Famiglia D'Alessandro di Pescolanciano

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: GENS VALERIA, Messanensis, Alessio Bruno Bedini

Famiglia D'Alessandro di Pescolanciano

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 11 giugno 2006, 1:39

Alcune notizie sui D'Alessandro di Pescolanciano:

http://web.tiscali.it/alexdalex/famiglia.htm ha scritto:FAMIGLIA D'ALESSANDRO

dati anteriori al 1793

Arma: di oro al leone di rosso con la banda di nero attraversante caricata di tre stelle a cinque raggi del campo. Dimore: Napoli, Pescolanciano, Montalto Uffugo. Il ramo di Napoli e' estinto. Possedette molti feudi tra i quali quello della Castellina col titolo di Duca nel 1639 e quello di Pescolanciano anche col titolo di Duca nel 1648, il quale ultimo titolo si possiede ancora dalla Famiglia. Fu decorata di alti uffici e dignità; ebbe molti uomini illustri: Giovanni Battista fu uno dei fondatori del Monte della Misericordia di Napoli. Sono iscritti nell'Elenco Ufficiale delle Famiglie Nobili d'Italia col titolo di Duca di Pescolanciano i discendenti da Nicola di Pasquale, ascritto all'Ordine di Malta. E' iscritto allo stesso elenco ed al Libro d'Oro della Nobiltà Italiana il ramo secondogenito nobile dei Duca di Pescolanciano Giuseppe Luigi di Giambattista con i figli Giovanni Napoleone, Fabio e Luigi Filippo. Fra i feudi posseduti ce ne furono presso Marigliano; Muzio possedeva il feudo di Cisterna. Nella chiesa "Ave Gratia Plena" di Marigliano esiste il sepolcro di Antonio d'Alessandro, milite, morto nel 1653.

Dal "Dizionario storico-blasonico delle Famiglie nobili e notabili italiane" del Comm. di Crollalanza - Pisa 1886:
d'Alessandro di Napoli e di Sorrento: Famiglia greca d'origine. Nel 1187 un Guidone partì per la Terra Santa. Un Angelo fu consigliere del Re Carlo Primo e Luogotenente del Regno. La famiglia ha goduto di Nobiltà in Napoli ai seggi di Porto, Montagna, Sorrento, Ascoli e Monteleone, Rossano. Ebbe 18 baronie ed i due ducati di Castellina nel 1638 e Pescolanciano nel 1594. Un ramo è fiorito a Borgo San Sepolcro e quello che si e' trasferito in Sorrento si estinse nel Secolo XVIII. Arma: d'oro al leone di rosso con la banda di nero attraversante sul tutto, caricata di tre stelle nel campo.

Dall'Archivio dei Cavalieri dell'Ordine di Malta:
d'Alessandro di Napoli Camillo, ricevuto nell'Ordine il 25 giugno 1574. d'Alessandro Antonio, nato a Taranto il 1 febbraio 1666, figlio di Andrea, duca della Castellina e patrizio napoletano, ricevuto nell'Ordine nel 1686, come risulta dai processi del Priorato di Capua nell'archivio del Gran Priorato delle Due Sicilie. Alessandri o degli Alessandri di Borgo San Sepolcro Pietro, ricevuto i 13 luglio 1607. d'Alessandro di Pescolanciano Francesco, ricevuto il 20 novembre 1778 nel Priorato di Capua. d'Alessandro Antonio, ricevuto il 20 dicembre 1778 nel Priorato di Capua.


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Altre notizie sulla Famiglia d'Alessandro:

- Attestato del Sindaco di Montalto:
Noi qui sottoscritti Sindaci di questa nobile e fedelissima citta' di Montalto facciamo piena, certa ed indubbia fede per concessione di Ferdinando Primo Re di Napoli nel mese di gennaio dell'anno millequattrocentoottantanove per privilegio registrato nella Real Cancelleria Capitolorum terbio col. Ottanta fu concesso a detta nostra citta' di Montalto il titolo di Fedelissima e Nobile. La medesima citta' di Montalto viene governata da due Ordini, uno detto dei nobili Patrizi, e l'altro chiamato dell'Onorati Cittadini per privilegio di Sua Altezza Reale il Duca di Calabria Alfonso D'Aragona Primo Re, quale poi esso Alfonso fu re e fu chiamato Alfonso Secondo quale privilegio fu concesso nell'anno millequattrocentosettantatre propriamente nel mese di febbraio ecc. e confermato ecc. E ritrovandosi come si e' detto nel possesso di detto Sedile serrato ove non possono entrare od essere ammesse altre famiglie se non quelle sole che sono descritte e tra questi vi e' la Nobile Famiglia d'Alessandro dei quali individui e' il nostro concittadino Don Gaetano d'Alessandro, la famiglia del quale ave imparentato colla famiglia Alimena, Bernaudo, Spadafora dell'Antichi Baroni di Rose. E parimenti facciamo fede, che dalla sopra Famiglia d'Alessandro e' discendente Don Carlo d'Alessandro figlio di don Gaetano e D. Aurora Sacchini dei baroni di San Lauro e dei duchi di Cirella per parte di Donna Teresa Catalano, madre della suddetta Donna Aurora, onde in onore del vero ne abbiamo sottoscritto la pagina munita col nostro solito universale suggello. Montalto 30 novembre 1793. Firmato: Salvatore Nardi, Sindaco dei Nobili; Bernardo Bianco, Sindaco dei onorati cittadini.

- Scritti del Padre Elia d'Amato in "Pantologia Calabra":
La Famiglia d'Alessandro fiorente ormai in pieta', armi, ricchezze, nell'Albo dei fondatori del Monastero di S. Francesco di Paola di questa citta', tiene luogo distinto: nel passato secolo venne fregiata di lauree dottorali nell'una e nell'altra legge, nelle persone di Gaetano e di Carlo; venne addetta ai servigi degli Eccellentissimi Duchi Aragonesi , fu decorata di capitanato militare nella persona d'Ignazio; fu illustrata da nobili maritaggi tanto con persone illustri tra i suoi cittadini che forestieri. Carlo d'Alessandro dottore nell'una e nell'altra legge sopra lodato, cantore della chiesa collegiata di questa citta'. Protonotario apostolico, Vicario Generale di Cosenza e di S. Marco, nell'una e nell'altra lingua in poesia ed oratorie dottissimo die' alla luce in italiano: il panegirico sopra la citta' di Montalto, che si legge nel sesto nostro tomo circa il fine "De congressi accademici, Venetia apud L. Radici anno 1721.

- Bolla dell'Ordine dei Minimi:
Noi fra Giuseppe Gesch, lettore giubilato, qualificatore della Suprema Inquisizione Spagnola Umile Correttore Generale di tutto l'Ordine di Minimi, sia noto a tutti che nel sesto capitolo Romano dell'Ordine dei Minimi, tenuto a Roma nel 1617 dai Padri Sinodali, la illustrissima Signora Orefina De Sanctis, singolare benefattrice del medesimo ordine e' stata scritta e aggiunta nell'Albo delle fondatrici del medesimo Ordine, per i moltissimi benefici di particolare importanza concessi al nostro convento di Montalto. Per cui sia nota a tutti che la medesima e' stata ammessa a godere la partecipazione e la comunione di tutte le grazie e privilegi, dei quali sogliono godere e partecipare le altre fondatrici del nostro ordine. Poiche' ora della discendenza della predetta signora Orefina in linea retta, discendono gli illustrissimi signor Gaetano d'Alessandro e D. Carlo d'Alessandro uomini di singolare dignita', fratelli germani, come a noi risulta da documenti autentici. Dichiariamo che a tenore delle presenti lettere i medesimi signori Gaetano e Carlo godono dei privilegi dei fondatori. 28 novembre 1699, firmato Giuseppe Gesch correttore generale.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 11 giugno 2006, 1:57

Questa dovrebbe essere la genealogia dei D'Alessandro aggiornata nelle gen piu antiche con i dati di Alfonso:

Angelo d’Alessandro (+ inizio XIV sec.) Consigliere di Carlo I d’Angiò

Antonio d’Alessandro (+ fine XV sec.) Eminente giurista e diplomatico, del quale molto si avvalse Ferrante I d’Aragona presso le corti di Roma e di Francia. Egli attinse l’apice della carriera nel 1480, quando fu nominato Presidente del Sacro Real Consiglio. La famiglia d’Alessandro, mercé Antonio, era stata già ascritta nel 1460 ai Seggi di Porto e Montagna.

1. Giovanni Geronimo d’Alessandro (+ ca. 1576) La famiglia fu ammessa nel 1574 nell’Ordine di Malta.
= Rita de Baldassarre di Roccaraso

--- A1. Fabio. Nel 1594 ebbe conferito il titolo ducale sul feudo.

-------- B1. Giovanni Geronimo (+ di peste a Pozzuoli) Nel 1629 comprò in asta pubblica Civitanova e Spronasino, nel 1640 Castellino sul Biferno. Improle.
-------- = Lucrezia Sommaia

-------- B2. Giovanni. Rinunciò alla successione in favore del fratello Agapito.

-------- B3. Agapito. Nel 1648 possedeva già Civitavecchia (ora detta Duronia).

------------- C1. Giuseppe (+ Napoli 1715)
------------- = Anna Maria Marchesano della famiglia baronale di Castel del Giudice, che aveva portato in dote Carovilli con Castiglione. (Napoli 1729)

Rispetto a http://www.sardimpex.com/Files%204/D'ALESSANDRO.htm è assente Fabio figli di Agapito e padre di Giuseppe.
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Messaggioda de alessandro » giovedì 22 giugno 2006, 16:33

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Questa dovrebbe essere la genealogia dei D'Alessandro aggiornata nelle gen piu antiche con i dati di Alfonso:

Angelo d’Alessandro (+ inizio XIV sec.) Consigliere di Carlo I d’Angiò

Antonio d’Alessandro (+ fine XV sec.) Eminente giurista e diplomatico, del quale molto si avvalse Ferrante I d’Aragona presso le corti di Roma e di Francia. Egli attinse l’apice della carriera nel 1480, quando fu nominato Presidente del Sacro Real Consiglio. La famiglia d’Alessandro, mercé Antonio, era stata già ascritta nel 1460 ai Seggi di Porto e Montagna.

1. Giovanni Geronimo d’Alessandro (+ ca. 1576) La famiglia fu ammessa nel 1574 nell’Ordine di Malta.
= Rita de Baldassarre di Roccaraso



--- A1. Fabio. Nel 1594 ebbe conferito il titolo ducale sul feudo.

-------- B1. Giovanni Geronimo (+ di peste a Pozzuoli) Nel 1629 comprò in asta pubblica Civitanova e Spronasino, nel 1640 Castellino sul Biferno. Improle.
-------- = Lucrezia Sommaia

-------- B2. Giovanni. Rinunciò alla successione in favore del fratello Agapito.

-------- B3. Agapito. Nel 1648 possedeva già Civitavecchia (ora detta Duronia).

------------- C1. Giuseppe (+ Napoli 1715)
------------- = Anna Maria Marchesano della famiglia baronale di Castel del Giudice, che aveva portato in dote Carovilli con Castiglione. (Napoli 1729)

Rispetto a http://www.sardimpex.com/Files%204/D'ALESSANDRO.htm è assente Fabio figli di Agapito e padre di Giuseppe.


Avendo visionato le informazioni circa la mia famiglia di appartenenza, colgo l'occasione per segnalare quanto verrà pubblicato sul prossimo Annuario della Nobiltà Italiana, prodotto dalle mie ricerche storiche su documentazione d'archivio del Casato Pescolanciano e archivi di Stato (Isernia-Napoli) sui "rami" collaterali a quello di Pescolanciano, derivanti probabilmente da unico ceppo. Mi son trovato ad analizzare il titolo baronale di Fagnano, di cui si ricorda un esponente letterario degli inizi del XVIII secolo (Giuseppe d'Alessandro) per la sua pubblicazione storica sul Regno di Napoli, ed ho dedotto che tale ascendenti dovevano essere collegati alla famiglia fiorentina degli Alessandri (confusa nel tempo con quella napoletana de Alexandro, ab Alexandro).Del resto è risaputo quanto fosse strategica la città dell'Aquila a tal punto da attirare commercialmente anche importanti famiglie di altri regni.Comunque, da un riscontro sulle intestazioni feudali (fonte Cedolari e Pandette), un ramo (forse napoletano, visto che nel XIV secolo un Baldassarre del nostro albero genealogico compare quale governatore dell'Aquila) dei d'Alessandro è presente in Abruzzo con Cola de Alessandro.Infine, una discendenza è presente all'Aquila imparentata nel XVIII secolo con Malatesta.
Sul patriziato goduto nella capitale partenopea, c'è un errore nella vs. segnalazione in quanto godette la famiglia del riconoscimento nelle varie epoche delle diverse regnanze alternatesi del titolo di patrizi napoletani, iscritti in taluni seggi (porto,montagna) cittadini. Il ramo d'Alessandro Pescolanciano, sopravvissuto e riconosciuto nel regno di Napoli fino all'avvento dei Borboni rimase ascritto al solo Registro delle Famiglie feudatarie in quanto si verificò qunato segue:
"L'allora duca ceramologo Pasquale M.d'Alessandro fu impegnato negli ultimi anni della sua vita alla iscrizione della famiglia nei registri nobiliari napoletani. Difatti, con le idee apportate dalla rivoluzione francese si pervenne all’editto del 25 aprile 1800,emanato dal re Ferdinando IV di Borbone,con il quale vennero aboliti gli antichi sedili cittadini (dal XVI secolo ne facevano parte, esclusivamente, quei “cavalieri di Seggio” che possedevano i cosidetti quattro quarti di nobiltà) mentre in seguito la nobiltà fu privata di ogni materiale potere e diritto feudale, riducendola a semplice onorifica prerogativa.
Il duca Pasquale riuscì a far iscrivere la famiglia,nella di lui persona e quella del fratello Francesco e propri figli Antonio e Nicola, nel Registro delle Famiglie Nobili Feudatarie,mentre l’iscrizione al Libro d’Oro avvenne in ritardo in quanto la famiglia d’Alessandro con i Caravita di Sirignano avevano “perduta la voce” nel sedile di Porto,ove erano iscritte da secoli,cioè decadute con verbale di delibera del 21 novembre 1795 per notar Giuseppe Macchi,segretario del sedile.La reintegra dei rispettivi rappresentanti delle famiglie richiese tempo.Pertanto,sembra che l’iscrizione al suddetto Libro non fu immediata ed avvenne grazie anche all’interessamento del principe di Sirignano che dovette rivolgersi al duca Nicola II per avere tutta la documentazione necessaria.L’iscrizione avvenne sotto il re Ferdinando IV di Borbone".

