Titoli nobiliari

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Titoli nobiliari

Messaggioda MMT » mercoledì 5 novembre 2003, 13:02

Carissimi Signori,

con tutti i disordini che ci sono, tra principi azzurri, sedicenti discendenti di imperatori, case regnanti estinte e via dicendo volevo chiederVi se qualche sovrano VERO REGNANTE continua a conferire titoli nobiliari come nel caso della Real Casa Inglese.
So che vi saranno pochi casi, però a mio avviso, è giusto continuare a concedere titoli, anche come ricompensa di particolare meriti verso il Paese, l'Umanità e, perchè no, l'arte in generale (per esmpio cinematografica)! :wink:
Cosa ne pensate? Ritenete che sia in un certo senso anacronistico concedere titoli nobiliari?

Distinti saluti,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda omero » mercoledì 5 novembre 2003, 13:27

Caro Michele,

non credo sia anacronistico per un regnante concedere titoli nobiliari a persone che si sono distinte per un particolare impegno o per particolari meriti nei campi del sapere. Nella musica penso a Sir Paul Mc Cartney dei Beatles, insignito del titolo di Baronetto in Inghilterra (tra l'altro, per chi avesse perso questo argomento sul forum ecco il link dove si parla del suo stemma: http://www.anticheopinioni.it/Forum/viewtopic.php?t=30).
Non ho idea se altri regnanti ne conferiscano ancora, personalmente sarei favorevole. Se devo proprio dirla tutta però, mi piacerebbe non fossero insignite solo personalità di "successo" straordinario come può essere accaduto al bassista dei Beatles, ma preferirei fosse concesso il titolo a persone magari poco note alla moltitudine, ma che realmente hanno dato impulso a qualcosa di importante (nel campo della musica, prima di Sir Mc Cartney, avrei una lunga lista di musicisti da anteporre al pur simpatico Paul :wink: )...
Pier Carlo Omero Bormida
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 5 novembre 2003, 14:14

Egregio Sig. Tuccimei di Sezze,
concordo pienamente con Lei riguardo a continuare a concedere titoli a persone meritevoli. Non sono concorde a concedere titoli nobiliari a personaggi facenti parte del campo cinematografico, musicale, artistico in generale, in quanto non mi sembrano tali doti degne di un titolo nobiliare (vedo l'arte e soprattutto i cosiddetti artisti in modo differente dalla moltitudine. Considero gli artisti come li consideravano gli antichi romani).
Sicuramente concordo con il Sig. Omero, meglio a personaggi magari meno famosi, ma più meritevoli, magari militari che da generazioni continuano a servire la loro Patria, a politici particolarmente distinti, diplomatici e così via.
Aspetto fondamentale è che si guardi comunque anche alla storia della famiglia del neo insignito. Come ho scritto poco tempo fa sull'argomento relativo al matrimonio di S.A.R. Felipe di Spagna, la nobiltà non si concede, la si "certifica" e quindi è giusto che il Sovrano tenga conto anche della storia familiare e degli avi del personaggio a cui vuole concedere titoli nobiliari.
Cordialmente
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Messaggioda Ardashir » giovedì 6 novembre 2003, 0:40

T.G.Cravarezza ha scritto:Egregio Sig. Tuccimei di Sezze,
concordo pienamente con Lei riguardo a continuare a concedere titoli a persone meritevoli. Non sono concorde a concedere titoli nobiliari a personaggi facenti parte del campo cinematografico, musicale, artistico in generale, in quanto non mi sembrano tali doti degne di un titolo nobiliare (vedo l'arte e soprattutto i cosiddetti artisti in modo differente dalla moltitudine. Considero gli artisti come li consideravano gli antichi romani).


