Nuovo cerimoniale OESSG

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Bessarione » mercoledì 19 maggio 2021, 12:02

Visto che tutti ne parlano, allego il file pdf del nuovo cerimoniale dell'Ordine (reperibile nel sito della Luogotenenza d'Italia Meridionale Tirrenica): http://www.oessg-lgimt.it/OESSG/Rituale ... nitiva.pdf

Sottolineo alcune novità, oltre ai già citati oli profumati e spada.

Sono stati introdotti nuovi abiti per i religiosi e le religiose:
SIMBOLOGIA
[...]
9. Lo scialle per le Religiose: nel rispetto dell’abito religioso, lo scialle nero con Croce potenziata in rosso indica il legame con gli altri membri dell’Ordine.

10. La sciarpa per i Religiosi: nel rispetto dell’abito religioso, la sciarpa bianca con Croce potenziata in rosso indica il legame con gli altri membri dell’Ordine.


La veglia d'armi è rinominata "Veglia di Preghiera".

Mi sembra di capire che per la Messa in cui avviene l'investitura è suggerito l'uso del latino:
CERIMONIALE DELL’INVESTITURA E LITURGIA DELLA SANTA MESSA
PREMESSE
ORDINAMENTO GENERALE
[...]
62. Inoltre si svolgerà nelle lingue rispettive del Celebrante e degli investendi; la Santa Messa sarà celebrata nella lingua del luogo o in latino (almeno nelle parti essenziali). Le risposte dei fedeli saranno nella lingua del luogo o in latino.
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 20 maggio 2021, 11:38

Articolo apparso su "La Repubblica" di ieri

Via la spada dal rito d'investitura dell'Ordine: "E' per rispetto della donna".
Le suore: "Per la parità ci vuole ben altro"
di Orazio La Rocca

ROMA - “Usare la spada in un rito di investitura, per di più sull'altare nel mezzo della Messa, è come minimo un controsenso, una contraddizione. Bene, quindi, la decisione di abolirne l'uso nelle celebrazioni di uno dei più antichi e prestigiosi Ordini cavallereschi riconosciuti dalla Santa Sede, quello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Capisco un po' meno come questo provvedimento possa essere visto anche come un gesto di attenzione e di rispetto per la donna”. Benedizione a metà di Gianfranco Girotti, arcivescovo giurista tra i più ascoltati da papa Francesco, Reggente emerito della Penitenzieria Apostolica (il dicastero della Giustizia vaticana), al provvedimento emesso dal cardinale Ferdinando Filoni che, nella sua veste di Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha stabilito che nelle investiture dei nuovi cavalieri non venga più usata la spada.

Un rito che durava da un migliaio d'anni - fin dalla nascita dell'Ordine ai tempi della prima crociata – secondo il quale, con una regia suggestiva e del sapore tutto medievale, durante la cerimonia di investitura, il Gran Maestro in carica, mentre formulava le canoniche domande di rito teneva poggiata sulla spalla dei candidati maschi uno sciabolone appena sfoderato ai piedi dell'altare. Per le donne, invece, niente investitura con il ricorso alla spada.

Una disparità di genere – benchè solo scenica e ritualistica - che il cardinale Gran Maestro Filoni non ha mai apprezzato, come non ha mai digerito tenere in mano un'arma bianca sull'altare durante la celebrazione di un rito sacro. Da qui la decisione di rivoluzionare la cerimonia di investitura dell'Ordine abolendo la spada e mettendo in soffitta una tradizione di iniziazione che era stata tenuta in piedi fin dall'anno Mille, ed era rimasta intatta fino ai giorni nostri anche di fronte alle trasformazioni operative ed istituzionali dello stesso Ordine, diventato uno dei più importanti punti di riferimento della Santa Sede per le opere di carità nel mondo nel campo della sanità e dell'istruzione, con particolare attenzione in Terra Santa con circa 30 mila aderenti, tra i quali circa diecimila donne.

“Va bene togliere l'uso della spada, un simbolo in totale contraddizione con il messaggio di pace e di fratellanza che da duemila anni ci arriva dal Vangelo di Cristo, ma sostenere che con questa iniziativa si è voluto compiere un ulteriore passo verso la parità tra uomini e donne è perlomeno azzardato. Per la parità di genere ci vuole ben altro. Sono altri i provvedimenti che andrebbero presi per andare incontro alle esigenze delle donne”, si lamentano riservatamente Oltretevere alcune suore impegnate in importanti Dicasteri pontifici, rigorosamente in anonimato per ovvii motivi, da loro stesse spiegati per “non voler pubblicamente smentire il cardinale che ha pensato, forse con una certa superficialità, una cosa del genere”.

“In verità – commenta monsignor Girotti – anche io non riesco a capire come si possa parlare di parità tra uomini e donne anche attraverso l'abolizione di una spada in un rito di ammissione in una istituzione storica. Più comprensibile, invece, la cancellazione di un simbolo non di pace e di fratellanza come la spada, che rispecchia in pieno gli insegnamenti e le indicazioni, anche esteriori, di questo pontificato. Non dimentichiamo che proprio grazie alla spinta del Papa sono stati presi analoghi provvedimenti per un'altra importante realtà come l'associazione denominata Araldi del Vangelo, sorta in Brasile una ventina d'anni fa, presente anche a Roma con la responsabilità di una parrocchia, posta sotto inchiesta da un visitatore apostolico (un giudice inquirente delegato papale ndr) e costretta a togliere simboli militari nelle divise e nei riti, e inquisita per tanti altri presunti addebiti sui quali la magistratura pontificia si pronuncerà”
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Primo » venerdì 21 maggio 2021, 7:46

La veglia d'armi è rinominata "Veglia di Preghiera".

si chiamava "Veglia d'armi e di preghiera", vietando la spada (seppur presente) e diventando una cerimonia clericale, era ovvia la cancellazione delle armi

Mi sembra di capire che per la Messa in cui avviene l'investitura è suggerito l'uso del latino.