Per ulteriori approfondimenti o segnalazioni da farmi sono a Vs. completa disposizione.
Cordiali saluti
Ettore d'Alessandro

"Duca di Pescolanciano (mpr), patrizio napoletano con uso di Don e Donna (mf), barone di Civitanova S., Carovilli, Castiglione, Civitavetere (Duronia), Castel del Giudice, Roccacinquemiglia, Sprondasino, Pietrabbondante (mf). (Cons.Aral. ricon.D.M. 8 mar.1922, iscr.Libro d’Oro Nob.Ital. 1933, iscr.Elenco Nob.Ital. Cons.Aral.Regno su G.U. 1934 p.16). La famiglia trae origine da talune tribù elleniche, stanziatesi nella Magna Grecia identificate nel nome proprio di Alexander,composto da “alexein”(proteggere) ed “ander”(o genitivo “andròs”,degli uomini), dal significato etimologico “difensore degli uomini”. Le più antiche e primordiali baronie possedute dal Casato furono collocate tra la penisola sorrentina ed il Cilento. Si ricorda il miles Christi Guido de Alexandro, quale barone di Roccagloriosa in Principato citeriore (fine XII sec.), perché menzionato nel Catalogo del Borrelli tra i feudatari rossocrociati partiti per la Terra Santa (terza croc.1189-92) ed approdato in terra di Apulia a fine del suo servizio in qualità di precettore della domus di Lama per mandato del capitolo della provincia di Puglia-Terra di Lavoro dell’Ordine del Tempio, presieduto da Pietro de Ays. In detta provincia fiorì il ramo pugliese che ebbe tra i suoi ascendenti Lando de Alexandro, componente della comunità templare della chiesa di S.Paterniano di Ceprano (1269). Seguì una discendenza, godente di nobiltà cittadina in Ascoli Satriano (sec.XVI, con insegna uguale ma leone che guarda a man destra), Barletta e Foggia. Vi fu anche il noto Gio.Pietro d’Alessandro, dottore in legge, autore di varie opere letterarie, quale la “Dimostrazione de’ luoghi tolti et imitati di più autori di Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata”(1604). Suo contemporaneo Pietro Ant. d’Alessandro divenne vescovo di S.Marco in Calabria (1688). Infine, si menziona tra gli esponenti pugliesi di rilievo D.Pietro d’Alessandro di Trani, viceconsole del Regno Due Sicilie per la Francia (1803-25) e già cavaliere di grazia dell’Ord.Costantiniano S.Giorgio (1802-27). I collegamenti tra questo ramo e quello principale campano (con leone a man sinistra nell’insegna e stelle della banda attraversante ad otto punte)continuarono fino al XVIII secolo. Tra i membri più illustri del ramo napoletano si menziona il nobile Angelo, consigliere del re Carlo I d’Angiò, promosso Luogotenente del Regno (1282-85) per la sentita fedeltà alla corona angioina. Il di lui figlio Ludovico fu arcivescovo di Sorrento (1266) e importante referente del nucleo familiare che prese dimora nella suddetta città, godendo della nobiltà di seggio di Dominoro (giudice Saverio ab Alexandro, 1304). Da tale ramo sorrentino, che si spense nel XVIII sec., derivò poi la discendenza dei d’Alessandro baroni della vicina terra di Albanella (Francesco Jr, sec.XV). Altro figlio di Angelo fu Carlo, giustiziere di Calabria, provincia questa che vide sviluppare un ramo calabrese con alcuni esponenti della famiglia, insigniti del rango di nobili delle città di Melfi, Rossano e Mormanno. Tra gli esponenti calabresi si rammenta Sebastiano, che vestì l’abito carmelitano in Catanzaro e fu consacrato, in vecchiaia da papa Clemente X, vescovo di Ruvo(1672). Antonio d’Alessandro fu intestatario delle proprietà feudali di Figurella (1781) e Moncoturno (1796-1802), mentre una significativa presenza di altri personaggi si riscontra nella città di Montalto Uffugo, ove i d’Alessandro ottennero il riconoscimento di famiglia nobile con diritto di sedile (1793 con Gaetano, risultante poi con Carlo tra i fondatori del convento degli Ordini dei Minimi, 1699). Nel ramo principale partenopeo, seguì, poi, Giovanni di Carlo, quale barone di San Giorgio (fine sec.XIII), mentre il di lui figlio Francesco e fratello Gualterio risultarono tra i baroni del Regno di Carlo II d’Angiò, che ne ordinò la rivista in S.Germano (1291). Antonio di Francesco fu erario della città di Napoli (1311), invece il fratello Alessandro fu maestro di Teologia e scelse di indossare gli abiti religiosi diventando Generale dei frati Minori (1310), come avvenne per il cugino frate Giovanni de Alessandro abate del convento di San Giovanni a Carbonara in Napoli.Giovanni II, come il padre Antonio, fu erario di Napoli (1338), carica questa assegnata anche al di lui figlio Antonio II (1343) dalla regina Giovanna I. Giovanni III di Antonio, barone di Casanova, fu gran Camerario di Calabria (1415) poi Maresciallo del Regno e giustiziere degli Scolari. Il Casato in Napoli fu molto legato alla Casa d’Angiò tanto che Paolo di Giovanni III fu scelto quale segretario personale della regina Giovanna II, che lo promosse al rango di familiare di costei e lo nominò Direttore del gran Sigillo. Suo fratello Sansonetto fu pure familiare della stessa regina angioina ed ebbe l’incarico di governatore di Montefusco e suoi casali avellinesi (1415), nonché di Lucera e Foggia(1423). Costui fu il capostipite primogenito napoletano del ramo d’Alessandro, duchi della Castellina/o (sul Biferno), dal cui matrimonio con Maria Liguoro derivò un’illustre progenie. Camillo fu cavaliere professo di Malta nel 1574, come lo fu poi Antonio ammesso all’Ordine di Malta nel 1686. Portò splendore a questo ramo Giovanni Battista di Lelio e N.Macedonio, perché tra i nobili fondatori dell’opera caritatevole del pio Monte della Misericordia in Napoli (1601), di cui fu governatore(1609), nonché per essere stato nominato dal sedil di Porto quale deputato autorizzato a trattare con il viceré duca di Medina de Las Torres per l’abolizione di alcuni gravosi dazi. Re Filippo IV di Spagna lo nominò duca della Castellina in Molise(1639), titolo mantenuto dai discendenti fino al XVIII sec., allorquando morì il prelato Luigi, vescovo di Foggia, e la di lui sorella Francesca sposò Gio.Battista Zunica, famiglia che ne ereditò il predicato. Il patriziato dei d’Alessandro fu ascritto inizialmente al sedile di Montagna (1460, Severo) e poco dopo (1492)a quello di Porto (seppur già Paolillo, maestro razionale della Regia Camera, e sua sorella Giovanella in Furiero furono ivi residenti da metà XIV sec.)in Napoli, mantenendo tal’ultima registrazione fino all’epoca dell’abolizione dei seggi (1800), e poi vi fece seguito la sola iscrizione nel Registro delle famiglie feudatarie. Il giureconsulto Antonio di Paolo, iscritto al seggio di Porto, fu personaggio di cultura stimato dalla monarchia Aragonese, formatosi presso F.Aretino e insignito delle cariche di giudice della Vicaria (1481), auditore del re Ferdinando I d’Aragona(1494-96), presidente della R.Camera della Sommaria, Viceprotonotario del Regno, presidente del Sacro R. Consiglio(1503) e professore di giurisprudenza nell’Univeristà partenopea dei regi studi. Per tali incarichi fu egli insignito del collare dell’Ordine della Giara. Ambasciatore dei re d’Aragona presso numerose corti regie(presso: il Papa Pio II nel 1458; il re Giovanni d’Aragona nel 1459; il re di Francia; Lorenzo dei Medici, inviato speciale a Firenze nel 1481; diplomatico in Milano e Venezia).Lo stesso compose le opere giuridiche: “Reportata Clarissimi U.I. Interpetris Domini Antonii de Alexandro super II Codicis in Florenti studio Parthenopeo”(1474), “Addictiones ad Consuetudines Neapolitanas”. Suo fratello, l’illustre giurisperito-umanista Alessandro ab Alexandro, discepolo del Fidelfo ebbe grande notorietà presso tutte le accademie delle corti d’Europa per la sua erudita opera in sei libri “Genialium Dierum” (1522), alla quale fece le sue annotazioni Andrea Tiraquello, regio senatore del parlamento parigino. Resse le sorti dell’ateneo napoletano nel relativo periodo di decadenza. Per riconoscimento papale, lo stesso ottenne in commenda, come abate, la badia di Carbone dell’Ordine di S.Basilio (SS.Anastasio ed Elia) in Lucania. Agli eruditi fratelli seguì Pietro Nicola, Razionale e Presidente della R.Camera Somm.(1457), che acquisì da re Ferrante d’Aragona la baronia di Faicchio (1464-79), così come l’ultimo fratello Jacobuccio I, gran falconiero reale e commensale di corte, ottenne dallo stesso sovrano la baronia di Cardito. Da costui si originò il ramo partenopeo dei baroni di Cardito, che si estinse nel XVIII sec. dopo quattro generazioni. I più noti ascendenti furono: Crisostomo, abate benedettino di Montecassino(1527-38); Antonio, deputato del sedil di Porto che contribuì con altri Eletti alla costruzione della Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo napoletano(1527); Jacobuccio II che partecipò alla rivolta dei baroni (1528) contro il governo spagnolo e riuscì a riscattarsi dalla punizione dell’imperatore Carlo V, aderendo alla spedizione contro i turchi(1538) ed i fiorentini; Fulvio e Mercurio, dottori in legge (1577) che con Pompeo ed il gesuita Gerolamo (fondatore della “Congregazione degli Schiavi”) chiusero la progenie di tale ramo. Contemporaneamente alla nascita dei d’Alessandro di Cardito, si formò altra discendenza in Marigliano (insegna con stelle della banda trasversale ad otto punte e con corona marchesale sovrastante; riconoscimento di nobili napoletani,mf, per D.M.del 2 mag.1908)con capostipiti Nicola e Gabriele de Alessandro (1487). Proprietari di vari casali (Cisterna)in Terra di Lavoro, vissero in parte a Napoli fino al XVII sec..Giovanni Antonio, fu donatario di terre alla cappella di S.Nicola in Marigliano(1497).Vi fu un Antonio, cavaliere milite(+1573), che con Mutio(+1585) ed altri personaggi furono sepolti nella cappella gentilizia della chiesa Ave Gratia Plena in Marigliano. Tra i sacerdoti, ebbero un abate, Alessandro(1695), e padre Bernardino(1773), nonché si ricordano un Marco Antonio perché amico del cavalier Marino(suo difensore in un processo per omicidio nel 1603/4) ed un cavalier Gennaro per essere stato coinvolto nei tumulti del 1647 in Terra di Lavoro. Il ramo principale napoletano, in seguito, ebbe altra discendenza.
Baldassarre del citato Pietro N. fu Ordinario e Regio Capitano, nonché governatore dell’Aquila e Taranto. Il fratello primogenito Lorenzo, deputato per il sedil di Porto, fu Ordinario Regio Capitano e Governatore di Monopoli(1514-20).Tali personaggi si trovarono schierati nella rivolta baronale filo-francese (partito angioino sostenitore del Lautrec,1527-29), come taluni cugini del ramo Cardito (Giulio, Marco presidente R.Camera,Jacobuccio II), contro la dinastia austro-iberica, non usufruendo dell’indulto del 1530 ma rimanendo coinvolti nei processi sommari (con esproprio dei beni fondiari e rendite) voluti dall’asburgico imperatore Carlo V. Cadde mortalmente sotto la punizione brutale del vicerè don Pedro de Toledo, giunto a Napoli per dar corso ai processi contro i rivoltosi, anche il giovane Fabrizio d’Alessandro fatto decapitare per partecipazione ai tumulti contro il Tribunale dell’Inquisizione (1547). Dal matrimonio di Lorenzo con Cecilia de Angelis (della famiglia imperiale greca) nacque Gio.Francesco, che con la moglie Rita Baldassarre di Roccaraso riscattarono la sopravvenuta confisca e decadenza familiare con l’acquisizione della baronia di Santa Maria dei Vignali e di Pescolanciano (1576). Da tale capostipite è derivato l’odierno ramo vivente dei duchi di Pescolanciano (con titolo ducale riconosciuto a Fabio Jr.nel 1654). Si ricordano tra gli ascendenti di tale linea: il terzo barone Gio.Gerolamo(+1642),coniugato a I.Sommai, per l’acquisizione delle baronie di Carovilli e Castiglione(1619) nonché di Civitanova del Sannio e Sprondasino (1627); il di lui fratello cav.Giovanni (n.1574,+1654),noto per la scuderia di cavalli “saltatori” in Pescolanciano; altro fratello Agapito(n.1595+1655),marito di Beatrice Ferri, per l’acquisto del feudo di Civitavetere(1629).Il successivo discendente, I°duca Fabio(n.1626,+1676), di Agapito, invece eseguì rilevanti lavori di ristrutturazione del maniero edificandovi un’area sacra, ove trasferì nel 1656 le sacre reliquie del martire S.Alessandro, venerate secondo un rito religioso(iniziato da suo fratello,l’Abate Alessandro) rifacendosi alla tradizione templare del Casato.Suo figlio secondogenito Gio.Giuseppe(n.1656+1715), oltre ad abbellire la dimora castellana in Pescolanciano con numerose opere d’arte di artisti famosi, è noto alle cronache per il suo impegno letterario. Riconosciuto poeta barocco dall’Accademia degli Oziosi, Giuseppe fu autore delle seguenti opere: “Pietra di Paragone dei Cavalieri,Arte del Cavalcare”(1711,1714), “SelvaPoetica”(1713), “Arpa Morale”(1714). Il primogenito duca Ettore(n.1694+1741) ristampò poi (1723) con ulteriori aggiunte poetiche il componimento paterno,Arte del Cavalcare ed a costui spettò ereditare (1729)dalla madre,Anna M.Baldassarre Marchesani, i feudi di Castel del Giudice e Roccacinquemiglia. Suo successivo nipote Pasquale Maria d’Alessandro(n.1756+1816), figlio del V°duca e X°baro.Nicola M. ed Eleonora Castromediano Limburgo Acquaviva d’Aragona, acquisì il feudo di Pietrabbondante(1789).Costui, appassionato di alchimia, fu celebre perché fondò la nota fabbrica di ceramiche e porcellane presso il castello di Pescolanciano(1783-1795), producendo diversi manufatti (con variegati decori, quali le insegne araldiche del Casato o le palme sull’isola, i salici con gli uccelli, fiorature al ticchio), conservati presso vari musei italiani (S.Martino Na, Artistico e industriale, duca di Martina di Napoli, Faenza, Baranello)ed esteri (Louvre,Sanpietroburgo per donazione fatta allo zar Paolo I delle Russie).Fu insignito della croce di devozione del S.M.Ordine Gerosolimitano(1794), in cui furono cavalieri professi lo zio Francesco(1778) ed il fratello Francesco Maria(1795).Il duca Pasquale, gradito da re Ferdinando IV di Borbone per le sue capacità artistiche, fu nominato Sovrint.delle fortificazioni e direttore di ponti e strade in Napoli(fine XVIII sec.), nonché socio della Soc. Economica della Prov. di Molise(1810).Il nipote, VIII°duca Giovanni Maria(n.1824+1910) di Nicola M.II ed Aurora Ruffo Scilla di Calabria, conservò la passione per le arti e la storia, occupandosi degli scavi archeologici di Pietrabbondante (in qualità di Sovrintendente Regio,1857) con sommo plauso dell’amico archeologo tedesco Theodor Mommsen. Fedele alla dinastia dei Borbone, il duca Giovanni fu: capo plotone della Guardia Cittadina (sotto il comando di S.A.R. Leopoldo di Borbone,1847); consigliere Prov.Campobasso(1851); capo plotone Guardia d’Onore Prov.Molise(1855);presid.Consigl.distretto d’Isernia, ottenendo l’onoreficienza delle “Chiavi d’Oro”(1858). Per il suo coinvolgimento nei moti legittimisti in Molise, contro l’esercito piemontese, fu fregiato dal re Francesco II di Borbone della “Gran Croce” S.R.M.Ordine Costantiniano(1860), seguendolo nell’esilio in Roma, ove risiedette fino al 1865, ritornando poi a Napoli.
ARMA DUCHI PESCOLANCIANO: Di oro al leone rampante di rosso con la banda di nero caricata di tre stelle a cinque(sei) raggi di oro attraversante, con gli ornamenti ducali di corona e mantella e svolazzi d’oro, rosso e nero. MOTTO: Te sine quid moliar.
RAMO DUCALE PESCOLANCIANO
FIGLI LEGITTIMI E NATURALI CON USO DI DON E DONNA
Giovanni Francesco (Senior)
Figlio di Lorenzo del sedil di Porto I°Barone e vivente nel la prima metà del XVI sec. Sposa Rita Baldassarre
Donato --------------------Fabio (Senior) ------------------ Ortensio
II°Bar.viv. fine XVI sec.Sposa Giulia Marchesani
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Giovanni Gerolamo------------------------- Giovanni----------------------------Agapito
N. ?, Napoli + 1642, Pozzuoli N.1574, Napoli +1654 N.1595+1655
III°Bar.Sposa Isabella Sommai ___________IV °Bar. V°Bar. Sposa Beatrice Ferri
|
Rita --------Margherita------Fabio (Junior) ----- Donato------ Carlo ------- Alessandro ----- Giulia
+15/12/1632 Sposa Giovan N.1626/8 N.? +18/9/1621 N.? +1/9/1631 Abate Sposa
Tommaso Marchesani +26/6/1674 Pescolanc. D.Pietro de Monte
Barone Castel Giudice Sposa Isabella Amendola Barone d’Arielli
+31/12/1682 VI°Bar. 1°Duca 1654 Paolo Capoblanco
|____________ Barone di Carisi
Geronimo (Girolamo) Beatrice Gio.Giuseppe Porzia Vittoria Sebastiana Anna Innocenza
N. 1639-1640 N.27/2/1655 N.25/1/1656,Pescolan. Monaca N. 26/7/1658 N.23/5/1660
+ 19/4/1689 +20/8/1715 Napoli +26/11/1672 + 14/9/1669 + 29/4/1661
VII Bar.2°DucaSposò Tortelli Sposa Anna M. Baldassarre Marchesani
_______ VIII°Bar. 3°Duca
Agnese----Agata----Francesca-Ettore---Marta---Giulia---Isabella---Nicoletta -Serafina-Margherita-Consalvo- Antonio
N.28/1/1695N.23/2/1697N.8/9/1699 N.13/1/1694 N.20/7/1702 N.13/4/1707 N.? N. ? N. ? N. ? N.5/4/1705 N. ?
Pescolan. Pescolan. Pescolan. Pescolan. |
Monaca Sposa Sposa Monaca Monaca Monaca Monaca Monaca |
Andrea d’Alessandro Isabella de Toledo |
+ ? +13/11/1766 + 1771 +1741 + ? + ? + ? + ? +1717 + ? +14/5/1720 + ?
(Ramo Castellina)IX°Bar.4°Duca (Ramo Palermo)
___________________________|
Nicola Maria I (Senior) ------ Giustino ---------------------- Francesco
N.19/9/1726, Trani N. 1728 N ? Cavaliere Gerosolim 1778
+18/12/1764 Napoli Trani o Chieti Pescolan.
Sposa Eleonora Castromediano Limburgo +2/10/1808 + ?
Acquaviva d’Aragona X°Bar.5°Duca____
Maria Teresa--------- Pasquale Maria ------------------ Francesco Maria
N.14/8/1760 N.8/6/1756, Pescol.+18/12/1816 XI°Bar.6°Duca N. 21/11/1757
+12/9/1760 Sposa Maria Giuseppa Spinelli Cariati Seminara +24/12/1836
Ultimo feudatario di Pesco./Carovilli/Civitanova/Roccacinquem. Cavaliere Gerosol. 1795
Civitavetere/Sprondasino/Castel del Giudice/Pietrabbondante
|________
Eleonora-- M.Gaetana - M.Rosa --- Antonio M. (*) M.Elisabetta – Francesca- M.Luisa—Camillo---- Filippo--- M.Emanuela Anna M. Carolina
N2/2/1780 N13/3/1781 N16/3/1783 N28/10/1783 N18/11/1785 N 1785 N8/2/1790 N23/7/1791 N8/11/1792 N8/3/1795 N 1797 N1/10/1799
Sposa S.Anna Pal. Pescolan. Cavaliere Gerosol. S.Anna P. Pescolan. Pescolan. S.Anna Sposa
A.d’Eboli Dama Sapienza Monaca | Monaca Sposa G.della Valle G.Spinelli Cariati
+ ? +14/1/1833 +7/11/1821 +17/4/1814 +18/11/1785 +23/5/1821 +26/7/1883+20/12/1794 +1/1/1795 +30/5/1849 +25/11/1800+23/10/1846
(*) Nicola Maria II
N. 13/7/1784Civitan.S., +7/2/1848 Napoli XII°Bar.7°Duca
Sposa Aurora Ruffo Scilla Calabria________________________________
NN--------- Pasquale M. ---- Fulco Antonio --M.Giuseppa --- M.Carlotta ---Giovanni Maria
N.25/11/1810 N.12/12/1811 N.23/3/1814 N.18/6/1817 N.11/9/1820 N.19/5/1824, XIII°Bar.8°Duca
Nato morto +13/5/1815 + 1/2/1838 + 26/5/1893 + Inizi 900 + 1910, Napoli
Sposa Giovan B. de Mari Sposa Antonio Caropreso Sposa Anna Maria Ruggiero Albano Princ.di Acquaviva Polignano |
|
Aurora --- M.Giuseppa- Carlotta-- M.Aurora -M.Giuseppa(*) Anatolia M. -Fulco M.--M.Pia --- Alessandro(**) Ettore ------- Agapito --GirolamoM.
N5/4/1851N3/6/1852 N5/7/1853 N10/1/1855 N23/6/1856 N20/11/1861 N20/3/1861 N20/3/1861 N12/5/1862 N19/10/1865 N2/2/1867 N19/9/1868
Pescolan. Pescolan. Pescolan. Roma Roma Roma Roma Napoli Napoli Napoli
+20/8/1853+22/9/1853+11/10/1889 + ? + ? | + ? +22/11/1939 +11/4/1861 +1943 +14/10/1937 + 1918 +7/6/1869
|
(*)Nicola M. III -----------------------------(**)Fabio M. ----- ------ Amalia--Agapito
N.15/10/1857 Sposa Carolina Gaetani Aquila Aragona N.25/11/1863 N.26/2/1899 N.1867
Pescolanciano Roma Sposa Silvia Stellati +23/11/1899 +1916
+26/4/1894 Portici +18/11/1954 Napoli |
_____________________|________________________ | |
Giovanni M.II---Mario ---Anna-------Antonia-----Nicolino | |
N.1/1/1881 N.10/9/1883 N.10/1/1885 N.21/11/1887 N.10/9/1894 | |
Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli | |
+8/8/1961 Bisign.+ 29/4/1963 Livorno +20/4/1960Bisignano+ 4/1/1952 + 10/9/1894 | |
XIV°Bar. 9Duca Sposa Ernesta Visentini Sposò N.Boscarelli Roma | |
XV°Bar.10°Duca | Ettore-------------
| N.14/8/1892 +1974 |
Giovanni M.III Anna M. Bianca M. Carlo A. AvvEttore E. Umberto V. Vittorio E. Assunta F. Vincenzo |
N 27/4/1886 N 23/11/1887 N 6/10/1889 N 15/8/1891 N 24/12/1892 N 13/11/1894 N 8/12/1896 N 18/8/1900 N 20/1/1903 |
Napoli Napoli Napoli Pesolan. Pescolan. Pescolan. Pescolan. Napoli Napoli |
+ 10/6/1903 Napoli+ 1945 Na +3/4/1988 Na +15/03/1975 Na +16/1/1975 Na+27/6/1975 Na + 07/1978 USA +1/3/1970 +5/2/1903 Na |
Sp.Del Matto Sposa A. Sessa Sposa M.Morelli Sposa E. Gallucci Sposa Ciretta Sposa Ruggieri |
| XVI°Bar.11°Duca | | |
Maria * Fabio Silvia Carlo Jr. Emma Giovanni Iolanda Fabio Mario Fabio Silvia Raimondo Luisa AgapitoCarolina Mario
N. 1/4/1911 30/1/21 9/10/29 13/1/31 13/7/34 2/1/1921 11/3/24 11/11/28 24/8/32 24/5/18 19/1/20 24/3/59 24/426
Pescol. Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Nocera
+ ? + 20/5/02 Mi +16/9/98 Na | Sposa G.Ercole Sp.Buonincontri +2001 +2002
| |XVII°Bar.12°Duca XVIII°Bar.13° Duca | | | | | (*figlio naturale) | | | | | | | | | |
Carlo Giancarlo Antonia Fabiola Anna Biancamaria Antonella Pino Anna Carlo Ettore Alessandro Stefano Patrizia Ivano Paolo Alessandro
Ettore---
Alessandro

