Famiglia Emanuele di Castelvetrano e famiglia Lentini

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Famiglia Emanuele di Castelvetrano e famiglia Lentini

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 5 maggio 2004, 11:06

Gentili Signori,
il signor Salluzzo gradirebbe conoscere ulteriori informazioni sulla famiglia siciliana Emanuele di Castelvetrano, gradirebbe avere delle notizie storiche sulla famiglia e che rapporti questi hanno con la famiglia Lentini o il ramo della stessa a Castelvetrano, poichè la parte superiore dello stemma riporta l'arma della famiglia da Lentini.
Della famiglia Lentini è ricordato a Castelvetrano fino al 1299 il barone Tommaso da Lentini, di cui oggi non si ha nessuna notizia, interessava capire dal 1299 con Federico d'Aragona durante la guerra del vespro, può essere lo stesso, passato con Carlo d'Angiò.

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Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Federica » giovedì 6 maggio 2004, 10:58

Gentile Sig.Cravarezza,
un breve sunto per quanto alla famiglia Lentini o Leontini si trova al sottoindicato link; non credo fornisca le notizie richieste ma potrebbe essere una fonte utile per approfondimenti.
Cordialità.
Federica

http://www.famiglia-nobile.com/links.asp?CatId=838
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notizie sommarie della famiglia Lentini

Messaggioda salluzzo » giovedì 6 maggio 2004, 14:51

Gentile Federica
grazie per l'indicazione del link, notizie che io conoscevo che comunque possono essere utili a chi può darmi qualche aiuto e che pertanto riporto di seguito:
Famiglia Lentini
Un'antica nobiltà può a buon dritto vantare questa famiglia, perocché al dir del Mugnos trae ella origine da un Lanfranco distinto cavaliere, che fiorì nell'anno 813 avendo strenuamente difeso la città di Lentini (Leontinum) sua patria; di là il cognome. Si diffuse in Messina ed in Catania, ove continuò a rendersi illustre per insigni personaggi, come a dire un Alaimo e un Lanfranco, che pe' loro militari servigi dal conte Ruggiero i castelli di Militello, d'Ossino, e d'Idra, si ebbero; un Nicolo ed un Gerardo straticoti di Messina nel 1123, i quali anch'essi pe' loro servigi ottennero i castelli di Buccherio e di Palazzolo; un Giovanni nominato viceré d'Abruzzo dall'imperatore Carlo VI; altro Lanfranco che acquistò la baronia ed il feudo di s. Basilio; perlochè egli ed i suoi posteri furon detti di s. Basilio. Altro ramo di questa nobile famiglia ci presentano le patrie istorie del Villabianca, d'Amico, Savasta, ed Amari in Castelvetrano, di cui fu barone un Tommaso Lentini, che sotto rè Federico III ne perde la signoria passando in casa Tagliavia.
Arma giusta Mugnos: di rosso, con cinque fuselli d'oro accollati in banda. Sebbene il ramo di Castelvetrano aggiunse in campo d'azzuro due leoni d'oro affrontati e controrampanti ad una torre merlata dello stesso.
Corona di barone.

Comunque mi interessavano notizie di altri personaggi della Famiglia dei da Lentini in Sicilia (Alaimo, famoso nella guerra del Vespro; Giovanni, Simone, Riccardo ed altri) probabili parenti del barone di Castelvetrano.
salluzzo
 
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Messaggioda Federica » giovedì 6 maggio 2004, 15:02

Gentile Sig. Salluzzo,
non potevo, dal tenore del messaggio del ns. Sig. Cravarezza, capire il di Lei grado di informazione. :wink:
Ora che ci ha meglio palesato il Suo interesse, cercherò di reperire altre notizie.
Con i migliori saluti.
Federica
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Messaggioda Marcello Cantone » lunedì 10 maggio 2004, 12:05

Egregio Signore,
spero di poterLe essere d’aiuto per le sue ricerche.
Filadelfo Mugnos nel Suo “Teatro genologico” nelle pagine 73-76 del II° volume tratta della storia e genealogia della famiglia “Leontini e Sanbasilio” altre notizie genealogiche si trovano nei tre volumi dell’opera.

