Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

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Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Zaccheo » sabato 3 maggio 2008, 0:12

Gentili amici,
mi interesserebbe individuare lo stemma araldico (ed eventuali notizie storiche) della famiglia Paladini di Teramo.
Questo casato, come accennato nell'opera di Giovanni Battista di Crollalanza, ebbe origine francese, giungendo a Napoli al tempo delle prime Crociate. Nella città partenopea i Paladini vennero aggregati alla nobiltà nel Seggio di Montagna.
In seguito la famiglia si recò in Abruzzo, trovando posto tra quelle più illustri di Teramo. Nei dintorni di questa città, fin dal principio del secolo XIV, possedette i feudi di Caraccio, Tessano, Leognano, Catignano, Leonessa, Sant'Angelo e Fornarolo.
Nel 1408, a motivo di turbolenze politiche, i Paladini trasmigrarono a Lecce dove fiorirono con il titolo di Conti di Lizzanello. Anche in questa nuova zona della penisola ebbero varie signorie.
Tra i personaggi della famiglia si ricordano particolarmente: Giacomo da Teramo, filosofo e poeta, nei primi anni del sec. XV successivamente vescovo di Monopoli, Taranto e Firenze ed Everardo governatore di Lecce e Taranto, nonchè vicario generale reale nel 1427.

Il Di Crollalanza non riporta, purtroppo, il blasone dell'arma utilizzata dai Paladini.

Grazie in anticipo per l'aiuto.... :)

Ferrante
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda L.de Bellis » domenica 11 maggio 2008, 12:30

Gent.mo Ferrante,

certo di fare cosa gradito le riporto la seguente nota:

Paladino o Paladini che conosco furono Patrizi di Barletta:
Iscritta nel Priorato di Barletta nel 1801.

Arma: inquartato d'argento e di porpora caricato da ciascun quarto da un giglio d'oro; alla croce d'oro attraversante sull'inquartato.
Alias: di rosso alla croce scorciata d'argento accantonata da 4 gigli d'oro.

PALADINO

Nobile famiglia originaria di Lecce nota dal XV secolo; passata per “giustizia” nell’Ordine dei cavalieri di Malta fin dal 1558 in persona di CARLO (Gran Magistero di Roma processo 196);

il casato possedette i feudi di Lizzanello nel 1671 col titolo di conte passato poi alla famiglia Chiurlia;
Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.
Arma: inquartato 1° e 4° d’argento ad un giglio rosso, 2° e 3° di rosso ad un giglio d’argento con la croce d’oro attraversante il tutto.

Con affetto e stima

Lorenzo longo de Bellis
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda San Marco » domenica 11 maggio 2008, 14:10

Paladini o Paladino?
Nel mio piccolo archivio ho trovato che le due famiglie sono presenti con blasoni differenti, le prime in Romagna, nelle Marche, in Campania ed in Sicilia, le seconde in Puglia ed in Campania.
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Zaccheo » domenica 11 maggio 2008, 15:47

Ringrazio vivamente l'amico Lorenzo Longo de Bellis per le importanti (e, ormai, inaspettate) informazioni fornite in merito ai nobili Paladini di Lecce che Giovanni Battista di Crollalanza definisce originari di Teramo.


San Marco ha scritto:Paladini o Paladino?
Nel mio piccolo archivio ho trovato che le due famiglie sono presenti con blasoni differenti, le prime in Romagna, nelle Marche, in Campania ed in Sicilia, le seconde in Puglia ed in Campania.

Nei documenti relativi al teramano Giacomo Paladini (sec. XIV), rispettivamente vescovo di Monopoli, Taranto, Firenze e Spoleto, di cui dispongo, il cognome viene menzionato indistintamente nelle versioni Paladini, Palladini, Paladino. Alcune volte, il presule, viene semplicemente nominato come Jacobus de Theramo.

Buona Domenica di Pentecoste a tutti! :)

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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda gutron72 » domenica 11 maggio 2008, 18:26

Buona sera a tutti,
vi era una famiglia Paladini anche a Taormina e paesi limitrofi, non so se estinta o meno. Erano grandi proprietari terrieri e, credo, nobili. Potrebbero essere della stessa famiglia visto che secondo il Palizzolo Gravina lo stemma è come quello della famiglia di Barletta di rosso con la croce scorciata d'argento accantonata da quattro gigli d'oro. Qualcuno ha notizie su questi Paladini siciliani?
Luigi
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda San Marco » domenica 11 maggio 2008, 19:41

Paladini di Sicilia
Arma:Di rosso alla croce scorciata d'argento cantonata da quattro gigli dello stesso (alias d'oro).
mentre quelli pugliesi (Lecce) innalzano l'
Arma: Inquartato da una croce d'oro e di rosso a quattro gigli dell'uno nell'altro

Paladini (Sicilia)
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Palcoros » sabato 14 gennaio 2012, 23:22

Consiglio per ulteriori approfondimenti di leggere la voce sulla famiglia Paladini presente su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Paladini_(famiglia)

Ciauz
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Zaccheo » domenica 15 gennaio 2012, 11:46

