"Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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"Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 6 luglio 2021, 17:45

Ho letto alcuni articoli di giornale in cui veniva utilizzata in riferimento a donne insignite OMRI il termine "la cavaliere" https://www.lanazione.it/firenze/cronac ... 474247/amp

Lo considero un errore poiché la parola cavaliere è inequivocabilmente di genere maschile e dunque non può essere accompagnata da un articolo di genere femminile.

Mi sembra che questo voler trasformare una parola di genere maschile in una di genere comune rientri in un trend linguistico ben specifico, secondo il quale oggi il genere maschile non può più rappresentare anche il genere femminile. Il caso recente più palese è il cambiamento del Confiteor dove la formula "Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli" è stata cambiata con "Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle".
Ma ce ne era davvero bisogno?

Presto avremo anche "la commendatore" o "la grande ufficiale"?
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Tilius » martedì 6 luglio 2021, 22:59

Alessio, temo che questo specifico articolo sia poco funzionale alla speculazione accademica. La forma errata "la cavaliere" è riportata come citazione di terze persone. Nel resto dell'articolo il termine cavaliere e annessi sono tutti correttamente utilizzati col genere proprio.
I termini femminili comunque esistono: cavaliera, commendatrice, ufficialessa.
Antichi, desueti, sovente scherzosi.
Mi sembra comunque che le problematiche linguistiche aggiungano solo una nota ulteriormente ridicola alla già ridicola battaglia di chi vorrebbe le donne fuori degli ordini cavallereschi. :D
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 6 luglio 2021, 23:23

Ne avevo trovati anche altri due di articoli ma a parte lo specifico mi interessa di più il trend .. che non condivido.

Su "Cavaliera" ho visto che anticamente si riferiva a "figlia di cavaliere" più che a cavaliere donna.
Il femminile di cavaliere è infatti "cavallerizza" che però non può assolutamente essere utilizzato per una donna insignita ad esempio dell'OMRI.
Anche "commendatrice" e "ufficialessa" credo siano inutilizzabili per un'insignita poiché hanno tutt'altro significato.

Preferisco dunque un cavaliere donna, un ufficiale donna o un commendatore donna.
Insomma appartengo a quelli che credono che un avvocato donna sia sempre un avvocato.. senza necessità di farsi chiamare avvocata o avvocatessa.
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Cronista di Livonia » mercoledì 7 luglio 2021, 8:10

Per l'OMRI, per granitica volonta' della sinistra, sprezzante del bieco retaggio reazionario (ricorderei lo sprezzante "l'OMRi non ha bisogno di dame" della sinistra in risposta a chi fece notare che forse era il caso di prevedere la dame), si dovrebbe usare "Il cavaliere Signora tal dei tali".
Come per Sindaco, Ministro e qualsiasi altro titolo.

Sulle Dame fuori dagli Ordini, mah, veramente no. In quelli di Merito hanno sicuramente posto a pieno diritto, semplicemente in quelli militanti, anche e specie data la loro origine, sembrava piu' appropriato avere Ordini separati, non quindi "fuori le dame!", ma Ordini per cavalieri ed Ordini per dame.
Cordialmente,

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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 8 luglio 2021, 15:31

Decenni fa, l'addetto militare tedesco ad un ricevimento alla Scuola di Guerra, nel '72, si rivolse a mia mamma con un "gnädige Frau General..."...
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Tilius » venerdì 9 luglio 2021, 9:57

Elmar Lang ha scritto:Decenni fa, l'addetto militare tedesco ad un ricevimento alla Scuola di Guerra, nel '72, si rivolse a mia mamma con un "gnädige Frau General..."...

Questo è un vezzo tipicamente tedesco, applicato in ogni campo, appellando la consorte col titolo del marito: Frau Doktor non è la dottoressa, è la moglie del medico...
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Elmar Lang » domenica 11 luglio 2021, 8:45

Peraltro, la Galigai, consorte di Concino Concini, era anche appellata "Marescialla d'Ancre", secondo il titolo del marito...
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 21 agosto 2021, 15:55

Riconosco il notevole sforzo dell'autore, sebbene non sia d'accordo con le conclusioni.

https://accademiadellacrusca.it/it/cons ... ereem/2932

Qual è il femminile di cavaliere ?
Sono arrivi varie domande sul femminile di cavaliere . Come si indica una 'persona che va a cavallo' or un 'soldato a cavallo' se di sesso femminile? Quando è la data una donna viene insignita del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica è possibile rendere tale onorificenza al femminile?