L’autore scrive che la famiglia Leontina oggi (1655) Sanbasilio prende origine da Lanfranco cavaliere di Lentini nell’813. Egli dopo aver difeso per due anni la sua città contro i saraceni fugge a Messina con i suoi due figli Rinaldo e Geraldo; muore in questa città combattendo per la cristianità.
Dopo questi fatti il Mugnos comincia a trattare la genealogia della famiglia, ne segue alcune generazioni, lo spostamento da Messina a Catania, poi perde il “filo genealogico”. Riferisce che a Catania Alaimo II° e i suoi cugini Giorgio e Lanfranco III° “lasciarono copiosa prole, della quale per l’antichità de’ tempi non altra memoria si trova, si non che d’Alaimo, Giovanni e Lanfranco Leontini che militarono sotto il Conte Ruggiero”. Essi ricostruirono Lentini, che era stata distrutta dai saraceni e ricevettero in premio, per i servigi resi al Gran Conte Ruggero i castelli di Militello, Ossio ed Hidra. Dei tre cavalieri Giovanni vestì l’abito cistercense e fu I° abate dell’abbazia di Santa Maria di Roccadia edificata dal su citato Gran Conte. Per brevità riporterò solo la genealogia per linea retta tralasciando i numerosi personaggi (tra questi un viceré d’Abruzzo) citati dal Mugnos.
Alaimo procreo Nicolò, da questi nacque Alanfranco che generò Alaimo e Simone.
Simone fu frate dell’ordine dei predicatori e divenne Vescovo di Siracusa nel 1269.

“Alaimo figlio d'Alanfranco,Signore di Bucchiero,di Palazzolo,e d'Odrogrillo,fù gran Cavaliero,hebbe per moglie Metilde Signora della Ficarra , la quale perla sua superbia gareggiava nelle pompe con le regine di Sicilia, fù Staticò nel 1281, e disgustandosi poi col medesimo Rè Carlo per cagion di donativo, gli fù dal Viceré tolto il castello di Buccherio, e di Palazzolo; perloché sdegnato, congiurò contra il Rè nel Vespro Siciliano,conforme ampiamente ho mostrato ne’ miei Raguagli historici. entrando poscia il Rè Pietro d Aragona nel domìnio del Regno, hebbe restituite le predette terre, L’ufficio di Mastro Giustitiero del Regno, l'arme,e 'l cavallo di quel Ré, che, stimandolo oltre modo,molte volte in publico l’abbracciò, mà egli, non restando soddisfatto de’ donativi, per il gran serviggio, c'haveva fatto; stimando per ricompensa un quarto della Sicilia, iscrsse a Carlo d'Angiò, che, se gli mandava cinque galere gl'haverebbe dato di nuovo il Regno in potere; per questo fù condotto prigione in Barcellona, con Giovanni Mazzarino, e con Adinolfo Mineo suoi nepoti, che poi tuttitre, per ordine del Rè Giacomo,da Beltrando di Cannella furono gettati io mare dentro i sacchi vicino l’isola di Marittimo”.

Segue poi la genealogia fino al XVII secolo, non ci sono riferimenti ai Lentini di Castelvetrano.

Il testo del Palizzolo Gravina, segnalatoci dalla gentile Signora Federica e da Lei trascritto per intero, dice: - “Arma giusta Mugnos: di rosso, con cinque fuselli d'oro accollati in banda”. Questi si riferisce all’immagine impressa nel testo che è, di fatto, difforme a quella che lo stesso Mugnos descrive.
Egli infatti scrive: - “L’arme di questa famiglia sono cinque picche di lanza d’oro in campo rosso, e di sopra per traverso un giglio col suo troncone”. (Sarebbe interessante discutere su questo).

Non ho trovato nessun riferimento a legami di parentela tra i Lentini e gli Emanuele. Riguardo a i “due leoni d'oro affrontati e controrampanti ad una torre merlata” non credo che siano stati usati come arma dagli Emanuele.

L’unica notizia che ho ritrovato sui Lentini e Castelvetrano è la seguente: -“La terra di castelvetrano è sita in val di Mazzara. Si possedeva da Tommaso Leontino per concessione fattagli dal re Federico. Questi si rese fellone ed ebbe tutti i beni confiscati.”. (San Martino de Spucches : “Storia dei feudi …..”–Vol. 2°, pag. 412. - Quadro 255- Principe di Castelvetrano.

Riporto altri testi sui Lentini.



** San Martino de Spucches : “Storia dei feudi …..”–Vol. 3°, pag. 247. - Quadro 362- Barone di Ficarra

1. Don Guglielmo Amico l’ebbe concesso dall’Imperatore Federico (1197-1250); […] sposò Macalda Scaletta [..].
2. Donna Macalda Scaletta, già vedova, l’ebbe concessa da Carlo d’Angiò (1266-82); sposò in seconde nozze, Alaimo Lentini; questi rifulse sotto Re Pietro di Aragona, primo Re Sicilia (1282-86), sia per ricchezza, sia per autorità, essendo stato pars magna, nella conquista del Regno di Sicilia, contro gli Angioini; sotto Re Giacomo (1286-1296) cadde in disgrazia del sovrano, per cui perdette i beni e come traditore perdette la vita, essendo stato annegato con altri presso l’isola di Marittimo (Fazello, Storia di Sicilia, decade 2^ libro 9, capitolo 2°, pag. 45); Ma calda fu imprigionata a Messina e rinchiusa nel Catello di Matagrifone (Caruso, Storia di Sicilia, libro 1°, pag. 42).