Nonostante le approfondite ricerche svolte non si è trovata traccia araldica dei Paladini nella città di Teramo. Evidentemente, a seguito dei crimini commessi da parte di alcuni esponenti della famiglia nei confronti dei duchi d'Acquaviva e del loro conseguente esilio nella città di Lecce, i Paladini subirono in patria la cosiddetta damnatio memoriae. Inoltre, la cappella fatta edificare nei sotterranei della cattedrale teramana dal vescovo Jacopo Paladini (sec. XV) fu completamente demolita, perchè fatiscente, durante lavori di radicale ristrutturazione avvenuti a fine '800. A Teramo, dunque, nessuno stemma Paladini.
Luca Giuseppe Cerracchini nella sua Cronologia sacra dei Vescovi e Arcivescovi di Firenze e Ferdinando Ughelli nell'opera Italia Sacra propongono un'arma espiscopale di Jacopo Paladini, sopra menzionato, "di rosso, alla croce d'argento ritrinciata e pomettata negli angoli". Entrambi omettono la fonte documentaria dell'insegna in questione.

Grazie per l'intervento e benvenuto nel forum IAGI!

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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Palcoros » martedì 17 gennaio 2012, 0:37

Ciao Ferrante, grazie per il benvenuto.
Zaccheo ha scritto:...arma espiscopale di Jacopo Paladini, sopra menzionato, "di rosso, alla croce d'argento ritrinciata e pomettata negli angoli"

Se la croce fosse anche patente sarebbe in tutto e per tutto lo stemma di Pisa :D

Scherzi a parte, son convinto che a Teramo non si ritrovi più nulla dei Paladini: diversamente il Palma o il Savini, che tanto ne hanno parlato, l'avrebbero sicuramente rintracciato. Lo stemma della croce e dei gigli inquartati è storicamente documentata per la prima volta nel 1496 da Vittorio Prioli in una lettera del 1586 (poi pubblicata dal giornale araldico-genealogico-diplomatico nel 1879) : si tratta di un sigillo di cera dell'abate di San Giovanni in Venere Fabrizio Paladini raffigurante l'arme dei Paladini di Lecce (ove c'è il dubbio se l'abate Fabrizio sia nipote dell'esule teramano Berardo - come riferisce lo stesso Prioli - o pronipote, figlio del funzionario aragonese Luigi, come afferma invece l'Ammirato).
In ogni caso sull'arme che i Paladini avevano a Teramo 70 anni prima, non si può desumere nulla.
Sappiamo anche che Niccolò Paladini, barone di Lizzanello dal 1549 al 1568, si recò a Teramo a visitare la famosa cappella di Giacomo Paladini e confrontarne lo stemma. Ma l'unica effetto che sortì quel viaggio fu che - avuta notizia della estinzione prossima della famiglia Melatino - Niccolò volle frammetter l'albero di melo sullo stemma dei Paladini, in memoria dell'antica parentela. Variazione peraltro che non fu seguita dai suoi successori, che tornarono allo stemma originale della croce coi 4 gigli, senza nessun albero di melo frammesso.

Saluti,
Palcoros
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Zaccheo » sabato 21 gennaio 2012, 0:50

Palcoros ha scritto:Lo stemma della croce e dei gigli inquartati è storicamente documentato per la prima volta nel 1496 da Vittorio Prioli in una lettera del 1586 (poi pubblicata dal giornale araldico-genealogico-diplomatico nel 1879): si tratta di un sigillo di cera dell'abate di San Giovanni in Venere Fabrizio Paladini raffigurante l'arme dei Paladini di Lecce

Eppure, gentile amico, mentre a partire dal sec. XVI è indiscutibile l'uso da parte dei Paladini di Lecce dello stemma "della croce e dei gigli inquartati", così non risulta essere per il citato abate leccese Fabrizio Paladini (sec. XV) di cui ci parlano anche il Savini (Le famiglie del Teramano, p. 166) e il Palma (Storia ecclesiastica e civile della città di Teramo, t. IV, p. 230). Il suo sigillo, presente nel Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma (Coll. Corvisieri), mostra infatti uno scudo con una croce scorciata accompagnata nel cantone destro del capo da un giglio. Si tratterà dell'arma Paladini originale, di una variante...o di un'evoluzione intermedia tra il periodo teramano e quello leccese?

Palcoros ha scritto:In ogni caso sull'arme che i Paladini avevano a Teramo 70 anni prima, non si può desumere nulla.

Purtroppo no. Solo nuove scoperte araldiche potranno fare luce sullo stemma teramano della famiglia.

