Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM oggi

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Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM oggi

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 18 ottobre 2010, 14:32

La Carta costituzionale dell'Ordine di Malta stabilisce all'articolo 8 che il terzo ceto è costituito da quei membri che non emettono Voti religiosi né Promessa, ma vivono secondo le norme della Chiesa, pronti ad impegnarsi per l’Ordine e per la Chiesa, e sono suddivisi in sei categorie:
a) Cavalieri e Dame di Onore e Devozione
b) Cappellani Conventuali “ad honorem”
c) Cavalieri e Dame di Grazia e Devozione
d) Cappellani Magistrali
e) Cavalieri e Dame di Grazia Magistrale
f) Donati e Donate di Devozione.

Atteso che dunque esiste una distinzione tra Cavalieri e Donati di Devozione e a seguito di altri topic in cui non appariva ben chiara questa distinzione chiunque voglia portare un contributo al ruolo del Donato di Devozione nello SMOM è certamente il benvenuto.

Qualcosa di è accennato qui http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=2&t=3586 e qui viewtopic.php?f=2&t=10952&p=130068&hilit=+donato#p130068 ma si può fare di meglio
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda nicolad72 » lunedì 18 ottobre 2010, 17:00

Il Donato di Devozione nello SMOM è un appartenente a pieno titolo all'Ordine Giovannita (godendo di tutti i diritti e di tutti i doveri che competono agli altri membri del terzo ceto) ma al tempo stesso non è ancora degno del rango cavalleresco pieno, che nello SMOM è ancora fortemente caratterizzato dal "more nobilium".
Questa attesa sorta di "immaturità" cavalleresca è ben eviente dallo stesso simbolo che caratterizza i Donati di Devozione, la Croce ottagona priva del braccio superiore.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 18 ottobre 2010, 17:58

Interessante la questione del rango dei donati. Riporto un intervento di Antesterione in questo topic http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... 7&start=30

Antesterione ha scritto:Non è solo una scala gerarchica. E' rango.

Mi sorprende che chi abbia scelto la carriera militare non comprenda una cosa semplicissima: Il Rango.

I Cavalieri erano gli ufficiali degli Ordines, ergo il Cavalierato (salvo casi eccezionali o disposizioni differenti) di ordini di antica tradizione è giusto che venga concesso a coloro i quali oggi rappresentano la categoria più corrispondente a questo tipo di onori.
Nella cavalleria il rango è importante. E' un'istituzione antichissima, l'accesso agli Ordines, determinava più o meno significativamente a seconda delle epoche, dalla sua nascita ad oggi, l'appartenenza ad un ceto prestigioso. Sanciva una posizione sociale.

D'altronde il Donato è una figura atipica, perché non è tanto associata alla componente cavalleresca, quanto a quella religiosa dell'Ordine Giovannita. Infatti il Donato è figura di ispirazione monastica, corrisponde all'Oblato per i Monaci Benedettini. L'oblato è categoria inferiore ai Monaci.

Un militare di truppa o un sottufficiale non onorano un prestigioso ordine militare con la propria appartenenza, salvo sempre casi eccezionali o di rilevantissimo merito... si guardi la discussione sull'ordine militare e la sua concessione ai sottufficiali...A quel punto il sottufficiale è talmente noto per la sua impresa che il cavalierato sul suo petto potrà attirare solo ammirazione e desiderio di imitazione. Ma, sottolineamolo... all'impresa è seguito l'onore!!! Non è stato l'onore a concedergli l'onore!

Per tutti gli altri casi, perché no? Perché in quella carriera (tradizionalmente connessa al mondo degli onori) si riveste una posizione subalterna. Questa posizione non va confrontata con la scala civile (ché anch'essa ha i suoi ranghi). Se si è soldati di truppa, che si sia laureati, meritevoli, intelligenti ecc. ecc. si dovrà accettare la propria posizione e pensare di crescere (se possibile), questa crescita non avverrà perché si è riusciti ad ottenere un cavalierato o delle medaglie... magari con tecniche poco cristalline... Così facendo si ridicolizza la "gerarchia" ed il "Rango" nel mondo degli Onori, non si ottiene valore aggiunto, lo si toglie all'istituzione cui si appartiene... (salvo sempre casi contrari... che tuttavia non sono la regola).

Nel mondo militare il grado è qualcosa di più che una semplice posizione in una scala gerarchica. Se si vuol negare la tradizione e la storia per sostenere altro... allora si eviti di parlare di Ordini Cavallereschi please... perché senza questi due elementi non sono che inutili orpelli.