** Mango di casalgerardo “Nobiliario di Sicilia” vol. I° pag. 390

Lentini o Lentini.San Basilio. — Nobile famiglia che si vuole d'origine normanna e che, secondo il Galluppi, godette nobiltà in Messina dal secolo X al secolo XVI. Un Alaimo e un Lanfranco Lentini o San Basile ottennero nel 1101 la concessione, della terra di Militello (3); un Giovanni fu maestro della regia dogana de secretis di Messina nel 1200 (4) ; Alaimo, discendente dai precedenti , per i servizi prestali alla casa d'Aragona in occasione dei celebri “Vespri Siciliani” ottenne dal re Pietro la signoria di Butera, le terre di Palazzolo e di Buccheri e, per la moglie Macalda Scaletta, possedette la terra di Ficarra (5).
Fu egli governatore di Messina (6), maestro giustiziere del regno di Sicilia, ecc. e infine tradi la fede del re Aragonese e passò al partilo degli Angioini, ma pagò il tradimento con la vita. (7); un Tommaso possedette la terra di Castelvetrano (8 ); un Antonio possedette i fendi di Cucco e San Basile, feudi che trasmise al figlio Lanfranco. che fu padre di Giacomo, il quale ne ottenne conferma a 31 luglio 1453 e fu senatore di Catania nell'anno 1468-69; un Sebastiano fu giudice straticoziale di Messina nel 1558-59; un Anton Giacomo lo vediamo ascritto alla mastra nobile del Mollica (9); un Mario ottenne a 26 agosto 1665 investitura del feudo di Nicchiara (10); una Laura-Maria Lentini e San Basile fu duchessa della Montagna Reale e principessa di Patti, 1681.
Arma: di rosso, a cinque fusi d'oro, accollati in banda, accompagnati in capo, da un giglio di giardino dello stesso (11).
Note:
(3) VILLABIANCA, Sicilia Nobile, Appendice, vol. I. pag. 352
(4) STARRABBA, I Diplomi di .Messina, pag. 56.
(5) VILLABIANCA, Sicilia Nobile, vol. II pag.529; Appendice, vol. I. pag. 352
(6) STARRABBA, I Diplomi di .Messina, pag. 126.
(7) VILLABIANCA, Op. Cit., vol. II, pag.529; Appendice, vol. I. pag. 5
(8 ) VILLABIANCA, Op. Cit., vol. I, parte 2^ pag. 19
(9) Lista XIV, anno 1600 e lista XVII, anno 1603.
(10) Prot. Cam. Regin., Processi d’investiture, processo, n. 234.
(11) Il Palizzolo l'arma invece : di rosso con cinque fuselli d’oro accollali in banda. - Aggiunge: " Sebbene il ramo di Castelvetrano aggiunge in campo azzurro due leoni d’oro affrontati e contro-rampanti ad una torre merlata dello stesso.


Ho consultato anche il Villabianca ma non dice niente di nuovo, si dilunga solo a raccontare i fatti di Alaimo e la superbia della moglie Maccalda.

Ho chiesto al gentilissimo Signor Cravarezza di inserire due immagini, con le armi dei Lentini, una tratta dal Mugnos e l’altra dal Mango, spero con questo di fare cosa gradita.

Cordiali saluti Marcello Cantone
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 10 maggio 2004, 15:46

Egregi colleghi,
c'è ben poco da aggiungere alle documentate risposte da voi già così cortesemente fornite, se non due noticine che spero utili al Signor Salluzzo:

1) il Crollalanza, nel suo ormai celeberrimo Dizionario storico-blasonico, vol. II, pag. 20, ad vocem Leontini (sive Lentini) precisa che il blasone del ramo di Castelvetrano era:
Troncato: nel 1° di rosso, a cinque fuselli d'oro, accollati in banda; nel 2° d'azzurro, a due leoni controrampanti ad una torre, il tutto d'oro.
Insomma, praticamente lo stesso stemma mostrato nell'immagine di cui sopra, se si "perdona" al lapicida il fatto di aver realizzato un capo abbassato al posto del troncato;

2) il Calandra, nell'altrettanto noto Dizionario dei predicati della nobiltà italiana, pag. 338, voce Castelvetrano, si dice trattarsi di principato (già paria) tuttora pertinente alla famiglia Pignatelli Aragona Cortes, per successione ai Tagliavia d'Aragona.

