Domini della Serenissima in Basilicata?

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Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » sabato 15 agosto 2009, 16:14

Gentili Frequentatori del Forum, ho trovato che molte famiglie lucane vantano origini venete e questo riesco a spiegarmelo solo per il fatto che fino al Trattato di Bologna del 1530, la Repubblica di Venezia aveva dei possedimenti in Puglia (regione che all'epoca comprendeva anche parte dell'attuale Provincia di Matera): Mola di Bari, Trani, Brindisi, Otranto e Gallipoli. Qualcuno sa se vi fossero dei domini della Serenissima anche nel territorio dell'attuale Basilicata? Grazie per l'aiuto.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » lunedì 17 agosto 2009, 9:17

Aggiungo la cronotassi degli Arcipreti di Miglionico, nell'entroterra materano: http://www.miglionicoweb.it/arcipre.htm .
Come potete vedere molti sono di origine veneta. [hmm.gif]
Buona giornata.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Tilius » lunedì 17 agosto 2009, 10:47

Ritengo che la anomala frequenza di arcipreti veneti in quel di Miglionico non sia da collegarsi ad un improbabile (direi anzi impossibile) dominio veneto di quelle terre (se mai una cosa del genere fosse potuta accadere, certamente sarebbe stato durante l'occupazione dei porti pugliesi da parte della Repubblica, che fu cosa breve a cavallo fra XV e XVI secolo).
Non questionando l'affidabilità storica dell'elenco prodotto (incredibilmente antico e dettagliato, partendo addirittura dal V secolo), si può evidenziare come il toponimo "Vinegia" e relative varianti compaia in questa lista con costante frequenza nel V, VI, VII, VIII secolo e via a seguire in tutti i secoli successivi.
Ergo, qualunque sia il motivo di questa anomala presenza "veneta", certamente non é da collegarsi a un dominio diretto veneziano.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » lunedì 17 agosto 2009, 11:59

Gentile Tilius,
grazie per la Sua risposta. Anche a me lascia molto "perplesso" questa cronotassi così "antica" degli arcipreti di Miglionico; comunque, su Google Libri, ho trovato un nuovo "spunto" molto interessante:

"...Come le altre province, anche la Basilicata mostra nei primi decenni del XVI secolo di essere <<pronta a registrare al suo interno una inversione di tendenza>> alla contrazione demografica e all'abbandono di siti ormai spopolati...il ripopolamento era in parte dovuto ai flussi migratori dall'Oriente...Dunue i contatti avvennero soprattutto tramite la costa adriatica e per questa via anche con Venezia. Rapporti commerciali e rapporti culturali (e quindi anche artistici, come nel nostro caso) spesso procedono di conserva: in Basilicata penetrano le importazioni di dipinti veneti, così come un mercante veneziano di oli, Daniele Contarini, intratteneva rapporti d'affari con produttori e olivocultori lucani..." (cfr. http://books.google.it/books?id=PVku08B ... q=&f=false).

Quindi, più che di dominazione veneta in Basilicata è opportuno parlare di intensi rapporti commerciali della Serenissima con la Lucania. Che ne pensa?
Buona giornata.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Tilius » lunedì 17 agosto 2009, 18:16

Nelle poche e neanche tanto specifiche letture fatte sull'argomento, ho sempre visto attribuire le influenze venete (a dire il vero, limitatamente al campo artistico...) nel Meridione proprio alle relazioni commerciali... cosa alquanto naturale visto che, praticamente per tutta la durata della sua esistenza, la Repubblica di Venezia é stata l'entità statale italiana dalla più spiccata vocazione mercantile.
Rapporti commerciali tanto intensi che, per un breve e illusorio periodo, si tentò di trasformare in legami politici... ma senza (purtroppo o perfortuna...) riuscire a farla franca.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Salvennor » martedì 25 agosto 2009, 23:54