Per fare un esempio alternativo. Si guardino i criteri di concessione delle onorificenze ecclesiastiche... ebbene, date un'occhiata ai requisiti per i presbiteri diplomatici... in alcuni casi sono raddoppiati rispetto ai presbiteri fuori dalla carriera diplomatica... perché? Perché in quella categoria, il rango è cosa assolutamente rilevante. Criteri peraltro condivisi su una scala internazionale e non solo locale, culturale.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Milesxpi » mercoledì 20 ottobre 2010, 1:56

Il Donato di Devozione è sicuramente un membro a tutti gli effetti dell'Ordine Giovannita da parecchi secoli.
A tal scopo vorrei menzionare il libro sui Donati dell'Ordine di Malta di Lorenzo Tacchella del 1986.
Ma il ruolo che oggi gli si assegna all'interno dello SMOM (cioè membri pieni dell'Ordine, ma senza la piena dignità cavalleresca) apparteneva tradizionalmente nella storia militare degli ordini cavallereschi gerosolimitani (Templari, Ospitaleri e Teutonici) alla classe dei "Serventes", cioè di quei "milites" che combattevano in armatura a cavallo (ma di rango e dall'armamento ben superiore a quello della cavalleria leggera che combatteva "alla turca", ovvero i turcopoli) accanto ai cavalieri.
I serventes erano inoltre differenti dagli scudieri (cioè dagli aspiranti cavalieri che però non compaiono nella regola degli ordini monastico cavallereschi dei primi secoli, in cui si entrava solo dopo aver già indossato gli speroni) e dagli ufficiali degli ordini militari (ad esempio dai capitani, che derivano etimologicamente dai "catapani" bizantini), che potevano essere di classe non cavalleresca (soprattutto in epoca rinascimentale).
Dai serventes deriva etimologicamente la parola "serjeant " che è poi diventato l'italico sergente.
Peraltro tra i Donati dell'Ordine di Malta hanno militato nei secoli passati molti esponenti della nobiltà europea.
Ma il "Donato", come qualcuno ha giustamente detto, è il corrispettivo dell'oblato, tipico degli ordini religiosi non cavallereschi.
Spesso è difficile capire le reali motivazione per cui oggi alcune persone di rango non nobile, come alcuni chiarissimi professori universitari dalla veneranda età, vengano accolti nello SMOM nella classe dei Donati ed altri, assai più giovani, nella classe dei Cavalieri di Grazia Magistrale, in quanto si presuppone un integrità d'ideali, di vocazione ed un costume "more nobilium", identico sia per i Cavalieri, che per i Donati.
Penso che la differenza stia nel credito che il postulante abbia maturato attraverso le proprie opere e la propria dedizione nei confronti della Religione Giovannita.
Probabilmente agli occhi profani, queste sottili ma significative differenze, possono passare inosservate...
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Cronista di Livonia » mercoledì 20 ottobre 2010, 5:38

Ricordo, anche se, dati i diversi tempi, piu' che altro a titolo di significativa curiosita', che Re Andrea (II o III ahime' non ricodo piu' bene) d'Ungheria fu ammesso al SMOM quale Donato! (Oggi sarebbe Bali Gran Croce d'Onore e Devozione con probabile Croce di professione ad Honorem).
Cordialmente,

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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 20 ottobre 2010, 12:41

Faccio presente che i Donati nella religione Giovannita erano persone che si legavano all'Ordine senza emettere i Voti (che tutti i cavalieri in passato dovevano emettere) religiosi, condividendone il carisma, ma non la professione religiosa, ecco perchè personaggi di rango, come alcuni Sovrani, pur appartenendo all'Ordine, non ne erano cavalieri ma donati...
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda adj » mercoledì 20 ottobre 2010, 13:00

nicolad72 ha scritto:Faccio presente che i Donati nella religione Giovannita erano persone che si legavano all'Ordine senza emettere i Voti (che tutti i cavalieri in passato dovevano emettere) religiosi, condividendone il carisma, ma non la professione religiosa, ecco perchè personaggi di rango, come alcuni Sovrani, pur appartenendo all'Ordine, non ne erano cavalieri ma donati...


Il che significa che la stragrande maggioranza dei Cavalieri di oggi - eccetto i soli Cavalieri di Giustizia - rientrerebbe in quelli che un tempo erano i Donati.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Milesxpi » mercoledì 20 ottobre 2010, 17:25

Il che significa che la stragrande maggioranza dei Cavalieri di oggi - eccetto i soli Cavalieri di Giustizia - rientrerebbe in quelli che un tempo erano i Donati.