Il Cardinal Furno usava sempre il latino nelle investiture, ovviamente e purtroppo non il vetus ordo, anche O'Brian usava il latino meglio dell'italiano, Filoni sta ancora studiando l'italiano

Differenza tra Corteo e Processione giusto per complicare le cose invece di chiarirle
Era stato semplicemente stabilito che il Corteo è senza clero mentre la processione è con il clero! Ovviamente che entrambi debbano essere ordinati non era il caso di scriverlo

E' scomparsa la figura del cerimoniere laico anche dallo statuto (prima faceva parte del consiglio laico di Luogotenenza assieme a tesoriere, cancelliere e segretario ), effettivamente questa figura offuscava molto i sacerdoti avendo un ruolo centrale in entrambe le cerimonie ed andava eliminata, salvo attribuirle in seguito un ruolo secondario come parachirichetto!

Mi piacerebbe capire quando le dame portano gli oli profumati e dove, nell'ottica modernista si poteva passare direttamente all'uso ambipur in bomboletta spry deodorante ambientale al nardo

Aspettiamo l'arrivo delle religiose con la cravatta o la sciarpa, in comunione con l'ordine, per vedere finalmente risplendere in pulizia le nuove chiese.

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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Romegas » venerdì 21 maggio 2021, 8:19

Gentile Primo, purtroppo ormai siamo alla frutta.
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Bessarione » venerdì 21 maggio 2021, 12:15

Ho notato un'altra differenza per quanto riguarda gli ecclesiastici.
Nuovo cerimoniale:
Membri chierici
17. Fuori del servizio liturgico:
a) I Prelati d’Onore indosseranno l’abito proprio con cotta e mozzetta bianca dell’Ordine con la Croce da collo.
b) I Cappellani di Sua Santità e i Sacerdoti indosseranno la veste talare propria con cotta e mozzetta bianca con la Croce da collo.

[...]

19. Gli investendi, durante la Veglia di Preghiera e l’Investitura, indosseranno:
a) abito scuro o da cerimonia per i laici;
b) talare propria e cotta per i Prelati, i Cappellani di Sua Santità e i Sacerdoti secolari;
c) abito scuro per i Diaconi permanenti;
d) abito religioso proprio per i/le Religiosi/e.

Dal precedente Statuto:
Appendice II
TITOLO II
UNIFORMI ED INSEGNE
Art. 7
Mozzetta per gli Ecclesiastici
I Sacerdoti membri dell'Ordine possono usare il rocchetto, con paramani neri, salvo che per altro titolo non spettino loro paramani di colore violaceo o cremisino, e la mozzetta di lana, di color bianco, di misura normale, con Croce di Goffredo di Buglione scarlatta sulla spalla sinistra (cm. 20x20).
Non usando la mozzetta, essi possono indossare il mantello d'uniforme.

E' quindi soppresso l'uso del rocchetto.
Inoltre sembrerebbe che i cavalieri chierici non possano più indossare il mantello, ma nel nuovo cerimoniale spesso si distingue solamente tra Cavalieri/Dame e Religiosi-Cavalieri/Religiose-Dame, assegnando il mantello alla prima categoria: i sacerdoti diocesani non sono religiosi, quindi forse può essere considerato lecito l'uso del mantello anche per il clero secolare.
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Sagittario » venerdì 21 maggio 2021, 13:36

Primo ha scritto:...omissis...
E' scomparsa la figura del cerimoniere laico anche dallo statuto (prima faceva parte del consiglio laico di Luogotenenza assieme a tesoriere, cancelliere e segretario )
...omissis...


In verità il Cerimoniere Laico è abbondantemente indicato svolgere le sue funzioni nel corso del Sacro Rito, vds. punto 31. - punto 34. - punto 37. - punto 52. e seguenti del "Rituale per le Celebrazioni" (edizione prot. n.219/2021 a firma del Card. Fernando Filoni, Gran Maestro, in data 19/03/2021).

Come la mettiamo? Esiste o non esiste? E' fuori dal Consiglio o no?
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Accademista » venerdì 21 maggio 2021, 21:19

io resto basito dalla descrizione, al Capitolo Simbologia, della spada e degli speroni.. sono rimasti sì, ma totalmente mutilati del loro valore storico e cavalleresco.
insomma, non è più un ordine equestre.

"nel nostro ambito religioso la spada rimane presente come un valore MERAMENTE simbolico che richiama alla memoria la difesa della verità e della pace nella giustizia. Pertanto il suo uso è limitato alla cerimonia di Veglia [...]"

"gli speroni ricordano la cura che si deve avere per le cose che sono di Dio, spronando ad attendere alle opere di giustizia, di pace e carità cristiana".

per carità, bellissima descrizione e pregna di significato cristiano, ma non si poteva dire semplicemente "spada e speroni sono simboli che richiamano all'antica tradizione equestre dei cavalieri (magari inserendo un bellissimo cappello sulla pace e la giustizia)"

d'altronde gli oli esprimono la devozione delle Dame...

i cavalieri invece? ce li siamo dimenticati?
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Primo » sabato 22 maggio 2021, 8:16

Sagittario ha scritto:
Primo ha scritto:...omissis...
E' scomparsa la figura del cerimoniere laico anche dallo statuto (prima faceva parte del consiglio laico di Luogotenenza assieme a tesoriere, cancelliere e segretario )
...omissis...