ettore d'Alessandro di Pescolanciano
de alessandro
 
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Messaggioda Davide Shamà » giovedì 22 giugno 2006, 20:57

de alessandro ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Questa dovrebbe essere la genealogia dei D'Alessandro aggiornata nelle gen piu antiche con i dati di Alfonso:

Angelo d’Alessandro (+ inizio XIV sec.) Consigliere di Carlo I d’Angiò

Antonio d’Alessandro (+ fine XV sec.) Eminente giurista e diplomatico, del quale molto si avvalse Ferrante I d’Aragona presso le corti di Roma e di Francia. Egli attinse l’apice della carriera nel 1480, quando fu nominato Presidente del Sacro Real Consiglio. La famiglia d’Alessandro, mercé Antonio, era stata già ascritta nel 1460 ai Seggi di Porto e Montagna.

1. Giovanni Geronimo d’Alessandro (+ ca. 1576) La famiglia fu ammessa nel 1574 nell’Ordine di Malta.
= Rita de Baldassarre di Roccaraso



--- A1. Fabio. Nel 1594 ebbe conferito il titolo ducale sul feudo.

-------- B1. Giovanni Geronimo (+ di peste a Pozzuoli) Nel 1629 comprò in asta pubblica Civitanova e Spronasino, nel 1640 Castellino sul Biferno. Improle.
-------- = Lucrezia Sommaia

-------- B2. Giovanni. Rinunciò alla successione in favore del fratello Agapito.

-------- B3. Agapito. Nel 1648 possedeva già Civitavecchia (ora detta Duronia).

------------- C1. Giuseppe (+ Napoli 1715)
------------- = Anna Maria Marchesano della famiglia baronale di Castel del Giudice, che aveva portato in dote Carovilli con Castiglione. (Napoli 1729)

Rispetto a http://www.sardimpex.com/Files%204/D'ALESSANDRO.htm è assente Fabio figli di Agapito e padre di Giuseppe.



Il duca Pasquale riuscì a far iscrivere la famiglia,nella di lui persona e quella del fratello Francesco e propri figli Antonio e Nicola, nel Registro delle Famiglie Nobili Feudatarie,mentre l’iscrizione al Libro d’Oro avvenne in ritardo in quanto la famiglia d’Alessandro con i Caravita di Sirignano avevano “perduta la voce” nel sedile di Porto,ove erano iscritte da secoli,cioè decadute con verbale di delibera del 21 novembre 1795 per notar Giuseppe Macchi,segretario del sedile.La reintegra dei rispettivi rappresentanti delle famiglie richiese tempo.Pertanto,sembra che l’iscrizione al suddetto Libro non fu immediata ed avvenne grazie anche all’interessamento del principe di Sirignano che dovette rivolgersi al duca Nicola II per avere tutta la documentazione necessaria.L’iscrizione avvenne sotto il re Ferdinando IV di Borbone".

Questa affermazione mi lascia perplesso. Le famiglia che non ebbero l'ascrizione al seggio furono "recuperate" poco dopo il 1800. Compresi i Caravita di Sirignano che cita, che furono aggregati fuori seggio con Regio Dispaccio del 31 ottobre 1804.
Il medesimo Dispaccio comprendeva anche i Monticelli della Valle. Le dinastie reintegrate dopo l'abolizione dei seggi furono i Capece Galeota (25-2-1846, Capuano), i Sersale (5-8-1846, Nido), i Villani (24-3-1851, Montagna), i Blanco (25-5-1858, Portanova), i Gattola (18-6-1865, Portanova), i Rossi del Barbazzale (28-4-1881, unico operato dai Savoia, per quanto ne so, Montagna) -

le famiglie senza seggio riconosciute dai sovrani borbonici: Acton (6-1-1802), Monforte (15-2-1802), Caravita e Monticelli (31-10-1804)

Per cui i d'Alessandro non avevano diritto ad alcun titolo di patrizio (nei riconoscimenti sabaudi non lo ebbero in effetti). Dalle ricerche che ho effettuato all'Archivio di Napoli, almeno nella genealogia da me ricostruita, non risulta da nessuna parte che la linea di Pescolanciano abbia mai portato il titolo di patrizio napoletano.
Se quanto racconta ha fondamento, perchè nei 60 e rotti anni successivi al 1795 i duchi di Pescolanciano non regolarono mai la loro posizione?


Per ulteriori approfondimenti o segnalazioni da farmi sono a Vs. completa disposizione.
Cordiali saluti
Ettore d'Alessandro

