Privilegi dei nobili

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Privilegi dei nobili

Messaggioda misthia » sabato 8 aprile 2006, 15:53

Vorrei cercare di ricostruire con voi una questione che mi sembra interessante:

quando, in Italia e in particolare nel più grande principato italiano, il Regno di Napoli, si parla cpmunemente di "privilegi" delle classi nobiliari, a cosa di preciso si fa riferimento?

Un caso: a quanto mi consta nella città di Bitonto, in Terra di Bari, nel Settecento l'unica "lex privata" dei nobili era l'esclusione dalle pene infamanti, cioè, credo, la gogna e l'impiccagione.

Così dovette essere nella città di Napoli, dove Donna Eleonora de Fonseca Pimentel, nei giorni della Restaurazione dopo la Repubblica giacobina, insistette, condannata a morte, per essere decapitata e non impiccata, come si conveniva ai nobili (fu impiccata lo stesso...).

Sapete qualcosa di più?
Soprattutto, c'era una legislazione unificata, almeno da un certo momento in poi, o ci si riferiva, anche in questa materia, all'autorità delle consuetudini locali?

In particolare mi interrogo sui momenti di palese disparità di trattamento tra nobili e non nobilii a discapito di questi ultimi, normativamente previsti.

Ditemi se avete informazioni al riguardo,

grazie a tutti,

Misthia
Ultima modifica di misthia il mercoledì 12 aprile 2006, 23:12, modificato 1 volta in totale.
misthia
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 8 aprile 2006, 16:03

Nelle università del regno delle Due Sicilie vi era solitamente il "sindaco de' Nobili" e il "Sindaco del Popolo" .. inutile dire chi contava di più :wink:
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Messaggioda misthia » sabato 8 aprile 2006, 16:20

Però non è una disparità di trattamento: è la consueta amministrazione cetuale dello stato dell'Antico regime, la cui giustizia, distributiva, si ispirava al principio "unicuique suum" (il contratrio cioè del moderno "la legge è uguale per tutti").

Soprattutto non c'è qui espressamente il "discapito" a cui accennavo,

ma grazie del contributo, caro Alessio...
misthia
 

Re: Privilegi dei nobili

Messaggioda RobertoC » sabato 8 aprile 2006, 17:06

Domanda interessantissima, che forse potrebbe meglio specificare con l'indicazione del periodo di suo interesse.

Solo per avviare un ragionamento di carattere generale, le significo che, nel Regno, una legislazione attenta alle prerogative cetuali è riscontrabile sia nel periodo normanno che in quello svevo.
Lei sa certamente che i due modelli di nobiltà tipica -quella civica e quella feudale, certo non alternativi e sovente sovrapposti- si ritagliarono spazi, ovviamente di tipo giuridico ed economico, specialmente nel periodo vicereale, che peraltro ha lasciato nella storiografia un pessimo ricordo di sé.
I privilegi stratificatisi nei secoli, e ratificati da una serie di prammatiche ad hoc, furono molti, ma quelli davvero rilevanti furono di giurisdizione, di trattamento, di posizione fiscale. A questi aggiungerei schematicamente tutti quelli propriamente feudali, legati cioè allo sfruttamento dei beni feudali stessi, per i quali al signore era dovuta ad esempio una quota su tutte le attività produttive (si pensi al diritto di raccogliere la legna etc.).
Altro, comunque, erano le norme statuali, altro le consuetudini e gli usi locali, che le Università di tempo in tempo, nel periodo vicereale, si affrettavano a far ratificare dal Signore di turno, e che pertanto abbisognavano di una sanzione costante.
Nelle mie limitate indagini (necessariamente, vorrei dire) sugli statuti in Terra di Bari tra il Cinquecento ed il Settecento ho riscontrato una sostanziale omogeneità strutturale, al di là di certe specificità prettamente locali.

Cordialmente.
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda misthia » domenica 9 aprile 2006, 2:56

Grazie mille dell'aiuto, gentile Celentano.

E' interessante il suo riferimento ai privilegi di giurisdizione, di trattamento e fiscali in periodo vicereale. Sarei interessatissimo se volesse diffondersi su questo aspetto.

Grazie come sempre,

M.
misthia
 

Re: Privilegi dei nobili

Messaggioda Elassar » lunedì 10 aprile 2006, 9:19

misthia ha scritto: c'era una legislazione unificata, almeno da un certo momento in poi, o ci si riferiva, anche in questa materia, all'autorità delle consuetudini locali?

La terra italica storicamente è stata divisa in vai regni, ognuno dei quali regolato, oltre che dallo jus commune, dalle regole interne fissate dai vai sovrani. È vero che molte disposizioni erano simili, ma non ritengo possibile parlare di una legislazione unificata (anche perché gli ordinamenti tenevano conto delle differenti tradizioni).
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Messaggioda misthia » lunedì 10 aprile 2006, 12:57

S'intende che mi riferivo ai territori appartenenti per ultimo al Regno delle Due Sicilie.
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Messaggioda Elassar » martedì 11 aprile 2006, 17:11

misthia ha scritto:S'intende che mi riferivo ai territori appartenenti per ultimo al Regno delle Due Sicilie.


Scusi, avevo capito male.
Comunque, anche il Regno delle Due Sicilie era molto frammentato al suo interno, in quanto frutto dei vari territori uniti sotto un'unica corona, ma che avevano avuto tradizioni e storie differenti (consideri, tra l'altro, le varie regole in tema di successione nei titoli nobiliari, con la successione siciliana e quella napoletana).
Non mi sorprenderebbe, allora, se anche per la materia dei privilegi esistessero regole differenti sul territorio, anche in considerazione della "vita" relativamente breve del regno delle Due Sicilie.
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Messaggioda misthia » martedì 11 aprile 2006, 23:32

Dalla fondazione normanna all'invasione piemontese passano nove secoli!

Credo in effetti che delle disparità dovettero esserci, nelle varie realtà locali, per il forte decentramento delle funzioni pubbliche tipico dell'antico regime.

Nessuno ha esempi specifici, riferibili al Regno o a sue parti?

Grazie a tutti,

M.
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Messaggioda misthia » mercoledì 12 aprile 2006, 12:34

In particolare conoscete uffici pubblici (lasciando da parte il discorso sui feudi) espressamente riservati alla nobiltà?
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