In verità il Cerimoniere Laico è abbondantemente indicato svolgere le sue funzioni nel corso del Sacro Rito, vds. punto 31. - punto 34. - punto 37. - punto 52. e seguenti del "Rituale per le Celebrazioni" (edizione prot. n.219/2021 a firma del Card. Fernando Filoni, Gran Maestro, in data 19/03/2021).

Come la mettiamo? Esiste o non esiste? E' fuori dal Consiglio o no?


Gentile Sagittario, hai certamente ragione sul fatto che sia indicato il termine di "cerimoniere laico" nel nuovo cerimoniale, ma mancando la sua descrizione nello statuto, come si evince dalle tue domande più che legittime, non si capisce più che funzione abbia. Forse il regolamento allo statuto, una volta pubblicato, risolverà la questione. Ad oggi la situazione è questa:
vecchio statuto
Art. 42
(Consigli delle Luogotenenze e delle Delegazioni Magistrali)
1. Il Luogotenente, il Delegato Magistrale, il Reggente, sono coadiuvati da un Consiglio da loro costituito, d’intesa con il Gran Priore di Luogotenenza o di Delegazione Magistrale e con l’assenso della Presidenza del Gran Magistero, scegliendone i membri fra i Cavalieri e le Dame dell’Ordine.
2. Il Consiglio è composto da: − il Cancelliere; − il Segretario; − il Tesoriere; − il Cerimoniere ecclesiastico; − il Cerimoniere laico; − eventualmente da altri Consiglieri in numero non superiore ad un Consigliere ogni cento membri o frazione di cento.
nuovo statuto
Art.28 par.2
(Consiglio di Luogotenenza) Membri
I Luogotenenti istituiscono il Consiglio di Luogotenenza e d'intesa con il Gran Priore e con l'approvazione della Presidenza del Gran Magistero, ne nominano i membri, di cui almeno tre quarti devono essere laici, in aggiunta ai seguenti membri che ne fanno parte ex ufficio. a) Cancelliere , b) Tesoriere c) Segretario.
Il Cerimoniere laico è scomparso
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Sagittario » giovedì 3 giugno 2021, 10:19

Alcune interessanti considerazioni pubblicate oggi sul blog del noto giornalista Marco Tosatti:

"""SPADA INERTE E CHIESA INERME

Il Sodalitium Equitum Deiparae Miseris Succurrentis, curatore del presente testo, non intende orgogliosamente elevare la propria voce sulla scorta di un’autorità derivante dal possesso di onorificenze e blasoni.

Ai suoi componenti basta il possesso del Sacramentale costitutivo di Investitura cavalleresca, regolarmente conferito loro da un Vescovo della S. Chiesa Cattolica secondo il rito del Pontificale Romanum e che legittima la loro effettiva appartenenza all’Ordine della Cavalleria, per giustificare il proprio diritto-dovere di parlare, sia pure umilmente, a nome di essa appartenenza.

Se la paradossalità degli avvenimenti può costituirsi quale palese sintomo di un sovvertimento ontologico ormai pienamente in atto nei tempi odierni (tempi escatologici questi, in cui il male appare rivestito di luce ed il lupo si presenta travestito da agnello), come esimerci dal doverne additare l’ennesimo, deplorevole esempio?

Veniamo a sapere che nel nuovo Rituale per le celebrazioni dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme – promulgato il 19 marzo 2021 dall’Eminentissimo Gran Maestro, Cardinale Fernando Filoni – proprio il simbolo che per sua natura è da sempre peculiare della dignità e dell’azione cavalleresca, ossia la “spada”, con un gratuito colpo di mano gerarchico – nonché per letterale, curiosa adesione ad un noto modo di dire – nei riti di Investitura è stata fatta “passare in Cavalleria”.

Intendiamo dire, insomma, che la spada è stata abolita, in quanto non solo ritenuta non necessaria al rituale, ma addirittura discriminante nei confronti della componente femminile dell’Ordine, rappresentata dalle Dame (sic!).

L’ironia espressa col precedente gioco di parole è amara, tal quale l’insensata ed incredibile realtà dei fatti che conferma innegabilmente, per ulteriore paradosso, che lo sconvolgimento, l’alterazione, il capovolgimento della S. Chiesa Cattolica si sta attuando nella peggior misura in virtù dell’azione di tali e tanti “gesti picconatori” operati proprio dal suo interno.

La notizia, già riportata ampiamente dalla stampa[1], merita di essere commentata anche e soprattutto da noi in quanto Cavalieri, chiamati come siamo a difendere, tutelare, conservare, tramandare il mantenimento di quella pura integralità di fede ed azione nella Verità di Cristo Re, la quale è fondamento necessario della Cavalleria per assolvere al suo precipuo compito di baluardo contro i nemici sia esterni che interni alla nostra Chiesa. Oltretutto, la nostra premura risulta ancor più giustificata in quanto suddetta integralità pare venir smarrita, ogni giorno di più, persino dai due più grandi e gloriosi Ordini oggi ancora ufficialmente riconosciuti dal Papato: Malta e, appunto, S. Sepolcro.

Il carisma a cui si allude non è solo quella che ogni battezzato è chiamato a rendere operativo nel proprio cammino di fede, in quanto componente della Ecclesia Christi. Lo spirito della Cavalleria, infatti, distingue coloro che vi appartengono (o almeno lo dovrebbe) dai componenti di una qualsiasi altra aggregazione cattolica, per l’inerente richiamo ad una maggior “qualità” del sentire e del compiere.

