La "nuova" legge sui nomi propri

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La "nuova" legge sui nomi propri

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 8 dicembre 2006, 21:32

Parlando con amici e conoscenti mi sono reso conto che molti non conoscono il d.P.R. n. 396/2000 che regolamenta la revisione e la semplificazione dell'odinamento dello stato civile.

Una modifica senz'altro innovativa per l'Italia è l'Art. 35 che recita:

1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi onomastici, anche separati, non superiori a tre. In quest'ultimo caso, tutti gli elementi del prenome dovranno essere riportati negli estratti e nei certificati rilasciati dall'ufficiale dello stato civile e dall'ufficiale di anagrafe.


Il che significa l'abolizione della "storica" virgola e anche la fine degli interminabili nomi che riportavano puntualmente santi, nonni amici e parenti.

Oggi il nome imposto ad un bambino deve essere composto massimo di tre elementi onomastici e tutti comunque figureranno sulla carta d'identità.

Cosa ne pensate?
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Messaggioda Tommaso NMS » venerdì 8 dicembre 2006, 23:00

Penso che la situazione precedente non desse fastidio a nessuno..

Personalmente ho un nome prima(anche perché con tre cognomi sennò la cosa diventava masochistica) e tre dopo la virgola, che non mi hanno mai dato nessun impiccio, ma a cui tengo perché sono i nomi dei miei nonni.

Non vedo con chiarezza la "ratio", per parlare in termini legali, di questa norma.

Per quanto riguarda l'abbinamento al sesso... escluso il caso peculiare di Andrea, c'era davvero chi chiamava sua figlia Bruno?
Tommaso
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Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 9 dicembre 2006, 0:10

Come già scrissi a suo tempo, trovo anche questa legge (insieme a quella sul cognome da destinare al figlio), poco corretta.
I genitori devono essere liberi di iscrivere tutti i nomi che vogliono per il proprio bambino. Al massimo posso concordare di imporre, obbligatoriamente dopo il terzo nome, la famosa virgola, in modo tale che tutti i nomi oltre il terzo rimangano sì presenti all'anagrafe, ma non obbligatori sui documenti ufficiali.
Il nome è molto importante per una persona ed è base di tradizioni, valori, storie familiari che è giusto permettere di mantenere.
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Messaggioda lalberogenealogico » sabato 9 dicembre 2006, 0:23

La modifica dell'Art. 35 prevede solo tre nomi. Personalmente non sono affatto d'accordo.

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Messaggioda Guido5 » sabato 9 dicembre 2006, 0:43

Cari amici,
"dura lex sed lex". Faccio notare che l'articolo successivo interessa un po' tutti:

Art. 36 - Indicazioni sul nome

1. Chi ha avuto attribuito alla nascita, prima della data di entrata in vigore del presente regolamento, un nome composto da più elementi, anche se separati tra loro, può dichiarare per iscritto all'ufficiale dello stato civile del luogo di nascita l'esatta indicazione con cui, in conformità alla volontà del dichiarante o, all'uso fattone, devono essere riportati gli elementi del proprio nome negli estratti per riassunto e nei certificati rilasciati dagli uffici dello stato civile e di anagrafe.

2. La sottoscrizione della dichiarazione non è soggetta ad autenticazione ove presentata unitamente a copia fotostatica, non autenticata, di un documento di identità del sottoscrittore. L'istanza e la copia fotostatica del documento di identità possono essere inviate per via telematica o a mezzo posta o via fax.

3. La dichiarazione medesima è annotata senza altre formalità nell'atto di nascita ed è comunicata ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228.

Ciao a tutti!
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Messaggioda Gian » sabato 9 dicembre 2006, 1:28

non trovo giusta questa legge...dopotutto non dava fastidio a nessuno quest'usanza...io ho più nomi ma non ho mai avuto problemi, anzi mi aiuta a distinguermi da parenti stretti omonimi...
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Messaggioda Lasa pur dir » sabato 9 dicembre 2006, 3:13

1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso


Premesso che a causa di cavilli vari ho già "cambiato nome" all'anagrafe tre volte :1: ma il mio "Maria" che fine farebbe? :shock:

Vi saluto perplesso.

Domenico Maria d. B.

P.S. Ometto il terzo nome benchè mi sia molto caro...
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Messaggioda Carnelevario » lunedì 11 dicembre 2006, 0:40

Tommaso NMS ha scritto:Penso che la situazione precedente non desse fastidio a nessuno [...] Non vedo con chiarezza la "ratio", per parlare in termini legali, di questa norma.

