articolo 92 del codice civile

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articolo 92 del codice civile

Messaggioda Elassar » venerdì 7 novembre 2003, 22:22

Apro questa nuova discussione soffermandomi brevemente sulla questione della vigenza dell’art. 92 codice civile.
Tale norma, come è noto prevede che:
«Le disposizioni degli articoli 84, 87, numeri 3, 5, 6, 7, 8 e 9 e dell’art. 90, quarto comma, non sono applicabili al Re Imperatore e alla Famiglia Reale.
Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re Imperatore».
Solitamente si usa dire che tale disposizione, in quanto non abrogata formalmente né dichiarata incostituzionale dalla Consulta, sarebbe ancora in vigore. Ora, è vero che né il Parlamento né la Corte Costituzionale hanno mai eliminato dall’ordinamento l’art. 92 codice civile, ma è altrettanto vero che tal disposizione è da considerarsi tacitamente abrogata per effetto del mutamento della forma di governo (da monarchia a repubblica).
Del resto, la Corte Costituzionale non potrebbe mai pronunciarsi su tale norma perché la disposizione in parola è senza dubbio irrilevante in un qualsiasi giudizio (perché, infatti, la Consulta possa decidere della legittimità costituzionale di una legge è necessario che la questione sottoposta alla sua attenzione non sia irrilevante né manifestamente infondata).
Le ragioni della irrilevanza si comprendono se si considera che nessuna persona può considerarsi in Italia “Principe Reale” o “Re”, con la conseguenza che nessuno deve chiedere a nessuno l’assenso per potersi sposare.
Lo stesso Parlamento non ha mai abrogato tale norma proprio perché sarebbe solo tempo perso quello speso per fare una legge di abrogazione dell’art. 92 c.c., in quanto tale norma è già del tutto inapplicabile.
Conseguentemente, a mio modesto parere, coloro che invocano la vigenza di tale norma commettono certamente un errore giuridico.
Aspetto le vostre considerazioni.
A presto,
Elassar
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Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 8 novembre 2003, 0:07

Egregio Sig. Elassar,
la questione è delicata, non tanto per la semplice domanda che pone, quanto per i risvolti che si annidano nei retroscena della domanda e soprattutto sul fine ultimo della questione (che non penso sia solo una curiosità legale sulla legittimità odierna dell'art. 92)
Personalmente posso essere concorde con il Suo giudizio relativo alla questione dell'art. 92. E' decaduto o comunque non riesco a comprendere la rilevanza attuale di tale articolo. Se si studia la costituzione, ma anche la legge in generale, si noterà come piccoli aspetti come l'art. 92 siano presenti a centinaia e imprecisioni legali siano davvero tantissime. L'importante è capire che appunto attualmente, purtroppo o perfortuna (dipende dai punti di vista), siamo in repubblica e pertanto è inutile pensare che vecchie leggi relative alla monarchia siano ancora in vigore per lo stato italiano o dal punto di vista meramente giuridico.
Specificato questo però, vorrei andare un attimo oltre e porre a mia volta una domanda: la questione si risolve solo perchè una legge o un articolo di legge sono decaduti o sono stati abrogati perchè si è instaurata una repubblica al posto della monarchia, oppure valgono come principio a cui attenersi in generale, al di là se sono tutt'ora in vigore o meno?
Quando io discuto relativamente alle leggi dinastiche delle varie Case Reali, io mi soffermo poco sul fatto che siano antiche o recenti, siano in vigore o meno (nel caso di deposizione della casa sovrana), ma mi piace puntualizzare sui principi che tali leggi vogliono mantenere, sulle motivazioni per cui sono state approvate e sulla loro correttezza o meno. Poi se sono ancora valide, se sono decadute perchè nel frattempo si è instaurata una repubblica e ha abrogato le precedenti leggi... mi interessa relativamente poco. Insomma, se il principio è corretto, non mi serve una legge specifica per metterlo in atto, non Le pare? Pertanto io discuto più serenamente sul principio che si vuole tutelare o distruggere tramite una determinata disposizione, non tanto se quella disposizione esiste o meno.
So che il ragionamento è contorto, ma spero di essermi spiegato.
Comunque, ripeto, per rispondere unicamente al Suo quesito, a primo acchito, posso essere concorde con la Sua valutazione.
Sperando che tale discussione rimanga serena e ordinata, porgo cordiali saluti
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Ardashir » sabato 8 novembre 2003, 0:57

T.G.Cravarezza ha scritto:Quando io discuto relativamente alle leggi dinastiche delle varie Case Reali, io mi soffermo poco sul fatto che siano antiche o recenti, siano in vigore o meno (nel caso di deposizione della casa sovrana), ma mi piace puntualizzare sui principi che tali leggi vogliono mantenere, sulle motivazioni per cui sono state approvate e sulla loro correttezza o meno. Poi se sono ancora valide, se sono decadute perchè nel frattempo si è instaurata una repubblica e ha abrogato le precedenti leggi... mi interessa relativamente poco. Insomma, se il principio è corretto, non mi serve una legge specifica per metterlo in atto, non Le pare?