Se “quantitativamente” la fede è una, sono infatti “qualitativamente” differenti i livelli ontologici con cui essa fede può venirsi ad attuare da parte dei Christi fideles; ed è la maggiore o minore “nobiltà” posseduta dalla loro identità ciò che sancisce tali differenze.

Oggi, in verità, il termine “nobiltà” è così logoro che se ne equivoca ormai l’originario significato cristianamente sapienziale, il quale si potrebbe meglio cogliere anche solo con un po’ di sane reminiscenze tomistiche. Alludiamo ad un qualcosa che non deve esser ridotto e confuso con l’appartenenza ad un privilegiato ceto sociale, occasionalmente ereditato; ma è piuttosto ciò che si stabilisce, assolutamente, in base alla maggiore o minore disponibilità dell’essenzadi un ente ad aderire e partecipare all’essere: cioè a dire all’Esse Ipsum, a Dio. La “nobiltà” è insomma una qualità “morale”, intendendo il termine nel senso originale di “ciò che è relativo a costume, tradizione, legge, norma” (lat. mos, moris).

Proviamo a chiarire.



Con identità si intende, in senso generalissimo, la “qualificazione di un ente per cui esso è tale e non altro” (lat. id-ens).

L’ente è sé stesso in virtù dell’essere a cui partecipa (in pratica: “ente è ciò che ha l’essere”; il quale essere, da parte sua, è “ciò che attualizza l’ente” ossia lo porta “dalla potenza all’atto”). Gli enti sono oltretutto numerosi, in quanto essi possono differenziarsi fra loro grazie alla propria particolare essenza.

Con essenza deve intendersi il “modo e grado di partecipazione di un ente all’essere”; essa esprime insomma “ciò che l’ente è”, laddove l’essere esprime “ciò per cui l’ente è”. In definitiva, l’ente è costituito da “essere + essenza”.

Da un punto di vista fenomenologico, all’essenza di un ente è legato il suo potere di azione, che non è uguale in tutti gli enti. Con azione si intende l’operazione dell’essere nell’ente: è fecondità dell’essere, è specchio dell’essere, procede dall’essere, esprime l’essere. Non vi è agire senza essere, non vi è essere senza agire. L’azione è la dimensione dinamica dell’essere e viene caratterizzata attraverso l’essenza.

Pertanto l’ente, proprio in quanto tale (ossia in quanto possiede l’essere, partecipandovi), può agire, è capace di agire; e ciò secondo il suo modo e grado di partecipazione all’essere, ovvero appunto secondo la sua essenza. E’ necessario ribadire ancora che tale “esercizio dell’azione” è sempre ricevuto e partecipato, di modo che l’ente finito non può esercitare l’azione che soltanto nella misura di cui ne è “capace”; cioè, letteralmente, solo in misura equivalente al proprio grado di “contenimento” dell’essere e quindi di partecipazione ad esso!

Quando l’essere coincide perfettamente con l’essenza siamo al cospetto di Dio: l’Essere per Sé stesso, ovvero l’Esse Ipsum (cfr. Es 3,14). Questa identificazione perfetta di essere ed essenza rimane prerogativa esclusiva di Dio Creatore e giammai di alcuna creatura.

L’Esse Ipsum è la sorgente e causa di tutti gli enti, di tutto ciò che è in atto: niente è, se non perché riceve l’attualitàdall’Esse Ipsum. Essendo la perfezione somma di tutte le cose, l’Esse ipsum è la sede di tutte le perfezioni. Anche la nobiltà dunque, nel senso di eccellenza, buona qualità, elevatezza, distinzione, appartiene all’ente in forza dell’essere; e di conseguenza il grado di nobiltà corrisponde in misura equivalente al grado di partecipazione all’essere.

«La Sapienza manifesta la sua nobiltà, perché vive in comunione con Dio» (Sap 8,3).

Puntualizzato succintamente tutto ciò, possiamo finalmente comprendere cosa debba intendersi allorché si definisce laCavalleria: l’azione capace di essere la più nobile! In altre parole – prescindendo naturalmente dall’ambito e dalle funzioni più strettamente sacerdotali (che tradizionalmente non coincidono con le competenze cavalleresche) – l’Identità Cavalleresca si costituisce, ontologicamente per l’essenza umana, come la partecipazione a Dio la più elevata ed eccellente!

A tutti gli effetti, essa va pertanto intesa, primariamente, quale archetipo, un principio metafisico, metastorico, sovratemporale. Ed è proprio alla luce di ciò che si chiarisce pure perché l’attuazione della Via Cavalleresca non rimanga vincolata esclusivamente ad un’unica e determinata epoca storica, né la Cavalleria possa mai venir considerata alla stregua di un’Istituzione suscettibile di diventare obsoleta.

Come nel caso di ogni archetipo, dunque, il carattere metafisico della Cavalleria può dare sì atto ad adattamenti storico-temporali a livello delle proprie applicazioni ontiche, ma non può mai divenir soggetto a mutazioni che ne intendano corrompere e tradire la principiale identità essenziale. Ciò significa, ad esempio, che se un tempo il privilegiato campo di battaglia del Cavaliere erano le regioni della Terra Santa, contro gli infedeli, oggi il luogo per i suoi combattimenti è mutato, ma sussiste pur sempre: questo luogo è precisamente l’ambito socio-culturale di stampo modernista, laicista, relativista, globalista, cripto massonico, grazie alle cui operazioni culturali (o pseudo tali) le forze del male mirano a destabilizzare la Santa Chiesa Cattolica e contro di cui, presentemente, ogni Cavaliere deve porre al servizio la propria spada.