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Messaggioda salluzzo » lunedì 10 maggio 2004, 22:04

Egregio Signor Marcello Cantone
la ringrazio sull'interessante ricerca storica che lei ha fatto sulla famiglia dei Lentini.
Volevo aggiungere che per quanto da lei ampiamente documentato la famiglia dei Lentini aveva molti Stemmi (sarebbe interessante avere le diverse riproduzioni in questo Forum,anche se ipotetiche), la ringrazio per le varie ricerche da lei svolte.
Io ho consultato soltanto la descrizione del Mugnos per il resto no, ma comunque da quanto illustrato sia da lei che dagli altri lo stemma da me riportato dovrebbe corrispondere con molta probabilità al ramo Lentini di Castelvetrano.
Per ciò che concerne l'origine del Barone di Castelvetrano Tommaso da Lentini sostituito nel 1299 per investitura di Bartolomeo Tagliavia.
G. Noto in un suo manoscritto del 1732 Platea della Palmosa città di Castelvetrano lo riporta come figlio di Alaimo, probabilemente figlio di Macalda di Scaletta. Dal 1299 non si hanno documenti sul barone Tommaso da Lentini (io credo che comunque in periodo angioino abbia avuto un suo ruolo).

Per ciò che concerne la famiglia Emanuele andando a leggere la descrizione del Palazzolo Gravina che di seguito riporto anche questa ha avuto molti rami.

Famiglia Emanuele
Dice Inveges appoggiato al Mugnos che la nobile e distintissima famiglia Emmanuele provenne da Castiglia in Sicilia, portata con rè Pietro I d'Aragona dal milite Coraldo Rodolfo Emmanuele abilissimo cavaliere nel famoso combattimento di Bordeaux, e nipote dell'infante D. Manuel settimogenito del rè Don Ferdinando il santo di Castiglia, di cui Sanchez; e quinci diffusa in Trapani, Palermo, Salemi, Marsala e Naro producendo non pochi chiari e valorosi gentiluomini.
Intanto si sa che il detto Coraldo da rè Pietro I onorato di molti importanti carichi ottenne in feudo il casale del Burgio o Burgetto 1285 i di cui figli parecchi altri feudi pei loro meriti acquistarono. Epperò uno di essi appellato Giovanni venne a stabilirsi in Palermo, e fu ceppo della famiglia Emmanuele di Villabianca. Un Coraldo secondogenito Coraldo I die origine al nobile casato di Trapani, il quale da rè Giacomo ebbesi la baronia del feudo di Culcasi e Mangiadaini in territorio di Salemi ove la famìglia poi si stabilì; la quale oggi trovasi rappresentata da' marchesi di Torretta, baroni di s. Giuseppe di s. Leonardo e Canaletto: di là diramossi in Marsala. Vanta molti illustri personaggi, tra' quali un Luigi Emmanuele signore della Merca barone di Menfici e pretore di Palermo; un Francesco straticoto di Messina 1361; un Benedetto signore del castello di Mazzara e della baronia della Merca 1638, giudice perpetuo dell'Inquisizione 1638, più volte capitan d'arme nel val di Noto; eletto marchese di Villabianca per privilegio di rè Filippo IV 1655 e governatore del monte di Pietà 1657. Fu lui che ne' tumulti di Palermo del 1647 uccise di propria mano il capo ribelle Mariano Rubiani, la di cui testa rimase appesa per un giorno intero in un angolo del palazzo Emmanuele in via Piedigrotta.
Commendansi in oltre: un Francesco investito del succennato titolo 1672, ministro superiore della nobile compagnia della Carità 1701; un Benedetto investito 1716 capitano giustiziere della città di Palermo 1718, e governatore come sopra 1721; altro Francesco Maria investito 1740 del titolo di marchese di Villabianca e dell'altro di conte di Belforte concessogli da rè Ferdinando III 1779, chiamandolo nel privilegio col titolo di graziosissimo di uomo assaissimo benemerito della sua patria Palermo e di tutta la Sicilia, il quale tenne l'ufficio di ministro superiore della Carità 1750. Fu un valente letterato ed autore della rinomata opera La Sicilia Nobile in 5 volumi compresa l' appendice; in fine lasciò non pochi importantissimi manoscritti, che si conservano nella Bibblioteca Comunale di Palermo, pieni di una non comune erudizione su tutte le cose patrie: morì il 1802 essendogli stato in s. Domenico dalla famiglia eretto un sontuoso monumento. Da lui un Benedetto ministro superiore della compagnia della Carità, al quale successe un Francesco, indi un Santo, ed a quest'ultimo il vivente marchese di Villabianca Giuseppe Emmanuele e Salvo.
Arma: di rosso, con un leone d'oro tenente colle zampe anteriori una bandiera d'argento caricata da una croce di rosso svolazzante a sinistra, accompagnata dal motto signifer vis et cleméntia, posto in orlo; e la bordura composta di argento e di rosso di 12 pezzi, caricato ciascun pezzo d'argento da un leone di rosso, e ciascun pezzo di rosso da una branca alata d'oro armata di spada d'argento alta in palo. Corona di marchese ed elmo posto di fronte con lambrequini volanti di rosso d'argento e d'oro. Lo scudo accollato da 8 bandiere di alleanza: la prima a destra inquartata; nel 1° e 4° d'oro con due bande ondate d'azzurro; nel 2° e 3° d'azzurro, con un'aquila spiegata e coronata d'argento (che è Gaetani): la 2a d'oro con tré pali di nero (che è Alliata): la 3a d'oro a cinque foglie di fico di verde fibrate d'oro poste in croce di s. Andrea (che è Suarez de Figueroa): la 4a scaccheggiata d'argento e di nero, di sei file (che è Seripepoli): la 5a a sinistra d'oro, con tré bande d'azzurro abbassate sotto d'una riga dello stesso, sormontata da un grifo di nero passante con la branca destra erta combattente (che è Grifeo): la 6a d'azzurro, con tré zampe alate di mezzo volo d'oro ordinate 2 e 1, (che è Beccadelli): la 7a d' azzurro, con una fascia d'oro accompagnata da tré stelle dello stesso poste 2 al capo ed 1 in punta, (che è Diana) : la 8a di rosso, con un cane levriere rampante d'argento collarinato d'oro (che è Vanni).