Gent.mo Sig. Cravarezza,
come non concordare con le sue illuminate (se pur un po' estreme) parole! Il criterio che si dovrebbe osservare nel nobilitare una famiglia è, come avete correttamente sottolineato Voi precedentemente, la "nobiltà" morale indicata dalla storia della famiglia da nobilitarsi, oltre che, ovviamente, le qualità e le azioni del soggetto iniziale a cui si conferisce il predicato. Di certo, però, occorre operare una chiara distinzione fra il concetto di "qualità" preso nel suo senso più generale, che può arrivare a comprendere un qualsiasi genere di abilità a prescindere dal settore in cui si operi, e quello tradizionale su cui sono stati impostati tradizionalmente i criteri di nobilitazione: la fedeltà alla Casa reale conferente il titolo, una forte religiosità cristiana e azioni di chiaro valore in ambito politico, economico e sociale che costituiscano la ragione diretta della nobilitazione.
Ora, quali di queste virtù si possono rintracciare in tanti dei neo-nobili proclamati dalla corona d'Inghilterra? Il fatto di essere a giudizio dei più un buon musicista rende Mc Cartney partecipe della Tradizione nobiliare a qualsiasi titolo? Non scherziamo.... Il triste sospetto (ma diciamo pure la triste certezza...) che mi viene ogniqualvolta sento parlare di nomine di questo genere è quello che, in realtà, esse non siano più che mere azioni pubblicitarie di monarchie costituzionali alla disperata ricerca di visibilità, disposte ad attaccarsi a qualsiasi personaggio uscito dalle peggiori fucine della modernità pur di riguadagnare un secondo d'attenzione da parte di sudditti sempre più disinteressati.
Simili atti, di fatto, non fanno che marcare, in modo per me assai doloroso, un semplice dato: che la monarchia costituzionale dalla sua genesi liberale fino alla sua senescenza post-moderna è un'istituzione gravemente piagata da un conflitto irrisolto con una modernità ostile a cui essa non ha più il potere (e la volontà) di opporsi e che finisce per inglobare in modo acritico: voi non provate una fitta di disgusto al notare come alcune delle "grandi" case nobiliari europee ormai più che servitori dei loro popoli o rappresentanti di secolari Tradizioni siano diventati bestie da gossip? Ma questo discorso mi porta troppo off-topic, temo.

Cordiali saluti
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Messaggioda MMT » giovedì 6 novembre 2003, 0:51

Ardashir ha scritto:...omissis...Non scherziamo.... Il triste sospetto (ma diciamo pure la triste certezza...) che mi viene ogniqualvolta sento parlare di nomine di questo genere è quello che, in realtà, esse non siano più che mere azioni pubblicitarie di monarchie costituzionali alla disperata ricerca di visibilità, disposte ad attaccarsi a qualsiasi personaggio uscito dalle peggiori fucine della modernità pur di riguadagnare un secondo d'attenzione da parte di sudditti sempre più disinteressati...omissis...

Beh, visto che siamo nello specifico, parlando della Corona Inglese, devo dire che non sono molto d'accordo: i sudditi inglesi sono molto legati alla figura della Regina Elisabetta II, come erano molto legati a quella che chiamavano affettuosamente Queen Mom!!!

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 6 novembre 2003, 0:52

Ardashir ha scritto:...(omissis)... Di certo, però, occorre operare una chiara distinzione fra il concetto di "qualità" preso nel suo senso più generale, che può arrivare a comprendere un qualsiasi genere di abilità a prescindere dal settore in cui si operi, e quello tradizionale su cui sono stati impostati tradizionalmente i criteri di nobilitazione: la fedeltà alla Casa reale conferente il titolo, una forte religiosità cristiana e azioni di chiaro valore in ambito politico, economico e sociale che costituiscano la ragione diretta della nobilitazione...(omissis)...


Egregi colleghi, non dimentichiamo che anche in epoche non sospette tali criteri potevano essere alquanto elastici, soprattutto quelli politici, economici e sociali: a Venezia, per esempio, talvolta si nobilitò chi potè slargar li cordoni de la borsa in favore della Serenissima... oggi, quindi, perché non vedere in Sir Paul Mc Cartney un moderno slargador de cordoni, diretto o indiretto, con tutti gli introiti che per merito suo si sono ribaltati nelle Isole Britanniche?

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Messaggioda MMT » giovedì 6 novembre 2003, 0:53

Concorodo pienamente con quanto affermato dall'amico fra' Eusanio!

Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda Ardashir » giovedì 6 novembre 2003, 1:08

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Beh, visto che siamo nello specifico, parlando della Corona Inglese, devo dire che non sono molto d'accordo: i sudditi inglesi sono molto legati alla figura della Regina Elisabetta II, come erano molto legati a quella che chiamavano affettuosamente Queen Mom!!!

