Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Hanno ancora senso nel XXI secolo le classi nobiliari negli ordini cavallereschi?

Sì e deve rimanere tutto cosi come è perchè queste fanno parte della tradizione e dell'eredità immateriale delle famiglie nobili.
17
43%
Sì ma bisognerebbe adottare dei criteri meno stringenti.
7
18%
Sì per adesso. Forse però in futuro andranno riviste.
3
8%
No perché in questo modo sono esluse famiglie anche importanti
2
5%
No perché tutti devono poter accedere ai ceti maggiori. Anche chi proviene da una famiglia umile, se ne ha le competenze e il curriculum.
11
28%
 
Voti totali : 40

Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 12 febbraio 2014, 15:47

Un articolo del nostro presidente Pier Felice Degli Uberti su "Il mondo del Cavaliere" n. 24 - ottobre-dicembre 2006

Sono ancora necessarie le prove nobiliari?

Un tempo l’ammissione negli Ordini Cavallereschi avveniva come tutti sappiano dietro rigorosa (ma non sempre) prova nobiliare, almeno a quanto stabilito per l’Ordine di Malta dagli statuti di frà Ugo di Revel del 1262; in sintesi il candidato doveva dimostrare di vivere more nobilium e che così erano vissuti i suoi antenati per un certo numero di secoli. Poche righe non possono essere esaustive per presentare la nascita e l’evoluzione di questo processo nobiliare che sopravvive ancora oggi sia nel Sovrano Militare Ordine di Malta, che nell’ammissione ai Capitoli nobili spagnoli dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e in altre organizzazioni che sebbene ormai solo a titolo privato e non tutelate dalla Santa Sede, vengono considerate Ordini Cavallereschi perchè patrimonio premiale di Dinastie (se lo sono ancora) già sovrane. È innegabile la veloce evoluzione della Società negli ultimi 60 anni che ha visto la caduta di varie monarchie e quindi per contro nuove persone avvicinarsi a questo mondo cavalleresco che era completamente ignorato nelle loro famiglie d’origine, ma che nell’immaginario collettivo, particolarmente per i militari, riveste ancora un fascino romantico che arriva a influenzarne anche le scelte di vita, portando a cercare con l’ammissione in un Ordine Cavalleresco una “dovuta” promozione sociale. Nella realtà quotidiana dobbiamo osservare che, statisticamente parlando, gli Ordini Cavallereschi condizionano solo una piccolissima nicchia della vita sociale, e sono considerati così irrilevanti da non essere presi seriamente in considerazione dai media come argomento valido per il raggiungimento di obiettivi concreti dalla politica all’economica ecc. Quindi per esaminare e valutare il tema che vogliamo trattare dobbiamo subito chiederci: perchè in una società che valuta unicamente il merito personale e non più la tradizione storica familiare vengono tenute ancora in piedi queste anacronistiche prove nobiliari, che nella realtà dei fatti sono la pantomima di quanto rappresentavano in passato? In questa società ove sono cadute poco alla volta le barriere sociali, economiche, culturali, o di costume che separavano certe classi dalle altre, come è possibile considerare ancora valida la richiesta di una vita more nobilium in un’epoca dove è ritenuto d’obbligo svolgere un lavoro anche per coloro le cui famiglie, ancora in un recente passato, dovevano esserne esenti (e in certi casi ancora oggi lo potrebbero)? Come si può poi considerare come equivalente a quella del passato la prova nobiliare presentata oggi con notevole semplificazione delle richieste in contrapposizione alle poderose documentazioni pretese in tempi non recenti? Come si può valutare oggi in Italia la nobiltà che non gode di alcuna tutela da parte dello Stato (ma possiamo assimilare al nostro caso tutte le Nazioni che la avevano nella loro tradizione storica), dopo che nel Paese è avvenuta un’importante evoluzione delle leggi a partire proprio dalla famiglia? Sembra poi che affannosamente cerchino la prova nobiliare pensando di farsi riconoscere uno status privilegiato quelle persone che non figurano negli Elenchi nobiliari del Regno d’Italia e neppure nelle tante storie o cronache locali, fatto che dimostra inequivocabilmente l’inesistenza di peso storico della loro famiglia, se non addirittura la ripetuta alterazione nobiliare che li porta a dirsi falsamente un ramo della famiglia nobile storica che con loro divide solo il cognome! Peccato che questi figuri (purtroppo ancora numerosi) non si rendano conto che l’alterazione documentale - sempre clamorosamente smascherabile - non serve mai a cambiare la storia né a porli magicamente allo stesso livello della famiglia a cui vogliono ostinatamente attaccarsi...
Perchè non considerare oggi che ci sono già famiglie che da oltre 100 anni vivono un perfetto more nobilium senza per questo essere mai stati nobili, nel senso che noi attribuiamo alla parola sulla base del diritto nobiliare, e che potrebbero pienamente accedere agli Ordini Cavallereschi in categorie riservate ancora oggi a persone il cui passato familiare è ben diverso dalla reale situazione sociale in cui si trova l’attuale loro discendente, spesso costretto a lavorare anche in posizioni modeste nella nostra società. Ricordo un controsenso udito in una trasmissione televisiva su Rai uno quando l’esponente di una famiglia nobile faceva presente che oggi un “balì” normalmente viaggia sul tram per andare a lavorare o spostarsi, e questo mi fa pensare a quanto mi disse un caro parente, il dott. Franz Ubertis (1914-1986), ispettore generale capo di Pubblica Sicurezza, quando da ragazzo al cimitero di Casale Monferrato gli facevo notare che passava vicino a noi un anziano signore che assomigliava al nonno. La risposta fu breve ma chiara: “Si, è vero, assomiglia fisicamente al nonno, ma non è certo un signore, e tutti sanno che è un disonesto, mentre il nonno lavorava gratis per tutti gli enti benefici della città, era molto colto e non sputava certo per terra come ha fatto lui!”. In poche parole il nonno di Franz, il dott. Ambrogio Ubertis (1848-1931), fondatore della Colonia Marina e Alpina Casalese, era da considerarsi a pieno titolo uno che viveva nobilmente anche se lavorava come Ufficiale Sanitario del comune di Casale Monferrato...
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 12 febbraio 2014, 15:51