Da questa descrizione si nota: " Intanto si sa che il detto Coraldo da rè Pietro I onorato di molti importanti carichi ottenne in feudo il casale del Burgio o Burgetto 1285 i di cui figli parecchi altri feudi pei loro meriti acquistarono. .......... Vanta molti illustri personaggi, tra' quali un Luigi Emmanuele signore della Merca barone di Menfici e pretore di Palermo".
Penso che probabilemente il barone Tommaso da Lentini o i suoi figli abbiano sposato un Emanuele assumendone lo stemma del ramo dei Lentini di Castelvetrano e mantenendo il cognome Emanuele.

Possibilmente il barone di Castelvetrano prima del 1299 comprendeva anche nella sua Baronia la terra di Borgetto oggi Menfi, sarebbe interessante approfondire lo studio degli Emanuele a Menfi.

Al seguente Link : http://web.tiscali.it/ldc_home/araldica.htm
trovate lo studio relativo alla famiglia Lentini di Mottola eseguito dal signor Lentini Dionigi Cristian.

Ringrazio tutti per l'aiuto che avete fornito.
salluzzo
 
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Messaggioda salluzzo » lunedì 10 maggio 2004, 22:14

Gentili signori nello stemma da me riportato nella parte inferiore è inserito in campo di azzurro una torre e due leoni dorati
Riguardo a questi ultimi “due leoni d'oro affrontati e controrampanti ad una torre merlata” il signor Cantone non crede potrebbe essere stato come arma dagli Emanuele.

Questa arma a chi potrebbe essere appartenuta? per poi studiare meglio questo stemma?

Vi ringrazio per la cortese collaborazione.
salluzzo
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 10 maggio 2004, 22:18

Mi permetto di riproporre, in migliore evidenza, parte del post di oggi pomeriggio:
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:...(omissis)...il Crollalanza, nel suo ormai celeberrimo Dizionario storico-blasonico, vol. II, pag. 20, ad vocem Leontini (sive Lentini) precisa che il blasone del ramo di Castelvetrano era:
Troncato: nel 1° di rosso, a cinque fuselli d'oro, accollati in banda; nel 2° d'azzurro, a due leoni controrampanti ad una torre, il tutto d'oro.
Insomma, praticamente lo stesso stemma mostrato nell'immagine di cui sopra, se si "perdona" al lapicida il fatto di aver realizzato un capo abbassato al posto del troncato...(omissis)...

dal che si trae indiretta conferma che la famiglia Emanuele sarebbe davvero estranea a quest'arma.

