... e i Cavalieri d'oro?

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » mercoledì 20 novembre 2019, 5:55

Innanzitutto desidero ringraziare tutti, NESSUNO ESCLUSO, per aver riportato la discussione a quel principio non scritto a me tanto caro che ebbi modo di esprimere come basato su "reciproco rispetto, e che perciò il consesso tra studiosi delle stesse materie (Araldica e Genealogia, che giocoforza non possono essere applicate in assenza l'una dell'altra) fosse ispirato allo scambio di esperienze e di informazioni, imparando così gli uni dagli altri su un piano di rispettosa parità".

Desidero anche rassicurare lo stimato Erman Lang che nei suoi precedenti interventi non ho ravvisato certamente alcuna mancanza di rispetto nei confronti miei e dei risultati di ricerca che ponevo alla condivisione.

Per sanare un piccolo "buco" nelle informazioni della mia genealogia, dalla quale ho avuto modo di risolvere l'annoso dilemma dell'aggiuntivo "d'Oro" grazie al "colpo di fortuna" che tutto fosse accaduto nell'ambito della generazione dei figli di Giovanni Battista Cavalieri, posso precisare che, se la genealogia presentata a CNI e a SMOM risale a Giovanni Battista figlio di Doro e nato il 7 maggio 1570, il padre di Doro (1535) fu Eugenio (1495) a sua volta figlio di Doro del Cavaliero (1465).

Veniamo ora allo stemma conservato nella Concattedrale di Comacchio. Chi lo volesse visionare di persona può trovarlo nella seconda cappella, entrando a sinistra, dopo quella "dei sacchi". Si tratta dell'altare di Sant'Omobono che proviene da altra chiesa comacchiese che andò distrutta. I reperti marmorei erano 2, posti sui fianchi dell'altare, ma uno risulta disperso rimane (grazie a Dio!) quello posto al lato destro guardando l'altare.

Per quanto riguarda la dotta analisi fatta da Erman Lang, devo però confermargli che la evidente poca chiarezza della fotografia (non facile da fare per lo spazio ridottissimo rispetto al muro della cappella) lo ha decisamente tratto in inganno. Il cavallo non ha alcun segno di gualdrappa o di sella. Per quanto riguarda il cavaliere non ci sono neanche accenni di stivali, quasi che indossasse pantaloni a calzabraga. L'armatura vista de visu è chiaramente più una lorica medioevale e lo scalpellino con grande perizia riprodusse addirittura le borchie di rinforzo che, solitamente, sono tipiche delle armature di cuoio. Per quanto riguarda la lancia, essendo un appassionato di armi (oltre che praticante per anni e anni di arti marziali che ho anche insegnato) ho profuso molta energia nelle ricerche sui tipi di lancia e, escludendo gli spiedi da caccia tardo rinascimentali che ovviamente avevano lo scopo di non permettere alla preda di liberarsi, sui vari testi che ho consultato ho trovato ciò che ho poi riportato nei miei interventi precedenti, per condividerlo con voi, e cioè che quel tipo di lancia, curiosamente, appartiene proprio all'epoca di Tommaso Cavalieri e andò in disuso come ho già spiegato; tale notizia ovviamente non è una mia deduzione o illazione ma è ciò che i testi consultati (soprattutto in inglese) mi hanno rivelato. Poi... di certo al mondo è solo la morte! Per una corretta visione grafica dello stemma suggerisco di riferirsi a quello a colori che ho pubblicato e che è piuttosto fedele al reperto marmoreo.

Lo stemma a colori che Erman Lang ha condiviso con noi è una delle tante variazioni (per me un po fantasiose) dello stemma dei Cavalieri d'Oro, infatti ricalca l'unico stemma che fu registrato nel Libro d'Oro della Nobiltà del Regno d'Italia, e cioè (come ebbi già a scrivere) quello dei Cavalieri Ducati. Che però ha correttamente "3 stelle male ordinate in capo" come quello in Concattedrale e come quello lodato e approvato dall'imperatore Leopoldo II nel 1582, con l'unica differenza che, mentre lo stemma originale ha le stelle a 8 punte e gli smalti azzurro-argento per i Cavalieri e azzurro-oro per i Cavalieri d'Oro, i Cavalieri Ducati hanno le stelle a 5 punte e gli smalti con i colori del tricolore aggiunti all'azzurro, il cavaliere non è "rivolto" ed è di foggia chiaramente rinascimentale. Anni fa ebbi la fortuna di entrare in possesso di un prezioso volume edito dallo SMOM di cui vi riporto copertina titolo e stemma dei Ducati. Poichè questo imponente volume riporta gli stemmi araldici che furono depositati in riproduzione a colori, ho avuto modo anche di verificare che le lance riprodotte sono sempre con la cuspide a forma di foglia, mentre le frecce hanno la cuspide di freccia tradizionale (che non si possa estrarre facilmente) un unico stemma riporta una lancia con la cuspide simile alla nostra, quello dei Barbera, che per la semplicità di composizione si classifica facilmente tra quelli di concezione più antica.