Risposta
I l tema del femminile di mestieri, cariche, professioni appassionare maschili continua ad amare i nostri lettori. Questa volta sotto la slow di ingrandimento è finito cavaliere , una parola del lessico fondamentali, nota a tutti gli italiani, che ha una vasta gamma di significati: da 'chi va a cavallo' a 'soldato a cavallo', da 'appartenente alla cavalleria 'a' membro di un ordine cavalleresco ', da' nobiluomo 'a' gentiluomo ', a' partner di una donna nel ballo ', ecc. il suo legame con cavallo sia chiaro anche al parlante comune, si tratta di un gallicismo di epoca antica (documentato, come risulta dal TLIO , in moltissime varianti, tra cui cavaliero , cavaleri ,cavallere e cavalliere ): the voce, attestata già nella seconda metà del sec. XII, è modellata infatti sul provenzale cavalier e/o sul francese chevalier , esiti del lat. tardo caballarium , che ha in area Italiana dato cavallaio o cavallaro , che ha ben diverso significato ( 'o quarter mercante di cavalli').

I dizionari che sono soliti registrare il nome femminile o non fornisce indicazioni, oppure le forme derivate da cavaliere secondo il processo che viene definito “mozione” (Anna M. Thornton, in Grossmann-Rainer 2004 ), cavalier e / o cavalieressa : così fa lo Zingarelli 2021 (che le fa precedere dalla croce che contraddistingue le voci uscite dall'uso), mentre altri dizionari the lemmatizzano autonomamente, sempre marcate as arcaiche form o scherzose, nel significato di 'moglie o figlia di un cavaliere'. Egli GRADIATIi dati, rispettivamente, 1596 aC. 1300; in realtà, entrambe sono documentate in inglese antico, la prima, fin dal Trecento, nel senso di 'colei che difende e sostiene' o di 'donna che appartiene alla milizia di Amore', la seconda, nelle form cavaleressa (Rustico di Filippi, seconda metà sec. XIII) o cavalleressa (Boccaccio, Decameron ), appunto col significato di 'moglie di un cavaliere, gentildonna' (cfr. TLIO).

The due form si trovano, con valore un po 'diverso, anche in due famosissimi melodrammi: il Don Giovanni di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte (il povero Masetto, costretto a lasciare Zerlina, che ha appena sposato, in Compagnia di Don Giovanni , non troppo rassicurato del fatto che la ragazza resta “in man of a horseman”, se ne va dicendole sarcasticamente “Resta, resta! | È una cosa molto onesta: | faccia il nostro cavaliere | cavaliera ancora te”) e il Falstaff di Verdi su libretto di Arrigo Boito (Alice, moglie di Ford, che ha ricevuto da Falstaff una lettera d'amore, la esibisce divertita alle amiche dicendo: “Dunque: se m'acconciassi | a entrar ne 'rei | propositi del diavolo, sarebbero stati | promossa al grado di Cavalleressa!”).

Per alcune delle accezioni di cavaliere sopra indicano esistono in italiano dei corrispondenti femminili lessicalmente indipendenti. Nel caso di 'donna che va a cavallo' (specie nell'equitazione) è tuttora in uso amazzone (lastra data guerriere del mito greco); in passato si adoperava in questo senso anche cavallerizzo , terminates ricordato da un lettore (e citato come altrimenti imo di amazzone in vari dizionari), che però, morfologicamente, è il femminile di cavallerizzo (dallo spagnolo caballerizo ), usato al maschile prevalentemente in ambizioso .