Io che abito in una terra dove le tradizioni sono considerate dai più un valore, dove la diocesi è notoriamente tradizionalista (leggi fedele al magistero della chiesa che parte da Gesù e arriva al CV-II, dove il clero non si inventa cose strane e dove vedere celebrare una S. Messa nella forma extra-ordinaria del rito romano non è una cosa eccezionale ma abbastanza comune e anche le celebrazioni con la forma ordinaria del rito romano non presentano quegli "strani" eccessi che si registrano altrove) abbiamo:
- un'alta frequenza alla Messa domenicale e alla Messa feriale nella quasi totalità delle parrocchie
- un popolo di fedeli assai generoso (nonostante le dicerie sui liguri)
- un seminario strapieno (quest'anno sono entrati 8 nuovi seminaristi ed in media si ordinano ogni anno 4 diaconi transeunte e 4 sacerdoti - su una popolazione di circa 160000 fedeli sono numeri altissimi).

Molti attivi sul territorio sono gli ordini di cavalleria (gli altri non hanno spazio tra S. Lorenzo al Mare e Borgio Verezzi) riconosciuti e tutelati cui il nulla osta episcopale per l'ingresso è rilasciato solo a persone di chiara fama.

Non posso non concordare con Sergio quando scrive

GENS VALERIA ha scritto:Il modo migliore per rendere un servizio alla secolarizzazione e al modernismo che sta "svotando" coscienze e chiese ( Alessio ci intendiamo benissimo ) è secolarizzare , snaturare , laicizzare, sconvolgere ogni forma di organizzazione cattolica , dalla parrocchia al movimento ecclesiale passando per le associazioni e gli ordini .
Che ci sia un tentativo da parte delle lobby anti- cristiane di continuare l'opera demolitrice è sotto gli occhi di tutti .
La recente presa di posizione dell' ONU nel tentativo di delegittimare la Chiesa con un pretesto abbietto è sotto gli occhi di tutti , l'offensiva per legittimare unioni matrimoniali contro natura è in parlamento , le relative " raccomandazioni " ai giornalisti per un atteggiamento gay- friendly , il linciaggio morale del pastaio del Mulino Bianco sono di pubblico dominio .

Di fronte a questo sfascio , l'unica , legittima , intelligente risposta degli Ordini sta nella fedeltà assoluta alla difesa della Fede e nella ed al carisma vocazionale cavalleresco.



Vedi Alessio... i problemi nascono quando la strada della tradizione (che non è nemica dell'innovazione ma ne deve essere l'ispiratrice) viene abbandonata per progetti esotici ugualitari (che è cosa differente da uguaglianza). Il compromesso è sempre una mezza resa... e a suon di compromessi si arriva da una disfatta.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 12 febbraio 2014, 16:38

Noto con estremo dispiacere che da parte di chi dovrebbe difendere le istituzioni cavalleresche e quelle nobiliari, di fatto, sta attuando un'opera di smantellamento delle stesse.
Da quanto ho modo di leggere sembra davvero che la cavalleria venga intesa alla stregua di un "rotary" o di altro service club.

