Chiederò il vostro aiuto per la blasonatura di 4 "campioni".
Si diceva in precedenza che negli archivi di Gubbio sono conservati sette stemmari (in alcuni casi si dovrebbe parlare di raccolta di stemmi) di varia natura: 4 presso la Sezione di Archivio di Stato, 3 presso l'Archivio Vescovile.
Inizio con gli stemmari conservati nella Sezione di Archivio di Stato.
A - SEZIONE DI ARCHIVIO DI STATO DI GUBBIO
1 - Stemmario DE MARCHI (1732)
Questo stemmario, tutto a colori, è certamente il migliore dei quattro. Fu eseguito nel 1732 dal “miniatore d’armi” romano Giovanni de Marchi e si compone di sole 80 armi di famiglie eugubine alle quali segue, in fondo al volumetto, lo stemma e il sigillo del monastero di Fonte Avellana. Si ignora il committente di questo blasonario, sappiamo soltanto che il de Marchi copiò gli stemmi da un volume allora conservato nella libreria del principe Chigi posta nel palazzo di Piazza Colonna in Roma. Il sigillo di Fonte Avellana, invece, fu copiato da un disegno fatto (per la circostanza?) nel 1731 dal pittore Giacinto Pichi di Cingoli che lo trasse a sua volta dall’originale, scolpito in pietra, ancora conservato nella chiesa cingolana di Sant’Esuperanzio. Questo stemmario è privo di indice, ma presenta inizialmente un elenco delle famiglie a cui appartengono gli stemmi che seguono.
Questa la trascrizione della prima pagina. In essa sono contenuti tutti i dati indispensabili alla comprensione dell'origine e del contenuto dello stemmario.
“In Nomine Domini Amen
Io sottoscritto fo fede mediante il mio giuramento haver coppiati, e miniati li retro dipinti Armi della Città di Gubbio, e delle famiglie, che di sotto si nominaranno, come anchora quello del’Monastero dell’Ordine di Santa Croce di Fonte Avelana, esistente in un libro in foglio, con le coperte di pelle rossa, scritto di fuori a lettere d’oro Arme Diverse, intersiate l’arme del Sig.re Principe Ghigi, parimente d’oro, esistente nella libraria manuscritta del Palazzo di Piazza Colonna in Roma di detto Sig.re Principe, l’Arme del Monastero di Santa Croce l’Avellana si vede a carte 55 t.o di detto libro, ed a carte 73 principiano l’arme, cioè della città di Gubbio, Accoramboni, Andreoli, Conti, Andreoli originali di Pavia, Andreaoni, Angelelli, Angelini, Antonucci, Arcangeli, Armanni, Abbati, Baldinacci, Baroni, Barzi, Bechetti, Beccoli, carte 74. Beni Conti, Bentivogli conti, Benveduti, Bilij, Billi, Biscaccianti, Biscaccianti della fonte, Bovarelli conti, della Brancha conti, Carda, Carpegna conti, Cassetta, carte 75. Castaldi, Chiocci, Concioli, Conventini, Falcucci conti, Fauni, Franciarini, Gabrielli conti, Galeazzi, Galeotti, Ghirelli, Gioia, Guerranti, Hondedei, Lazzarelli, Maggi, carte 76. Manentoli, Marini, Marioni, Massarelli, Mastricchi, Menchi, Mengacci, Miccialdi, Mondini, Montegranelli conti, Nati, Nuti, Ottoni de Sig.ri di Matelica, Pamphilj conti, Pecci, Piccardi, carta 77. Picotti, Pinoli conti, della Porta conti, Pulci, Raffaelli, Ramoscietti, Reali, Rossetti, Schorcelli, Sebastiani, Sforzolini, Vagniozzi, Ubaldini conti, Ugolini, Zeccadoro, Gambocci, carte 77 t.o Tondi oriundi di Siena, tutte le sudette famiglie si trovano notate per alfabeto alla riserva delle due ultime. Sotto il sudetto Arme del Monastero di Santa Croce l’Avellana vi ho colorito, e miniato il sigillo del detto Ordine di Santa Croce di Fonte Avellana, e parimente fo fede averlo veduto in un foglio in pubblica forma, con le seguenti parole = Io infrascritto, fo fede aver coppiata la sopradetta effigie, come stà delineata da una lapide esistente in una colonna, a Corno Epistole, contigua al muro principale della Chiesa di Sant’Esuperanzo nel angolo laterale dell’altare maggiore vicino alla porta della sagrestia di detta chiesa, alla riserva di alcune parole scritte nel cerchio di detto stegma, che per essere di carattere gottico non ho potuto leggere solo che le seguenti =Sigillum ====== fontis Avellanae= e come meglio si vede in detta lapide, alla quale per la verità mi riporto, in fede di che ne ho fatta la presente scritta e sottoscritta di mia propria mano in Cingoli questo dì 27 Agosto 1731==
Io Giacinto Pichi confermo quanto di sopra mano propria=
Della sudetta fede e ricognizione di carattere del sudetto Giacinto Pichi Pittore di Cingoli, se ne è rogato Follia Andrea Bonifazij Notaro di Gingoli lì 27 Agosto 1731=
Di quanto mi sono espresso distintamente in detto foglio attesto essere tutta la pura verità in fede di che ho fatta la presente sottoscritta di mia propria mano questo dì 8 Luglio 1732 in Roma. Io Giovanni de Marchis Miniatore d’Armi confesso et affermo come sopra mano propria.
In Nomine Domine Amen”.
[segue l’autentica presso Francesco Maria Lorenzini datata 8 luglio 1732; in questa autentica si specifica che Giovanni de Marchis è figlio del fu Agostino]
Non mi resta che postare la prima tavola



si arriva in cielo