An altro finisce femminile che corrisponde a cavaliere è dama (altro gallicismo di antica data: sec. XIII, nel GRADIT incluso tra le voci di “alto uso” ma non tra Quelle del lessico fondamentali), nel senso sia di 'nobildonna' o ' gentildonna '(si pensi al titolo di una commedia di Goldoni, Il cavaliere e la dama ), sia anche di' partner di un uomo nel ballo ': per restare in ambito lirico, ricordo che nella Bohème di Puccini (libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa), quando i quattro amici in soffitta improvvisano una quadriglia, Rodolfo dice “allegramente” la battuta “Mano alle dame!”, Prima di ballare con Marcello.

A proposito di dama , varrà la pena di segnalare che si tratta di una delle not numbered voci in cui il processo di movimento è partito dal femminile e non dal maschile. Abbiamo infatti due derivati ​​documentati già nel sec. XV, ma ormai di uso prevalentemente ironico: damo (scherzosamente si può definire un uomo damo di Compagnia ), che peraltro in Toscana valeva (ormai uso è obsoleto, come visualizzare già i dati dell' ALT ) anche' fidanzato ', e damerino .

Quanto ai titoli onorifici della nostra Repubblica ( Cavaliere del lavoro , Cavaliere al merito della Repubblica ), a cui si riferisce la maggior parte delle domande pervenute, non ci risulta che la questione del genere sia stata confrontata, born in livrafello istituzionale, born nella bibliogi specifica sul tema slab raccomandazioni in poi: il nome dell'onorificenza è rimasto al maschile anche quando viene Concessa ha dato (circostanza peraltro rara piuttosto: Finora, come risulta dal sito della Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro , it titolo di Cavaliere del Lavoro è stato attribuito a 2.805 uomini a fronte di sole 92 d.

Come è noto, nel Regno Unito esistono titoli onorifici distinti in base al sesso: Knight o Sir per gli uomini e Dame o Lady per le give. Anche in italiano, non sarebbe affatto impossibile ricorrere a dama (del lavoro) ; anzi, devo all'amica Paola Villani la segnalazione di un “precedente” in questo senso: in un vecchio resoconto del Senato ( seduta del 25 ottobre 1950 ), in cui si parla di ordini di cavalierato aboliti che concedevano, in modo truffaldino, titoli onorifici a pagamento, si legge questo passo: “ed offers per opere dell'ordine, per il grado di cavaliere o di damanon meno di 25 lire”. A titolo ufficiale esige a decisione ufficiale, e dunque un intervento di carattere normativo, di natura politica e amministrativo. Non è detto peraltro che questo risolve completamente il problema. All'amica Maria Teresa Zanola, a cui è stata recentemente conferita (aprile 2021) the honorificenza di Officer of Arts and Letters in the parte del Ministero della Cultura francese (dopo la nomina nel 2013 a Chevalier di questo “ordine”), devo la notizia che l'Académie française, nella seduta del 28 febbraio 2019, ha approvato un rapporto su La femminilizzazione dei nomi di mestieri e funzioni , che ha affrontato esaurientemente argomento. Ma nel rapporto a un certo punto si legge: "if the Official Journalutilizza moduli come "signet ring", "officer" o "commander", questi non sono per tutti quelli accettati in uso "(" si il Journal officiel [corrispondente alla "Gazzetta ufficiale"] ricorre a forme come signet ring , officer , comandante , non per questo esse sono accolte nell'uso”).

Tornando all'italiano, in assenza di indicazioni ufficiali, possiamo dire che la lingua offre varie possibilità. L'antico femminile cavalier potrebbe senz'altro essere fruibile, con valore puramente denotativo, in questo senso (con allineamento a coppie come cameriere / cameriera , infirmiere / infirmiera , etc.). Ma ci si potrebbe anche limitare, in attesa di una decisione ufficiale, a mutare l'articolo in base al sesso: quindi il e la cavaliere . La stessa cosa potrebbe dirsi per commendatore , anche se non ci sarebbe alcun problema di grammatical character a usare commendatrice, registrato soltanto come arcaismo nello Zingarelli e nel GRADIT, per riferirsi a una donna che è stata insignita del titolo. Nel caso di Grand'ufficiale (o Grandufficiale ), infine, benchè i dizionari registrino la forma ufficialessa non solo nel senso di 'moglie di un ufficiale', ma anche in quello di 'donna incaricata di un pubblico ufficio' e, nell'esercito , di 'ufficiale di sesso femminile' (definizioni dello Zingarelli 2021, che data la parola al 1898), il ricorso alla stessa forma usata per il maschile ( la Grandufficiale ) ci pare senz'altro la scelta preferibile, tanto più che aggettivo corrispondente, ufficiale , vale per entrambi i generi grammaticali.