Gentilissimo Sig. Cravarezza,

non potrei essere più d'accordo! Che senso ha perdersi in contorte analisi sul valore attuale di norme più o meno vetuste quando invece è chiaro che la questione si deve dibattere sul piano dei valori? In poche parole, così come nell'ermeneutica giurisprudenziale o nell'analogia giuridica si può talvolta ricorrere ai cosiddetti "principi fondamentali" desunti dalla Costituzione (fonte primaria di diritto) per dirimere una questione poco chiara, così nell'ambito delle leggi dinastiche è, almeno per quanto mi riguarda, assai più importante, al fine di comprendere cosa sia legittimo e cosa no in una determinata situazione, analizzare lo spirito che regola (o dovrebbe regolare) la vita della nobiltà (che si può facilmente evincere dalla storia di un casato e dai suoi rapporti con i valori tradizionali e con le altre Case) piuttosto che attaccarsi a norme figlie della propria epoca e talora di tortuosa interpretazione.
Con questo, c'è da dire che tener troppo d'occhio le leggi dinastiche quando ormai imperversa un contesto repubblicano ha del grottesco... Altra cosa sono i regolamenti famigliari adottati da Case come quella d'Absburgo-Lorena, che servono a mantenere forte la consapevolezza del proprio ruolo storico in tutti gli appartenenti a quella determinata Casa.

Preciso, infine, che la mia analisi NON vuole in alcun modo entrare nell'ambito delle questioni legate ai Savoia, questioni di cui preferisco non parlare dato il contesto, ma solamente limitarsi ad un parere generale ed astratto.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda Elassar » sabato 8 novembre 2003, 15:59

Ovviamente, anche io concordo che un principio esista a prescindere dalla specifica legge che vi faccia roiferimento. Il mio intervento era volto unicamente a vedere se anche voi siete convinti come me che è corretto ritenere tale disposizione ormai inapplicabile, con la conseguenza che chi vuole riferirsi al suo disposto dovrebbe richiamare il principio e non la disposizione che vi fa rinvio tacito (forse il mio discorso è un po' contorto :wink: ).
A presto,
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Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 9 novembre 2003, 0:09

Elassar ha scritto:Ovviamente, anche io concordo che un principio esista a prescindere dalla specifica legge che vi faccia roiferimento. Il mio intervento era volto unicamente a vedere se anche voi siete convinti come me che è corretto ritenere tale disposizione ormai inapplicabile, con la conseguenza che chi vuole riferirsi al suo disposto dovrebbe richiamare il principio e non la disposizione che vi fa rinvio tacito (forse il mio discorso è un po' contorto :wink: ).
A presto,
Elassar


Gentile Signor Elassar,
ho capito perfettamente ciò che vuole affermare e posso concordare, in linea di massima.
Si può però affermare che le leggi dinastiche di una Casa Reale o comunque quelle di riferimento per la succesisone come ad esempio l'art. 92, non possano considerarsi abrogate o decadute solo perchè è cambiato il regime istituzionale che logicamente non le riconosce più valide. Tali leggi possono considerarsi decadute per l'attuale forma istituzionale, ma non appunto per la successione della Casa Reale che devono regolamentare. Ad esempio, la legge italiana non riconosce più i titoli nobiliari o gli ordini cavallereschi della Real Casa di Savoia, eppure ciò non ha impedito a S.M. Umberto II di continuare a conferire titoli e ad accettare membri nei Suoi Ordini dinastici. Questo per affermare quindi che è normale che al cambio di forma istituzionale da repubblica a monarchia, le leggi regolamentatrici della successione di una Real Casa, della successione al trono, della regolarizzazione dei titoli nobiliari, degli Ordini cavallereschi...siano da considerarsi abrogate o decadute per la nuova forma istituzionale, ma ciò non impedisce alla Real Casa in questione (sto facendo un ragionamento generale) di continuare a rispettare tali disposizioni al Suo interno, proprio per non perdere il legame con la tradizione, con il passato e con le norme che la differenziano da una normale famiglia aristocratica.
Cordialmente
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Messaggioda gabriele d'annunzio » venerdì 14 novembre 2003, 16:17

Egregio sig Hans Mehr

concordo con il suo intervento e altresì sostengo ,come da Lei esattamente argomentato,che il disposto della tredicesima disposizione Transitoria e Finale della costituzione non è propriamente corretto,almeno per quanto riguarda le qualifiche spettanti all'allora Re Umberto II e poi a suoi discendenti,che al contrario di S.M Umberto II non possono essere qualificati ex re,non avendo regnato neanche un giorno.
Credo che sia ,per tutti,di immediata evidenza il fatto che dopo l'abolizione della Monarchia e la proclamazione della Repubblica,la questione inerente il trattamento da riservare al Sovrano esiliato ,ai Suoi discendenti,ai Beni di casa Savoia presenti sul Territorio Italiano,
avrebbe dovuto ricevere una considerazione maggiore ,data appunto la delicatezza del Tema.Ciò non è avvenuto ,e tutta l'intricatissima questione è stata "riassunta"in una sola disposizione costituzionale ,peraltro di controversa interpretazione.
Dissento viceversa con Lei per quanto riguarda l'ultima parte del Suo intervento:Il suo esempio riferito al "Vicinato Napoletano Chiassoso"
può infatti risultare offensivo per quanti,come il sottoscritto,pur essendo napoletani non si ritengono nè "Chiassosi" nè "Scostumati";la prossima volta Le consiglio di scegliere esempi più appropriati.

Distinti saluti
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Messaggioda gabriele d'annunzio » venerdì 14 novembre 2003, 22:43

Egregio sig.Mehr

pur stimando il contenuto del Suo precedente intervento,continuo a ritenere poco gentile il termine da lei utilizzato.Nel suo precedente messaggio lei avrebbe potuto tranquillamente dire "Vicini chiassosi" ...senza specificare ulteriormente di quale città essi fossero
Dire anche,solo per esempio,che i Napoletani sono" chiassosi"o che i Genovesi sono" tirchi", o che I Romani sono "boriosi" ,oltre a suonare offensivo per le persone rispettivamente di Napoli,Genova,Roma,che possono tranquillamente non riconoscersi in quegli aggettivi,costituisce un"luogo comune" che non sta bene in bocca a una persona intelligente quale io la stimo.
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