In relazione al tema del presente argomento, ho individuato su Google Books delle informazioni che, nonostante siano relative principalmente alla mia regione, però indirettamente giustificano la tesi secondo la quale l'influenza veneziana in molte zone italiane (x es Basilicata) è stata più spiccata di ciò che si potrebbe pensare, a prescindere dalle influenze politiche dirette di Venezia in tali zone.
Infatti nel seguente link

http://books.google.it/books?id=xiIXAQA ... rch_anchor

si può leggere, nell'ultimo dei tre frammenti di testo visualizzati, che il cognome sardo Satta è documentato per la primissima volta nella località Bonifacio, in Corsica, nel XIII sec.
E infatti nei vari documenti sardi del medioevo tale cognome non compare mai, perlomeno prima di fine 300. E sempre in tale testo si indica che molto probabilmente il cognome Satta è un'antico cognome di origine VENEZIANA.
In realtà molti cognomi di origine corsa sarebbero a loro volta di origine ligure e toscana, ma appunto anche locali o di altri luoghi, e cmq ciò conferma che l'influenza veneziana era presente anche in zone addirittura sottoposte a entità statali avversarie, come Genova.
Dunque il cognome Satta in realtà avrebbe una antica origine veneziana; sono stati prolifici dato che oggi credo esistano più di 1500 nuclei familiari con tale cognome, e prima del 400 era praticamente assente dall'isola, tranne in una piccola zona della Gallura. La stessa cosa potrebbe essere accaduta anche in Basilicata.
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Lord Acton » venerdì 28 agosto 2009, 10:17

Qui ci vorrebbe Miss Hompesh, esperta del medioevo lucano...

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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » venerdì 28 agosto 2009, 11:04

Lord Acton ha scritto:Qui ci vorrebbe Miss Hompesh, esperta del medioevo lucano...

Lord Acton


Caro Lord, ha ragione!
Peccato che sia sparita da questo Forum da oltre un anno!
Sempre riguardo al Comune di Miglionico, ho trovato che molte opere artistiche commissionate dalla Chiesa locale nel 15° e 16° secolo furono opera di artisti veneti; fu addirittura mandato un canonico a Venezia a "ritirare" una Madonna dal Tintoretto nel 1574 (cfr. http://www.miglionicoweb.it/chiesa_madre.htm); il che, a mio avviso, conferma la teoria degli stretti legami artistici e commerciali tra Lucania e Veneto nei secoli passati.
Buona giornata
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Tilius » venerdì 28 agosto 2009, 15:04

Pasquale M. M. Onorati ha scritto:
Lord Acton ha scritto:Qui ci vorrebbe Miss Hompesh, esperta del medioevo lucano...

Lord Acton


Caro Lord, ha ragione!
Peccato che sia sparita da questo Forum da oltre un anno!
Sempre riguardo al Comune di Miglionico, ho trovato che molte opere artistiche commissionate dalla Chiesa locale nel 15° e 16° secolo furono opera di artisti veneti; fu addirittura mandato un canonico a Venezia a "ritirare" una Madonna dal Tintoretto nel 1574 (cfr. http://www.miglionicoweb.it/chiesa_madre.htm); il che, a mio avviso, conferma la teoria degli stretti legami artistici e commerciali tra Lucania e Veneto nei secoli passati.
Buona giornata


Chiedo scusa per l' [offtopic.gif] , ma non posso esimermi dall'osservare come sul sito web di Miglionico (così come, temo, su buona parte della letteratura annessa) ci siano delle attribuzioni artistiche alquanto generose (passatemi l'eufemismo) ciascuna delle quali vieppiù condita da relativo episodio aneddottico con il malcelato scopo di convalidare e garantire tale attribuzione.

L'Assunzione data al Tintoretto é opera ascrivibile difficilemente anche solo al tardo ambito tintorettesco di pieno Seicento (minimo trenta anni dopo la morte del Robusti, e invero sorprende l'esistenza di un documento che attesti non solo la commissione ma anche la provenienza lucana della tela grezza usata per il dipinto: se mai tale documento fosse autentico, allora certamente non può riferirsi al modestissimo quadro attualmente nell'abside, dove l'intero gruppo delle figure di apostoli sulla sinistra é bovinamente copiato "di peso" dalla trasfigurazione di Raffaello, e le figure che non sono copiate sembrano manichini tenuti su da un manico di scopa: volendo anche tralasciare la bassa qualità pittorica e le incongruenza stilistiche, abbiamo un plagio pedissequo mai attestato altrove non dico nelle opera autografe del maestro veneto, ma nemmeno nelle più becere produzioni della sua bottega, che pure vi furono, e numerose),
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mentre il sedicente affresco del Sodoma nella chiesa delle Grazie é opera modestissima e tristissima che per lo stile baroccheggiante si colloca nel pieno Seicento o forse addirittura a inizi Settecento (ergo mai il Bazzi avrebbe potuto dipingerla essendo passato a miglior vita fra i 100 e i 200 anni prima).
Queste insostenibili posizioni nuocciono non poco alla valorizzazione di opere pittoriche veramente importanti che Miglionico ospita, come il polittico di Cima da Conegliano. [confused.gif]
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » venerdì 28 agosto 2009, 16:54