Effettivamente è proprio così!
Nella storia degli ordini monastico cavallereschi, la classe militare cavalleresca, cioè quella che combatteva, era costituito solo dai "frates milites" (cavalieri) e dai "frates serventes" (sergenti).
Entrambi prendevano i voti professi a vita: cioè i tre monastici, più quello di combattere fino alla morte gli infedeli in difesa della Fede.
Vi era poi la categoria dei "confrates", rappresentata dai cavalieri secolari in obbedienza, che chiedevano di unirsi agli ordini militari per qualche anno, senza però pronunciare i voti (perché sposati o perché conducevano una vita religiosa non esemplare).
Costoro vestivano delle vesti diverse (per esempio nell'Ordine Templare, i cui cavalieri professi indossavano la veste bianca rappresentante la purezza che era di origine cistercense, i cavalieri secolari in obbedienza, per distinguersi, indossavano una veste nera, rappresentante l'impurità, con la croce rossa patente) e combattevano assieme ai cavalieri professi.
I Donati vengono storicamente considerati dei confrates o dei semi-frates, mentre i serventi erano frates a tutti gli effetti (anche se non nobili) .
Vi erano poi i sacerdoti degli ordini e molti serventi non militari, che lavoravano negli ospizi, nelle magioni e nelle commanderie degli ordini, coltivando i campi od assistendo i pellegrini, che potevano essere dei laici oppure pronunciare i tre voti monastici, con l'esclusione di quello di combattere.
Molti cavalieri delle famiglie nobili di tutta Europa entravano per limitati periodi di tempo nella Religione Giovannita per dare un ausilio ai cavalieri professi sotto attacco, come accadde a Rodi nel 1480 e nel 1522 ed a Malta nel 1565.
Tali ausiliari non professi molto probabilmente erano accolti come Donati.
Nei dipinti degli Ospitalieri sono ritratti con la tunica rossa con la croce piana bianca che veniva indossata sopra l'armatura in battaglia ma mai con l'abito da Chiesa o con la cocolla.
Oggi la situazione nello SMOM è molto diversa: a fronte di pochissimi cavalieri professi, vi sono molti membri dell'Ordine divisi tra i vari ceti con le ultime classi non nobiliari raappresentate dai Cavalieri di Grazia Magistrale e dai Donati di Devozione che però fanno parte dell'Ordine a tutti gli effetti (anche se i Donati non sono di rango cavalleresco come il braccio mancante della Croce Ottagona attesta esplicitamente) ed indossano la coccolla come tutti i religiosi.
Oggi le procedure di ammissione nello SMOM sono molto selettive anche per i Donati, mentre nel medioevo sarebbero stati accolti di buon cuore tutti quelli che volevano combattere in difesa della Religione, visto il sottorganico cronico di militi.
Altri tempi...
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda adj » mercoledì 20 ottobre 2010, 18:24

Milesxpi ha scritto: nel medioevo sarebbero stati accolti di buon cuore tutti quelli che volevano combattere in difesa della Religione, visto il sottorganico cronico di militi.
Altri tempi...


Ma già la stessa richiesta di "combattere in difesa della Religione" costituiva un'ottima referenza...
Altri tempi, per l'appunto!

(e grazie per l'attenta disamina)
Ultima modifica di adj il giovedì 21 ottobre 2010, 12:17, modificato 1 volta in totale.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Fabio Gig » giovedì 21 ottobre 2010, 10:42

Carissimi,

oggi, salvo rare eccezioni, l'unico modo per potere diventare Cavalire del SMOM, per i non nobili, è quello di essere ricevuti nella Sacra Religione in qualità di Donato di Devozione.

L'accettazione nel SMOM in qualità di Donato non costituisce, dunque, un contentino per chi non è ritenuto degno di diventare Cavaliere. Si tratta, al contrario, di un grande onore, alquanto difficile da ottenere, che consentirà poi al Donato - naturalmente non vale per tutti - di essere costituito Cavaliere, in genere - se si è superata la trentina e si è coniugati - dopo quattro o cinque anni.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda nicolad72 » giovedì 21 ottobre 2010, 11:32

... alcuni diventano Cavalieri di Grazia Magistrale subito senza la "gavetta" da Donati di Devozione... dipende da tanti fattori, impengo, posizione sociale, qualità morali e via dicendo.

Anche la storia dei cinque-sei anni non è scritta da nessuna parte... è vera per certi donati ascritti ai ruoli ad una certa età (parlo della realtà ligure) ma i giovani donati in genere aspettano un po' più di un paio di lustri prima di essere presi in considerazione per una promozione...
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Fabio Gig » giovedì 21 ottobre 2010, 11:52

..... appunto caro Nicola .... SPOSATI !!!!!!
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Milesxpi » giovedì 21 ottobre 2010, 12:08

Non capisco come mai il convolare a nozze sia per lo SMOM una "condicio" preferenziale per il cavalierato di Grazie Magistrale, se poi di fatto preclude l'accesso vocazionale allo status di Professo (che deve pronunciare i tre voti tra cui anche quello di castità) che rappresenta la vera e piena espressione, in linea con la tradizione storica, del monaco cavaliere dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni ed a cui giustamente spetta il titotlo di Fra'...
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda Fabio Gig » giovedì 21 ottobre 2010, 12:19

Guardi che si tratta di cose diverse. Se lei ha la vocazione non deve fare la trafila nei vari ceti per diventare Cavaliere di Giustizia. Diverso il discorso di Cavalieri appartenenti già ad un certo ceto che, perché scapoli o vedovi, decidono nel corso della loro vita di emettere i voti evangelici.

Il fatto del matrimonio sta ad indicare, per i laici, l'avere raggiunto una certa stabilità, che può essere visto solo come un fattore positivo. Certamente non sta scritto da nessuna parte e non rappresenta alcuna "condicio"; tuttavia, aiuta.
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Re: Il ruolo del Donato di Devozione nello SMOM

Messaggioda adj » giovedì 21 ottobre 2010, 12:21

Fabio Gig ha scritto:..... appunto caro Nicola .... SPOSATI !!!!!!


Temo [dev.gif] che abbia già provveduto ...
... e non per secondi fini. ;)

Comunque il fatto della condizione coniugale giunge nuovo anche a me.
adj
 

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