetta cinta da un fossato e da un muro e coronata da un torrione-castello. Nella Calabria normanna esistono molti insediamenti di questo genere, attestati sia archeologicamente sia per via documentaria (basti leggere le cronache della conquista). Il termine "Motta" anteposto al nome di un centro abitato, tuttavia, è un fenomeno che nasce durante il secondo periodo francese, ovvero quello angioino (1265-1435), allorchè si cominciarono a chiamare così tutti quei centri posti su un'altura e muniti da una cinta muraria costruita in tale periodo. Non a caso gli abitati più antichi che avevano già una cinta, non mutarono il loro nome (Gerace, Stilo, Roccella, Grotteria), mentre abitati nuovi, già denominati, aggiunsero poi l'epiteto di Motta con la costruzione delle mura dopo il XIII sec.( Jojusa fino al 1437, ovvero Gioiosa, diventata Motta Gioiosa alla metà del XV sec., Bubalino, attestata fin dall'alto medioevo come tale, diventata Mocta Bubalina in seguito, e potrei continuare a lungo...); oppure abitati di pianura, ma "terre" autonome e anche illustri, l'epiteto non lo ebbero mai (Polistena, Cinquefrondi etc. ). Se nei protocolli notarili della sezione di Locri dell'Archivio di Stato ci notano molte "Motte", è perchè sono molti in questo territorio i centri d'altura murati nel periodo post-angioino, naturale conseguenza della situazione orografica di questa zona, che consentì l'arroccamento dei centri anche vicino al mare; vicinanza che ne impose anche la fortificazione a causa delle note scorrerie che hanno tormentato queste coste per secoli. L'esempio della sua amata (mi pare di capire) Siderno, carissimo sign. Bedini, è lampante: Sideroni diventò Motta Sideroni dopo la sua murazione avvenuta nel 1533 ad opera di Giovanbattista Carafa, I marchese di Castelvetere e II conte di Grotteria, di cui Siderno era fino quel momento casale.
Sperando di non aver esagerato come primo intervento (sapete, quando si assiste senza intervenire per un mese, poi le cose da dire si accumulano..), saluti a tutti,

Marilisa Morrone


Piacere di fare conoscenza cara Marilisa (spero possiamo darci del tu) :wink:

Pur se in teoria probabilmente il ragionamento enunciato sembra correttissimo in pratica poi non è così. La mia esperienza all'Archivio di Stato di Locri con i protocolli notarili, mi fa affermare che spessissimo "motta" o "mocta" era usato come sinonimo di "terra".

Difatti nello stesso notaio possiamo trovare in un atto la definizione "terra Sideronis" e in quello successivo "mocta Sideronis". E questo ovviamente non solo per Siderno ma per quasi tutti i paesi della zona (esclusa Gerace che viene sempre chiamata "Città")

Inoltre, ho a volte trovato il termine addirittura come sinonimo di "casale", specie nella zona di Condojanni, S.Ilario e Ciminà successivamente allo smembramento del feudo di Condojanni alla fine del XVI secolo.

Questo "errore" è ovviamente da imputare ai notai che probabilmente se ne infischiavano delle reali differenze tra una "mocta", un "casale" e una "terra".

A generare ulteriore confusione vorrei ricordare inoltre il vescovo Pasqua con le sue definizioni dei paesi della diocesi di Gerace di "civitas", "castrum" ed "oppidum".

Insomma per discutere c'è molto materiale :wink:
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Messaggiodi da Fiore » mercoledì 17 maggio 2006, 21:47

Ciao Alessio, va bene per il "tu".
Ribadisco che non vorrei ancora andare fuori tema, ma mi sembra giusto rispondere al tuo post. Intanto ringrazio Lorenzo Longo de Bellis per le notizie su Modugno che, oltre ad essere interessanti, mi hanno fatto tornare con la memoria ai miei studi universitari baresi.
Veniamo a noi. Quello che tu dici non fa che confermare ciò che avevo scritto: la dizione "Motta" si riferisce solo alla natura fisica del luogo, quella di "Terra" o "casale" attengono alla sfera per così dire giuridico-amministrativa di un centro abitato; per cui tu puoi incontrare la definizione di "Motta" riferita a casali, villaggi, città o addirittura a luoghi disabitati dove esiste solo la fortificazione. Siderno è giuridicamente una "terra" che è ANCHE una Motta e ne ha preso la specifica denominazione, cioè una cosa non esclude l'altra, anzi la integra: la terra di Mocta Sideroni oppure la terra di Sideroni o anche semplicemente la Mocta Sideroni!! Il notaio (fai molto attenzione a questo), non poteva infischiarsene della differenza fra terra e casale in quanto sostanziale anche per la validità dell'atto stesso; poteva, però, anche fare a meno di menzionare il termine di Motta perchè non giuridicamente necessario. Tieni presente che la dizione andò sempre più in disuso verso i secoli a noi più vicini, pertanto in atti del XVIII sec. è sempre più raro trovare l'antica denominazione di Mocta Sideroni, Mocta Jojusa etc. Comunque, guarda che la definizione che ho esposto nel precedente post non è un mio ragionamento, ma il risultato di ricerche scientifiche sulla Motta, la sua tipologia, la sua traslazione onomastica etc. etc. che vari studiosi, dagli eruditi ottocenteschi alla mons. A. De Lorenzo, arcivescovo di Reggio (famoso il suo "Le quattro Motte estinte.."), agli archeologi contemporanei, come quelli dell'Ecole Francaise de Rome, vanno conducendo in Calabria da almeno un secolo!
Ottaviano Pasqua, per finire, non fa confusione, ma si attiene alla distinzione formale di status che nell'età moderna si faceva fra i vari centri abitati in base alla loro popolazione ed importanza: in primis c'è la "civitas", la città, per noi ovviamente Gerace, sede della Diocesi e capoluogo assoluto della zona (ottennero poi questo riconoscimento anche Castelvetere e Roccella quando fu elevata a Principato); poi vengono le Terre, poi i Casali; i "Castra" o "Oppida" sai cosa sono? Le Motte!!
Se vuoi possiamo anche continuare la discussione di persona (se vuoi ti darò molta bibliografia a proposito) quando vieni da queste parti, così non rischiamo di uscire dall'argomento del topic. Saluti,
Marilisa
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Messaggiodi fra' Eusanio da Ocre » giovedì 18 maggio 2006, 14:09

Benvenuta fra noi, cara Marilisa, e complimenti per i tuoi primi interventi nel forum.

Se l'archeologia è un antico pallino del vecchio frate, è perchè egli stesso è... un :lol: reperto!

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Messaggiodi da Fiore » giovedì 18 maggio 2006, 15:00

Grazie di cuore, reverendo frate,
ma proprio perchè è... un reperto, peraltro prezioso e significativo, l'ammiro e la tengo in grande considerazione; si potrebbe dire..deformazione professionale!

Saluti deferenti.
Marilisa
da Fiore
 
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