Michele Tuccimei di Sezze


Gentilissimo Sig. Tuccimei di Sezze,

il problema che io ravviso non è tanto nella fiducia che i sudditi possono donare ad una particolare figura che, come nel caso di S.M. Elisabetta II, magari regna da un tempo assai considerevole. Il problema è la disaffezione verso l'idea monarchica stessa: una monarchia che abbia un ruolo esclusivamente simbolico o di garanzia è una monarchia che non è più disposta a sostenere in modo fattuale la propria ragion d'essere che è intrinsecamente gerarchica e legata ad un preciso e difficilmente ridefinibile set di valori (o almeno questa è la mia umile opinione). Personalmente, non ho mai compreso il valore dell'istituto monarchico costituzionale in cui l'autorità tradizionale viene mantenuta a mo' di feticcio con l'unico diritto di assentire pedissequamente alle decisioni prese da governi che con la tradizione ed il rispetto per la stessa hanno ben poco a che fare. Mi si parlerà del ruolo simbolico di unità nazionale, dell'importante funzione di garanzia svolta dalla figura regia, ma onestamente, fatti salvi pochissimi casi (penso a S.M. Juan Carlos I quando frenò il golpe o a S.M. Baldovino I quando si oppose fino all'abdicazione temporanea alla legge abortista promulgata in Belgio) non mi pare che i monarchi costituzionali d'Europa abbiano più il coraggio di assumere pubblicamente posizioni controcorrente sostenendo i valori su cui si fonda qualsiasi istituto gerarchico cristiano. Più spesso, si accontentano di divenire volontari vestali di identità nazionali sempre più ignorate dall'accrescersi della sensibilità verso la nazione Europa.
Mi perdoni se nel mio intervento precedente mi sono lasciato un poco trasportare fino ad addentrarmi in questioni non pertinenti al topic.

Cordiali saluti
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Messaggioda Ardashir » giovedì 6 novembre 2003, 1:19

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Egregi colleghi, non dimentichiamo che anche in epoche non sospette tali criteri potevano essere alquanto elastici, soprattutto quelli politici, economici e sociali: a Venezia, per esempio, talvolta si nobilitò chi potè slargar li cordoni de la borsa in favore della Serenissima... oggi, quindi, perché non vedere in Sir Paul Mc Cartney un moderno slargador de cordoni, diretto o indiretto, con tutti gli introiti che per merito suo si sono ribaltati nelle Isole Britanniche?

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Gent.mo Sig. Da Ocre,

mi permetta di dissentire. Nobilitare un uomo perchè col suo patrimonio ha contribuito alla ricchezza economica dello Stato, sia attraverso opere pubbliche sia attraverso donazioni, è una pratica altamente condivisbile che si può osservare in molti contesti differenti nell'ambito europeo. Tuttavia, l'opera che produce ricchezza deve ( o dovrebbe, per quanto mi riguarda) rispondere a dei criteri di compatibilità con la morale promossa da un qualsiasi istituto monarchico che prenda spunto dalla tradizione cristiana (mi rendo conto dell'estrema genericità del concetto). I vari guitti la cui popolarità oggi opprime tanti giovani,corrompendo in molti casi la loro integrità, è indubbiamente una fonte di ricchezza ma è compatibile con i valori etici tradizionali secondo cui, per parlare con le parole di un grande Pontefice, la nobiltà consiste nel servizio offerto (al popolo) secondo l'Evangelo? La mia risposta è un sonoro NO, anche se è, me ne rendo conto, una posizione un poco rigoristica.
Se vogliamo onorare i falsi miti contemporanei facciamolo pure, ma senza insozzare le nobili categorie che in passato sono appartenute a persone di ben altra levatura....

Cordiali saluti
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Messaggioda MMT » giovedì 6 novembre 2003, 1:21

Invece, a mio avviso, la monarchia costituzionale è la migliore forma di governo che ci possa essere! Un Re, un parlamento ed un popolo: sono elementi (o funzioni sociali) che se in equilibrio tra loro possono portare alla stabilità ed alla sopravvivenza della società. Ovviamente queste funzioni devono essere adattate al contesto sociale di base, devono avere essere teleologiche e quindi avere un fine, stabilità e coerenza interna. Se ci pensa bene non è proprio un'idea utopica!!!

Cordialmente,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda Ardashir » giovedì 6 novembre 2003, 1:40

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Invece, a mio avviso, la monarchia costituzionale è la migliore forma di governo che ci possa essere! Un Re, un parlamento ed un popolo: sono elementi (o funzioni sociali) che se in equilibrio tra loro possono portare alla stabilità ed alla sopravvivenza della società. Ovviamente queste funzioni devono essere adattate al contesto sociale di base, devono avere essere teleologiche e quindi avere un fine, stabilità e coerenza interna. Se ci pensa bene non è proprio un'idea utopica!!!