Gent. Tommaso NMS, sono uno di quei "fortunati" che porta un prenome composto. Nel mio caso debbo non convenire con lei. L'esatta trascrizione del mio prenome, così come risulta dai registri dello Stato civile, prevede un trattino interposto fra Alberto e Mario [Alberto-Mario]. All'atto della registrazione, stante l'inusualità del prenome, così raccontava mio padre, l'ufficiale dello Stato civile non ne volle sapere di trascrivere il prenome nella forma Alberto Mario sic et simpliciter: o Albertomario (una sola maiuscola) o il famigerato trattino! Tuttavia, in pratica, nelle certificazioni prodotte nel corso degli anni questo benedetto trattino non è mai comparso, anzi, qualche anno fa, volli controllare di nuovo la sua esistenza "ufficiale", ebbene si: esiste! :1:
Ora la nuova legge mi dà la possibilità di rimettere le cose a posto, perchè quindi denigrarla?
Per la "gioia" degli intervenuti a questa discussione, e per far capire meglio la "ratio" del nuovo provvedimento, inserisco una circolare, che seppur datata, forniva l'interpretazione del Ministero di Grazia e Giustizia sulla vexata questio, a dimostrare che forse l'esigenza di una chiara normativa era sentita anche in ambiti esterni allo Stato civile. Buona lettura.
MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA. Direzione generale affari civili e libere professioni, Circolare 25 marzo 1988, prot. n. 1/50/FG/i 1(87)1075
"PLURALITÀ DI PRENOMI"
A causa di incertezze sorte presso gli uffici dello stato civile nel caso di persone cui siano stati imposti all'atto della nascita più prenomi, questo ufficio esprime come segue il proprio avviso al riguardo.
Non sembra che dia luogo a dubbi, in merito al punto essenziale di intendere quale fu, a suo tempo, la volontà del dichiarante nell'imporre al soggetto un prenome (anche composito) ovvero una pluralità di prenomi, il caso in cui alla dizione con la quale si dichiarò di attribuire il nome (rectius: il prenome) seguono più elementi onomastici (o uniti tra loro in modo da formare una sola parola o da un trattino, o non uniti da una espressione grafica, ma neppure separati da un segno di interpunzione): in questo caso, infatti, è sufficientemente individuata la volontà che il prenome, pur se composto da più elementi sia unico, e tutti gli elementi che lo compongono vanno trascritti nei documenti relativi al soggetto. Neppure offre motivo di dubbio, ad avviso di questo ufficio, l'ipotesi in cui alla dizione con la quale si dichiarò di attribuire i nomi (rectius: i prenomi) seguono più elementi onomastici, separati fra loro da un segno di interpunzione o da un trattino o da un punto; anche qui la volontà, di segno contrario al precedente, appare chiara: che i prenomi siano più di uno, con la conseguenza che, ammettendo la legge (art. 6 cod. civ.) un solo prenome, il primo di essi soltanto debba essere trascritto nei documenti relativi al soggetto. Diversamente, nel caso in cui alla dizione con la quale si dichiarò di attribuire i nomi seguono più elementi onomastici, non separati fra loro da un segno di interpunzione o da altri segni, si pone il dubbio se si debba riconoscere prevalente, ai fini della individuazione della volontà del dichiarante, la circostanza che fu usata la parola «nomi» (al plurale) o, al contrario, la circostanza che furono omessi i segni di interpunzione o altri segni fra i vari elementi. Questo ufficio è del parere che nell'alternativa la prima soluzione sia da preferire, perché essa annette importanza ad una espressione letterale («nomi») che pare di significato meno incerto ed equivoco della mancanza fra i vari elementi di segni di interpunzione o di altri segni, e perché essa sembra più aderente allo spirito della norma contenuta nel citato art. 6, che considera con maggior favore le forme onomastiche più semplici e di più agevole uso ai fini della identificazione della persona. Ad accogliere questa soluzione, solo il primo dei prenomi imposti andrebbe trascritto nei documenti relativi al soggetto.
Nel caso, infine, in cui alla dizione con la quale si dichiarò di attribuire il nome seguono più elementi onomastici, separati fra loro da segni di interpunzione o da altri segni, si pone, ancora il dubbio se si debba riconoscere prevalente la circostanza che fu usata la parola «nome» (al singolare) o, al contrario, la circostanza che furono usati segni di interpunzione o altri segni.
Questo ufficio è del parere che nell'alternativa la seconda soluzione sia da preferire, perché essa annette importanza al fatto positivo della iscrizione di segni di interpunzione o di altri segni tra i vari elementi onomastici, fatto che pare meno equivoco di quello dell'uso della parola «nome» (al singolare), che potrebbe si, in ipotesi, essere ascritto ad una volontà di considerare tutti gli elementi come un unicum, ma che, in presenza di segni di interpunzione o di altri segni, pare più ragionevole attribuire alla volontà che solo il primo dei prenomi imposti debba essere considerato «il nome», e che tutti gli altri, di seguito al primo di detti segni, siano da considerare come prenomi non rilevanti per gli effetti previsti dall'art. 6. Ad accogliere questa soluzione, anche qui solo il primo dei prenomi imposti andrebbe trascritto nei documenti relativi al soggetto.