Lo stemma dei "Cavalieri di Sardegna" riportato anche dal Maresti, è quello del semivolo in campo rosso, corrispondente a quello conservato nello Stemmario (Ariostea Ferrara) di cui ho già scritto. E' il ramo che si sviluppò in Ferrara per occuparsi degli affari di corte e diplomatici degli Estensi. Mentre sulla Storia di Tommaso e dei suoi discendenti che il Maresti racconta riportando altri autori che ho già elencato, abbiamo la fortuna che le loro opere siano ancora consultabili, e raccontano anche gli eventi di Castel Saggio e successivi, compresa la distruzione di Castel Saggio; utillizzano per indicare la famiglia lo stesso cognome "cavalieri" che come fu riportato anche dalla rivista Nobiltà (che già segnalai) si diffuse abbondantemente in Spagna, proveniente da Genova e ancor prima da Pisa (storicamente naturale approdo per i provenienti dalla Sardegna) e di cui conosciamo lo stemma che io personalmente ritengo appartenere al ceppo originale... ovviamente siamo nel campo delle "ipotesi" storiche, ma è anche ben vero che Castel Saggio era posto su un'isola alle foci dell'Adige, e che gli affari della famiglia si dovevano svolgere naturalmente per via acquatica, e il Porto storicamente più importante dell'epoca nel territorio ferrarese era senza ombra di dubbio quello di Magnavaca di Comacchio (nel mio articolo ne rendo conto con vari dettagli), e proprio in Comacchio Doro del Cavaliero si occupava (secondo gli storici) degli affari degli Estensi, avendone sufficiente prestigio per accogliere quell'Antonio figlio di Bartolomeo caduto in disgrazia con Duca. Buon divertimento a chi avesse voglia di approfondire ulteriormente, soprattutto ai miei omonimi che si trovassero a leggere questa discussione sul Forum.

Permettetemi un ultima considerazione, con tutto il garbo possibile e molto sommessamente (in queste materie sono un dilettante e so di avere a che fare con seri studiosi molto preparati) ma personalmente sarei prudente nell'affermare in modo netto e inappellabile "gli stemmi nel IX secolo non esistevano nella maniera più assoluta", infatti noti testi araldici ci parlano del periodo pre-araldico, o ante-araldico in cui comunque gli stemmi esistevano ed erano usati dagli uomini d'arme e dai condottieri; ma anche Giacomo Bascapè e Marcello Del Piazzo in INSEGNE E SIMBOLI - ARALDICA PUBBLICA E PRIVATA MEDIEVALE E MODERNA (PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO - SUSSIDI 11 - RISTAMPA) ci ricordano che stemmi araldici erano usati già dai nobili che parteciparono alle Crociate e dagli appartenenti ai vari Ordini Cavallereschi, e anche che "Nella basilica di Santa Sofia di Costantinopoli erano conservati, tra le altre insegne, cinque labari, dodici stendardi con il drago ed altri vessilli militari . È poi notevole la citata indagine compiuta dal von Collenberg, che in codici greci e latini dei secoli X e XI ha trovato miniature raffiguranti cerimonie militari e battaglie, ove appaiono scudi e gonfaloni che egli definisce « prearaldici », ma che sono già, in gran parte, simboli araldici veri e propri.". Ciò ovviamente non toglie che sia profondamente vero che l'Araldica cominciò "a svilupparsi" dal secolo XII°.

Tutto ciò condivido con profonda umiltà perchè, come ripeto, so di essere l'ultimo arrivato in questo campo e, sebbene appassionato, queste materie non sono una priorità nella mia vita. Limitandomi a ciò che riguarda il Casato dei Cavalieri e in particolare dei Cavalieri d'Oro spero di aver lasciato un piccolo contributo a coloro che se ne sono a vario titolo interessati o che se ne interesseranno in futuro.

Cordialissimi saluti a tutti voi.

Claudio Sante Cavalieri d'Oro
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda Messanensis » mercoledì 20 novembre 2019, 15:28

CAVALIERE53 ha scritto:Permettetemi un ultima considerazione, con tutto il garbo possibile e molto sommessamente (in queste materie sono un dilettante e so di avere a che fare con seri studiosi molto preparati) ma personalmente sarei prudente nell'affermare in modo netto e inappellabile "gli stemmi nel IX secolo non esistevano nella maniera più assoluta", infatti noti testi araldici ci parlano del periodo pre-araldico, o ante-araldico in cui comunque gli stemmi esistevano ed erano usati dagli uomini d'arme e dai condottieri; ma anche Giacomo Bascapè e Marcello Del Piazzo in INSEGNE E SIMBOLI - ARALDICA PUBBLICA E PRIVATA MEDIEVALE E MODERNA (PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO - SUSSIDI 11 - RISTAMPA) ci ricordano che stemmi araldici erano usati già dai nobili che parteciparono alle Crociate e dagli appartenenti ai vari Ordini Cavallereschi,