"Duca di Pescolanciano (mpr), patrizio napoletano con uso di Don e Donna (mf), barone di Civitanova S., Carovilli, Castiglione, Civitavetere (Duronia), Castel del Giudice, Roccacinquemiglia, Sprondasino, Pietrabbondante (mf). (Cons.Aral. ricon.D.M. 8 mar.1922, iscr.Libro d’Oro Nob.Ital. 1933, iscr.Elenco Nob.Ital. Cons.Aral.Regno su G.U. 1934 p.16). La famiglia trae origine da talune tribù elleniche, stanziatesi nella Magna Grecia identificate nel nome proprio di Alexander,composto da “alexein”(proteggere) ed “ander”(o genitivo “andròs”,degli uomini), dal significato etimologico “difensore degli uomini”. Le più antiche e primordiali baronie possedute dal Casato furono collocate tra la penisola sorrentina ed il Cilento. Si ricorda il miles Christi Guido de Alexandro, quale barone di Roccagloriosa in Principato citeriore (fine XII sec.), perché menzionato nel Catalogo del Borrelli tra i feudatari rossocrociati partiti per la Terra Santa (terza croc.1189-92) ed approdato in terra di Apulia a fine del suo servizio in qualità di precettore della domus di Lama per mandato del capitolo della provincia di Puglia-Terra di Lavoro dell’Ordine del Tempio, presieduto da Pietro de Ays. In detta provincia fiorì il ramo pugliese che ebbe tra i suoi ascendenti Lando de Alexandro, componente della comunità templare della chiesa di S.Paterniano di Ceprano (1269). Seguì una discendenza, godente di nobiltà cittadina in Ascoli Satriano (sec.XVI, con insegna uguale ma leone che guarda a man destra), Barletta e Foggia. Vi fu anche il noto Gio.Pietro d’Alessandro, dottore in legge, autore di varie opere letterarie, quale la “Dimostrazione de’ luoghi tolti et imitati di più autori di Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata”(1604). Suo contemporaneo Pietro Ant. d’Alessandro divenne vescovo di S.Marco in Calabria (1688). Infine, si menziona tra gli esponenti pugliesi di rilievo D.Pietro d’Alessandro di Trani, viceconsole del Regno Due Sicilie per la Francia (1803-25) e già cavaliere di grazia dell’Ord.Costantiniano S.Giorgio (1802-27). I collegamenti tra questo ramo e quello principale campano (con leone a man sinistra nell’insegna e stelle della banda attraversante ad otto punte)continuarono fino al XVIII secolo. Tra i membri più illustri del ramo napoletano si menziona il nobile Angelo, consigliere del re Carlo I d’Angiò, promosso Luogotenente del Regno (1282-85) per la sentita fedeltà alla corona angioina. Il di lui figlio Ludovico fu arcivescovo di Sorrento (1266) e importante referente del nucleo familiare che prese dimora nella suddetta città, godendo della nobiltà di seggio di Dominoro (giudice Saverio ab Alexandro, 1304). Da tale ramo sorrentino, che si spense nel XVIII sec., derivò poi la discendenza dei d’Alessandro baroni della vicina terra di Albanella (Francesco Jr, sec.XV). Altro figlio di Angelo fu Carlo, giustiziere di Calabria, provincia questa che vide sviluppare un ramo calabrese con alcuni esponenti della famiglia, insigniti del rango di nobili delle città di Melfi, Rossano e Mormanno. Tra gli esponenti calabresi si rammenta Sebastiano, che vestì l’abito carmelitano in Catanzaro e fu consacrato, in vecchiaia da papa Clemente X, vescovo di Ruvo(1672). Antonio d’Alessandro fu intestatario delle proprietà feudali di Figurella (1781) e Moncoturno (1796-1802), mentre una significativa presenza di altri personaggi si riscontra nella città di Montalto Uffugo, ove i d’Alessandro ottennero il riconoscimento di famiglia nobile con diritto di sedile (1793 con Gaetano, risultante poi con Carlo tra i fondatori del convento degli Ordini dei Minimi, 1699). Nel ramo principale partenopeo, seguì, poi, Giovanni di Carlo, quale barone di San Giorgio (fine sec.XIII), mentre il di lui figlio Francesco e fratello Gualterio risultarono tra i baroni del Regno di Carlo II d’Angiò, che ne ordinò la rivista in S.Germano (1291). Antonio di Francesco fu erario della città di Napoli (1311), invece il fratello Alessandro fu maestro di Teologia e scelse di indossare gli abiti religiosi diventando Generale dei frati Minori (1310), come avvenne per il cugino frate Giovanni de Alessandro abate del convento di San Giovanni a Carbonara in Napoli.Giovanni II, come il padre Antonio, fu erario di Napoli (1338), carica questa assegnata anche al di lui figlio Antonio II (1343) dalla regina Giovanna I. Giovanni III di Antonio, barone di Casanova, fu gran Camerario di Calabria (1415) poi Maresciallo del Regno e giustiziere degli Scolari. Il Casato in Napoli fu molto legato alla Casa d’Angiò tanto che Paolo di Giovanni III fu scelto quale segretario personale della regina Giovanna II, che lo promosse al rango di familiare di costei e lo nominò Direttore del gran Sigillo. Suo fratello Sansonetto fu pure familiare della stessa regina angioina ed ebbe l’incarico di governatore di Montefusco e suoi casali avellinesi (1415), nonché di Lucera e Foggia(1423). Costui fu il capostipite primogenito napoletano del ramo d’Alessandro, duchi della Castellina/o (sul Biferno), dal cui matrimonio con Maria Liguoro derivò un’illustre progenie. Camillo fu cavaliere professo di Malta nel 1574, come lo fu poi Antonio ammesso all’Ordine di Malta nel 1686. Portò splendore a questo ramo Giovanni Battista di Lelio e N.Macedonio, perché tra i nobili fondatori dell’opera caritatevole del pio Monte della Misericordia in Napoli (1601), di cui fu governatore(1609), nonché per essere stato nominato dal sedil di Porto quale deputato autorizzato a trattare con il viceré duca di Medina de Las Torres per l’abolizione di alcuni gravosi dazi. Re Filippo IV di Spagna lo nominò duca della Castellina in Molise(1639), titolo mantenuto dai discendenti fino al XVIII sec., allorquando morì il prelato Luigi, vescovo di Foggia, e la di lui sorella Francesca sposò Gio.Battista Zunica, famiglia che ne ereditò il predicato. Il patriziato dei d’Alessandro fu ascritto inizialmente al sedile di Montagna (1460, Severo) e poco dopo (1492)a quello di Porto (seppur già Paolillo, maestro razionale della Regia Camera, e sua sorella Giovanella in Furiero furono ivi residenti da metà XIV sec.)in Napoli, mantenendo tal’ultima registrazione fino all’epoca dell’abolizione dei seggi (1800), e poi vi fece seguito la sola iscrizione nel Registro delle famiglie feudatarie. Il giureconsulto Antonio di Paolo, iscritto al seggio di Porto, fu personaggio di cultura stimato dalla monarchia Aragonese, formatosi presso F.Aretino e insignito delle cariche di giudice della Vicaria (1481), auditore del re Ferdinando I d’Aragona(1494-96), presidente della R.Camera della Sommaria, Viceprotonotario del Regno, presidente del Sacro R. Consiglio(1503) e professore di giurisprudenza nell’Univeristà partenopea dei regi studi. Per tali incarichi fu egli insignito del collare dell’Ordine della Giara. Ambasciatore dei re d’Aragona presso numerose corti regie(presso: il Papa Pio II nel 1458; il re Giovanni d’Aragona nel 1459; il re di Francia; Lorenzo dei Medici, inviato speciale a Firenze nel 1481; diplomatico in Milano e Venezia).Lo stesso compose le opere giuridiche: “Reportata Clarissimi U.I. Interpetris Domini Antonii de Alexandro super II Codicis in Florenti studio Parthenopeo”(1474), “Addictiones ad Consuetudines Neapolitanas”. Suo fratello, l’illustre giurisperito-umanista Alessandro ab Alexandro, discepolo del Fidelfo ebbe grande notorietà presso tutte le accademie delle corti d’Europa per la sua erudita opera in sei libri “Genialium Dierum” (1522), alla quale fece le sue annotazioni Andrea Tiraquello, regio senatore del parlamento parigino. Resse le sorti dell’ateneo napoletano nel relativo periodo di decadenza. Per riconoscimento papale, lo stesso ottenne in commenda, come abate, la badia di Carbone dell’Ordine di S.Basilio (SS.Anastasio ed Elia) in Lucania. Agli eruditi fratelli seguì Pietro Nicola, Razionale e Presidente della R.Camera Somm.(1457), che acquisì da re Ferrante d’Aragona la baronia di Faicchio (1464-79), così come l’ultimo fratello Jacobuccio I, gran falconiero reale e commensale di corte, ottenne dallo stesso sovrano la baronia di Cardito. Da costui si originò il ramo partenopeo dei baroni di Cardito, che si estinse nel XVIII sec. dopo quattro generazioni. I più noti ascendenti furono: Crisostomo, abate benedettino di Montecassino(1527-38); Antonio, deputato del sedil di Porto che contribuì con altri Eletti alla costruzione della Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo napoletano(1527); Jacobuccio II che partecipò alla rivolta dei baroni (1528) contro il governo spagnolo e riuscì a riscattarsi dalla punizione dell’imperatore Carlo V, aderendo alla spedizione contro i turchi(1538) ed i fiorentini; Fulvio e Mercurio, dottori in legge (1577) che con Pompeo ed il gesuita Gerolamo (fondatore della “Congregazione degli Schiavi”) chiusero la progenie di tale ramo. Contemporaneamente alla nascita dei d’Alessandro di Cardito, si formò altra discendenza in Marigliano (insegna con stelle della banda trasversale ad otto punte e con corona marchesale sovrastante; riconoscimento di nobili napoletani,mf, per D.M.del 2 mag.1908)con capostipiti Nicola e Gabriele de Alessandro (1487). Proprietari di vari casali (Cisterna)in Terra di Lavoro, vissero in parte a Napoli fino al XVII sec..Giovanni Antonio, fu donatario di terre alla cappella di S.Nicola in Marigliano(1497).Vi fu un Antonio, cavaliere milite(+1573), che con Mutio(+1585) ed altri personaggi furono sepolti nella cappella gentilizia della chiesa Ave Gratia Plena in Marigliano. Tra i sacerdoti, ebbero un abate, Alessandro(1695), e padre Bernardino(1773), nonché si ricordano un Marco Antonio perché amico del cavalier Marino(suo difensore in un processo per omicidio nel 1603/4) ed un cavalier Gennaro per essere stato coinvolto nei tumulti del 1647 in Terra di Lavoro. Il ramo principale napoletano, in seguito, ebbe altra discendenza.
Baldassarre del citato Pietro N. fu Ordinario e Regio Capitano, nonché governatore dell’Aquila e Taranto. Il fratello primogenito Lorenzo, deputato per il sedil di Porto, fu Ordinario Regio Capitano e Governatore di Monopoli(1514-20).Tali personaggi si trovarono schierati nella rivolta baronale filo-francese (partito angioino sostenitore del Lautrec,1527-29), come taluni cugini del ramo Cardito (Giulio, Marco presidente R.Camera,Jacobuccio II), contro la dinastia austro-iberica, non usufruendo dell’indulto del 1530 ma rimanendo coinvolti nei processi sommari (con esproprio dei beni fondiari e rendite) voluti dall’asburgico imperatore Carlo V. Cadde mortalmente sotto la punizione brutale del vicerè don Pedro de Toledo, giunto a Napoli per dar corso ai processi contro i rivoltosi, anche il giovane Fabrizio d’Alessandro fatto decapitare per partecipazione ai tumulti contro il Tribunale dell’Inquisizione (1547). Dal matrimonio di Lorenzo con Cecilia de Angelis (della famiglia imperiale greca) nacque Gio.Francesco, che con la moglie Rita Baldassarre di Roccaraso riscattarono la sopravvenuta confisca e decadenza familiare con l’acquisizione della baronia di Santa Maria dei Vignali e di Pescolanciano (1576). Da tale capostipite è derivato l’odierno ramo vivente dei duchi di Pescolanciano (con titolo ducale riconosciuto a Fabio Jr.nel 1654).

fu concesso non riconosciuto.

Si ricordano tra gli ascendenti di tale linea: il terzo barone Gio.Gerolamo(+1642),coniugato a I.Sommai, per l’acquisizione delle baronie di Carovilli e Castiglione(1619) nonché di Civitanova del Sannio e Sprondasino (1627); il di lui fratello cav.Giovanni (n.1574,+1654),noto per la scuderia di cavalli “saltatori” in Pescolanciano; altro fratello Agapito(n.1595+1655),marito di Beatrice Ferri, per l’acquisto del feudo di Civitavetere(1629).Il successivo discendente, I°duca Fabio(n.1626,+1676), di Agapito, invece eseguì rilevanti lavori di ristrutturazione del maniero edificandovi un’area sacra, ove trasferì nel 1656 le sacre reliquie del martire S.Alessandro, venerate secondo un rito religioso(iniziato da suo fratello,l’Abate Alessandro) rifacendosi alla tradizione templare del Casato.Suo figlio secondogenito Gio.Giuseppe(n.1656+1715), oltre ad abbellire la dimora castellana in Pescolanciano con numerose opere d’arte di artisti famosi, è noto alle cronache per il suo impegno letterario. Riconosciuto poeta barocco dall’Accademia degli Oziosi, Giuseppe fu autore delle seguenti opere: “Pietra di Paragone dei Cavalieri,Arte del Cavalcare”(1711,1714), “SelvaPoetica”(1713), “Arpa Morale”(1714). Il primogenito duca Ettore(n.1694+1741) ristampò poi (1723) con ulteriori aggiunte poetiche il componimento paterno,Arte del Cavalcare ed a costui spettò ereditare (1729)dalla madre,Anna M.Baldassarre Marchesani, i feudi di Castel del Giudice e Roccacinquemiglia. Suo successivo nipote Pasquale Maria d’Alessandro(n.1756+1816), figlio del V°duca e X°baro.Nicola M. ed Eleonora Castromediano Limburgo Acquaviva d’Aragona, acquisì il feudo di Pietrabbondante(1789).Costui, appassionato di alchimia, fu celebre perché fondò la nota fabbrica di ceramiche e porcellane presso il castello di Pescolanciano(1783-1795), producendo diversi manufatti (con variegati decori, quali le insegne araldiche del Casato o le palme sull’isola, i salici con gli uccelli, fiorature al ticchio), conservati presso vari musei italiani (S.Martino Na, Artistico e industriale, duca di Martina di Napoli, Faenza, Baranello)ed esteri (Louvre,Sanpietroburgo per donazione fatta allo zar Paolo I delle Russie).Fu insignito della croce di devozione del S.M.Ordine Gerosolimitano(1794), in cui furono cavalieri professi lo zio Francesco(1778) ed il fratello Francesco Maria(1795).Il duca Pasquale, gradito da re Ferdinando IV di Borbone per le sue capacità artistiche, fu nominato Sovrint.delle fortificazioni e direttore di ponti e strade in Napoli(fine XVIII sec.), nonché socio della Soc. Economica della Prov. di Molise(1810).Il nipote, VIII°duca Giovanni Maria(n.1824+1910) di Nicola M.II ed Aurora Ruffo Scilla di Calabria, conservò la passione per le arti e la storia, occupandosi degli scavi archeologici di Pietrabbondante (in qualità di Sovrintendente Regio,1857) con sommo plauso dell’amico archeologo tedesco Theodor Mommsen. Fedele alla dinastia dei Borbone, il duca Giovanni fu: capo plotone della Guardia Cittadina (sotto il comando di S.A.R. Leopoldo di Borbone,1847); consigliere Prov.Campobasso(1851); capo plotone Guardia d’Onore Prov.Molise(1855);presid.Consigl.distretto d’Isernia, ottenendo l’onoreficienza delle “Chiavi d’Oro”(1858). Per il suo coinvolgimento nei moti legittimisti in Molise, contro l’esercito piemontese, fu fregiato dal re Francesco II di Borbone della “Gran Croce” S.R.M.Ordine Costantiniano(1860), seguendolo nell’esilio in Roma, ove risiedette fino al 1865, ritornando poi a Napoli.
ARMA DUCHI PESCOLANCIANO: Di oro al leone rampante di rosso con la banda di nero caricata di tre stelle a cinque(sei) raggi di oro attraversante, con gli ornamenti ducali di corona e mantella e svolazzi d’oro, rosso e nero. MOTTO: Te sine quid moliar.
RAMO DUCALE PESCOLANCIANO
FIGLI LEGITTIMI E NATURALI CON USO DI DON E DONNA

non mi risulta che la concessione ducale comprendesse le linee illegittime. Ha documentazione in merito ?

Giovanni Francesco (Senior)
Figlio di Lorenzo del sedil di Porto I°Barone e vivente nel la prima metà del XVI sec. Sposa Rita Baldassarre
Donato --------------------Fabio (Senior) ------------------ Ortensio
II°Bar.viv. fine XVI sec.Sposa Giulia Marchesani
|
|
Giovanni Gerolamo------------------------- Giovanni----------------------------Agapito
N. ?, Napoli + 1642, Pozzuoli N.1574, Napoli +1654 N.1595+1655
III°Bar.Sposa Isabella Sommai ___________IV °Bar. V°Bar. Sposa Beatrice Ferri
|
Rita --------Margherita------Fabio (Junior) ----- Donato------ Carlo ------- Alessandro ----- Giulia
+15/12/1632 Sposa Giovan N.1626/8 N.? +18/9/1621 N.? +1/9/1631 Abate Sposa
Tommaso Marchesani +26/6/1674 Pescolanc. D.Pietro de Monte
Barone Castel Giudice Sposa Isabella Amendola Barone d’Arielli
+31/12/1682 VI°Bar. 1°Duca 1654 Paolo Capoblanco
|____________ Barone di Carisi
Geronimo (Girolamo) Beatrice Gio.Giuseppe Porzia Vittoria Sebastiana Anna Innocenza
N. 1639-1640 N.27/2/1655 N.25/1/1656,Pescolan. Monaca N. 26/7/1658 N.23/5/1660
+ 19/4/1689 +20/8/1715 Napoli +26/11/1672 + 14/9/1669 + 29/4/1661
VII Bar.2°DucaSposò Tortelli Sposa Anna M. Baldassarre Marchesani
_______ VIII°Bar. 3°Duca
Agnese----Agata----Francesca-Ettore---Marta---Giulia---Isabella---Nicoletta -Serafina-Margherita-Consalvo- Antonio
N.28/1/1695N.23/2/1697N.8/9/1699 N.13/1/1694 N.20/7/1702 N.13/4/1707 N.? N. ? N. ? N. ? N.5/4/1705 N. ?
Pescolan. Pescolan. Pescolan. Pescolan. |
Monaca Sposa Sposa Monaca Monaca Monaca Monaca Monaca |
Andrea d’Alessandro Isabella de Toledo |
+ ? +13/11/1766 + 1771 +1741 + ? + ? + ? + ? +1717 + ? +14/5/1720 + ?
(Ramo Castellina)IX°Bar.4°Duca (Ramo Palermo)
___________________________|
Nicola Maria I (Senior) ------ Giustino ---------------------- Francesco
N.19/9/1726, Trani N. 1728 N ? Cavaliere Gerosolim 1778
+18/12/1764 Napoli Trani o Chieti Pescolan.
Sposa Eleonora Castromediano Limburgo +2/10/1808 + ?
Acquaviva d’Aragona X°Bar.5°Duca____
Maria Teresa--------- Pasquale Maria ------------------ Francesco Maria
N.14/8/1760 N.8/6/1756, Pescol.+18/12/1816 XI°Bar.6°Duca N. 21/11/1757
+12/9/1760 Sposa Maria Giuseppa Spinelli Cariati Seminara +24/12/1836
Ultimo feudatario di Pesco./Carovilli/Civitanova/Roccacinquem. Cavaliere Gerosol. 1795
Civitavetere/Sprondasino/Castel del Giudice/Pietrabbondante
|________
Eleonora-- M.Gaetana - M.Rosa --- Antonio M. (*) M.Elisabetta – Francesca- M.Luisa—Camillo---- Filippo--- M.Emanuela Anna M. Carolina
N2/2/1780 N13/3/1781 N16/3/1783 N28/10/1783 N18/11/1785 N 1785 N8/2/1790 N23/7/1791 N8/11/1792 N8/3/1795 N 1797 N1/10/1799
Sposa S.Anna Pal. Pescolan. Cavaliere Gerosol. S.Anna P. Pescolan. Pescolan. S.Anna Sposa
A.d’Eboli Dama Sapienza Monaca | Monaca Sposa G.della Valle G.Spinelli Cariati
+ ? +14/1/1833 +7/11/1821 +17/4/1814 +18/11/1785 +23/5/1821 +26/7/1883+20/12/1794 +1/1/1795 +30/5/1849 +25/11/1800+23/10/1846
(*) Nicola Maria II
N. 13/7/1784Civitan.S., +7/2/1848 Napoli XII°Bar.7°Duca
Sposa Aurora Ruffo Scilla Calabria________________________________
NN--------- Pasquale M. ---- Fulco Antonio --M.Giuseppa --- M.Carlotta ---Giovanni Maria
N.25/11/1810 N.12/12/1811 N.23/3/1814 N.18/6/1817 N.11/9/1820 N.19/5/1824, XIII°Bar.8°Duca
Nato morto +13/5/1815 + 1/2/1838 + 26/5/1893 + Inizi 900 + 1910, Napoli
Sposa Giovan B. de Mari Sposa Antonio Caropreso Sposa Anna Maria Ruggiero Albano Princ.di Acquaviva Polignano |
|
Aurora --- M.Giuseppa- Carlotta-- M.Aurora -M.Giuseppa(*) Anatolia M. -Fulco M.--M.Pia --- Alessandro(**) Ettore ------- Agapito --GirolamoM.
N5/4/1851N3/6/1852 N5/7/1853 N10/1/1855 N23/6/1856 N20/11/1861 N20/3/1861 N20/3/1861 N12/5/1862 N19/10/1865 N2/2/1867 N19/9/1868
Pescolan. Pescolan. Pescolan. Roma Roma Roma Roma Napoli Napoli Napoli
+20/8/1853+22/9/1853+11/10/1889 + ? + ? | + ? +22/11/1939 +11/4/1861 +1943 +14/10/1937 + 1918 +7/6/1869
|
(*)Nicola M. III -----------------------------(**)Fabio M. ----- ------ Amalia--Agapito
N.15/10/1857 Sposa Carolina Gaetani Aquila Aragona N.25/11/1863 N.26/2/1899 N.1867
Pescolanciano Roma Sposa Silvia Stellati +23/11/1899 +1916
+26/4/1894 Portici +18/11/1954 Napoli |
_____________________|________________________ | |
Giovanni M.II---Mario ---Anna-------Antonia-----Nicolino | |
N.1/1/1881 N.10/9/1883 N.10/1/1885 N.21/11/1887 N.10/9/1894 | |
Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli | |
+8/8/1961 Bisign.+ 29/4/1963 Livorno +20/4/1960Bisignano+ 4/1/1952 + 10/9/1894 | |
XIV°Bar. 9Duca Sposa Ernesta Visentini Sposò N.Boscarelli Roma | |
XV°Bar.10°Duca | Ettore-------------
| N.14/8/1892 +1974 |
Giovanni M.III Anna M. Bianca M. Carlo A. AvvEttore E. Umberto V. Vittorio E. Assunta F. Vincenzo |
N 27/4/1886 N 23/11/1887 N 6/10/1889 N 15/8/1891 N 24/12/1892 N 13/11/1894 N 8/12/1896 N 18/8/1900 N 20/1/1903 |
Napoli Napoli Napoli Pesolan. Pescolan. Pescolan. Pescolan. Napoli Napoli |
+ 10/6/1903 Napoli+ 1945 Na +3/4/1988 Na +15/03/1975 Na +16/1/1975 Na+27/6/1975 Na + 07/1978 USA +1/3/1970 +5/2/1903 Na |
Sp.Del Matto Sposa A. Sessa Sposa M.Morelli Sposa E. Gallucci Sposa Ciretta Sposa Ruggieri |
| XVI°Bar.11°Duca | | |
Maria * Fabio Silvia Carlo Jr. Emma Giovanni Iolanda Fabio Mario Fabio Silvia Raimondo Luisa AgapitoCarolina Mario
N. 1/4/1911 30/1/21 9/10/29 13/1/31 13/7/34 2/1/1921 11/3/24 11/11/28 24/8/32 24/5/18 19/1/20 24/3/59 24/426
Pescol. Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Napoli Nocera
+ ? + 20/5/02 Mi +16/9/98 Na | Sposa G.Ercole Sp.Buonincontri +2001 +2002
| |XVII°Bar.12°Duca XVIII°Bar.13° Duca | | | | | (*figlio naturale) | | | | | | | | | |
Carlo Giancarlo Antonia Fabiola Anna Biancamaria Antonella Pino Anna Carlo Ettore Alessandro Stefano Patrizia Ivano Paolo Alessandro
Ettore---
Alessandro



