da Fiore ha scritto:Buongiorno a tutti, sono Marilisa e sono una neofita del forum, che osservo da circa un mese. Leggendo vecchie discussioni ho trovato alcuni interventi che riguardano la definizione di centri della Locride legati alle signorie dei Ruffo e dei Caracciolo, citati negli atti notarili come "Motte". Mi permetto di intervenire, con qualche cognizione di causa, in questo topic, che, anche se non in modo strettamente pertinente come ricordava frà Eusanio, tuttavia ha discusso anche tale argomento. Segnalo che la definizione di "Motta" nel territorio della Calabria Ultra, non attiene allo stato giuridico di un centro, quale è, invece, la definizione di "terra", ovvero centro autonomo, diverso dal casale che è dipendente da una "terra" o da una "città". Ben a ragione frà Eusanio, sempre attento e preparatissimo anche su temi archeologici, ha ricordato quei centri di altura che spiccano nel paesaggio pianeggiante della "bassa". Anche per i centri calabresi ricordati dal Bedini l'origine di tali definizioni è attinente proprio alla situazione fisica dell'abitato, benchè l'origine sia alquanto diversa da quelli settentrionali: "motte" è un termine francese importato proprio durante una dei più significativi "movimenti migratori antichi" che hanno interessato la Calabria, cioè l'età normanna. Si tratta del noto apprestamento difensivo caratterizzato da una collinetta cinta da un fossato e da un muro e coronata da un torrione-castello. Nella Calabria normanna esistono molti insediamenti di questo genere, attestati sia archeologicamente sia per via documentaria (basti leggere le cronache della conquista). Il termine "Motta" anteposto al nome di un centro abitato, tuttavia, è un fenomeno che nasce durante il secondo periodo francese, ovvero quello angioino (1265-1435), allorchè si cominciarono a chiamare così tutti quei centri posti su un'altura e muniti da una cinta muraria costruita in tale periodo. Non a caso gli abitati più antichi che avevano già una cinta, non mutarono il loro nome (Gerace, Stilo, Roccella, Grotteria), mentre abitati nuovi, già denominati, aggiunsero poi l'epiteto di Motta con la costruzione delle mura dopo il XIII sec.( Jojusa fino al 1437, ovvero Gioiosa, diventata Motta Gioiosa alla metà del XV sec., Bubalino, attestata fin dall'alto medioevo come tale, diventata Mocta Bubalina in seguito, e potrei continuare a lungo...); oppure abitati di pianura, ma "terre" autonome e anche illustri, l'epiteto non lo ebbero mai (Polistena, Cinquefrondi etc. ). Se nei protocolli notarili della sezione di Locri dell'Archivio di Stato ci notano molte "Motte", è perchè sono molti in questo territorio i centri d'altura murati nel periodo post-angioino, naturale conseguenza della situazione orografica di questa zona, che consentì l'arroccamento dei centri anche vicino al mare; vicinanza che ne impose anche la fortificazione a causa delle note scorrerie che hanno tormentato queste coste per secoli. L'esempio della sua amata (mi pare di capire) Siderno, carissimo sign. Bedini, è lampante: Sideroni diventò Motta Sideroni dopo la sua murazione avvenuta nel 1533 ad opera di Giovanbattista Carafa, I marchese di Castelvetere e II conte di Grotteria, di cui Siderno era fino quel momento casale.
Sperando di non aver esagerato come primo intervento (sapete, quando si assiste senza intervenire per un mese, poi le cose da dire si accumulano..), saluti a tutti,
Marilisa Morrone
Gent.ma Marilisa e Preg.mo Fra Eusanio,
vi invio questa nota storica d'aiuto a capire meglio la Motta.
Modugno(Ba): il centro storico.
Secondo la storiografia locale e la tradizione orale, in epoca altomedievale, Modugno era ancora poco più di un villaggio contadino, il “pagus medùgenus”, coagulatosi attorno ad una chiesetta parrocchiale, forse fondata nell’VIII - IX sec., denominata S. Maria di Modugno o dell’Assunta, situata sempre lungo l’antico asse viario traianeo. Oggi quasi completamente diroccata con i suoi resti di affreschi a cielo aperto, all’interno di un complesso residenziale in Via Paradiso, in direzione Carbonara, a un km. a est del centro storico.
Oggetto di scavi negli anni Ottanta ha restituito un sepolcreto, che proverebbe un utilizzo del territorio dal periodo tardo-antico al tardo medioevo. Nel X sec. una scorreria saracena che distrugge il villaggio e la chiesa, poi ricostruita e rimaneggiata almeno fino al 1700, costringe gli abitanti a rifugiarsi all’ombra protettiva di una torre longobarda o bizantina, sorta di presidio militare, ubicata nella zona più elevata del centro storico, chiamata comunemente
Motta, esistente almeno dal VII sec. Probabilmente scompare anch’essa in seguito alle incursioni magrebine del X sec.. I documenti tacciono fino all’XI sec. quando sulla Motta è attestato il vero e proprio nucleo abitativo del paese, infatti si parla di Medunium come di un castrum (castello) bizantino e poi normanno, che raccoglie attorno a sè le piccole comunità sparse nei borghi rurali.