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Messaggioda Marcello Cantone » mercoledì 12 maggio 2004, 11:36

Egregio Signor Saluzzo
mi sono sottoposto ad una sorta di maratona per poterla aiutare ancora.
Ecco altre notizie che riguardano i Lentini e Castelvetrano



CASTELVETRANO (VILLABIANCA, Sicilia Nobile, vol. I° parte 2^ pag. 19)

“Fu essa posseduta da Tommaso di Leontino, per la di cui commessa fellonia, il Re Federigo Secondo concesse Castelvetrano a Bartolomeo Tagliavia Milite da Palermo, come si legge nel real privilegio dato in Polizzi a 18. Gennaio 1299, i posteri del quale seguirono a possederla.”

Prendiamo per buono che Tommaso fu figlio di Alaimo, anche se il Mugnos scrive: “Restò d’Alaimo un sol figlio, chiamato Lanfranco”, da dove deduce che Tommaso o i suoi figli sposarono un Emanuele e assunsero il cognome di detta famiglia?

Un libro, credo ancora in commercio, parla tantissimo della famiglia Lentini dei suoi personaggi e del ruolo che ebbero durante il Vespro. L’autore è LUCIANO CATALIOTO il titolo “TERRE BARONI E CITTÀ IN SICILIA NELL’ETÀ DI CARLO I D’ANGIÒ” – Istilla Editore 1995.

Riporto un brano di pag. 216-217

“Uno dei più potenti casati locali nella Sicilia del primo Angioino, come si è visto nel precedente capitolo, fu quello dei de Lentino, fra i cui mèmbri, oltre a figurare gli arcivescovi Rainaldo e Tommaso ed il presule della diocesi siracusana Simone, si segnalò il miles Giovanni, signore di castelli (Augusta e Castelvetrano) e possessore di casali (Cassisia, Climastado, Linguaglossa, Contrandea, ecc.), il quale avrebbe gestito la secrezia, il portolano e gli arsenali siciliani e calabresi fra il 1277 ed il 1278.136 L'influenza della famiglia de Lentino appare senz'altro eccezionale, dal momento che si estendeva dalla sfera signorile, sia ecclesiastica che feudale, al campo amministrativo; basti d'altra parte osservare come, oltre a Giovanni, fu secreto dell'isola pure Alaimo, che svolse l'incarico insieme a Simone Fimetta di Calatafimi alla fine del suddetto decennio, mentre negli anni precedenti si erano distinti Guglielmo, notaio d'atti al seguito del giustiziere di Sicilia ultra,138 Santoro, capitaneus e "magister defensarum et solaciorum Curie" nel territorio di Palermo, e Tommaso, advocatus messinese in attività anche nel vicino giustizierato di Calabria”.


A pag. 290 si legge che Giovanni de Lentino nel 1271 possiede Castelvetrano, forse è questi il vero padre di Tommaso.
Giovanni e il personaggio della nostra casata più citato dal Catalioto, per capire bene il personaggio le trascrivo un pezzo:

“Ancora più consistente l'influenza raggiunta nell'intero territorio isolano dalla potente famiglia de Lentino, strettamente imparentata con l'arcivescovo messinese Rainaldo e con Tommaso, arcivescovo di Cosenza a partire dal settembre 1269 e, dal 20 agosto 1277, patriarca di Gerusalemme. Fra questi il più rappresentativo fu senz'altro Giovanni, fratello del presule cosentino, che in Sicilia ultra controllò la roccaforte e la terra di Castelvetrano e, nella parte citra, fu castellano di Augusta e signore di numerosi casali, mulini e vigne ubicati nella baronia di Ragusa, nel territorio siracusano ed etneo e in quello di Messina. Al potere connesso alla sua stabile e duratura posizione entro il quadro signorile, Giovanni aggiunse il prestigio derivante dall'esercizio di cariche ed incarichi nella pubblica amministrazione, soprattutto fra la fine degli anni Settanta e l'inizio del successivo decennio”. (Op. Cit. pag. 148)


Altre notizie le potrà trovare in Filadelfio Mugnos “Raguagli istorici del Vespro Siciliano”, e in Michele Amari “La guerra del Vespro Siciliano”.

Cordiali saluti
Marcello Cantone
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 12 maggio 2004, 13:39

Gentili Signori,
ecco le imamgini inviatemi dal signor Cantone

Famiglia Lentini Mango:

Immagine

Famiglia Lentini Mugnos:

Immagine
Ultima modifica di T.G.Cravarezza il martedì 25 maggio 2004, 17:08, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 12 maggio 2004, 15:29

...tutti stemmi dove ritroviamo l'arma pura della famiglia Lentini, il di rosso, a cinque fusi d'oro posti in banda, accollati fra loro ed isolati, già citata in precedenza.