Quando scrivo sul forum sono sempre molto prudente.
Il libro di Bascapè - Del Piazzo è datato (risale a ben 36 anni fa) e nel frattempo sono stati fatti molti studi sulle origini dell'araldica. Comunque questo libro non contraddice quanto ho scritto: infatti le crociate si svolsero tra l'XI ed il XIII secolo e dunque molto dopo il IX secolo.

e anche che "Nella basilica di Santa Sofia di Costantinopoli erano conservati, tra le altre insegne, cinque labari, dodici stendardi con il drago ed altri vessilli militari . È poi notevole la citata indagine compiuta dal von Collenberg, che in codici greci e latini dei secoli X e XI ha trovato miniature raffiguranti cerimonie militari e battaglie, ove appaiono scudi e gonfaloni che egli definisce « prearaldici », ma che sono già, in gran parte, simboli araldici veri e propri.". Ciò ovviamente non toglie che sia profondamente vero che l'Araldica cominciò "a svilupparsi" dal secolo XII°.


Anche qui ci si riferisce a secoli successivi rispetto al IX secolo ed in ogni caso si fa riferimento a vessilli, stendardi ed altri elementi che possiamo definire "pre-araldici". In quell'epoca "pre-araldica" non esistevano stemmi. Se avessimo avuto stemmi avremmo avuto anche l'araldica.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » mercoledì 20 novembre 2019, 15:59

Grazie del sempre prezioso e autorevole contributo. Ogni opinione e' degna della massima considerazione. La ricerca continua meritatamente vivace e "ai posteri l'ardua sentenza". Cordialissimi saluti!
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda pierluigic » mercoledì 20 novembre 2019, 19:29

.
Io non so come funzionano le cose con CNI e con SMOM e quali documenti richiedano
Dal punto di vista storico un testamento e' atto coevo verificabile quindi e' un documento che ha valore di prova alla stregua di un battesimo ( anzi basterebbe anche la sola imbreviatura notarile ) nella ricostruzione genealogica. Le indicazioni che si possono desumere sono evidentemente diverse ma il valore di prova e' praticamente il medesimo
Quindi la genealogia ufficiale dal punto di vista storico deve essere retrodatata almeno a Doro del Cavalliero padre di Eugenio

E' possibile che il testamento nasconda anche ulteriori informazioni utili , il luogo di stipula , il livello del notaio ,i luoghi e gli ambienti sociali dove quel notaio operava piu frequentemente , i testimoni ecc
Il notaio inoltre poteva aver rogato anche per altri della famiglia di Doro e talvolta l'esame delle linee collaterali da soluzioni inaspettate
Si tenga conto che potrebbe non essere l'unico testamento ( a Firenze ad esempio il mercante faceva testamento diverse volte nella vita e talvolta in eta' giovanile )
Quindi cercando gli atti del notaio nel notarile qualcosa puo' uscirne di piu'
Quando si scende nel passato e si ha la fortuna di trovare un documento coevo che parla dei nostri non bisogna mollarlo se non dopo averlo strizzato ed esaminato sotto tutti gli aspetti possibili
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » mercoledì 20 novembre 2019, 20:37

Sempre da dilettante quale sono (e mi muovo meglio in materia storico-araldica che genealogica), così... a buon senso... credo che Pierluigi Carnesecchi abbia pienamente ragione. Non ho approfondito più di tanto perchè innanzitutto la mia ricerca ebbe motivazioni (come già spiegai) solamente per poter produrre allo SMOM i documenti richiesti per essere accolto (CNI fu una aggiunta), e per lo SMOM ciò che interessa sono i certificati di battesimo e matrimonio religioso (non dimentichiamo che è Ordine religioso cattolico), oltre che le patenti nobiliari che, per l'oggettiva anzianità della nobiltà dei Cavalieri non furono facili da trovare (da cui il riconoscimento del solo titolo di Nobile di Comacchio m.f.) se non grazie alla lunga presenza in Consiglio proprio di Giovanni Battista oltre 450 anni fa.

Certamente con il testamento di Doro del Cavaliero bisognerebbe opportunamente "non mollarlo se non dopo averlo strizzato ed esaminato sotto tutti gli aspetti possibili", e magari scoprire negli archivi notarili ferraresi anche testamenti di generazioni precedenti, ma lascerò questa incombenza ad altri della famiglia che fossero interessati a proseguire la ricerca, avendo io ormai raggiunto quello che era il mio obiettivo primario (SMOM) e secondario (prova documentale del collegamento genealogico a Doro del Cavaliero).
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