Potrebbe essere più specifico sulla fonte di questa genealogia ? Non è comprensibile e non si capiscono le successioni. Lei sarebbe discendente dunque di Fabio (1863- ?), fratello minore del Duca Giovanni (+ 1910) ?
Resto molto perplesso sulla sua affermazione riguardante la parentela tra i d'Alessandro e i degli Alessandri fiorentini. La genealogia di questa famosissima dinastia è ampiamente nota, dubito ci siano possibilità di scovare rami "oscuri". Idem per i de Angelis, discendenti dagli imperatori bizantini.
Inoltre mi risulta incomprensibile, dallo schema che riporta, unione del titolo di "Barone" a quello di "Duca". I d'Alessandro di Pescolanciano hanno avuto riconosciuto solo il titolo ducale l'8 marzo del 1922 con decreto ministeriale. Le antiche baronie (o signorie che dir si voglia) appaiono solo come predicati (erano sparite dalla titolazione fin dall'abolizione dei feudi, 1806).

Cordialmente,

Davide Shamà
Davide Shamà
 

Messaggioda StefanoM » venerdì 23 giugno 2006, 12:19

Sono sicurissimo che i D'Alessandro, alias Alessandri di Fagnano Alto appartengono alla famosa casata Fiorentina. Il loro stemma era d'azzurro all'agnello bicipite passante su una campagna di verde. 'E lo stesso stemma che campeggia all'ingresso della rocca di Fagnano.
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Messaggioda Davide Shamà » venerdì 23 giugno 2006, 14:01

StefanoM ha scritto:Sono sicurissimo che i D'Alessandro, alias Alessandri di Fagnano Alto appartengono alla famosa casata Fiorentina. Il loro stemma era d'azzurro all'agnello bicipite passante su una campagna di verde. 'E lo stesso stemma che campeggia all'ingresso della rocca di Fagnano.


"sicurissimo" in base a cosa ? Gli Alessandri (cognome corretto era DEGLI Alessandri), erano una linea dei degli Albizzi che presero il cognome e l'arma nel 1372 per motivi politici. Ho visto nel Crollalanza la descrizione dei due blasoni e, a parte l'agnello, sono diversi per colori e disposizione formale (spero si dica così, altrimenti sono dolori con fra' Eusanio :D )
Davide Shamà
 

Messaggioda Davide Shamà » venerdì 23 giugno 2006, 14:04

de alessandro ha scritto:
Per ulteriori approfondimenti o segnalazioni da farmi sono a Vs. completa disposizione.
Cordiali saluti
Ettore d'Alessandro


dimenticavo, le vorrei chiedere alcune informazioni sui d'Alessandro viventi. Mi potrebbe contattare in privato ? Sono rintracciabile a questo indirizzo: idu46kd@yahoo.it

Cordialmente,

D.S.
Davide Shamà
 

Messaggioda StefanoM » venerdì 23 giugno 2006, 18:54

Comunque lo stemma seicentesco all'ingresso della Rocca di Fagnano è il loro. Alcuni esponenti del casato Fiorentino dimorarono in Aquila, dove ci sono altri stemmi identici a quello di Fagnano e a quelli presenti in Firenze.

In 1653 the sons of Capponi sell the estate of Fagnano to Francesco Alessandri dell’Aquila.
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Re: Famiglia D'ALESSANDRO

Messaggioda de alessandro » lunedì 26 giugno 2006, 14:10

Egr. Sig. Shamà, rispondo con ritardo alle sue corrette osservazioni. Innanzitutto, il sottoscritto è figlio di Giovanni (n.1921 Na), primogenito di Ettore(1892-1975), secondogenito di Fabio (1863-1954), di Giovanni Maria(1824-1910). Mio nonno e bisnonno risultano iscritti all’elenco del 1922, nonché nell’Elenco storico della Nobiltà italiana dello SMOM del 1960. Sono spiacente per i dati anagrafici dell’albero genealogico segnalatoVi (inedito nei vari settori araldici),in quanto la copia da File sul sito non è andata a buon fine (il mio file dati è a disposizione).La fonte di detta ascendenza è l’albero di Famiglia in nostro possesso, di cui si conserva copia presso il castello in Pescolanciano.Circa la rinomata segnalazione araldica tra i d’Alessandro Pescolanciano e originario ceppo patrizio napoletano, da anni sto cercando di ricostruire le varie fasi di sviluppo dei diversi rami segnalati, nonché questa semplicistica risoluzione che da per estinto il ramo napoletano. A mio parere, gli araldisti nei vari secoli non hanno colto la continuità che vi è stata tra la discendenza cittadina, iscritta nei vari seggi e quella feudale baronale che si è diramata nelle diverse province del Regno. E’ certo comunque che altre omonime famiglie (d’Alessandro di Barletta, d’Alessandro di Catania) sono esistite con armi/insegne diverse da quella comune del leone attraversato da banda trasversale. Tra l’altro reputo da taluni simboli marmorei precedenti all’epoca di splendore del Casato dei d’Alessandro (XV-XVIIIsec.) che lo stemma dovesse essere originariamente rappresentato dalla figura del leone, cui poi si son aggiunte la banda e le stelle (con punte diverse a seconda del ramo).La mia ricostruzione storica si avvale dei documenti ancora in essere presso familiari ed in particolare le fonti consultate sono:
-Archivio ducale d’Alessandro presso Archivio di Stato d’Isernia (raccoglie una parte dell’archivio del castello-documenti periodo ‘800) ; - Archivio famiglia ducale d’Alessandro (Centro Studi) con documentazione varia dal XVI ad oggi; -Archivio notarile di Napoli (documenti del ‘500-700); Archivio di stato di Napoli (Catasti onciari, Pandette, Intestazioni feudali etc.); Archivio di Stato di Campobasso (documenti ‘700-800)
Tutto quello che risulta da mia ricerca è al momento archiviato in circa trenta faldoni che sto catalogando per esponente e sua epoca di riferimento per futura prossima pubblicazione (se trovo l’Editore!).Tornando alle sue osservazioni, circa l’iscrizione al Libro d’Oro di inizio XIX secolo, ho riportato quanto trovato da un appunto biografico del duca Pasquale, seppur concordo nella sua tesi che i d’Alessandro Pescolanciano non riuscirono ad iscriversi per mancanza di documenti. Ma soprattutto le circostanze di quell’inizio secolo non erano favorevoli a tale interessamento, in quanto il Casato d’Alessandro Pescolanciano si trovò in varie difficoltà. Il suddetto duca Pasquale, ceramologo(1756-1816), si trovò coinvolto nell’incendio della sua fabbrica di Pescolanciano (dispongo di un saggio sul personaggio) nel 1765 per la quale aveva investito circa 60 mila ducati, nonché vide incendiarsi pure il suo palazzo agnatizio di piazza S.Ferdinando in Napoli nel 1798 per la cui ricostruzione ed abbellimento si indebitò con grosse somme con taluni banchi, infine subì la distruzione dell’avito maniero in Pescolanciano a seguito del terremoto del 1805. Suo figlio, Nicola II (1784-1848) non ebbe tempo per la citata iscrizione e, devo presupporre, non riuscì a procurare al Carignano opportuna documentazione in quanto nell’incendio del palazzo per mano giacobina si perse gran parte dell’archivio familiare che raccoglieva documentazione pre e post XVI secolo (come tramandato; ancora sono visionabili documenti in ns. possesso del seicento con tracce di bruciatura).Si racconta anche di spostamenti del duca in Roma per ricostruire detta documentazione. In merito la concessione del titolo ducale, questa con atto testamentario del 1674 del duca Fabio Jr.(1626-1674) fu fissato l’obbligo di spettanza alla primogenitura maschile legittima con cognome unico d’Alessandro che qualora fosse venuta a mancare passava alla primogenita femmina con cognome non modificabile. Con il regno d’Italia, sul finire del XIX secolo, allorquando il citato duca Giovanni, borbonico e contrario ai Savoia, trovavasi in altre difficoltà finanziarie e politiche la Consulta Araldica riconobbe il titolo di “nobili dei duchi di Pescolanciano” ad altri componenti non collegati al ceppo di Pescolanciano, viventi in Sicilia. Avendo visionato tutta la documentazione presentata all’ora tra fine ‘800 ed inizi ‘900 ho potuto riscontrare che detto organo di vigilanza non eseguì con opportuna ricerca il riscontro di quanto avanzavano costoro circa l’appartenenza ai Pescolanciano. A parte le evidenti somme spese per la domanda, corrisposte alla Consulta e suo Ministero di competenza, c’è da dire che tali d’Alessandro si collegavano ai Pescolanciano per il tramite di don Antonio Consalvo nato nel 1705 dal duca Giuseppe (1656-1715), letterato autore dell’opera Arte di Cavalcare. Visionando la dichiarazione di nascita rilasciata a fine ‘800 dal prete del paese e vidimata da un notaio di zona, risulta costui essere figlio ultimo del duca e moglie Marchesani, ma stranamente il documento riportava la presenza della madre con padrini al battesimo e senza ricordare il padre. Inoltre, dai testamenti ed elenco dei beni ereditari del duca Giuseppe e consorte non risulta citato mai detto figlio, mentre lo è un secondogenito a nome Consalvo nato nello stesso anno ma certificato morto all’età di 15 anni.Ed ecco il dilemma, la Consulta ha preso un abbaglio o si è ritrovato un figlio (illegittimo?), che ha scelto di vivere in Palermo (?). Tornando poi alla disquisizione sul merito o meno del “patriziato” spettante alla famiglia d’Alessandro, ritengo che tale onorificenza è spettata e spetta tuttora in quanto vari documenti, ma soprattutto diversi storici araldisti confermano quanto sopra. Faccio presente che la nostra fonte genealogica, di riferimento alla Famiglia, è stata quella del De Daugnon con lo scritto “la Famiglia ducale dei d’Alessandro, patrizi napoletani” edito nel 1880 (conserviamo varie copie).Costui sintetizza le varie fasi cronologiche del passaggio da nobili cittadini a feudatari, soffermandosi sul ramo di Pescolanciano e Castellina.Penso che fu il citato duca Giovanni che commissionò tale ricerca e sua pubblicazione per far luce sulla storia del Casato, seppur ho trovato un contratto ottocentesco di ricerca fatto con il Ricca Erasmo che doveva ricostruire l’intero albero genealogico partendo dal 1000.Non ho trovato traccia ancora di questo lavoro anche se mi è stato segnalato che il Ricca a metà ottocento pubblicò su un quaderno(?) una biografia dei d’Alessandro. Sul patriziato infine cito alcuni autori che segnalarono tale appartenenza della famiglia d’Alessandro:
-Scipione Mazzella, Descrizione del Regno di Napoli, 1601; E.Bacco,P.Rossi, Nuova Descrittione del Regno di Napoli diviso in dodici provincie,1629; B.Aldimari, Memorie delle Famiglie imparentate con la Famiglia Carafa Vol.V,1691; C.Torelli, Lo splendore della nobiltà napoletana Giuoco d’Arme,1678; Capecelatro, Origine della città e delle Famiglie nobili di Napoli,1769; e l’elenco può continuare.
Questi autori riferirono sulla presenza in Napoli dei d’Alessandro tra il patriziato iscritto ai seggi cittadini sin dal XIV secolo, i cui esponenti nei vari secoli hanno dato origine ai diversi rami citati. Quello di Pescolanciano, quindi, è stata la continuità vivente del ceppo originario partenopeo(seppur a mio avviso non si può parlare di estinzione dei discendenti napoletani, perché anche i Pescolanciano avevano dimora principale in Napoli) come attestato nell’Araldo Almanacco nobiliare del Napoletano nei vari anni (1905-1906-1912) ove si riferisce circa i d’Alessandro che la “Famiglia di origine greca e chiara per aver goduto il Patriziato napoletano in uno dei suoi rami oggi estinto”(mentre penso che non avvenne tale rinnovo con la pubblicazione del Libro d’Oro, a meno che non si volesse far riferimento al ramo principale della Castellina, imparentato ai Pescolanciano, il cui titolo passò arbitrariamente agli Zurlo, nonostante le volontà testamentarie dell’ultima duchessa d’Alessandro della Castellina, del ramo Pescolanciano). Comunque, continuare ad usare questa distinzione tra un ramo napoletano e altro Pescolanciano (quello che è continuato ad essere riconosciuto negli anni più recenti) è una forzatura araldica, che si evince anche dagli appunti sulla famiglia dello storico Serra di Gerace dei primi del ‘900. Sono significative le segnalazioni del Candida Gonzaga (Memorie delle Famiglie Nobili,1875), così come del Crollalanza (Dizionario storico-blasonico) che non riconobbero la dicotomica questione dell’origine. La mia tesi su detta continuità l'ho sviluppata nel corso della mia ricerca e se interessa la metterò a Vs. conoscenza.
Ps. Non seguirei tanto il Masciotta che è poco attendibile sulle date e sui personaggi
RingraziandoVi porgo cordiali saluti Ettore d’Alessandro di Pescolanciano
ettore d'Alessandro di Pescolanciano
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Re: famiglia d'Alessandro

