La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

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La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 5 dicembre 2015, 15:33

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Ho letto avidamente il volumetto “ La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana” che il Presidente degli Uberti mi ha voluto inviare in quanto IAGI socio .

Devo dire di essere stato piacevolmente colpito, oltre della autorevole competenza , alla quale siamo avvezzi e dalla lucida e scorrevole disamina dell'argomento anche dall'affinamento del suo pensiero sull'argomento che lo rende perfettamente sovrapponibile con il mio modesto modo di pensare:
Pierfe afferma molto giustamente ( pag.15 e 19 ) che in Italia i titoli nobiliari “non conservano alcuna rilevanza” (...)“ privati del loro valore giuridico (...) rimangono in vita quale reminiscenza storica e con quel valore sociale che deriva loro dal perdurante costume” ( quello che io amo definire: valenza storico-culturale ).
Nel capitolo la “Nobiltà” provenienti da ordini cavallereschi preunitari " a pagina 48 il concetto viene ribattuto ed accostato ai titoli umbertini : “ valore morale , essendo priva di alcun peso giuridico”.

Sembrerebbe, quindi, che l'unica differenza in Italia , riscontrata tra nobiltà concessa o riconosciuta nel Regno e “nobiltà” concessa o riconosciuta da SAR Umberto dopo il 1946 e negli Ordini cavallereschi indipendenti e nobiliari dinastici, siano due paia di minuscole virgolette:
Queste variegate realtà nobiliari, sono tutte unite dal comune mancato riconoscimento dello Stato e conseguente tutela pubblicistica.

Il Presidente ( pag.14) riporta l'autorevole parere del prof. Pezzana , secondo il quale
“ i titoli nobiliari, durante il regime monarchico, non ebbero mai alcun rilievo sul piano del diritto pubblico né attribuirono mai, dal punto di vista giuridico, ai lori possessori, una posizione di privilegio.”
Si potrebbe agevolmente dedurre che, con la costituzione della Consulta araldica, la Nobiltà preunitaria ebbe valore legale ma soprattutto peso politico, ben superiore a quella dell'ottantennio regnicolo, il che è storicamente vero.

Il volumetto di Pier Felice è, e rimarrà, un punto di riferimento essenziale per comprendere il soggetto nobiliare oggi in Italia.
Grazie, Presidente.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda contegufo » sabato 5 dicembre 2015, 19:58

Salve

“ i titoli nobiliari, durante il regime monarchico, non ebbero mai alcun rilievo sul piano del diritto pubblico né attribuirono mai, dal punto di vista giuridico, ai lori possessori, una posizione di privilegio.”


La differenza è sottile ma non per questo irrilevante; i titoli riguardano le persone in quanto tali ma che durante il Regno non abbiano procurato un qualche vantaggio a taluni appare incredibile.
Sotto il profilo giuridico trovo giusta l'affermazione quotata ma nel pratico le cose erano differenti e ancora oggi la smania di un qualche titoletto, predicato o doppio cognome fa evidentemente intravedere teorici vantaggi in qualche ambito, da quello puramente di facciata a quelli invece più concreti.

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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 6 dicembre 2015, 10:14

contegufo ha scritto: ....
Sotto il profilo giuridico trovo giusta l'affermazione quotata ma nel pratico le cose erano differenti e ancora oggi la smania di un qualche titoletto, predicato o doppio cognome fa evidentemente intravedere teorici vantaggi in qualche ambito, da quello puramente di facciata a quelli invece più concreti.


Se andiamo vedere l'effettivo esercizio del potere , dopo l'elezione del 1913 i nobili eletti costituivano il 16.5%, dopo le elezioni del 1919 tale percentuale precipitò al 4.7%.
Prima dell'Ottocento il potere era totalmente appannaggio dell' aristocrazia, in ogni italico Stato e Statarello.
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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda LeSaboteur » domenica 6 dicembre 2015, 11:44

Buongiorno,
dove è possibile reperire il volume in questione? Google, attraverso la mia poca dimestichezza, non è riuscito a suggerirmelo.

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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda Romegas » domenica 6 dicembre 2015, 12:39

Il volumetto viene inviato ai soci IAGI e agli abbonati al periodico "Nobiltà".
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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda pierfe » domenica 6 dicembre 2015, 12:55

Romegas ha scritto:Il volumetto viene inviato ai soci IAGI e agli abbonati al periodico "Nobiltà".


ed aggiungo che hanno rinnovato la loro quota sociale o abbonamento entro il 28 febbraio 2015.

Si tratta della prima pubblicazione sull'argomento scritta in forma interamente scientifica con il supporto della giurisprudenza e senza sogni o interpretazioni personali fuori dalle leggi...
Per me è finito il tempo di raccontare fantasticherie fuori dal tempo, e chi lo ha letto si è reso conto che c'è spazio per tutti... ma ovviamente all'interno del posto che compete.


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Re: La nobiltà tra sogno e realtà nella Repubblica Italiana

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 6 dicembre 2015, 17:00

pierfe ha scritto:
(...) Si tratta della prima pubblicazione sull'argomento scritta in forma interamente scientifica con il supporto della giurisprudenza e senza sogni o interpretazioni personali fuori dalle leggi (...)


E' esattamente da me apprezzato per questo motivo.
Seguendo criteri scientifici:

Le varie nobiltà italiche ( più o meno "virgolettate" ) sono:
1) Soggetti reali ( v. persone e famiglie spesso riunite in sodalizi legalmente rogati da un notaio, con statuti depositati in tribunale).
2) Godono, avendo perso la valenza giuridica-funzionale ( già dall'inizio del Sec. XIX ), solo di validità storico-culturale.
3) Quale eredità immateriale sono oggi trasmissibili ( il titolo può essere oggetto di disputa , la qualità , certamente no ) .
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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