In definitiva, pur mutando i contesti storici, l’essenza di militia della Cavalleria rimane inalterata, in quanto essa rappresenta il metastorico baluardo difensivo dell’Ecclesia Christi. La perdita, l’abbattimento di tale estremo baluardo non significa certo la fine totale di essa Chiesa (sulla quale, ben sappiamo, non praevalebunt), ma comunque rappresenta, perlomeno, il suo finale doloroso sgretolamento: ecco perché rimane necessario che suddetta essenza della Cavalleria (cioè a dire la sua forma metafisica) venga sempre mantenuta e tutelata nella propria purezza. Oltretutto, nel momento in cui tale processo giungesse sino in fondo, sarebbe compito escatologico proprio della medesima Cavalleria aiutare la ricostruzione ed il riconsolidamento strutturale della rinnovata Ecclesia, dopo tale sua momentanea caduta.



A tutt’oggi, l’indirizzo decisamente intra mondano ed orizzontale assunto dalle gerarchie ecclesiali nella propria attività pastorale – e, per riflesso, anche dall’azione cavalleresca non più “miliziana”, ma esclusivamente socio-caritatevole, così come svolta dai due Ordini Equestri più antichi e gloriosi – risulta sovrapponibile piuttosto a quello di una pura e semplice Ong o di una Onlus, in maniera per nulla pertinente cioè ad un’Istituzione di carattere sacro e sovrannaturale; e ciò proprio a causa dello smarrimento di ogni verticale consapevolezza metafisica.

Il risibile motivo di tale atteggiamento, che non pone più la debita attenzione al rispetto della forma (appunto metafisica), risiede nell’errore di confondere questa col vacuo “formalismo”, in nome di una semplificazione che in realtà scade nel grossolano semplicismo.

In fin dei conti si tratta di una carenza di fede, data l’incapacità di andare oltre il mero letteralismo che uccide, tanto da riuscire a cogliere, invece, il mistero di quella che è la “lettera vivificata dallo Spirito”.

Stiamo parlando insomma di quelli che sono i segni ed i simboli che, per la propria natura, costituiscono il vero “linguaggio del sacro” (le succitate “lettere vivificate dallo Spirito”), capaci come sono di essere contestualmente quello che esprimono, di sintetizzare e superare in sé l’apparente dicotomia tra significato e significante, di gettare insomma un ponte tra la sfera divina e quella umana e permettere a quest’ultima di beneficiare, dalla prima, l’effusione di Grazia sacramentale e santificante in un’esperienza vissuta, reale e diretta.



Il simbolo della “spada”, riconosciuto come fondamentale specialmente per la Cavalleria, proprio in quanto tale non può venir relegato all’espressione di un banale accessorio, di un semplice, opzionale oggetto a cui poter rinunciare nel proprio utilizzo, un ente del tutto ininfluente ai fini della manifestazione di una sussistente e operativa vitalità dell’essenza cavalleresca. Il fatto di non doverla oggi più usare quale arma per il combattimento su un campo di battaglia non ne sminuisce di certo la profonda portata simbolica, né l’incidenza reale dell’efficacia rituale in occasione di un’Investitura.

Se essa non agisce più direttamente, ed in particolare, contro la carne e il sangue dei nemici, tuttavia mantiene intatta la capacità evocativa della propria azione di potenza contro quello che è l’ancor più insidioso e sottile antagonismo, di carattere spirituale, svolto dal Nemico per antonomasia.

La sua elsa a forma di “croce”, nella quale si usa preziosamente custodire le sacre reliquie, ne santifica l’azione; la dritta e lucente lama “a doppio taglio” ne stabilisce sia la rettitudine assiale contro le ingannevoli circuizioni del maligno, sia la solare luminosità contro le tenebre del peccato, sia la duplice potente azione contro i nemici interni ed esterni alla Chiesa, oltre che al singolo individuo Cavaliere.

L’esclusione della spada dal rituale sacramentale di Investitura cavalleresca, insomma, non può che comportare un cedimento innanzi all’avanzare del demonio, in quanto è proprio essa a veicolare la potenza sacramentale nell’investendo Miles.

Il suo significato legato cristianamente non all’offesa ed alla sopraffazione, bensì alla caritatevole difesa contro il male ed al mantenimento della giustizia in vista della pace, viene totalmente travisato da quel certo irenismo tanto in voga, il quale dimentica la pluriforme centralità assunta dalla spada anche e proprio nella Sacra Scrittura: simbolo di potenza e difesa contro il peccato (Gen 3,24), simbolo di vittoria salvifica (Dt 33,29), simbolo di punizione contro le colpe (Gb 19,29 e Sap 5,20), simbolo della Verità del Cristo (Mt 10,34), simbolo dell’apostolato per la Verità (Lc 22,36), simbolo della stessa Parola di Dio (Ef 6,17; Eb 4,12; Ap 1,16. 2,12-16. 19,15. 19,21).

Essa è insomma simbolo del Cristo Signore in quanto Logos; il Quale, non a caso, compare nell’ultimo combattimento apocalittico proprio nelle vesti di Cavaliere (Ap 19,11).



Per tornare alla cronaca della vicenda, è d’uopo porre in rilievo come la presa di posizione del Gran Maestro dell’Ordine del S. Sepolcro sia stata dettata non da un’oggettiva adesione alle prescrizioni che legano ogni Investitura cavalleresca al testo del Pontificale Romanum[2], bensì ispirata ad una mera, soggettiva scelta emotiva, in quanto «a lui personalmente, fra l’altro, utilizzare una spada all’altare, e per giunta durante una Messa, non piaceva tanto»[3].