Messaggioda Davide Shamà » lunedì 26 giugno 2006, 16:06

de alessandro ha scritto:Egr. Sig. Shamà, rispondo con ritardo alle sue corrette osservazioni. Innanzitutto, il sottoscritto è figlio di Giovanni (n.1921 Na), primogenito di Ettore(1892-1975), secondogenito di Fabio (1863-1954), di Giovanni Maria(1824-1910). Mio nonno e bisnonno risultano iscritti all’elenco del 1922, nonché nell’Elenco storico della Nobiltà italiana dello SMOM del 1960. Sono spiacente per i dati anagrafici dell’albero genealogico segnalatoVi (inedito nei vari settori araldici),in quanto la copia da File sul sito non è andata a buon fine (il mio file dati è a disposizione).La fonte di detta ascendenza è l’albero di Famiglia in nostro possesso, di cui si conserva copia presso il castello in Pescolanciano.Circa la rinomata segnalazione araldica tra i d’Alessandro Pescolanciano e originario ceppo patrizio napoletano, da anni sto cercando di ricostruire le varie fasi di sviluppo dei diversi rami segnalati, nonché questa semplicistica risoluzione che da per estinto il ramo napoletano. A mio parere, gli araldisti nei vari secoli non hanno colto la continuità che vi è stata tra la discendenza cittadina, iscritta nei vari seggi e quella feudale baronale che si è diramata nelle diverse province del Regno. E’ certo comunque che altre omonime famiglie (d’Alessandro di Barletta, d’Alessandro di Catania) sono esistite con armi/insegne diverse da quella comune del leone attraversato da banda trasversale. Tra l’altro reputo da taluni simboli marmorei precedenti all’epoca di splendore del Casato dei d’Alessandro (XV-XVIIIsec.) che lo stemma dovesse essere originariamente rappresentato dalla figura del leone, cui poi si son aggiunte la banda e le stelle (con punte diverse a seconda del ramo).La mia ricostruzione storica si avvale dei documenti ancora in essere presso familiari ed in particolare le fonti consultate sono:
-Archivio ducale d’Alessandro presso Archivio di Stato d’Isernia (raccoglie una parte dell’archivio del castello-documenti periodo ‘800) ; - Archivio famiglia ducale d’Alessandro (Centro Studi) con documentazione varia dal XVI ad oggi; -Archivio notarile di Napoli (documenti del ‘500-700); Archivio di stato di Napoli (Catasti onciari, Pandette, Intestazioni feudali etc.); Archivio di Stato di Campobasso (documenti ‘700-800)
Tutto quello che risulta da mia ricerca è al momento archiviato in circa trenta faldoni che sto catalogando per esponente e sua epoca di riferimento per futura prossima pubblicazione (se trovo l’Editore!).Tornando alle sue osservazioni, circa l’iscrizione al Libro d’Oro di inizio XIX secolo, ho riportato quanto trovato da un appunto biografico del duca Pasquale, seppur concordo nella sua tesi che i d’Alessandro Pescolanciano non riuscirono ad iscriversi per mancanza di documenti. Ma soprattutto le circostanze di quell’inizio secolo non erano favorevoli a tale interessamento, in quanto il Casato d’Alessandro Pescolanciano si trovò in varie difficoltà. Il suddetto duca Pasquale, ceramologo(1756-1816), si trovò coinvolto nell’incendio della sua fabbrica di Pescolanciano (dispongo di un saggio sul personaggio) nel 1765 per la quale aveva investito circa 60 mila ducati, nonché vide incendiarsi pure il suo palazzo agnatizio di piazza S.Ferdinando in Napoli nel 1798 per la cui ricostruzione ed abbellimento si indebitò con grosse somme con taluni banchi, infine subì la distruzione dell’avito maniero in Pescolanciano a seguito del terremoto del 1805. Suo figlio, Nicola II (1784-1848) non ebbe tempo per la citata iscrizione e, devo presupporre, non riuscì a procurare al Carignano opportuna documentazione in quanto nell’incendio del palazzo per mano giacobina si perse gran parte dell’archivio familiare che raccoglieva documentazione pre e post XVI secolo (come tramandato; ancora sono visionabili documenti in ns. possesso del seicento con tracce di bruciatura).Si racconta anche di spostamenti del duca in Roma per ricostruire detta documentazione. In merito la concessione del titolo ducale, questa con atto testamentario del 1674 del duca Fabio Jr.(1626-1674) fu fissato l’obbligo di spettanza alla primogenitura maschile legittima con cognome unico d’Alessandro che qualora fosse venuta a mancare passava alla primogenita femmina con cognome non modificabile. Con il regno d’Italia, sul finire del XIX secolo, allorquando il citato duca Giovanni, borbonico e contrario ai Savoia, trovavasi in altre difficoltà finanziarie e politiche la Consulta Araldica riconobbe il titolo di “nobili dei duchi di Pescolanciano” ad altri componenti non collegati al ceppo di Pescolanciano, viventi in Sicilia. Avendo visionato tutta la documentazione presentata all’ora tra fine ‘800 ed inizi ‘900 ho potuto riscontrare che detto organo di vigilanza non eseguì con opportuna ricerca il riscontro di quanto avanzavano costoro circa l’appartenenza ai Pescolanciano. A parte le evidenti somme spese per la domanda, corrisposte alla Consulta e suo Ministero di competenza, c’è da dire che tali d’Alessandro si collegavano ai Pescolanciano per il tramite di don Antonio Consalvo nato nel 1705 dal duca Giuseppe (1656-1715), letterato autore dell’opera Arte di Cavalcare. Visionando la dichiarazione di nascita rilasciata a fine ‘800 dal prete del paese e vidimata da un notaio di zona, risulta costui essere figlio ultimo del duca e moglie Marchesani, ma stranamente il documento riportava la presenza della madre con padrini al battesimo e senza ricordare il padre. Inoltre, dai testamenti ed elenco dei beni ereditari del duca Giuseppe e consorte non risulta citato mai detto figlio, mentre lo è un secondogenito a nome Consalvo nato nello stesso anno ma certificato morto all’età di 15 anni.Ed ecco il dilemma, la Consulta ha preso un abbaglio o si è ritrovato un figlio (illegittimo?), che ha scelto di vivere in Palermo (?). Tornando poi alla disquisizione sul merito o meno del “patriziato” spettante alla famiglia d’Alessandro, ritengo che tale onorificenza è spettata e spetta tuttora in quanto vari documenti, ma soprattutto diversi storici araldisti confermano quanto sopra. Faccio presente che la nostra fonte genealogica, di riferimento alla Famiglia, è stata quella del De Daugnon con lo scritto “la Famiglia ducale dei d’Alessandro, patrizi napoletani” edito nel 1880 (conserviamo varie copie).Costui sintetizza le varie fasi cronologiche del passaggio da nobili cittadini a feudatari, soffermandosi sul ramo di Pescolanciano e Castellina.Penso che fu il citato duca Giovanni che commissionò tale ricerca e sua pubblicazione per far luce sulla storia del Casato, seppur ho trovato un contratto ottocentesco di ricerca fatto con il Ricca Erasmo che doveva ricostruire l’intero albero genealogico partendo dal 1000.Non ho trovato traccia ancora di questo lavoro anche se mi è stato segnalato che il Ricca a metà ottocento pubblicò su un quaderno(?) una biografia dei d’Alessandro. Sul patriziato infine cito alcuni autori che segnalarono tale appartenenza della famiglia d’Alessandro:
-Scipione Mazzella, Descrizione del Regno di Napoli, 1601; E.Bacco,P.Rossi, Nuova Descrittione del Regno di Napoli diviso in dodici provincie,1629; B.Aldimari, Memorie delle Famiglie imparentate con la Famiglia Carafa Vol.V,1691; C.Torelli, Lo splendore della nobiltà napoletana Giuoco d’Arme,1678; Capecelatro, Origine della città e delle Famiglie nobili di Napoli,1769; e l’elenco può continuare.
Questi autori riferirono sulla presenza in Napoli dei d’Alessandro tra il patriziato iscritto ai seggi cittadini sin dal XIV secolo, i cui esponenti nei vari secoli hanno dato origine ai diversi rami citati. Quello di Pescolanciano, quindi, è stata la continuità vivente del ceppo originario partenopeo(seppur a mio avviso non si può parlare di estinzione dei discendenti napoletani, perché anche i Pescolanciano avevano dimora principale in Napoli) come attestato nell’Araldo Almanacco nobiliare del Napoletano nei vari anni (1905-1906-1912) ove si riferisce circa i d’Alessandro che la “Famiglia di origine greca e chiara per aver goduto il Patriziato napoletano in uno dei suoi rami oggi estinto”(mentre penso che non avvenne tale rinnovo con la pubblicazione del Libro d’Oro, a meno che non si volesse far riferimento al ramo principale della Castellina, imparentato ai Pescolanciano, il cui titolo passò arbitrariamente agli Zurlo, nonostante le volontà testamentarie dell’ultima duchessa d’Alessandro della Castellina, del ramo Pescolanciano). Comunque, continuare ad usare questa distinzione tra un ramo napoletano e altro Pescolanciano (quello che è continuato ad essere riconosciuto negli anni più recenti) è una forzatura araldica, che si evince anche dagli appunti sulla famiglia dello storico Serra di Gerace dei primi del ‘900. Sono significative le segnalazioni del Candida Gonzaga (Memorie delle Famiglie Nobili,1875), così come del Crollalanza (Dizionario storico-blasonico) che non riconobbero la dicotomica questione dell’origine. La mia tesi su detta continuità l'ho sviluppata nel corso della mia ricerca e se interessa la metterò a Vs. conoscenza.
Ps. Non seguirei tanto il Masciotta che è poco attendibile sulle date e sui personaggi
RingraziandoVi porgo cordiali saluti Ettore d’Alessandro di Pescolanciano


La ringrazio molto per le precisazioni. Mi sembrava di aver letto infatti che il suo ramo fosse un cadetto, ma la cattiva riproduzione della genealogia nel suo post mi lasciava perplesso.
Per quanto riguarda le sue osservazioni, dissento su un paio di punti.

1. avendo visionato le carte del Serra di Gerace posso dire che la genealogia d'Alessandro non presenta alcuna indicazione di patriziato napoletano e l'elenco dei titoli riportato da questo autore è il seguente nella tavola:

Duchi di Pescolanciano dal .... 16...
Baroni di Civitanova e Spronasino dal 16 ottobre 1629
Baroni di Civitavecchia ? (nome illeggibile) dal 9 ottobre 1629
Baroni di Carovilli e Castiglione dal .........

la genealogia debutta con Gio. Francesco sposato a Rita de Baldassarre. L'autore, a parte il primo titolato duca (Fabio, segnato alla sinistra in alto della tavola), non indica neanche i possessori delle baronie.

2. che una famiglia d'Alessandro sia stata patrizia napoletana non ci sono dubbi. Che il ceppo sia il medesimo di quello di Pescolanciano è tutto da dimostrare. Se anche lo fosse, non sarebbe strana la perdita degli onori del patriziato napoletano da parte di una linea (ci sono molti casi analoghi, anche per casate di prima importanza, v. Caracciolo) per i più disparati motivi.

Attendo sviluppi sulla interessante questione.

Cordialità,

D.S.
Davide Shamà
 

Messaggioda Davide Shamà » lunedì 26 giugno 2006, 17:10

dimenticavo:
ho ricevuto ora il suo messaggio privato. Farò un controllo su quanto mi segnala e le farò sapere. Per quanto ne so la famiglia indicata oggi è estinta.

D.S.
Davide Shamà
 

Re: Famiglia D'ALESSANDRO

Messaggioda de alessandro » martedì 27 giugno 2006, 8:46

Ed ecco un primo spunto della mia tesi: capitolo tratto da "I d'Alessandro di Pescolanciano, memorie genealogiche sul Casato napoletano e notizie sul castello e feudi molisani", a cura di Ettore M. d'Alessandro, Fi 2005 (diritti riservati)
N.B.Mancano le note che non sono riuscito a far copiare

