
Ecco due recenti acquisti editoriali (cosa non si trova sul noto sito...) a cui sono stato mosso da irrefrenabile pulsione bibliofila fondamentalmente a causa del nome dell'Autore: Luciano Pelliccioni di Poli.
I più certo conosceranno quantomeno di fama il personaggio (la buonanima non é più da alcuni anni...) e la tanta parte da lui avuta nelle vicende (pseudo)cavalleresche negli anni fra i '60 e gli '80.
Per quelli che non lo conoscono... meglio non turbare l'innocente candore di queste anime ingenue.
Il primo titolo, "L'ordine dell'aquila romana", dopo un breve preambolo dedicato prettamente all'Ordine su cui poco si può eccepire (non dimentichiamo che il Pelliccioni certo non difettava di cultura Araldica & Faleristica... anche se in altri suoi scritti questa cultura é decisamente più evidente), cade immediatamente su una fugace ma non fraintendibile affermazione della sedicente continuità (!) moderna dell'Ordine nelle persone degli eredi Mussolini (con tanto di riproduzione a piena pagina del diploma di conferimento "moderno" a nome Romano Mussolini... stendiamo un velo pietoso su quest'ultimo punto) per perdersi infine in una disamina, non saprei dire se sconclusionata più che inconsistente, sulle valenze simbolico-esoteriche dell'aquila.
Il secondo titolo é tutto un programma: "Gli Ordini Cavallereschi di uso legittimo in Italia".
Considerando chi é l'autore, diciamo che, a priori, si poteva sospettare che codesto volume fosse una sorta di "Vademecum per il Paradiso" scritto da Satana in persona, piuttosto che un "Manuale per combattere gli incendi boschivi" scritto da un piromane recidivo.
Previsioni affatto sbagliate, e sono stato io il primo a soprendermene.
In realtà tutto (o quasi) rimane nei binari del lecito, partendo con gli ordini dinastici (e non) di Casa Savoia (e del Regno, inclusi gli ordini Albanesi e quelli della ancor più effimera avventura dinsatica croata...), su quali si può "solo" obiettare che la legittimità millantata nel titolo non é tale a causa della nota quanto trascurata Legge 1951.
Si prosegue con gli Ordini Repubblicani, per passare quindi a quelli Pontifici.
Indi Malta, Santo Sepolcro, San Gennaro (non ho capito bene il perché di questa sola presenza degli Ordini napoletani), San Giuseppe, Santo Stefano, Costantiniano, gli Ordini della Repubblica di San Marino, fugace citazione della Croce di Ferro (che c'entra come i cavoli merenda ma evidentemente all'epoca c'era un revival filo-germanico...), Legion d'Onore (e qui si richiama a legami ancestrali col Regno Italico che francamente lasciano il tempo che trovano...), Aquila Romana (contentino per i nostalgici del Ventennio...)... e si arriva infine alle note realmente (?) dissonanti, soprendentemente (considerato l'Autore...) poche e defilate: Ordine della Mercede (sigh) e Ordine Teutonico (doppio-sigh).
Francamente mi aspettavo qualcosa di decisamente più "oltre".