Posizione puramente personalistica e relativistica, dunque, analogamente condivisa dal Luogotenente Generale, dalle cui parole pare oltretutto scaturire l’infondata ed ingiustificata perplessità sulla liceità dell’Investitura operata da un Vescovo: «Il lettore mi consentirà una notazione personale. La prima volta che ho presenziato a un’investitura dell’Ordine, oltre 25 anni fa, rimasi sconcertato nel vedere sull’altare, un vescovo, rivestito dei paramenti liturgici episcopali, il quale, nel corso della celebrazione della messa (infra missam), maneggiava – nel caso specifico, in modo maldestro – una spada, cioè un’arma. Come studioso di storia mi era chiaro che, nel Medio Evo, l’investitura di un nuovo cavaliere comportava l’uso della spada, ma colui che la usava era un laico, egli stesso già investito. Questa anomalia mi ha indotto, anche come docente universitario di storia della Chiesa, ad approfondire l’argomento» [4].

Dotta ignoranza quella che non sa o non vuole ricordare che l’Investitura, in quanto rientrante nella categoria dei sacramentali costitutivi, non può che necessariamente essere conferita, in origine, a partire da un Vescovo o da un Abate con dignità episcopale, e che solo in seconda istanza può essere tramandata anche da un Cavaliere già investito.

Infine, sulla questione delle Dame si raggiunge il grottesco, in quanto: «L’ingresso di Dame in una istituzione che, per la sua natura, era aperta ai soli uomini, ha provocato l’abbandono della sua originaria identità di ordine cavalleresco, nel senso in cui tale espressione era intesa nel Medio Evo. Da questa nuova realtà nacque l’esigenza di ammettere le Dame con una formula diversa da quella imposta agli uomini, e senza ricorrere all’uso della spada. Agli inizi del XXI secolo, non pare più accettabile che persone vincolate dagli stessi obblighi e titolari degli stessi diritti, siano ricevute con modalità diverse nella medesima istituzione. Il nuovo rituale risponde pienamente a questa elementare esigenza»[5].

Ci chiediamo, quindi, se l’omologazione, l’appiattimento tra maschio e femmina debba avvenire “al ribasso”, ossia obbligando l’uomo a rinunciare ad un “segno” della propria “virile” identità ontologica per perpetrare così l’ennesima “effeminazione” della Chiesa.

Senza voler minimamente scomodare la nobile figura di Santa Giovanna d’Arco, ci viene peraltro da pensare quanto tutto ciò rimanga incongruente (e questo sì, a motivo di un approccio ai fatti che, in fin dei conti, è eccessivamente “elementare” se non proprio “semplicistico”) con quella paradossalmente opposta tendenza la quale – sempre per doverosamente perseguire la medesima famigerata ed ideologica “parità di genere” – contempla oggigiorno il reclutamento delle donne negli eserciti o nelle forze di polizia, permettendone senza remore anche l’utilizzo delle armi.

Ma noi non propagandiamo l’armamento delle Dame; semplicemente invochiamo di non disarmare i Cavalieri.



Non meno esente da responsabilità è un altro alto vertice dell’Ordine, il Governatore Generale, il quale sottolinea il proprio consenso puntualizzando che «l’intenzione, attraverso il nuovo Rituale, è di porre sullo stesso piano formale, oltre che sostanziale, i Cavalieri e le Dame investendi. Il nostro Ordine, che già nell’Ottocento apriva le sue porte alle donne, mostrando con questa sensibilità verso il ruolo femminile nella Chiesa una modernità straordinaria per l’epoca, oggi, in continuità con quella scelta, pone nella cerimonia dell’Investitura le Dame a fianco dei Cavalieri di fronte all’altare e, nella Veglia, sceglie un simbolo di femminilità, ossia l’olio profumato, nel ricordo delle donne che si recavano al Sepolcro per ungere il corpo del Signore»[6].

Ecco dunque reiterata quella confusione tra i piani che sono propri della “forma” e del “formalismo”, perpetrandola in nome di una apparentemente virtuosa semplificazione dei rituali. Sfugge ai più la responsabilità di tale confusione nel provocare, invece, la nullificazione di ogni valore sacramentale (che così come nell’Investitura cavalleresca, avviene anche in numerose ulteriori circostanze liturgiche), quasi che l’adesione corretta alla specifica “forma” fosse priva di ogni incidenza e peso anche e soprattutto sulla “sostanza”. E del resto, sintomatico di tale confusione è altresì l’aver retrocesso il “rito” dell’Investitura ad esser considerato una pura e semplice “cerimonia”: il che non è proprio la medesima cosa.

In verità, tutto ciò denota insomma un’allarmante ignoranza metafisica, frutto di superficialità ideologica, che contribuisce all’indebolimento dei più sacri principi dell’intera identità ecclesiale.



Per concludere, ci sembra solamente il caso di osservare che proprio privando l’Investitura cavalleresca della imprescindibile azione metafisica svolta dalla spada, non differenziando più le persone su cui tale azione deve e può espletarsi (il Cavaliere, piuttosto che la Dama), si cede a quella vacuità, a quella esteriorizzata sembianza, a quella parvenza imbiancata di sepolcro, a quel formalismo a cui si vorrebbe, invece, porre rimedio.

Adottando, infatti, una prassi rituale che sacrifica sbrigativamente le legittime implicazioni metafisico-formali, si finisce per realizzare una solo “apparente sostanza”.

Il nostro auspicio è che i due grandi Ordini Militari di Malta e del S. Sepolcro possano presto recuperare la verità e la purezza dell’originario eroico Spirito cavalleresco. Infatti a tutt’oggi, purtroppo, questo pare aver lasciato in essi il posto a concezioni secolarizzate, ibride e non fondate metafisicamente, le quali nulla hanno a che fare più con la loro gloriosa combattente tradizione.