2. Il Casato dei d’Alessandro, dal patriziato di seggio all’aristocrazia feudale

L’antica famiglia d’Alessandro contava antecedentemente al XVI secolo il possesso di alcune baronie, proprietà fondiarie che risultavano dislocate nelle vicinanze della capitale del Regno (Faicchio, Cardito, Casalnuovo, Marigliano), in parte ripartite tra i rispettivi “rami” creatisi intorno alla metà del XV secolo. L’ascesa politica di detto Casato, però, continuò a derivargli dalla sua residenza nobiliare in Napoli. Ivi, risultò per diverso tempo importante famiglia patrizia ascritta con taluni esponeneti al Sedil di Montagna, con altri a quello di Porto fin dal 1460. Cariche amministrative e politiche furono ricoperte da vari personaggi della suddetta famiglia, godendo di elevato prestigio presso le varie dinastie regnanti succedutesi nel Mezzogiorno d’Italia, fino a quella Aragonese.
Il passaggio significativo dalla condizione di patrizi cittadini a feudatari di provincia si ebbe agli inizi del XVI secolo con Gio.Lorenzo d’Alessandro. Costui, ritenuto primogenito di Pietro Nicola, fu a detta del Daugnon , Ordinario Regio Capitano, nonché governatore di Monopoli intorno al 1514/20. Carica amministrativa di rilievo che ,all’epoca dell’instaurato viceregno spagnolo, insieme a quella della Corte baronale riferiva al “Consiglio Collaterale”.
Il Gio.Lorenzo, pertanto, confermò quella posizione di prestigio politico mantenuta anche dal citato padre, Pietro Cola (quale presidente della Regia Camera della Sommaria), e dai di lui zii: Antonio, giureconsulto e regio ambasciatore, e dal barone Jacobuccio I, regio Camerario e presidente della Camera della Sommaria . Altri fratelli di Lorenzo furono nominati: governatore dell’Aquila e di Taranto (Baldassarre), e poi ancora dell’ Aquila (Salvatore).Ruoli ed incarichi, questi, significativi, fondati sulla fedeltà ed operosità dei d’Alessandro verso la corona sia angioina che aragonese, costituenti l’autonomo Regno di Napoli.
Il Capaccio scrisse nel “Forastiere” , nella breve relazione sulla famiglia d’Alessandro, quanto segue: “(...)visse Gio.Lorenzo Cavaliero Patricio” nominandolo quale importante ed illustre personaggio del Casato. Mentre il Daugnon aggiunse sullo stesso che “(...)tolse in moglie Cecilia de Angelis, della nobilissima famiglia d’Angelo, proveniente dallo sventurato imperatore di Grecia, Isacco d’Angelo” . Per la presenza di detta famiglia in Trani, come riferisce il Bonazzi nelle “Famiglie nobili e titolate del napoletano”, si deve ritenere che Lorenzo dovette conoscere la futura sposa durante il soggiorno lavorativo in Puglia.
Dal matrimonio con la sua consorte de Angelis venne alla luce l’unicogenito Gio.Francesco, capostipite del ramo dei Pescolanciano. Risulta, inoltre, che Gio.Lorenzo convolò -in seconde nozze- con Claudia Venato di Giovanni Francesco Venato e di Vittoria Coppola. Secondo la segnalazione di Carlo De Lellis , detta unione avvenne verso la metà del XVI secolo, cioè ad età avanzata del Lorenzo d’Alessandro.
La particolare attenzione che viene riposta su codesto personaggio della famiglia d’Alessandro è derivata dal suo orientamento politico anti-spagnolo, condiviso da altri parenti a lui contemporanei tanto da essere causa di una crisi di valori autorevoli nonché di danni economici per il Casato . Si tramanda, difatti, tra i discendenti dei d’Alessandro, che il Gio.Lorenzo -all’epoca- dovette essere coinvolto nei moti insurrezionali dei baroni napoletani, verificatisi nel viceregno spagnolo tra il 1528 ed il 1547, essendosi egli schierato con la monarchia francese -erede dei d’Angio- nonché per opporsi ai tentativi ispanici di introdurre a Napoli il Tribunale inquisitorio .
Fino ad oggi, però, non sono state rinvenute particolareggiate fonti storiche più dettagliate che informano su tale presenza del Lorenzo d’Alessandro nei suddetti disordini, a causa dei quali il personaggio in questione, una volta catturato dagli ispanici, avrebbe subito la confisca di tutti i beni patrimoniali e la destituzione dalle cariche ricoperte, nonché, forse, la probabile sua impiccagione .
E’, invece, notizia documentata da diversi storici quella che concerne la partecipazione ai moti del 1528-47 di altri personaggi della famiglia d’Alessandro, appartenenti al ramo di Cardito, baronia concessa dai re Aragonesi inizialmente al giureconsulto-ambasciatore Antonio (zio paterno del Gio.Lorenzo).
Con precisione, infatti, lo studioso Pedio nelle sue ricerche segnala la presenza della famiglia d’Alessandro, ed in particolare di alcuni suoi rappresentanti, alle congiure e moti sopra citati.
Si schierarono con le truppe francesi del Lautrec, i seguenti esponenti del ramo Cardito :
-Giulio, cugino di primo grado di Lorenzo;
-Giacomo, che secondo una documentazione archivistica spagnola, rinvenuta dal Martinez , riuscì poi, a conclusione delle vicende tumultuose, a riottenere “l’absoluction de todo castigo”, nel 1533, per essersi distinto nelle battaglie contro i fiorentini ed i turchi;
-Marco, allora presidente della Regia Camera.
Secondo Nino Cortese l’ulteriore congiura dei baroni napoletani, che si sviluppò nel triennio 1527-1529, fu caratterizzata dalla formazione di due fazioni, quella pro-spagnola e quella filo-francese sostenitrice della anzidetta spedizione francese, condotta dal Lautrec, nel Mezzogiorno d’Italia. In merito a siffatto schieramento, il Cortese asserisce che “(…) per molti si trattava di una tradizione familiare, ed infatti tornò in uso il termine angioino”. Questa scelta, del resto, s’era radicata nel Casato, poiché si annoveravano tra i loro ascendenti un Paolo d’Alessandro, segretario della regina Giovanna II nel 1418 nonché direttore del Gran Sigillo, come il nobile Sansonetto della stessa famiglia, qualificato nel “Quaternus Privilegiorum” quale uomo nobile e familiare della stessa regina Giovanna ed altri personaggi, sebbene, nel corso delle vicende belliche, durante il XVI secolo, gli spagnoli tentarono pure di accattivarsi la partecipazione dei baroni alla loro azione politica con promesse di donazioni di feudi e titoli , poi attuate in Napoli dal vicerè principe di Orange.
Interrottosi temporaneamente, nel 1529, quel lungo conflitto tra Francia contro la Spagna, regnata dall’imperatore asburgico Carlo V, i baroni “ribelli” sperarono che si sarebbe rispettato l’accordo stipulato nel 1505 col trattato franco-aragonese (“capitolazione d’Atripalda”), col quale furono garantiti i diritti di quei feudatari napoletani schieratisi dalla parte angioina. Accadde, contrariamente, che nel regno di Napoli molti feudi e proprietà fondiarie furono confiscati ai ribelli più compromessi per essere poi donati a nuovi soggetti. Pertanto, ciò determinò a Napoli che “(…) una serie di antiche famiglie era scomparsa ed era stata sostituita da nuovi signori, specialmente spagnoli” . Comunque, nonostante le difficoltà organizzative post-belliche del vicereame, la corona ispanica decise di concedere qualche indulto per rappacificare la situazione, procedendo alla restituzione di beni e titoli agli oppositori vinti.
Un primo indulto fu emesso il 23 aprile 1529 per “(…) tutti li gentilhomini, citadini et populari et contadini et ogni altri regnicola quali in alcun modo havessero commisso crimine de lesa Maiestà o dato aiuto et favore ad dicti nemici”.
Seguì, poi, altro indulto promulgato il 28 aprile del 1530, in cui furono elencati cittadini e feudatari esclusi da ogni beneficio di clemenza. Rimasero escluse dall’indulto imperiale la città di Monopoli ( forse ancora governata da Gio.Lorenzo d’Alessandro), l’Aquila (retta probabilmente ancora dal di lui fratello Baldassarre)ed altri paesi. Questa decisione potrebbe, così, comprovare indirettamente la tesi tramandata nel Casato dei d’Alessandro, relativa alla partecipazione di Lorenzo e suoi familiari ad attività antispagnole.Ulteriore notizia a conferma di questi sventurati fatti, che coinvolsero conseguentemente Casa d’Alessandro, si può inoltre rinvenire nello stesso indulto del 1530, allorquando viene citato -tra i nomi dei feudatari esclusi dalla clemenza imperiale- Jacobuccio II d’Alessandro, barone di Cardito .
Il sunnominato Jacobuccio II, primogenito di Marino, e cugino di Gio.Lorenzo, memore della lunga tradizione filo-angioina tra i suoi ascendenti d’Alessandro, fu indotto a schierarsi con la fazione francese partecipando ai tumulti contro gli spagnoli. Lo stesso, inoltre, risultava allora in città essere ascritto al Sedil di Montagna , mentre suo fratello Antonio - presumibilmente dimorando in altra zona cittadina - appariva invece essere “ufficiale municipale” appartenente al Sedile di Porto . Si è , comunque, verificato così che diversi storici genealogisti -allorché hanno trattato della residenza e provenienza della famiglia d’Alessandro- hanno spesso indicato essere questa ascritta sia al Seggio di Montagna (o confuso con il quartiere omonimo) come a quello di Porto(situato pure nella contrada di Montagna) sin dal 1460.
Personaggi di rilievo, appartenenti al citato Casato, peraltro, risultarono residenti sia nell’uno che nell’altro seggio. E’ segnalato, inoltre, che diversi matrimoni contratti dai d’Alessandro, in quel periodo, avvennero con esponenti di famiglie importanti, ascritte nei medesimi sedili cittadini (Jacobuccio II sposò Claudia di Gennaro; Baldassarre prese in moglie Marzia di Gennaro della stessa famiglia del sedil di Porto), stabilendo potenti legami tra le famiglie aristocratiche ed i monarchi.
La posizione anti-ispanica dei d’Alessandro in quel periodo, può trovare comprensibile giustificazione nella loro prolungata sentimentale fedeltà a quelle dinastie. Tra il 1527-29, infatti volendo il governo spagnolo limitare il potere delle varie famiglie di seggio e di feudo (“nobiltà di spada”), onde agevolare l’entrata nella società aristocratica partenopea di nuove classi sociali più solidali alla monarchia (quali la burocrazia togata), tutto ciò provocò la reazione tumultuosa dei seguaci della causa filo-francese, tra cui figurano alcuni esponenti della famiglia d’Alessandro.
A seguito di tali eventi l’imperatore Carlo V d’Austria, ordinò nel 1530-31, di istituire processi sommari per giudicare quei baroni ribelli rimasti esclusi dal secondo indulto, prescrivendo la compilazione di elenchi dei beni fondiari e delle rendite di costoro. Con l’arrivo a Napoli del vicerè de Toledo, si diede corso alle procedure punitive.
La documentata notizia sulla presenza dello Jacobuccio II ai moti del 1527-29, così come l’altra adesione presumibile del Gio.Lorenzo e familiari, induce a comprendere la opportuna scelta fatta in seguito per l’acquisto di feudi, lontani dalla capitale, quale Pescolanciano in Molise, preferendo allo status familiare di nobili del “Seggio”, quello feudale, quali aristocratici di provincia. Il Capecelatro annotò questo allontanamento di diversi nobili dalla capitale partenopea, a seguito delle punizioni ordinate da Carlo V, così scrivendo “(…)risaputosi – delle punizioni -, tantosto sgomberarono tutti da Napoli, e si ricoverarono in vari luoghi fuori del Reame”.
Va, poi, considerata la coincidente presenza ai tumulti antispagnoli di Cola Carafa,barone di Pescolanciano . Costui, succeduto al padre Andrea ( nel 1529), forse a seguito della temuta confisca dei beni da parte degli spagnoli, decise allora di farne donazione ad altri suoi successori. E’ altresì pure significativa la presenza a quella congiura di Vincenzo d’Eboli (Seggio di Porto) , barone di Capracotta, in quanto da propri discendenti la famiglia d’Alessandro -successivamente- acquistò il feudo di Pescolanciano, ceduto dai Carafa agli Eboli.
La reciproca conoscenza tra i suddetti esponenti delle citate tre Casate, unite nella lotta antiasburgica anche nelle infauste sciagure post-ribellione, fu quasi certamente motivo di ripetuti incontri, sfociati poi nell’operazione di acquisto del feudo di Pescolanciano.
Infine, ulteriore testimonianza della permanente conflittualità instauratasi tra il Casato dei d’Alessandro avverso il dominio dei regnanti asburgici-spagnoli, ricopre la notizia relativa alla pena mortale, inflitta dal vicerè Pietro de Toledo, per un ulteriore espisodio di malcontento, accaduto nel 1547 . I tumulti ebbero luogo allorquando il governo spagnolo voleva introdurre nel reame il tribunale dell’Inquisizione. Si posero a capo dei ribelli Giovanni Troiano Stinca, Cesare Mormile (del seggio di Porto per la parte dei nobili) e Tommaso Aniello Sorrentino (capo-popolo). A questa sommossa, che portò al conseguente tentativo di arrestare i detti capi insurrezionali, fece seguito altra rivolta.Tra il 21 e il 24 maggio dello stesso anno, furono arrestati tre giovani nobili appartenenti a famiglie del seggio di Portanuova (sito sempre in contrada Montagna)e Porto: Antonio Villamarino, Giovanni Luigi Capuano e Fabrizio d’Alessandro, accorsi a liberare un individuo dalle mani di alcuni “Algonzini della Vicaria” .
Quest’intervento, considerato atto di palese ribellione, irritò il vicerè de Toledo, il quale con un processo sommario fece condannare a morte i tre napoletani che furono “scannati”, orribilmente, davanti al pubblico nel largo di Castel Nuovo , suscitando generale disapprovazione tra la gente.
Simil condotta del vicerè suscitò indignazione generale tanto da far organizzare ai napoletani un’ambasciata per incontrare l’Imperatore in Spagna al fine di riferire sull’accaduto. Ma il Toledo, onde evitare tale scomoda ambasceria, promise ai contestatori la non introduzione dell’Inquisizione nel regno. Questo tentativo di far tacere simili proteste non andò a buon fine e in breve tempo (fine maggio-luglio) il malcontento si trasformò in altri tumulti estesi in tutta la città e nel regno di Napoli contro il Toledo e l’Ufficio Inquisitorio. La rivolta, purtroppo, rientrò ed il vicerè fece rapida e crudele giustizia degli esponenti più esagitati, coinvoltivi. Carlo V, comunque, concesse due indulti (dopo gli avvenuti arresti ed esecuzione dei giovani nobili), il di cui primo permise la grazia e l’amnistia a quasi tutti i rivoltosi fatta esclusione per il Sorrentino, il Mormile ed il priore di Bari (Gio.Francesco Caracciolo). Mentre nel secondo indulto del 12 ottobre 1547 furono escluse 15 persone e tutti gli “Officiali” del governo e “coloro che in qualche modo avessero percepito stipendio dalla Curia del Re” , a cui fu sottratto l’ufficio e la remunerazione dopo la prova di colpevolezza dimostrata con i processi giudiziari (“processi di stato e di fellonia”). Lorenzo d’Alessandro, tra l’altro, quale governatore con remunerazione dovette subire il suddetto processo e condanna di rimozione dall’incarico con confisca dei beni. Si evidenzia, così, che – sin dal periodo delle sanguinose sommosse contro il potere dei vicerè spagnoli, in Napoli – il casato d’Alessandro, pur espandendo gradualmente il suo dominio su diverse terre feudali, mostrò anche nei successivi secoli avversità ed insofferenza contro la sudditanza asburgica nel regno di Napoli. Diversamente, invece, si comportarono gli altolocati ceti aristocratici, allora viventi nella capitale, che militarono e furono asserviti e legati, con compiacimento e profitto, alla esosa e nefasta dominazione della imperiale potenza alemanna.
ettore d'Alessandro di Pescolanciano
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Re: Famiglia D'ALESSANDRO

Messaggioda de alessandro » giovedì 10 agosto 2006, 16:33

Saremo a Pescolanciano al castello d'Alessandro per una tavola rotonda il 12 agosto e 26 agosto, presentando alcuni libri storici. L'invito e' rivolto a tutti.

Sto lavorando alla genealogia del ramo d'Alessandro Castellina (sul Biferno) e se riguardo al mio iniziale "pezzo" che pubblico qui di seguito ci sono aggiunte e integrazioni di notizie storiche da suggerire sarei grato per i vostri contributi.

....................I d’Alessandro duchi della Castellina
................ed il Pio Monte della Misericordia di Napoli


di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

L’origine di questo ramo agnatizio primogenito dei d’Alessandro, patrizi napoletani, parte dalla figura del nobile napoletano(“vir de Neapoli”) Sansonetto, appartenente al seggio di Porto.
Costui, riconosciuto quale capostipite del ramo “Castellina” sul Biferno, fu figlio primogenito del milite Giovanni III de Alexandro, noto nel Regno per essere Gran Camerario di Calabria nonché maresciallo del Regno di Napoli e giustiziere degli Scolari. Detto padre ricoprì pure la carica di consigliere della regina Giovanna II, la quale per la fiducia accordatale concesse al nobile Giovanni la baronia di Casanova (di Cerinola –CE ?). Si è tramandato oralmente presso Casa d’Alessandro che detto Giovanni, ancora in vita nel 1471, fosse stato tra i “favoriti” personaggi legati alla sovrana angioina anche da storia sentimentale. Del resto, in merito alla citata regina, figlia del duca Carlo III e Margherita di Durazzo, è risaputo che essendo succeduta nel 1414 al fratello Ladislao I in tarda età si trovò sola ed impreparata a governare un regno instabile, colpito da insidie ed avversità (dagli acerrimi contendenti Alfonso V d’Aragona e Luigi d’Angiò). Tra i condottieri/consiglieri favoriti della regina sono ricordati quelli più noti, quali Bartolomeo Colleoni, Jacopo Caldora, Muzio Attendolo Sforza, Giovanni Caracciolo ed altri uomini “forti”, capaci di aiutarla nella difesa del regno. La stretta vicinanza dei d’Alessandro alla corona angioina resta, comunque, confermata anche dal fratello del Sansonetto, Paolo/Paolello, che ottenne la nomina di direttore del Gran Sigillo e segretario (1418) della medesima regina Giovanna. Inoltre, risulta che anche il Sansonetto fu spesso citato come “familiare della Regina Giovanna II” tanto da ricevere, per tale legame al trono, la nomina nel 1415 di governatore di Montefusco . Per tale rapporto di fedele sudditanza agli Angiò, il governatore d’Alessandro si schierò con prontezza nel settembre del 1416 dalla parte di quella nobiltà legata alla sovrana, che con il sostegno del popolo prese d’assedio Castel Nuovo in Napoli ove Giovanna II era stata imprigionata dall’ultimo marito Giacomo II di Borbone, conte di La Marche.
Per tale coinvolgimento, Sansonetto ricevette nel 1423 come riconoscimento regale la carica di governatore di Lucera e Foggia nella provincia della Capitanata.
Nonostante la caduta della dinastia degli Angiò-Durazzo, a seguito della morte di Giovanna nel febbraio del 1435 e della sconfitta del suo riconosciuto successore Renato d’Angiò, nonché la salita al trono di Alfonso I d’Aragona (re di Napoli e Sicilia), Sansonetto d’Alessandro continuò a mantenere delle cariche governative. Alla data del 26 giugno 1444 il “quaternus” Aragonese segnala il Sansonetto come “razionale”(maestro della regia Camera?) inviato da Francesco d’Aquino a riscuotere gabelle insieme a Giulio di Capua in provincia di Principato Ultra e Capitanata tanto per le funzioni dei maritaggi quanto per quelle fiscali. In quest’ultima provincia il suddetto d’Alessandro ricoprì anche la carica di capitano di Manfredonia nel 1444. L’anno successivo, il 18 ottobre 1445, ricevette poi l’incarico di real commissario in provincia di Abruzzo Citra, che disponeva di una delle due giustizerie apruziense, continuando a riscuotere gabelle per la corona dai baroni ed università . In questo periodo vi è risultanza di diversi incassi di cedole di Tesoreria del re Alfonso I d’Aragona, eseguiti in Capitanata, nella terra di Bari , dal detto Sansonetto che agiva con Francesco Maines nell’incarico di (Regio) commissario. Risulta, inoltre, che nel 1445 costui fu scelto quale delegato per la revisione dei conti della Regia Camera, nonché per la Tesoreria. Dal 1456 fino al 1467 risulta essere “Sansonectus rationalis” , cioè ancora operoso nella sua carica di funzionario della Camera della Sommaria, mentre il di lui familiare Andrea d’Alessandro risultava essere Regio consigliere nel 1459. Sansonetto sposò Maria de Liguorio e dalla loro unione nacquero Giovannello/Govantello, Diana ed Antonio.
Di Giovannello è noto l’incarico di guardiano del porto di Napoli, mentre circa Diana, vissuta tra la fine del XV e l’inizio del XVI, è annoverata nella biografia della famiglia Capasso del seggio di Porta Nova per essere costui “del seggio di Porto di Napoli, figlia di Sansonetto e di Maria di Liguorio”, nonché essere stata data in sposa a Luigi Capasso .
Antonio, invece, fu “consigliere, e Presidente del Sacro Regio Consiglio nel 1483” e sposò Ippolita Villano/i del seggio di Montagna, con la quale generò i figli Maria e Vincenzo. Quest’ultimo, che nel 1533 rivestiva la carica di capitano del porto di Fortore , maritò agli inizi del XVI secolo donna Lucrezia d’Alessandro, figlia del barone di Cardito Marino d’Alessandro. Con tale matrimonio si rinsaldarono i legami tra i due rami del medesimo ceppo napoletano.
Figli di Vincenzo furono:
Donna Isabella che si maritò nel 1539 con Giacomo Strambone della Terra di Somma, di Antonio e Lucrezia di Turri. Circa l’origine di Isabella d’Alessandro viene scritto nell’opera seicentesca del De Lellis che “fu nipote dell’Abate Alessandro d’Alessandro eruditissimo cavaliere di cui è eterna la fama del suo nome, per gli famosi Giorni Geniali, che pubblicò co’ grido di tutti i letterati alle stampe” Tale annotazione, riportata dallo studioso dell’epoca, vicino a detti personaggi di Casa d’Alessandro, conferma la tesi genealogica anche di altri storici di quel periodo secondo la quale il noto umanista giurisperito Alessandro (14 -15 )appartenne alla suddetta famiglia patrizia napoletana del sedil di porto.
Altro figlio di Vincenzo fu Giovanni Battista d’Alessandro che si sposò con Vincenza Origlia, figlia del barone di Canzano Andrea Origlia e di Adriana Mastrogiudice .
La figliolanza di Giovanni B. fu così composta:
Urania, nacque nel 1518. Sposò Fabio Giordano, di cui il De Lellis lasciò tale descrizione: “Chiaro per l’erudite historie latine, che scrisse, co’ le quali dalle tenebre dell’oblio illustrò l’antichità della sua patria Napoli”. Dal succitato matrimonio si generò Laura, unitasi poi con Vincenzo Strambone. Urania visse circa sessanta anni come si evince dal suo sepolcro sito nella chiesa dei Santi Severino e Sossio in Napoli, presso la cappella della famiglia Giordano , datato 1578.
Lelio nacque l’8 gennaio 1562 e sposò il 30 giugno 1602 Lucrezia Macedonio della Terra d’Otranto nella chiesa di San Giovanni Maggiore in Napoli .
Oltre a Claudia altro fratello fu Camillo che indossò l’abito gerosolimitano diventando cavaliere professo di Malta, ricevuto nell’Ordine il 25 giugno 1574.
Gio.Francesco, nato il 19 febbraio 1604, sposò Girolama Carafa, il cui unico figlio fu Lorenzo che non ebbe figli.
Figli di Lelio, che continuò la discendenza, furono:
Vittoria, nata nella seconda metà del XVI sec., sposò il 17 gennaio 1589 Felice di Gennaro, marchese di S.Massimo consigliere e poi presidente (1626) del Sacro Regio Consiglio , che nel 1612 acquistò il palazzo Colonna di via Mezzocannone in Napoli ove portò a viverci la consorte d’Alessandro. Il 4 luglio 1647 risulta Vittoria citata per una girata di una cambiale a credito, testimonianza di una suo diretto coinvolgimento nella gestione patrimoniale del marito .Costei morì senza lasciare figli.