Non posso che dissentire da queste prese di posizione.

La cavalleria è ontologicamente latrice di valori - che ci si ostina a non voler vedere perché il semplice enunciarli farebbe crollare il castello di vacuità pneumatiche che si sta cercando di creare per obnubilarli - così differenti che l'equiparazione con quelle organizzazioni - sia chiaro a loro modo benemerite - rasenta l'offesa.

La cavalleria mette al centro del suo stesso esistere la persona, i clubs di servizio invece enfatizzano le relazioni personali.
La cavalleria, che come istituto ha superato il millennio, è ancora oggi latrice di una contemporaneità che si nutre di tradizione ed è la ragione di tale longevità... molte altre forme aggregative del passato attente ad adeguarsi ai tempi invece di influenzarli,invece si sono dissolte senza lasciare traccia e ricordo.
La cavalleria è al tempo stesso impegno e cammino: uno stile di vita che coinvolge tutta la persona nella sua quotidianità.

La cavalleria è il luogo dell'uguaglianza per antonomasia perché tutti i cavalieri godono dei medesimi diritti e dei medesimi doveri indipendentemente dal loro ceto sociale di provenienza.

Se davvero il mondo guardasse a questo istituto e ne prendesse ispirazione sarebbe un mondo migliore.

Ma il mondo cavalleresco è un mondo scomodo... perché i valori di cui è latore non sono i valori del mondo che molti si ostinano pervicacemente a chiamare reale e questo crea non pochi fastidi...
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 12 febbraio 2014, 18:36

nicolad72 ha scritto:
La cavalleria è il luogo dell'uguaglianza per antonomasia perché tutti i cavalieri godono dei medesimi diritti e dei medesimi doveri indipendentemente dal loro ceto sociale di provenienza.


Scusami Nicola, ma essenzialmente quello che chiede Alessio è questo che tu scrivi. Leggendo senza troppi pregiudizi quanto ha scritto Alessio, non mi pare abbia proposto di eliminare tutta la tradizione, la storia e la nobiltà dagli ordini cavallereschi. Semplicemente si domanda 'perché ci possano o debbano essere oggi delle differenze tra non-nobili e nobili all'interno degli ordini cavallereschi, quando nella società tali differenze non esistono più, quando i non-nobili spesso hanno la medesima cultura, passione per la storia, possibilità economiche dei discendenti di famiglie nobili. Come ho scritto io, grosse differenze dal punto di vista di diritti e doveri, almeno nello SMOM, non ce ne sono, pur essendocene ancora qualcuna, seppur minoritaria (vedasi il famoso articolo 11 relativo alle Alte Cariche).
Quindi io proporrei di non issare scudi, come sto vedendo, da una parte e dall'altra, ma di ragionare con maggiore calma.
Ciò che ha scritto a suo tempo il Presidente Degli Uberti è molto illuminante. Cioè, cosa differenzia oggi, in Italia, un discendente di famiglia nobile che si è laureato, che ha un lavoro "normale", che paga un mutuo per acquistare la casa e un avvocato che magari è figlio e nipote di avvocati, che è benestante, che ha cultura e passione per la storia della sua famiglia, pur non essendo nobile? L'ingresso di questo avvocato "distruggerebbe gli ordini cavallereschi"? Io non penso e non lo pensano gli stessi ordini cavallereschi che per l'appunto ammettono tale avvocato al loro interno. Quindi perché tale avvocato dovrebbe avere dei diritti e dei doveri differenti rispetto ad altro avvocato che è nato in una famiglia il cui quadrisavolo era stato insignito di un titolo nobiliare? Allora, benissimo mantenere le categorie nobiliari all'interno degli ordini cavallereschi in rispetto della tradizione e della storia, aspetto a cui anche Alessio dovrebbe essere d'accordo, ma con pari diritti e doveri delle categorie non-nobili (ed è questo su cui punta Alessio).
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Pantheon » mercoledì 12 febbraio 2014, 18:48