AD MAIOREM DEI GLORIAM"""



[1]https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/19/news/via_la_spada_dal_rito_di_investitura_per_rispetto_della_donna-301708091/

https://www.secoloditalia.it/2021/05/ca ... -le-donne/

https://www.ilmessaggero.it/donna/mind_ ... 66341.html

https://www.ilfoglio.it/bandiera-bianca ... i-2418567/

[2] Iussu Editum a Benedicto XIV et Leone XIII Recognitum et Castigatum – De Benedictione Novi Militis.

[3] http://www.ilmessaggero.it 18 maggio 2021 vd. supra alla nota 1 (sottolineatura nostra).

[4]http://www.oessh.va/content/ordineequestresantosepolcro/it/gran-magistero/il-gran-magistero/news-dal-gran-magistero/l_uso-della-spada-nelle-cerimonie-dinvestitura-dellordine-del-sa.html. (sottolineatura nostra)

[5] Ibidem. (sottolineature nostre).

[6] http://www.oessh.va/content/ordineeques ... dellordine–innovazione-nella-tradizione-.html
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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Primo » domenica 6 giugno 2021, 15:34

Dopo la pubblicazione del nuovo cerimoniale, un nuovo scossone ai vertici dell'Ordine del Santo Sepolcro proviene dall'ultima lettera del Gran Maestro.

A proposito di situazioni problematiche di alcuni membri dell’Ordine
Di tanto in tanto ricevo lettere nelle quali si lamentano situazioni morali non conformi alla dottrina della Chiesa in campo morale, relative a situazioni matrimoniali di Cavalieri e Dame divorziati e risposati. Alcuni denunciano anche che nostri Membri appartengano a Entità e Ordini non riconosciuti dalla Sede Apostolica, o addirittura contrari. Di questo parlerò un’altra volta.
Quanto alla tematica anzidetta, tutti sappiamo, come dice il nostro Statuto, che ad un Membro del nostro Ordine si richieda autodisciplina, testimonianza di fede, zelo per il bene e uno speciale impegno per la Terra Santa (si veda l’Art. 4 circa gli «Impegni»). In particolare l’Art. 34, circa la Candidatura per l’Ammissione all’Ordine, specifica che i candidati «devono essere cattolici di fede esemplare e di specchiata condotta morale»; inoltre, che essi siano fedeli agli «Obblighi» previsti dall’Art. 36, specialmente per quanto riguarda quel comportamento che possa costituire una grave violazione pubblica della legge divina o ecclesiastica (§ 5). È evidente che non stiamo parlando di vite perfette, idealistiche, ma della vita reale delle persone.
Papa Francesco ha scritto che le esigenze della fede e gli stessi insegnamenti della Chiesa non sono sempre facilmente compresi o apprezzati da tutti. Ed aggiunge: «La fede conserva sempre un aspetto di croce, qualche oscurità che non toglie fermezza alla sua adesione» (Evangelii Gaudium 42). Quanto alla vita matrimoniale, sappiamo bene che, se manca lo sguardo rivolto a Gesù, viene anche facilmente meno la vocazione matrimoniale e l’amore coniugale. «La storia di una famiglia – dice Papa Francesco – è solcata da crisi di ogni genere» (Amoris Laetitia 232) e non mancano poi – scriveva Giovanni Paolo II – anche rotture e separazioni a volte, «estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano» (Familiaris Consortio 83).
Anche nel nostro Ordine esistono simili situazioni. L’Ordine però non è indifferente verso coloro che sono vittime o si trovano in situazioni di divisioni matrimoniali. È necessario discernimento e senso pastorale da parte dei Priori e comprensione da parte dei confratelli, così come un forte aiuto nella preghiera e la vicinanza alle persone che soffrono. Inoltre, la partecipazione alla vita dell’Ordine è certamente di aiuto morale, specialmente quando, in simili casi, può verificarsi un indebolimento della fede e nella testimonianza. Ciò non toglie che il divorzio è un male (cfr. Amoris Laetitia 246) e che con un nuovo matrimonio, di fatto, si tenda ad auto-emarginarsi dalla partecipazione piena alla vita sacramentale, ma non dalla fede cristiana. In questi casi, soprattutto chi ricopre responsabilità nell’Ordine, è invitato, lo dico con sofferenza, a rinunciare al proprio ufficio di servizio senza che vengano meno le finalità della propria appartenenza all’Ordine. L’Ordine, in verità, non è una istituzione meramente onorifica, ma una via per testimoniare fedeltà a Cristo e alla Chiesa, con attenzione speciale alla Terra di Gesù, in sostegno alla Chiesa Madre di Gerusalemme. In tal senso, la scelta di membri di integra e elevata vita morale e generoso impegno è fondamentale e costituisce un passaggio delicato nel processo di adesione, così come nella valutazione di chi è preposto ad uffici di responsabilità. Ma è anche necessario, trattandosi di materia morale, che si evitino pettegolezzi, invidie, gelosie, discrediti e, al tempo stesso, ci sia vera disponibilità al servizio da parte di chi ha una responsabilità (Luogotenenti, Presidi, Delegati, ecc.) nella vita dell’Ordine. Guardiamo sempre a Cristo che non venne per essere servito ma per servire, mentre ci chiama tutti ad una piena fiducia in lui. Fernando Cardinale Filoni (Giugno 2021)


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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Elmar Lang » mercoledì 9 giugno 2021, 8:15

I pacifisti a senso unico dimenticano che se siamo (ancora) un popolo libero, lo si deve -e molto- a chi usò la spada.

Ora, la spada, la useranno invece coloro che vogliono farci piombare in quel tetro medioevo, nel quale amano soggiogare i popoli, con buona pace della Vera Fede.