Cordialmente,
Michele M. Tuccimei di Sezze


Gent.mo Sig. Tuccimei di Sezze,
mi trovo in profondo disaccordo con la Sua posizione. Storicamente, la monarchia costituzionale è sorta nell'epoca post-restaurazione con l'illusione di poter unire in una sola forma di governo l'autorità morale e politica (pur se in senso limitato) di un monarca e l'autorità decisionale del popolo attuata attraverso organi rappresentativi (che, ricordiamolo, all'inizio rappresentavano una parte assai limitata del popolo) creando un compromesso che si sperava di poter prolungare indefinitamente nel tempo. Questo principio, apparentemente funzionale, ha di fatto, a mio umile giudizio, distrutto l'aura della monarchia pre-rivoluzionaria che, addattandosi alla costituzione, compie un accordo innaturale con la modernità accettando la sovranità popolare e rinunciando del tutto alla sua prerogativa divina che era l'unica ragione valida per la sua permanenza. Di fatto, non esiste una monarchia costituzionale in cui il sovrano abbia conservato un forte ruolo se non altro a livello consultivo: è un Presidente della Repubblica ereditario condannato ad essere il logo a vita di uno Stato che, in molti casi, marcia a spron battuto verso la demolizione delle regole morali che, in teoria, il monarca deve preservare. Cosa c'è di "tradizionale" in questo? Dove si rintraccia la "coerenza interna" del rapporto organi popolari- autorità del sovrano da Lei citata? Con la progressiva laicizzazione del concetto stesso della monarchia e delle sue origini si è perso un altro elemento fondante del senso stesso della monarchia ed ora mi chiedo se si possa davvero utilizzare il termine "sovrano" per qualcuno dei sovrani costituzionali europei: non è molto più realistico chiamarli secondo la loro reale funzione, quella di Capi di Stato, dato che hanno ormai solo una corona a legarli ad un passato mai così lontano?

PregandoLa di scusarmi per i toni talora accesi, La saluto cordialmente
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Messaggioda MMT » giovedì 6 novembre 2003, 2:00

Carissimo Forlanini,
non si preoccupi per i toni talora accesi, non li ho avvertiti in nessun suo post. E' evidente che non siamo d'accordo, ma non per questo la critico anzi accetto la sua idea senza nemmeno provare a "convertirla"! :lol:
Comunque ricordiamoci che non sempre nel passato le monarchie assolute ed i Re Cattolicissimi (come venivano chiamati allora) erano davvero dei buoni cristiani (stermini di massa in seguito a colonizzazioni... ecc)visto che accadeva quod principi placuit legis habet vigorem, regola aurea dell' ancien règim. E non scordiamo che è a causa della monarchia assoluta che è scoppiata la Rivoluzione Francese, in seguito alla quale l'aristocrazia ha perso il suo potere politico come classe dominante!

Cordialmente,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda Ardashir » giovedì 6 novembre 2003, 3:25

Gent.mo Sig. Tuccimei di Sezze,

non intendevo con i miei posts precedenti indicare un impossibile "governo ideale" né tantomeno mi permetto di sentenziare su un'inesistente "ortodossia monarchica". Mi limitavo soltanto a sottolineare la sostanziale incoerenza che, a mio giudizio, piaga fin dall'origine la struttura ideologica della monarchia costituzionale.
In ogni caso, se ben guardiamo, la monarchia francese che fu sconvolta dalla Rivoluzione era la meno legata fra le monarchie europee al modello tradizionale della monarchia cattolica, che si vide già messo profondamente in questione da un re che, a mio giudizio, è fra le persone più sopravvalutate della storia, Luigi XIV. Egli da una parte promosse la figura del funzionario civile borghese e dall'altra allontanò i nobili dalle loro terre trasformandoli in molti casi (ma non in tutti! l'immagine di una nobiltà francese incurante di tutto salvo che dei vizi è scorretta e storicamente infondata) in cicisbei dediti a squallide sofisticherie e incuranti del benessere dei loro feudi. Inoltre, diede forza alla rampante chiesa gallicana con l'obbiettivo di sottrarre del tutto il suo regno all'autorità morale del Pontefice e di accaparrarsi le nomine dei vescovi rimanendo "cristianissimo" solo nella titolatura. La monarchia assoluta da lui instaurata nella sua forma più piena è, in realtà, il primo passo verso lo sconvolgimento rivoluzionario, poiché pretende di annullare l'influenza mitigatrice della Religione e dei corpi intermedi sostituendola con l'imposizione di un potere tirannico. La monarchia assoluta non è poi meglio, da un punto di vista legato alla tradizione monarchica cristiana, di quanto sia l'assolutismo del popolo, cioé la democrazia: alla base c'è sempre il rifiuto di porre la volontà divina come limite dell'agire del corpo sociale umano, da chiunque esso sia rappresentato.
Da questi semi gettati da un re improvido germogliò la malapianta rivoluzionaria, e non da altri. Lo provano le insorgenze antigiacobine e antirivoluzionarie negli Stati di mezza Europa (i vandeani di Cathelineau, i sanfedisti di S.E.R. il Cardinal Ruffo, i tirolesi di Hofer, i lealisti spagnoli, piemontesi, lombardi e di molti piccoli Stati tedeschi) che ci fanno capire a distanza di due secoli come la Rivoluzione non fosse affatto percepita come una salvezza universale, proprio perchè la situazione francese era degenerata differenziandosi dal modello della tradizione feudale cristiana ancora presente nel 1789 in numerosissime realtà europee. La Rivoluzione,compiuta non dal popolo ma attraverso il popolo da una precisa élite borghese, non sarebbe mai scoppiata a Madrid o a Vienna.