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Messaggioda Tommaso NMS » lunedì 11 dicembre 2006, 1:25

A parte che la sua situazione è un po' strana, la mia risposta si riferiva solo al limite di tre nomi e all'eliminazione della "virgola".
Tra l'altro il messaggio riportante la parte della legge che riguarda la possibilità di modifica o di risistemazione dei nomi è successivo al mio e non l'avevo ancora letto.

Sono lieto comunque che lei possa sistemare la sua situazione.
Cordiali Saluti
Tommaso
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Messaggioda Gian » martedì 12 dicembre 2006, 2:48

Lasa pur dir ha scritto:
1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso


Premesso che a causa di cavilli vari ho già "cambiato nome" all'anagrafe tre volte :1: ma il mio "Maria" che fine farebbe? :shock:

me lo chiedo anche io...
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Messaggioda Carlomaria da Verona » martedì 26 dicembre 2006, 22:17

Il mio prenome è Carlomaria.

Un certificato di nascita del 1997 riportava Carlo Maria, staccato ma senza virgola o trattino e quindi da intendersi come nome unico, da allora il prenome viene riportato correttamente e cioè: Carlomaria.

Per tale motivo s'è verificata una, seppur trascurabile, imprecisione, (così aliena al mio temperamento), e, pertanto, sulla concessione d'una onorificenza è riportato il prenome Carlo Maria.

Il competente parere del Dottor Volpe m'ha rassicurato. Tale imprecisione non incide sulla validità della concessione.

Ora quel che mi preme sapere è questo: il mio prenome è Carlomaria che conseguenze potrebbe avere la nuova normativa sul medesimo ?

Cordialmente.

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Re: La "nuova" legge sui nomi propri

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » domenica 20 dicembre 2009, 9:01

Gentili membri del Forum,
"ripesco" questa vecchia discussione per raccontare la mia esperienza.
Io ho tre prenomi senza la virgola ed un cognome sia all'anagrafe sia al fonte battesimale. Grossi fastidi non ne ho mai avuti, perchè certo non si possono definire tali le immancabili domande sul perchè di tre nomi o i problemi di natura pratica come il nome che viene sbagliato in un documento o non entra per intero in un modulo cartaceo oppure online o, ancora, le decine di firme che uno è costretto ad apporre, per esempio, quando deve aprire un conto bancario e, in quest'ultimo caso (la firma) io risolvo apponendo il primo nome per esteso e gli altri due puntati, in questo prendento spunto dal Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi all'epoca in cui era Governatore della Banca d'Italia e "firmava" le banconote "Carlo A. Ciampi".
Ritengo, comunque, che la nuova normativa abbia fatto bene a ridurre a 3 il numero dei prenomi che si possono dare a un bambino, anche per i fini pratici predetti; inoltre i cristiani, che sono ancora la maggioranza in Italia, possono ancora mettere tutti i nomi che vogliono ad un bambino al momento del Battesimo, sempre però, nei limiti della decenza e del buon costume. Quindi non penso che ci sia da lamentarsi.
A presto.
PMMO
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Re: La "nuova" legge sui nomi propri

Messaggioda Furio » venerdì 5 febbraio 2010, 15:10

Intervengo per segnalare che appunto i parroci si oppongono all'imposizione di nomi differenti da quelli iscritti nello stato civile, per evitare dubbi di identità,ai miei tempi 15 o 20 nomi, forse troppi, adesso uno solo!
Furio
 
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Re: La "nuova" legge sui nomi propri

Messaggioda Bottacin Arturo » venerdì 5 febbraio 2010, 16:18

Io avevo nei documenti Arturo Luigi ma visto ceh al momento della registrazione era stato scritto i nomi di arturo Luigi con la legge in ogetto mi è stato tolto dai documenti il secondo, per tanto è bene specificare che se si voglono dare 2 o + nomi bisogna registralo con il nome .. es antonio carlo maria.
e non i nomi di antonio, carlo , maria.
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Re: La "nuova" legge sui nomi propri

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » lunedì 8 febbraio 2010, 15:49

Furio ha scritto:Intervengo per segnalare che appunto i parroci si oppongono all'imposizione di nomi differenti da quelli iscritti nello stato civile, per evitare dubbi di identità,ai miei tempi 15 o 20 nomi, forse troppi, adesso uno solo!


Gentile Furio, proprio ieri sono stato ad un Battesimo e il parrocco non ha opposto alcun divieto al desiderio dei genitori del battezando di aggiungere un terzo nome, preceduto da virgola, ai due datigli al momento della registrazione allo Stato Civile.
A presto.
PMMO
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