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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Sagittario » mercoledì 9 giugno 2021, 14:14

Una piccola carrellata fotografica di investiture anni '70 e '80, quando i presbiteri non temevano l'uso della spada.
Se ne riconoscete qualcuno, fatevi avanti.
(foto tratte da http://www.santosepolcrosicilia.it/)

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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 24 giugno 2021, 14:44

Direi che si e' iniziato con i canonci del Santo seplocro e li si e' tornati. Personalmente, pur non essendo membro dell'OCSSG (la C e' voluta) me ne dispiace molto.
Al di la' di alcune stonature gravi nella lettera, adesso, mi chiedo, si togliera' il velo alle Dame o lo si imporra ai neo-canonici?
Sempre per non urtare sensibilita' cosi' delicate.
Molto cordialmente,

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Re: Nuovo cerimoniale OESSG

Messaggioda Primo » domenica 27 giugno 2021, 7:54

Cerimoniale di apertura dell'OESSH a separati e divorziati?
E' ormai da tempo risaputo che in alcune luogotenenze i divorziati (legalmente e con sentenza) e separati (non legalmente e che risultano quindi ancora sposati allo stato civile), che erano sempre stati al bando anche dall'investitura, ora stanno occupando posizioni organizzative importanti. Nella grande confusione mediatica, tra spade, mantellini, oli profumati, suore e frati qualcuno/a ne ha approfittato per far fare un passo avanti anche in questa direzione, proprio sotto il naso del clero che benevolmente, pur sapendo, ha benedetto la cosa.
Ho trovato questa lettera stizzita del sig. Gran Maestro, indirizzata a luogotenenti e delegati.... che probabilmente si trovano in questa situazione. [angel]

Di tanto in tanto ricevo lettere nelle quali si lamentano situazioni morali non conformi alla dottrina della Chiesa in campo morale, relative a situazioni matrimoniali di Cavalieri e Dame divorziati e risposati. Alcuni denunciano anche che nostri Membri appartengano a Entità e Ordini non riconosciuti dalla Sede Apostolica, o addirittura contrari. Di questo parlerò un’altra volta.
Quanto alla tematica anzidetta, tutti sappiamo, come dice il nostro Statuto, che ad un Membro del nostro Ordine si richieda autodisciplina, testimonianza di fede, zelo per il bene e uno speciale impegno per la Terra Santa (si veda l’Art. 4 circa gli «Impegni»). In particolare l’Art. 34, circa la Candidatura per l’Ammissione all’Ordine, specifica che i candidati «devono essere cattolici di fede esemplare e di specchiata condotta morale»; inoltre, che essi siano fedeli agli «Obblighi» previsti dall’Art. 36, specialmente per quanto riguarda quel comportamento che possa costituire una grave violazione pubblica della legge divina o ecclesiastica (§ 5). È evidente che non stiamo parlando di vite perfette, idealistiche, ma della vita reale delle persone. Papa Francesco ha scritto che le esigenze della fede e gli stessi insegnamenti della Chiesa non sono sempre facilmente compresi o apprezzati da tutti. Ed aggiunge: «La fede conserva sempre un aspetto di croce, qualche oscurità che non toglie fermezza alla sua adesione» (Evangelii Gaudium 42). Quanto alla vita matrimoniale, sappiamo bene che, se manca lo sguardo rivolto a Gesù, viene anche facilmente meno la vocazione matrimoniale e l’amore coniugale. «La storia di una famiglia – dice Papa Francesco – è solcata da crisi di ogni genere» (Amoris Laetitia 232) e non mancano poi – scriveva Giovanni Paolo II – anche rotture e separazioni a volte, «estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano» (Familiaris Consortio 83).
Anche nel nostro Ordine esistono simili situazioni. L’Ordine però non è indifferente verso coloro che sono vittime o si trovano in situazioni di divisioni matrimoniali. È necessario discernimento e senso pastorale da parte dei Priori e comprensione da parte dei confratelli, così come un forte aiuto nella preghiera e la vicinanza alle persone che soffrono. Inoltre, la partecipazione alla vita dell’Ordine è certamente di aiuto morale, specialmente quando, in simili casi, può verificarsi un indebolimento della fede e nella testimonianza. Ciò non toglie che il divorzio è un male (cfr. Amoris Laetitia 246) e che con un nuovo matrimonio, di fatto, si tenda ad auto-emarginarsi dalla partecipazione piena alla vita sacramentale, ma non dalla fede cristiana. In questi casi, soprattutto chi ricopre responsabilità nell’Ordine, è invitato, lo dico con sofferenza, a rinunciare al proprio ufficio di servizio senza che vengano meno le finalità della propria appartenenza all’Ordine. L’Ordine, in verità, non è una istituzione meramente onorifica, ma una via per testimoniare fedeltà a Cristo e alla Chiesa, con attenzione speciale alla Terra di Gesù, in sostegno alla Chiesa Madre di Gerusalemme. In tal senso, la scelta di membri di integra e elevata vita morale e generoso impegno è fondamentale e costituisce un passaggio delicato nel processo di adesione, così come nella valutazione di chi è preposto ad uffici di responsabilità. Ma è anche necessario, trattandosi di materia morale, che si evitino pettegolezzi, invidie, gelosie, discrediti e, al tempo stesso, ci sia vera disponibilità al servizio da parte di chi ha una responsabilità (Luogotenenti, Presidi, Delegati, ecc.) nella vita dell’Ordine. Guardiamo sempre a Cristo che non venne per essere servito ma per servire, mentre ci chiama tutti ad una piena fiducia in lui. Fernando Cardinale Filoni


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