I nobili ci sono, come già detto in altre discussioni, piaccia o non piaccia, anche se da qualche parte si vuole o fa comodo sostenere in qualche modo il contrario...A proposito anche oggi ho visto un altro fantasma.... [dev.gif]
Finchè ci saranno i nobili avrà un senso mantenere i ceti come sono tuttora strutturati in seno al SMOM. E' lapalissiano !
E poi, sinceramente, non vedo perchè ci si debba arrovellare, se si hanno i requisiti, se si hanno però, si può sempre aspirare ad essere cooptati nella classe di Grazia Magistrale.
Non vedo proprio dove sia il problema a meno che le motivazioni sottese mi sfuggano o peggio forse mi inducono a pensare a niente di buono come in parte è già stato detto da autorevoli colleghi del forum.
Saluti.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 12 febbraio 2014, 20:47

I ceti nobiliari negli ordini servono, in modo particolare nello SMOM, i cui riconoscimenti avvengono in base al diritto pubblico melitense, ad attestare l'esistenza di una nobiltà che gode di certi requisiti, soprattutto in un paese - come l'italia ad esempio - ove a una fetta importante (sia socialmente che storicamente) della popolazione non è garantito il riconoscimento e la tutela della loro personale tradizione familiare.

Il tentativo di depotenziare questi riconoscimenti postula il tentativo di destrutturare quella nobiltà, che costituisce un patrimonio culturale e storico importante, che ci ricorda da dove veniamo e senza la quale non possiamo andare da nessuna parte se non a farci friggere le cervella da un egualitarismo ipocrita che in realtà cela ben altre differenze sociali.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Tilius » mercoledì 12 febbraio 2014, 22:30

Le insegne non le distinguo bene, e sulle uniformi sono una frana.
Ma certamente chi é addentro all'Ordine potrà darmi una risposta:
su 12 Cavalieri, quanti appartengono alla categoria "di Grazia Magistrale"?
Per esclusione, gli altri dovrebbero appartenere ai ceti nobiliari.
Thanx.

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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 12 febbraio 2014, 23:08

Non saprei , quello che ti posso dire che

1) Le gerarchie sono sempre esistite e sempre esisteranno, ad ogni latitudine e longitudine.
2) Un cavaliere è ritenuto cavaliere sempre pari agli altri, infatti è un onore.
3) Gli Ordini cavallereschi ( tutti ) nascono come Ordini nobiliari.
4) L'ingresso di cavalieri routurieres per merito è pratica secolare consolidata.

Al pari di ogni curriculum vitae tutte le caratteristiche personali hanno valenza ( ovviamente secondaria ai meriti di militanza religiosa ) per l'ingresso delle classi , ad esempio oggi un non laureato, molto difficilmente entra come cavaliere di merito dello SMOC , ed un routurier molto difficilmente ricopre cariche di rilievo.

Non mi risulta che Marchionne abbia fatto solo la 3^
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Tilius » mercoledì 12 febbraio 2014, 23:14

La mia domanda non ha intenti polemici.
Vuole solo fare un po' di statistica spicciola, onde vedere (per quello che vale una tale statistica... :D ) se l'esistenza del complotto aristocratico di occupazione delle alte cariche di cui Alessio ha certa contezza (Alessio, perdona il tono di celia, te ne prego [notworthy.gif] ) sia cosa confortata dai numeri o meno.
Dunque, su 12 (squadra di calcio + allenatore), quanti di estrazione borghese e quanti aristocratica?
Thanx.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 12 febbraio 2014, 23:50

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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Lord Acton » giovedì 13 febbraio 2014, 9:30

No... 60:40... i provenienti dalla Grazia Magistrale, in questa foto, sono 5 su 12.

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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Morello » giovedì 13 febbraio 2014, 10:07

Se non erro, ben tre Cavalieri di Giustizia provengono dalla Classe Magistrale. S.E. Mazery, non vorrei sbagliarmi, passò dalla Classe di Grazia e Devozione a quella d'Onore e Devozione.
Cordialmente

Morello


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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 13 febbraio 2014, 10:38

Bene! Vi ringrazio per la precisazione. ;)
Faccio pubblica ammenda, constatando che nello SMOM si può arrivare al governo anche non proveniendo da classi nobiliari.

Come vi sembra però la questione guardando agli ordini dinastici?
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Luigi Scafati » giovedì 13 febbraio 2014, 11:12

Luigi Scafati ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum.


Ma questo nell'Ordine di Malta già avviene!!! ;)



A questo punto mi quoto da solo !

;) ;) ;)
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda decio mure » giovedì 13 febbraio 2014, 14:18

Sondaggio molto intelligente e dibattito davvero interessante.
Sono fiero di fare parte di questa community.
DECIO MURE

la stirpe non fa nobili le singulari persone, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe. Dante, Convivio IV - XX, 5
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