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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda egometta » sabato 21 agosto 2021, 16:44

Al di là del merito della risposta cruscante, visto che Paolo d'Achille è di Roma e il suo testo nel sito della Crusca è in italiano, che bisogno c'era di farlo passare per un pessimo traduttore e ritraduttore inglese per ottenere la porcheria qui sopra? Meglio riproporlo in forma originale:

Qual è il femminile di cavaliere?
Sono arrivate varie domande sul femminile di cavaliere. Come si indica una ‘persona che va a cavallo’ o un ‘soldato a cavallo’ se di sesso femminile? E quando una donna viene insignita del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica è possibile rendere tale onorificenza al femminile?

Risposta
Il tema del femminile di mestieri, cariche, professioni tradizionalmente maschili continua ad appassionare i nostri lettori. Questa volta sotto la lente di ingrandimento è finito cavaliere, una parola del lessico fondamentale, nota a tutti gli italiani, che ha una vasta gamma di significati: da ‘chi va a cavallo’ a ‘soldato a cavallo’, da ‘appartenente alla cavalleria’ a ‘membro di un ordine cavalleresco’, da ‘nobiluomo’ a ‘gentiluomo’, a ‘partner di una donna nel ballo’, ecc. Sebbene il suo legame con cavallo sia chiaro anche al parlante comune, si tratta di un gallicismo di epoca antica (documentato, come risulta dal TLIO, in moltissime varianti, tra cui cavaliero, cavaleri, cavallere e cavalliere): la voce, attestata già nella seconda metà del sec. XII, è modellata infatti sul provenzale cavalier e/o sul francese chevalier, esiti del lat. tardo caballarium, che in area italiana ha dato cavallaio o cavallaro, che ha ben diverso significato (‘custode o mercante di cavalli’).

I dizionari che sono soliti registrare il nome femminile sotto il lemma maschile o non forniscono indicazioni, oppure indicano le forme, derivate da cavaliere secondo il processo che viene definito “mozione” (Anna M. Thornton, in Grossmann-Rainer 2004), cavaliera e/o cavalieressa: così fa lo Zingarelli 2021 (che le fa precedere dalla croce che contraddistingue le voci uscite dall’uso), mentre altri dizionari le lemmatizzano autonomamente, sempre marcate come forme arcaiche o scherzose, nel significato di ‘moglie o figlia di un cavaliere’. Il GRADIT le data, rispettivamente, 1596 e av. 1300; in realtà, entrambe sono documentate in italiano antico, la prima, fin dal Trecento, nel senso di ‘colei che difende e sostiene’ o di ‘donna che appartiene alla milizia di Amore’, la seconda, nelle forme cavaleressa (Rustico di Filippi, seconda metà sec. XIII) o cavalleressa (Boccaccio, Decameron), appunto col significato di ‘moglie di un cavaliere, gentildonna’ (cfr. TLIO).

Le due forme si trovano, con valore un po’ diverso, anche in due famosissimi melodrammi: il Don Giovanni di Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte (il povero Masetto, costretto a lasciare Zerlina, che ha appena sposato, in compagnia di Don Giovanni, non troppo rassicurato del fatto che la ragazza resta “in man d’un cavalier”, se ne va dicendole sarcasticamente “Resta, resta! | È una cosa molto onesta: | faccia il nostro cavaliere | cavaliera ancora te”) e il Falstaff di Verdi su libretto di Arrigo Boito (Alice, moglie di Ford, che ha ricevuto da Falstaff una lettera d’amore, la esibisce divertita alle amiche dicendo: “Dunque: se m’acconciassi | a entrar ne’ rei | propositi del diavolo, sarei | promossa al grado di Cavalleressa!”).