L’etimologia di “Medunium” più avvalorata degli studiosi, che la farebbero derivare da “in medio”, sito a metà strada tra Bari e Bitonto, con evidente riferimento alla centuriazione romana, potrebbe essere affiancata dall’altrettanto credibile tesi di “
mottùgenus”, cioè luogo sorto sulla motta (altura). Modugno va soggetta nel corso dei secoli alle varie dominazioni che si sono avvicendate in Italia meridionale, ma già sotto gli Svevi e per un certo periodo sotto gli Angioini (XIII-XIV sec.), essendo feudo degli arcivescovi di Bari, gode di una condizione privilegiata, in quanto è esentata dal pagamento di contribuzioni regie. Nel 1349 l’arcivescovo Bartolomeo Carafa, per difendere il paese dagli assalti delle due frazioni che si contendono la successione al trono angioino, provvede alla costruzione di vere e proprie mura munite di torri e porte, successivamente ampliate nel XVI-XVII sec..
La chiesetta di S. Giovanni Battista, posta nei pressi della Motta, che prima dell’allargamento della cinta trecentesca si trovava immediatamente fuori la porta di Bitonto e fungeva quindi da chiesa ospitaliera, sebbene mostri qualche elemento più tardo goticheggiante, in realtà, conservando il sostanziale impianto greco, proverebbe la fase bizantina del paese.
Il borgo antico di forma quasi trapezoidale, delimitato dalle odierne C.so V. Emanuele, C.so Umberto, C.so Cavour e P.za Sedile, sviluppandosi attorno al castello tra XI e XVII sec., per successivi accrescimenti urbanistici, derivati dall’incremento demografico, si pensi ai profughi del casale di Balsignano, segue il perimetro della muraglia, che dal XVI ingloba un quartiere meridionale il suburbio.
Nel XVI sec. Modugno, sotto il ducato degli Sforza di Milano (1501-1557), retto dalla duchessa Isabella d’Aragona e poi dalla figlia Regina di Polonia, Bona Sforza, vive un cinquantennio felice di rigoglio economico e fervore architettonico, grazie alla presenza sul territorio di famiglie nobili e mercanti dell’Italia centro - settentrionale, venuti al seguito delle due donne. Questi, da una parte favoriscono l’arricchimento dei Modugnesi proprietari o conduttori di oliveti, dall’altra reimpiegano i capitali, gareggiando tra loro per rendere il paese più bello con l’edificazione di chiese e palazzi signorili.
Anche sotto gli Spagnoli e i Borboni (XVI -XVIII) Modugno si avvale di certe prerogative in virtù del suo status di città regia, che la libera dalla soggezione feudale e le consente di godere di esenzioni fiscali e di una certa autonomia economica. Appartengono proprio a questo periodo la gran parte dei monumenti, ammirabili percorrendo le vie del centro storico, per lo più di tenore tardo - rinascimentale, con qualche esempio di sobrio barocco locale.
Piazza del Popolo, infatti, originario contenitore della vita sociale ed economica medievale dell’intera cittadinanza, vede ampliata ed abbellita la medievale Chiesa Matrice in uno stile tardo - rinascimentale, si arricchisce di un’altra chiesa, S. Maria della Croce, con annesso convento di benedettine olivetane (ora sede del Comune) e di case- palaziate aristocratiche, di cui il maestoso Pascale - Scarli, costituisce l’esemplare più antico e prestigioso, ma notevoli sono pure i palazzi Cornale, Piepoli e Maranta, questi ultimi settecenteschi.
Piazza Sedile, invece, d’originaria sistemazione seicentesca, è lo spazio rappresentativo della nobiltà modugnese che, forte della sua posizione economica privilegiata, mira a guidare la vita politica del paese attraverso la sua Assemblea dei Nobili, che si riunisce nel Palazzo del Sedile, al rintocco della campana più piccola del suo svettante campanile e prega nella Chiesa di S. Maria del Suffragio, fatta erigere e tappezzare con quadri del pittore Carlo Rosa e della sua bottega, dalla nobile Confraternita del Purgatorio, ancor oggi operante.
Per completare questo rapido cenno delle testimonianze architettoniche più significative del centro storico ricordiamo che
il castello della Motta, in questo periodo è trasformato anch’esso in palazzo signorile dalla ligure famiglia Cesena, assumendo il tipico aspetto rinascimentale con loggia bifora, terrazza balaustrata, fregi e mascheroni.
Al Preg.mo Sig.Alessio ,
dedito alle ricerche su Ruffo ricordo che furono Conti di Ruvo e Terlizzi e portarono la seguente arma:Spaccato-Inchiavato d'argento e di nero con tre conchiglie di rosso messe in fascia nel capo.
Cimiero: una testa e collo di cavallo di nero-Divisa :Omnia bene.
Un saluto a tutti
Lorenzo Longo de Bellis