Scusandomi per le numerose semplificazioni adottate per una tematica storica fra le più complesse, La saluto cordialmente.
Ardashir
 
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Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 6 novembre 2003, 11:53

Gentili Signori,
concordo in buona parte con il ragionamento del Signor Ardashir.
Naturalmente, a quello che ho capito, non si sta pensando a instaurare una monarchia assoluta, ma semplicemente si sta discernendo sull'incoerenza dell'Istituto monarchico costituzionale. Nessun atto reazionario quindi.
La Monarchia costituzionale sicuramente ha perso i suoi principi e ormai si può tranquillamente paragonare all'istituto di un Presidente della Repubblica perpetuo. Nonostante ciò comuqnue, ritengo la monarchia costituzionale una valida alternativa alla Repubblica, laddove vi siano Famiglie reali in grado di attirare il benvolere della popolazione, divenendo quindi simboli della Nazione. Il Monarca costituzionale, quindi, secondo me, è una figura molto importante, proprio come punto d'unione della Nazione e la Sua stessa Famiglia Reale rappresenta il massimo vertice delle famiglie della nazione, il massimo esempio a cui ispirarsi in fatto di virtù, principi morali, religiosi, patriottici.
Concordo però con il Signor Ardashir sul fatto che i Monarchi odierni hanno timore a intervenire persino là dove possono, proprio per paura del politicamente corretto, vera piaga che affligge la politica odierna. Sono rarissimi gli esempi di Sovrani decisi che non vedono nell'Istituto monarchico una semplice valore rappresentativo dello Stato.
Manca inoltre un forte legame con la religione, ormai sempre più tenuta nascosta.
Ritornando però al tema principale, rimango dlela mia opinione. L'Istituto nobiliare deve rimanere fedele ai valori tradizionali.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 6 novembre 2003, 17:12

Egregi colleghi,
vorrei puntualizzare che gran parte delle vostre lucide e documentate argomentazioni (fra cui spiccano quelle del Sig. Ardashir) mi trovano in larga parte d'accordo: i concetti di sovranità e di nobiltà, ed ogni loro implicazione ed interconnessione reciproca, si fondano su presupposti storici, sociali e morali indiscutibili e perenni, ai quali ogni appartenente a tali categorie sociali (non mi azzardo a definirle classi...) dovrebbe sempre richiamarsi.

Il condizionale è dovuto sia all'umana fragilità (che ben provoca le cadute di stile, o come vogliate definirle, cui accennava l'amico Michele), sia al fatto che la società umana è un organismo in continua evoluzione, della quale vi è chi ne trae vantaggio, e vi è chi ne perde.

E non possiamo non ammettere che, purtroppo, sovranità e nobiltà siano attualmente più fra questi ultimi che fra i primi.

Le conseguenze possono ben essere quelle cui accennavo quale esempio: a parità di "regole" (annobilitazione per motivi economici), la Venezia del medioevo e del rinascimento seguiva criteri che l'Inghilterra odierna non riconosce, applicandone a sua volta altri.

Ognuno di noi potrebbe avere valide ragioni per dissentire sia sugli uni che sugli altri: ma ciò non toglie che la realtà sia questa, la quale non di rado prescinde dagli ideali...

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