Per alcune delle accezioni di cavaliere sopra indicate esistono in italiano dei corrispondenti femminili lessicalmente indipendenti. Nel caso di ‘donna che va a cavallo’ (specie nell’equitazione) è tuttora in uso amazzone (dalle donne guerriere del mito greco); in passato si adoperava in questo senso anche cavallerizza, termine ricordato da un lettore (e citato come sinonimo di amazzone in vari dizionari), che però, morfologicamente, è il femminile di cavallerizzo (dallo spagnolo caballerizo), usato al maschile prevalentemente in ambito circense.

Un altro termine femminile che corrisponde a cavaliere è dama (altro gallicismo di antica data: sec. XIII, nel GRADIT incluso tra le voci di “alto uso” ma non tra quelle del lessico fondamentale), nel senso sia di ‘nobildonna’ o ‘gentildonna’ (si pensi al titolo di una commedia di Goldoni, Il cavaliere e la dama), sia anche di ‘partner di un uomo nel ballo’: per restare in ambito lirico, ricordo che nella Bohème di Puccini (libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa), quando i quattro amici in soffitta improvvisano una quadriglia, Rodolfo dice “allegramente” la battuta “Mano alle dame!”, prima di ballare con Marcello.

A proposito di dama, varrà la pena di segnalare che si tratta di una delle non numerose voci in cui il processo di mozione è partito dal femminile e non dal maschile. Abbiamo infatti due derivati documentati già nel sec. XV, ma ormai di uso prevalentemente ironico: damo (scherzosamente si può definire un uomo damo di compagnia), che peraltro in Toscana valeva (ormai l’uso è obsoleto, come mostrano già i dati dell’ALT) anche ‘fidanzato’, e damerino.

Quanto ai titoli onorifici della nostra Repubblica (Cavaliere del lavoro, Cavaliere al merito della Repubblica), a cui si riferisce la maggior parte delle domande pervenute, non ci risulta che la questione del genere sia stata affrontata, né a livello istituzionale, né nella bibliografia specifica sul tema, dalle Raccomandazioni in poi: il nome dell’onorificenza resta al maschile anche quando viene concessa a donne (circostanza peraltro piuttosto rara: finora, come risulta dal sito della Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, il titolo di Cavaliere del lavoro è stato attribuito a 2.805 uomini a fronte di sole 92 donne).

Come è noto, nel Regno Unito esistono titoli onorifici distinti in base al sesso: Knight o Sir per gli uomini e Dame o Lady per le donne. Anche in italiano, non sarebbe affatto impossibile ricorrere a dama (del lavoro); anzi, devo all’amica Paola Villani la segnalazione di un “precedente” in questo senso: in un vecchio resoconto del Senato (seduta del 25 ottobre 1950), in cui si parla di ordini di cavalierato aboliti che concedevano, in modo truffaldino, titoli onorifici a pagamento, si legge questo passo: “ed offre per l’opere dell’ordine, per il grado di cavaliere o di dama non meno di 25 lire”. Un titolo ufficiale esige una decisione ufficiale, e dunque un intervento di carattere normativo, di natura politica e amministrativa. Non è detto peraltro che questo risolva completamente il problema. All’amica Maria Teresa Zanola, a cui è stata recentemente conferita (aprile 2021) l’onorificenza di Officier des Arts et des Lettres da parte del Ministero della Cultura francese (dopo la nomina nel 2013 a Chevalier di questo “ordine”), devo la notizia che l’Académie française, nella seduta del 28 febbraio 2019, ha approvato un rapporto su La féminisation des noms de métiers et de fonctions, che affronta esaurientemente l’argomento. Ma nel rapporto a un certo punto si legge: «si le Journal officiel recourt à des formes telles que “chevalière”, “officière” ou “commandeure”, celles-ci ne sont pas pour autant reçues dans l’usage» («se il Journal officiel [corrispondente alla “Gazzetta ufficiale”] ricorre a forme come chevalière, officière, commandeure, non per questo esse sono accolte nell’uso»).