Cordiali saluti,
Ferrante
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Palcoros » sabato 21 gennaio 2012, 12:38

Caro Ferrante,
ti ringrazio per questo prezioso riferimento che non conoscevo. Ti sarei grato se potessi indicarmi con ulteriori dettagli dove, nel museo di Palazzo Venezia, è possibile vedere questo sigillo.
Per giustificare l'affermazione del post precedente, nel descrivere il sigillo dell'abate Fabrizio mi sono troppo fidato di quanto appunto riferiva Vittorio Prioli, nobile leccese nato nel 1538 da famiglia originaria di Venezia e genero di Luigi Maria Paladini barone di Campi. Nel citato GIORNALE ARALDICO-GENEALOGICO-DIPLOMATICO (per cura della R. ACCADEMIA ARALDICA ITALIANA, Diretto dal CAV. G. B. DI CROLLALANZA, ANNO 1878-1879, TOMO SESTO, PISA 1879) sono infatti state pubblicate, alle pp. 309-314, tre lettere estratte da un manoscritto della Biblioteca Brancacciana di Napoli inviate dal Prioli a Jacopo Antonio de Ferrari, dalle quali cito il brano qui di interesse:
...quinci si coglie che la famiglia e vera paladini insin da Averardo primo (ne accadeva, che sui successori havessero da mutare le armi et il cognome cercando il quid pro quo) e che i baroni di lizzanello vengono dal detto senza interruttione nessuna insino a livia alla quale succede nicolo suo zio, precalendato entro la detta famiglia, il quale V. S. conobbe ne accade dubitarne eccetto se le scritture fussero false, che certo non sonno nel modo, che esse si veggono, ma quello niccolo per la caggione di tutti quelli rumori perché volendo ravvivare la memoria de’ meladini, con i quali i suoi predecessori haveano scorsa quella burrasca nella congiura dell’acquaviva volse framettere l’albero di melo fra la croce antica in segno de’ suoi possessori a cui fu lungamente dalla buona memoria di Alessio Maria, barone di Campie mio suocero, come più volte ne accade ragionare dissuaso per non dar da dire a coloro che non sapendo l’historia vi s'haria potuto abbagliare, ne mai permesso che la sua casa di campie cossì lo dipingesse, il che se da Nicolo non fu udito dal sig. Pompeo presente e fratello è stato totalmente abbandonato affatto come cosa impropria et da tenerne conto, e stima, ma in altro modo, che le armi paladine siano state concesse dagli Aragonesi à loysio vecchio non fu mai udito per nessun secolo eccetto se per opinione si dice come V. S. hora l’accenna che la croce e li gigli sia stata antica insegna de’ Paladini e successive di quelli di Campie, ramo che esce da quel pedale una scrittura di abbate Fabricio S.to di Paladini lo mostra, la quale è un transunto d’un confessionale e di grazie fatte a molti casali di Lecce sotto l’anno 1496 nell’indittione XV a 4 di 9bre, l’anno V del pontificato di Alessandro Papa VI, transuntato per l’autorità del S.to Abbate Fabritio, il cui principio così dice :
Fabritius de paladinis Abbas et perpetuus comendatarius S.ti Johannis in Venere Theatine Diocesis, universis et singulis” etc.
dalla quale scrittura il sigillo pendente di cera con l’impressione di S. Giovanni bb. che tiene a piede uno scudetto con l’armi paladine della croce e di gigli a questo modo:

nella stampa è quindi pubblicata a lato una figura raffigurante lo stemma della croce e dei quattro gigli sotto l'immagine di san Giovanni
Il quale abbate fabritio fu un pezzo innanti come V. S. dal albore potrà scorgere di Alessandro di cui a V. S. è stata fatta così sinistra relacione che havesse havuto del suo cognome e delle sue armi sciocca et non dicevole opinione, più abasso assai di Loysio vecchio, a cui V. S. dice esserne stata concesse dagli Aragonesi.

Chiaramente l'intento del Priuli è di difendere l'originalità dello stemma dei Paladini di Lecce, per cui potrebbe aver benissimo "barato" sul sigillo dell'abate Paladini vedendo 4 gigli laddove ve ne era soltanto uno.

Cordiali saluti,
Cosimo
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda Zaccheo » lunedì 23 gennaio 2012, 15:06

Caro Cosimo,
la matrice sigillare dell'abate Fabrizio Paladini di Lecce, facente parte della Collezione Corvisieri custodita nel Museo di Palazzo Venezia a Roma, è facilmente visibile nella pubblicazione a cura di Enrico Donato Petrella intitolata Inventario dei sigilli Corvisieri (Roma, 1911). Nel libro in questione, al numero progressivo 127, viene descritto questo manufatto (+ FABRITIVS DE PALADINIS PERPETVVS COMENDATARIVS S. IOANNIS IN VENERE) a cui segue, se non erro nell'appendice fotografica, la relativa immagine.

Cordiali saluti a lei,
Ferrante
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Re: Paladini di Teramo (Napoli e Lecce)

Messaggioda dandy » mercoledì 1 febbraio 2012, 20:06

Buongiorno a tutti,
discendo dalla famiglia Marchio di Andria (era una delle famiglie più importanti di Andria - sicuramente notabile, non so se abbia mai goduto di nobiltà), il cognome di questa famiglia sino a meta dell'800 era "Marchio Paladini", poi non so per quale motivo il "Paladini" è andato perduto.
Pensate possa esserci qualche legame con la sopracitata famiglia Paladini?
Vi allego un link per visualizzare lo stemma presente sulla facciata di Palazzo Marchio ad Andria
[url][http://andriarte.it/Abitazioni/palazzo-MarchioPzaImbriani2.html]
Grazie anticipatamente per le informazioni che saprete darmi.
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