Begli esemplari, oltretutto, in particolare il secondo, mentre nel primo va sottolineata la variante (o, se si preferisce, la brisura), di un giglio di giardino (o di un albero di palma?) reciso d'oro, posto in capo.

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Barone Tommaso da Lentini

Messaggioda salluzzo » mercoledì 12 maggio 2004, 23:50

Egregio signor Cantone, complimenti per la velocità con cui riesce a darmi diversi imput ed indicazioni bibliografiche sulla famiglia Lentini.
Interessante ricerca anche se io già avevo iniziato a cercare specifiche notizie sulle figure dell'arcivescovo Tommaso, Giovanni ed altri non riuscendo a trovare ancora nulla di nuovo sul ramo dei Lentini di Castelvetrano.

Sull'ipotesi che Tommaso sia figlio di Alaimo è riscontrato anche da A. Grifasi nel seguente articolo alla pagina web: http://www.grifasi-sicilia.com/principediscaletta.htm
In cui è fatto esplicito riferimento anche alla madre Macalda di Scaletta.

Ringrazio nuovamente per l'attenta ricerca del signor Cantone
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Lentini ed Emanuele

Messaggioda salluzzo » sabato 22 maggio 2004, 23:10

Gentili signori, finalmente ho sciolto l'equivoco, relazioni fra gli Emanuele ed i Lentini come dimostrato da voi non sussistono. Di recente ho avuto modo di contattare alcuni Emanuele di Castelvetrano ed ho ottenuto la conferma che la tomba dove è posto lo stemma di fatto apparteneva alla famiglia Emanuele, recentemente ereditata dalla famiglia Emanuele.
Pertanto non sussistono relazioni fra gli Emanuele ed i Lentini.
Comunque la ricerca sulla storia dei Lentini a Castelvetrano la continuo, è gradita qualsiasi notizia su questa famiglia dal 1299 ai giorni nostri, contemporaneamente vi chiedo notizie sugli Emanuele di Castelvetrano, Salemi e Partanna.

Grazie per la Cortese attenzione
salluzzo
 
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Messaggioda Marcello Cantone » domenica 23 maggio 2004, 20:03

Egregio Signor Salluzzo
ho consultato il sito da lei Indicato.
Il testo riportato dal curatore del sito è tratto dal San Martino de Spucches : “La Storia dei feudi …..”–Vol. 7°
Quadro 1006 pag. 309-310 -Principe di Scaletta – Il suddetto testo è leggermente modificato le trascrivo quello originale:

“Dopo la pubblicazione fatta dal Can. Rosario De Gregorio delle opere di Bartolomeo da Neocastro, scrittore del secolo XIII, e la pubblicazione di altri storici contemporanei possiamo dare intorno a Scaletta notizie fin dal 1220. È incerta la sua origine; il suo castello che sorge sopra una rocca in mezzo al paese, era custodito da Matteo soprannominato il Selvaggio per conto della Regia Corte.Federico II Imperatore glielo concesse in una al territorio nel 1220.
2.- Giovanni di Scaletta successe alla morte di Matteo suddetto; sposò una nobile siciliana di casa Cotono; da lui nacquero:
3.- Matteo e Macalda. Del primo non si hanno più notizie; pare che avesse, seguito il partito di Corradino e fosse stato spogliato dei beni dal Re Manfredi; la Macalda aveva sposato Guglielmo D'Amico, Signore di Ficarra; costui fu spogliato dei beni da Corrado I, Imperatore e Re di Sicilia.
4.- All'epoca angioina nulla sappiamo dei possessori di Scaletta; sappiamo che Macalda da Carlo d'Angiò riebbe lo Stato di Ficarra, già del marito. Sappiamo che in quest'epoca sposò Alaimo da Lentini molto accetto a d’Angiò; quale Alaimo, cambiando pensieri, fu uno dei capi della congiura che si epilogò con il famoso Vespro Siciliano. Ai tempi del Re Pietro I, l' Alaimo fu eletto Maestro Giustiziere del Regno, Governatore di Messina, custode della famiglia Reale durante l'assenza del Re, che era partito per Bordeaux onde prendere parte al duello con 100 cavalieri contro altrettanti comandati da Carlo d’Angiò. Re Pietro concesse ad Alaimo - Palazzolo, Buccheri e Odogrillo. Nel quadro intestato il Barone di Ficarra abbiamo detto come andò a finire Alaimo e sua moglie ai tempi del Re Giacomo. Della terra di Scaletta non si sa nulla; ritengo che sia appartenuta a Matteo Scaletta, fratello di Macalda, che a 13 Gennaio 1285, come fellone, perdeva la vita in Girgenti, sotto la scure. Due figli restarono di Alaimo e Macalda cioè‚ Tomaso, Barone di Castelvetrano, ed Alanfranco Barone di San Basilio”.