Gentile Tilius, sono pienamente d'accordo con Lei, ma mi sembra che Le sia sfuggita la Deposizione dello pseudo-Michelangelo, acquistata a Firenze nel 1566 da un mai esistito cardinale Pasquale Onorati (cfr. http://web.tiscali.it/miglionico2/altri_99.htm). Questo quadro, in origine era attribuito a Ciro da Pistoia; altri, invece, lo attribuivano alla scuola del pittore lucano Antonio Stabile e,infine, su wikipedia è attribuito al Guercino (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/File:Migli ... izione.jpg); Lei cosa ne pensa?
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Re: Domini della Serenissima in Basilicata?

Messaggioda Tilius » venerdì 28 agosto 2009, 18:27

Urka! Mi é sfuggita proprio la sparata più roboante di tutte!
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Premesso che davvero non mi é possibile credere, nemmeno in forma dubitativa, che il dott. (sic... [crybaby.gif] ) Paolucci o Sgarbi abbiano mai potuto autenticare questa cosa, posso dire che le croste di ogni tempo abbondano di firme altisonanti orgogliosamente quanto fallacemente esibite dai proprietari come attestati di autenticità.
Michelangelo fu, nel campo del disegno anatomico (la figura) sicuramente il maggior disegnatore del Cinquecento italiano, e probabilmente di ogni tempo.
Pensiamo a questa vetta di assoluta eccellenza quando osserviamo le tozze e un po' ridicole proporzioni che contraddistinguono la resa anatomica delle figure nel dipinto di Miglionico, la legnosa disarticolazione delle membra, l'ottusa inespressività dei volti, la volgare banalità delle pose (impagabile l'uomo che sorregge le gambe di Cristo, in acrobatico equilibrio su due scale diverse, arpionando con ciascun piede i pioli distanti e per questo ribaltandosi all'indietro in una posa a metà fra il defecatorio e il puerperale...).
Di queste deposizioni/crocifissioni di impianto rigorosamente centrale, dominate dalla figura della croce posta parallelamente all'osservatore in una concezione fortemente antiprospettica dove la profondità é affidata esclusivamente alla collocazione spaziale delle figure (e all' efficacia che il pittore sa indfondere nella resa di questa spazialità...), abbonda il catalogo di tutti gli emuli michelangioleschi, da quelli più vicini al maestro (Daniele da Volterra), ai manieristi più indipendenti e originali (Rosso Fiorentino) ma per forza di cose non etranei all'influenza di quello che si apprestava a diventare il Grande Vecchio dell'arte italiana dell'epoca della Maniera, per finire con i revivalisti michelangioleschi più sfegatati, ben esemplificati, questi ultimi, nella figura di Giorgio Vasari.
Tutti pittori, questi, di una qualità infinitamente superiore ai mezzi invero modestissimi dell'anonimo realizzatore del dipinto di Miglionico.
Tutte composizioni, queste, esemplate, elaborate, metabolizzate su disegni originali del maestro, mai da lui tradotti direttamente in pittura.
Il dipinto di Miglionico é una pallida larva michelangiolesca , asfissiata nello stanco e oramai esangue ripetersi fine a sè stesso dei moduli anatomici del fiorentino, manierista ormai solo nell'acido e, ahimé, disarmonico alternarsi delle tinte sgargianti dei panneggi.
Anche solo il sostenere l'orgine toscana della mano dell'autore di questo dipinto mi sembra contraddetto dalla infinita superficialità con cui il messaggio michelangiolesco viene applicato e, in questo caso, tristemente svilito.
Difficile, per tale motivo, che sia stato realizzato Michelangelo vivente.
PIù probabile che sia una produzione tarda e fortemente provinciale.
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