le note sottostanti non le riesco a copiare
-De Daugnon, La famiglia d’Alessandro, patrizi napoletani, Milano 1880. L’autore riporta in una nota il decreto di nomina del Sansonetto in cui si dice: “uomo nobile e familiare della Regina Giovanna II”, tratto dal Registro Angioino 372, anno 1415,fol.41 dei Quaternus Privilegiorum
-Tale cittadina sita tra Avellino e Benevento fu sede della regia Udienza della provincia del Principato Ultra, cioè sede del tribunale provinciale con relativo carcere giudiziario, posto nei sotterranei dell’antico castello del borgo che fu trasformato in palazzo del tribunale in epoca aragonese.
- C.Filangeri, Testi e documenti di storia napoletana pubblicati dall’Accademia pontaniana, frammenti dei registri, Vol.IV, Na,1964, citazione II. Franciscus de Aquino, Universis etc. mandat quaternus Sansonectum de Alexandro de Nespoli et urbanum de Julyeo de Capua pro pecunia recepita pro parte vicemgerentis in Provincia Principatus Ultra e Capitanate, tam collectarum maritagli quam aliarum fiscalium functiorum
C.Filangeri, Ibidem,Commune Summariae (1444-1459) p.48. Alfonsus rex etc. Ferdinandus etc. Nob. Viro Sansonecto de Alexandro de Neapoli, r.commissario in provincia Aprutii Citra etc. Precipit quatenus procereres, magnates, comites et barones ac universitates quarumcumque civitatum, terrarum, castrorum et locorum dicte provincie ad solucionem iurium adoharum feudaliumque serviciorum ac collectarum generalium pacisque et victorie ac aliarum quarumcumque fiscalium imposicionum etc. ante reductionem ipsorum procerum, comitum etc. ad r.fedelitatem impositarum nullatenus compellat contra tenorem r.licterarum que sunt vid.
-Le cittadine seguite dal Sansonetto furono: Ischitella (FG),Veste, Vico (del Gargano) sotto monte Sant’Angelo (fol.13); San Bartolomeo, San Giovanni Rotondo sotto San Giuliano (di Puglia) (fol.13 t); Caprino, Cagnano, Petracatella, Molfetta, Trani, Cellammare, Capurso, Gravina. Ibid., frammenti di Cedole della tesoreria di Alfonso I, 1446-1448, pp.77-79,113
Ibid., Vol XIII, Na, 1990 curie sommarie 1465-1469.
- C.De Lellis, Famiglie nobili del Regno di Napoli, Parte II, Na, 1663, p.225.
Luigi, figlio di Goisué e di Medea di Catania, fu nel 1478 Luogotenente del Regio Commissario Francesco delli Monti ed ebbe dal citato matrimonio 5 figli: Giosué, Girolamo, Matteo, Roberto e Annibale.
- B.Aldimari, Memorie delle famiglie imparentate con la Famiglia Carafa, detta Stadera, Vol.IV, Na, 1691, p.372.
- Tale porto altro non fu che un approdo ubicato alla foce del fiume Fortore, nascente presso Montefalcone di Val Fortore (BN), nel mare Adriatico nei pressi del lago di Lesina (FG).Un’antica torre, detta di Fortore, era ivi collocata a difesa dei traffici commerciali via fiume e forse dimora del capitano e sua truppa di presidio.
- C.De Lellis, Op.cit., p.317 In una nota dell’autore si rinviene che i capitoli matrimoniali furono redatti dal notaio Marc’Antonio Scoppa di Napoli il 23 novembre 1539.
- Ibid., p.293.
- C.De Lellis, Op.cit., p.319.
- Il d’Engenio descrive detto sepolcro riportando quanto impresso nella lapide marmorea ancora oggi visibile.”Urania de Alexandro uxori carifs atq. Incomparabili qua cum ann.VI suavissime vixit, cuius nihil inquam nisi mortem doluti.Fabius Iordanus infelix coniux, contra votum P. vixit an.XXV obijt M.D.LXXVIII . C.D’ENGENIO, Napoli Sacra, Na, 1624, p.323 .
- Serra di Gerace, Appunti araldici, Archivio di Stato di Napoli, Vol.5, n.1493-98.
- Detta chiesa, posta presso l’Università in vicinanza dell’area del porto di Napoli (seggio di Porto) fu spesso utilizzata per battesimi e matrimoni dai d’Alessandro di detto ramo Castellina, forse per la vicinanza alle dimore di questi. Probabilmente, vi fu un sepolcro della famiglia .
- C.De Lellis, Op.cit., p.269. Circa la memoria su costui l’autore ricorda le annotazioni fatte da padre Gio.Battista d’Orsi nel suo libro degli Elogi sulla figura di Felce de Gennaro : « Felix Ianuarius e patrum Curia Equestris Ordinis Portus, Sagatus, Togatusque Miles ; At utramque Iani frontem expetitus, Fortuna maior sua … »
-A. De Rose, I Palazzi di Napoli, Na, 1999,p.234.
- F.Nicolini, Notizie tratte dai giornali copiapolizze degli antichi banchi intorno al periodo della rivoluzione napoletana del 1647-48, Vol.I, Na, 1952-53,p.93.
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Messaggioda de alessandro » venerdì 15 settembre 2006, 9:21

Circa questa discendenza del ramo “Castellina” c’è da dire che detta acquisizione feudale avvenne successivamente nel XVII secolo e pertanto costoro erano considerati patrizi dell’unico ceppo napoletano dei d’Alessandro del sedile di Porto. Difatti, vivevano nello stesso periodo altri familiari, poi, identificati in rami diversi sviluppatisi in epoche diverse. Un esempio di vicinanza familiare contemporanea ai citati ascendenti della “Castellina” è la figura di padre Crisostomo d’Alessandro, che fu abate del monastero di Cassino. Costui, indossò l’abito talare nella già citata chiesa dei Santi Severino e Sossio in Napoli, ove fu padre professo già dalla data dell’11 aprile 1490. Tale basilica con suo convento fu luogo di frequentazione e di sepoltura di vari esponenti del casato d’Alessandro e proprio nel 1490 i padri benedettini iniziarono a realizzare importanti ampliamenti, sostenuti poi con gli aiuti di re Alfonso d’Aragona (il 12 marzo 1494) e della famiglia Mormile di Campochiaro per circa 15 mila ducati ciascuno(1) . Di certo taluni sepolcri dei d’Alessandro dovettero essere collocati lungo il pavimento che fu fatto “tutto di marmi di più colori con moltissimi lapidi sepolcrali e stemmi gentilizi” , come testimoniò il Carafa(2). A queste urne si aggiunsero le cappelle gentilizie che furono edificate nei vari secoli (Sanseverino,Carafa d’Andrea della Stadera, Cicara, Mormile, de Medici) tra le quali quella citata dei Giordano ove fu riposta la salma di Urania d’Alessandro. Vi è, poi, documentazione certa circa l’esistenza dell’urna funeraria di Severo d’Alessandro, documentata da Cesare d’Engenio nella Napoli Sacra(3) , la cui descrizione lapidea è la seguente: “Severus de Alexandro sua suorum o posterorum cum agnatorum tum gentilium ossa hic feruanda constituit.MCCCCLXVII”. Il sicuro legame familiare esistente tra Severo e Crisostomo, su cui è in corso una ricerca specifica con l’ausilio di padre Faustino dell’archivio cassinese, fa pensare che non a caso il prelato iniziò la sua carriera religiosa proprio dalla chiesa dei SS.Severino e Sossio. In merito a Severo d’Alessandro, morto nel 1467 e nato tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, si è discusso sulla ignota provenienza di una consistente ricchezza giuntagli dalla Puglia. Leggenda vuole che tale tesoro fosse eredità della ricchezza raccolta dal templare Lando de Alexandro(4).Severo, con il familiare Antonello, risultò difatti tra quei mercanti-banchieri che aprirono un banco al tempo di Alfonso I d’Aragona nel periodo compreso tra il 1443 e il 1455, come segnalato da Alfonso Silvestri nella sua pubblicazione sull’attività bancaria napoletana(5) . Diverse operazioni di credito con svariati personaggi di corte o meno testimoniano l’intensa attività finanziaria svolta dai d’Alessandro. Con tale ascendente, comunque, la famiglia d’Alessandro risultò,in primis, essere ascritta al sedile di Montagna (la cui circoscrizione comprendeva la parte alta della città) come dai protocolli del notaio Pietro Ferrillo in SS.Apostoli, in data 21 maggio 1460. Lo stesso De Lellis nei suoi “Discorsi delle Famiglie Nobili del Regno”(6) testimoniò detta iscrizione, segnalando che Galeazzo Origlia intervenne “insieme con Gurone suo fratello, Paulo Poderico, Fabritio Rosso, Nicolò Luca Carmignano e Andrea Cotugno deputati del seggio di Montagna ad aggregare a quella nobiltà Severo d’Alessandro e Lorenzo Palombo”. Infine, si rinviene ulteriore documentazione di conferma su tale “aggregazione”dalla sezione diplomatica del Grande Archivio di Napoli, Repertorio n.1 p.6, compilato dal Griffo.
E’ chiara la posizione di rilievo e prestigio goduta da Severo d’Alessandro anche sotto la regnanza degli Aragonesi tanto da essere ricordato dallo storico Biagio Aldimari nelle “Memorie delle famiglie imparentate con la famiglia Carafa”(7), il quale lo citò per l’appartenenza al suddetto sedile partenopeo.
La chiesa dei Santi Severino e Sossio fu, comunque, luogo sacro frequentato e caro ai d’Alessandro, i quali rimasero legati anche per tale segreto collegato alla celata tradizione dei “cavalieri del Tempio”, cui il Casato rimase ancora fedele nei secoli successivi alla loro soppressione(8) . Un segreto che è rimasto impresso in quella piccola croce funeraria impressa nella lapide sepolcrale di Severo d’Alessandro. Ma simile continuità di ideali e simboli con l’Ordine del Tempio si rinviene anche con lo stesso Abate Crisostomo, spostatosi a Montecassino presso il convento benedettino perché ivi chiamato a reggere tale carica già nel 1527. Questo primo suo impegno presso l’abbazia fu mantenuto fino al 1531.
note
1. La chiesa dei SS. Severino e Sossio sotto i padri benedettini, protettori delle arti, fu arricchita di importanti opere monumentali artistiche e numerosi dipinti..
2. F.Carafa, Notizie storiche intorno alla chiesa dei SS.Severino e Sossio, Na, 1876, p.10.
3. C.D’Engenio, Napoli Sacra, Na, 1624, p.332.
4. Lando, nipote del barone rossocrociato Guido/Guidone d’Alessandro di Roccagloriosa citato nel “catalogo dei baroni del Borrelli (Na, 1653, p.56) per la sua diretta partecipazione alla terza crociata (1189-1192) in terra Santa, risultò essere importante componente con frate Giovanni di Lorenzo, l’oblato Giovanni Cono ed altri della comunità templare della chiesa di S.Paterniano di Ceprano, a detta delle recenti ricerche del Bramato (Storia dell’Ordine dei Templari in Italia, Rm 1991, p.74). Precettoria che ricevette esenzione da Carlo I d’Angiò dal divieto imposto di entrare nel regno di Sicilia ed anche una rilevante indulgenza
5. A.Silvestri, Sull’attività bancaria napoletana durante il periodo aragonese, Na, 1953, pp. 22,42.
6. C.De Lellis, Discorsi delle Famiglie Nobili del Regno di Napoli, Parte II°, Na, 1663, p.274.
7. B.Aldimari, Memorie delle famiglie imparentate con la famiglia Carafa, Vol.IV,Na, 1691, p.372.
8. Sulla tradizione templare del casato d’Alessandro è stata effettuata una prima ricerca pubblicata da C.Di Paola, Sulle tracce dei Templari in Molise, CB, 2001. Ulteriori approfondimenti riguardano taluni esponenti del ramo Pescolanciano e sono in corso d’opera. E’ importante, in merito, ricordare come i templari furono ben accetti presso i sovrani Angioini di Napoli, dinastia alla quale rimasero fedeli numerosi ascendenti di casa d’Alessandro come già evidenziato, anche perché fu ritenuta preziosa la loro nascente attività finanziaria e banchiera ( cfr. F.Cardini, I segreti del Tempio, FI, 2000, p.20. Lo storico scrive “i templari furono così i primi banchieri d’Europa e il loro ruolo divenne sempre piùimportante nella rinascita del commercio dei secoli XII – XIII”)
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Messaggioda de alessandro » martedì 19 settembre 2006, 8:43

allorquando volle indire un importante sinodo presso il monastero, che tanto fu caro ai miles Christi (come testimoniano taluni sepolcri nella sacrestia). L’Abate d’Alessandro si interessò dell’ultimazione dei lavori della sacrestia, già avviati dal suo predecessore Squarcialupi , facendo realizzare il pavimento “con materiale musivo proveniente, com’è probabile, dagli antichi oratori di S.Bartolomeo, S.Andrea e dallo stesso S.Martino”(9). Nella sacrestia fece porre, poi, dei banchi lignei che furono sostituiti poi nel 1750 . Fece chiamare presso il monastero il pittore Andrea da Salerno per la realizzazione della “cona grande”, un polittico raffigurante la storia della vita di S.Benedetto. Don Crisostomo fu rieletto Abate di Cassino una seconda volta nel 1533 e mantenne l’incarico fino al 1538. In detto periodo si occupò della realizzazione del sepolcro marmoreo di Guido Fieramosca, fratello del famoso Ettore, incaricando nell’esecuzione lo scultore Giovanni Merliano da Nola. Occorre segnalare l’esistenza di particolare documentazione epistolare presso l’archivio cassinese (Registro della Congregazione, 1536,p.133) tra don Crisostomo e suo familiare Marino d’Alessandro del ramo dei baroni di Cardito (sostenitori del partito francese filo-angioino), il quale rivestiva in quel periodo la carica di capitano/governatore delle terre del Cedaro in Calabria, ove trovavasi un feudo del monastero cassinese. Crisostomo si rivolse al Marino affinché agisse per la via della più rigorosa giustizia contro alcuni malfattori disturbanti dette proprietà.
(9) M.Dell’Olmo, Montecassino, un’abbazia nella storia, Montecassino, 1999, pp.76,205,206,208,219.
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