Tornando all’italiano, in assenza (o in attesa) di indicazioni ufficiali, possiamo dire che la lingua offre varie possibilità. L’antico femminile cavaliera potrebbe senz’altro essere fruibile, con valore puramente denotativo, in questo senso (con allineamento a coppie come cameriere/cameriera, infermiere/infermiera, ecc.). Ma ci si potrebbe anche limitare, in attesa di una decisione ufficiale, a mutare l’articolo in base al sesso: quindi il cavaliere e la cavaliere. La stessa cosa potrebbe dirsi per commendatore, anche se non ci sarebbe alcun problema di carattere grammaticale a usare commendatrice, registrato soltanto come arcaismo nello Zingarelli e nel GRADIT, per riferirsi a una donna che è stata insignita del titolo. Nel caso di Grand’ufficiale (o Grandufficiale), infine, sebbene i dizionari registrino la forma ufficialessa non solo nel senso di ‘moglie di un ufficiale’, ma anche in quello di ‘donna incaricata di un pubblico ufficio’ e, nell’esercito, di ‘ufficiale di sesso femminile’ (definizioni dello Zingarelli 2021, che data la parola al 1898), il ricorso alla stessa forma usata per il maschile (la Grandufficiale) ci pare senz’altro la scelta preferibile, tanto più che l’aggettivo corrispondente, ufficiale, vale per entrambi i generi grammaticali.

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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 21 agosto 2021, 16:58

Me ne sono accorto quando non potevo più modificarlo.
E' un copia/incolla fatto con il telefonino .. e probabilmente il traduttore automatico di Google ha fatto qualcosa che non doveva fare.
Vabbè, si capisce lo stesso quello che il prof. D'Achille argomenta.
Continuo a non essere d'accordo.
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Carvilius » sabato 21 agosto 2021, 18:45

Sono senza parole!

Da quando nel 1951 il Capo dello Stato ha iniziato a conferire onorificenze alle signore, queste ultime hanno sempre visto attribuirsi il titolo di Cavaliere, Ufficiale, Commendatore, eccetera. Per sessant’anni, la signora eletta alla Camera era un deputato, quelle eletta al Senato era senatore, vi erano donne sindaco e le gentili signore a capo delle missioni diplomatiche erano ambasciatori (tutti sapendo che l’ambasciatrice era, per tradizione e convenzione, solo ed esclusivamente la moglie dell’ambasciatore).

Tutti erano d’accordo senza che nessuno (e soprattutto nessuna) si sentisse offeso, perché erano le regole della lingua italiana, insegnate sin dalla prima classe elementare.

Poi d’improvviso, nell’ultimo decennio, taluni esponenti politici (di vari schieramenti, anche molto distanti tra loro lungo l’arco costituzionale, ma capeggiati nella crociata sessista dalle rappresentanti di un certo partito che - ironia della sorte - all’epoca aveva per centro geografico proprio la regione ritenuta la culla della lingua italiana) hanno messo in dubbio ogni regola vigente sino ad allora. Da quel momento non se ne è capito più nulla: sindaca, ministra, deputata, ecc.

Molto triste in tutto ciò è, a mio parere, l’orientamento della Crusca.

Senza parlare degli estremismi, come quelli di alcune aziende che, in nome della cosiddetta “parità di genere”, si permettono di scrivere frasi come Car* tutt* o che si sono inventati addirittura nuovi caratteri (carә tuttә).

Spero vivamente che il Quirinale non si faccia influenzare da questi deliri lessicali, sennò rischiamo di vedere diplomi OMRI diversificati per uomini (cavaliere) e per donne (cavaliera) o addirittura unisex (cavalierә). [nono.gif]
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Re: "Il cavaliere" o la "cavaliere"?

Messaggioda Egon von Kaltenbach » giovedì 16 settembre 2021, 20:59

Leggo adesso questa discussione e subito mi è venuta alla memoria la nobile famiglia Vallisneri o Vallisnieri, un cui ramo modenese, ma dimorante a Reggio Emilia e patrizi di Reggio, è insignita del titolo ereditario di cavaliere; pertanto sia maschi che femmine sono cavalieri senza modificazione di genere.
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