È vero che nel su riferito testo Tommaso viene riportato come figlio di Alaimo, ma quello che il San Martino o il Mugnos, o io, o lei o qualsiasi altro studioso possiamo fare, in assenza di documenti, sono solo supposizioni.
Lo stesso San Martino nel vol. 2° quadro 123 – Principe di Buccheri scrive: “Nel 1240 Buccheri era posseduto da Alaimo Leontino; se fosse stato il famoso Alaimo o altro Alaimo suo discendente non possiamo precisarlo: è certo che all’epoca della dominazione francese (1266-1282) un Alaimo Leontino ebbe confiscati i beni”.
Il Mugnos la Maccalda Signora di Ficarra, che spesso chiama Matilde, a pag.71 del I° volume del “Teatro genologico” la fa figlia di Adriano Acquaviva; nello stesso volume a pagina 312 dice: “che Giovanni di cognome Selvagio e dopo di Scaletta, Dottor di Legge di quei antichi tempi, hebbe per moglie una nobile donna Messinesa di casa Cottone, […] che dal medesimo Giovanni della scaletta, e da detta Signora di Cottone ne nascesse Mattilde moglie d’Alaimo Leontino Mastro Giustiziero del regno”.

L’Abate Rocco Pirro nella “Notitia secunda” pag. 625-626 della sua opera “SICILIA SACRA” trattando i vescovi di Siracusa scrive che Simone era figlio di Alaimo e fratello germano di Giovanni (per il Mugnos Simone era fratello e no figlio di Alaimo).
Vede come sono varie ed imprecise le notizie genealogiche in nostro possesso, possiamo fare solo ipotesi.
Di certo si sa che Giovanni fu proprietario di Castelvetrano nel 1271 - documenti VII, 207; VII, 69; XV, 58 dei Registri della Cancelleria Angioina (cfr Filangieri “I Registri della Cancelleria Angioina” Napoli 1950 e Catalioto Op. Cit.) – e che Tommaso lo perse per fellonia nel 1299, come da Giovanni passo a Tommaso e che grado di parentela c’era tra i due, al momento, non si conosce.

Le consiglio di consultare Rocco Pirro da molte notizie su Fra Simone che, a Messina, fu precettore dell' Ordine templare ed edifico con i soldi di Giovanni, il cenobio della Milizia del Tempio. (Non le trascrivo il testo perché è in latino ed abbastanza lungo).

**Sui feudi di Borgetto e Menfi ho consultato sempre il de Spucches, che descrive le varie successioni a partire da Coraldo Rodolfo Manuele sino a giungere ai Pignatelli, ma non c’è nessun riferimento alla famiglia Lentini.

Io penso che i Lentini, che abitarono Castelvetrano nei secoli successivi, sono un altro ramo dei primi Lentini che furono possessori di Castelvetrano, o addirittura una famiglia omonima che venne in seguito nella cittadina. Difficilmente i nuovi signori di un feudo si tenevano in casa i vecchi padroni, perché, prima o poi, avrebbero sicuramente avanzato pretese sul suo possesso.

Di certo Lei starà seguendo un suo criterio logico per la ricostruzione della storia di questa casata, penso che avrà usato il metodo più comune, partire dai nostri giorni ed andare a ritroso consultando le fonti archivistiche. Per questa famiglia credo che troverà un po’ di difficoltà, visto la diffusine del cognome e perché si tratta di un nome di città;
deve dunque tener conto che:
1. fino al 1820 in Sicilia esisteva la schiavitù domestica e tutti gli schiavi e servi di una famiglia potente portavano il cognome della casata.
2. Molti schiavi liberati assumevano nomi di città.
3. A molti trovatelli veniva dato come cognome un nome di città.
4. Gli ebrei assumevano come cognome nomi di città
5. Molte famiglie provenienti da un luogo, venivano soprannominate col nome del luogo di provenienza, che inseguito diveniva cognome.


Un lavoro del genere diventa come dipanare una matassa di lana, ma questo è il bello della ricerca.
Spero di averLe dato altri imput per la sua ricerca

Buon lavoro Marcello Cantone.

P.S. torverà altre notizie sui Lentini nel 2° volume del Di Blasi Giovanni “STORIA DEL REGNO DI SICILIA”, nel Fazzello e nell’Aprile.
Marcello Cantone
 
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